cosa vuole fare il governo Meloni


Non più uno sconto applicato indistintamente a benzina e gasolio, ma un sistema di sostegni economici più mirato, destinato alle categorie più esposte al caro carburanti. È questo l’obiettivo del governo Meloni, che prepara il decreto energia mentre si avvicina la scadenza dell’ultima proroga al taglio generalizzato delle accise sui carburanti, prevista alla mezzanotte di giovedì 17 settembre. Il tempo stringe. Le continue proroghe del taglio delle accise hanno comportato finora un costo complessivo superiore ai 2,6 miliardi di euro. In queste ore la maggioranza condivide la necessità di intervenire rapidamente e di archiviare una misura che, soprattutto nel caso del diesel, finisce per favorire soprattutto i contribuenti che hanno una maggiore capacità di spesa. Restano però da definire sia i beneficiari sia il meccanismo attraverso cui erogare l’aiuto economico.

Un intervento circoscritto

Gli automobilisti italiani subiscono da tempo un carico fiscale particolarmente elevato su benzina e gasolio e, tra Iva e accise, sostengono un esborso superiore a quello medio europeo. Per questo, continuare a prorogare la riduzione delle accise non rappresenta più una risposta sufficiente all’attuale emergenza. Motivo per cui si vorrebbe intervenire in modo più circoscritto. Ma c’è poco da girarci intorno: a condizionare la scelta del governo sarà soprattutto la disponibilità delle risorse.

L’ipotesi del bonus fino a 200 euro

Tra le possibili soluzioni esaminate c’è il ritorno di un bonus carburante attraverso i fringe benefit, sul modello di quanto sperimentato nel 2022 durante il governo guidato da Mario Draghi. In quella circostanza erano le imprese private a poter riconoscere ai dipendenti buoni utilizzabili per acquistare carburante, con un vantaggio legato al trattamento fiscale agevolato. Una nuova versione potrebbe prevedere un beneficio fino a 200 euro, sempre passando dalle aziende.

Questo meccanismo, tuttavia, presenta un aspetto che suscita qualche cautela nel mondo imprenditoriale: il datore di lavoro dovrebbe sostenere inizialmente il costo, recuperando poi la somma attraverso il sistema fiscale. Non è inoltre ancora stabilito se alle imprese verrebbe lasciata piena facoltà di concedere il contributo, oppure se il riconoscimento diventerebbe in qualche modo obbligatorio. Anche la cifra definitiva non è stata fissata e potrebbe essere modificata durante l’iter del provvedimento.

Pensionati, partite Iva, trasporti pubblici

La discussione nella maggioranza riguarda soprattutto l’ampiezza della platea dei beneficiari. La Lega spinge per includere anche le partite Iva che utilizzano frequentemente l’auto per lavorare, come agenti di commercio e altre categorie particolarmente sensibili alle oscillazioni dei prezzi dei carburanti. Forza Italia, invece, richiama l’attenzione sui pensionati, considerando il ruolo che molti di loro svolgono nella gestione quotidiana delle famiglie, soprattutto con la ripresa delle attività scolastiche e degli spostamenti dei nipoti.

Per professionisti, artigiani, agenti e piccoli imprenditori, invece, non sarebbe possibile riproporre il meccanismo dei fringe benefit senza modifiche. Per queste categorie si potrebbe intervenire sul versante fiscale, introducendo una deduzione o una detrazione aggiuntiva per le spese di carburante. In questo scenario il sostegno non comparirebbe direttamente nella busta paga, ma verrebbe recuperato in sede di dichiarazione dei redditi, entro soglie e condizioni stabilite dalla normativa. Sarebbe però indispensabile stabilire quali rifornimenti possano essere considerati effettivamente legati all’attività professionale, distinguendoli dagli spostamenti per esigenze personali. Il tema riguarda una platea significativa di lavoratori per i quali benzina e gasolio rappresentano una voce di spesa ricorrente e strettamente collegata allo svolgimento dell’attività.

Un’altra priorità condivisa riguarda il trasporto su strada, per evitare che l’aumento dei costi sostenuti dagli autotrasportatori si trasferisca sui prezzi finali dei prodotti. Si valuta inoltre la possibilità di intervenire sul trasporto pubblico locale, ad esempio attraverso riduzioni del costo dei biglietti. Una misura di questo tipo avrebbe una doppia finalità: alleggerire la spesa delle fasce economicamente più fragili e incentivare, dove possibile, l’utilizzo dei mezzi pubblici al posto dell’auto privata.

L’Isee delle famiglie e l’aiuto massimo di 100 euro

Un’altra ipotesi allo studio sarebbe quella di concentrare le risorse direttamente sui nuclei familiari con redditi più contenuti. Tra le proposte circolate c’è la creazione, nel 2026, di un fondo da un miliardo di euro per le famiglie con un Isee fino a 20mila euro, alle quali potrebbe essere riconosciuto un buono carburante del valore massimo di 100 euro. Si tratta, anche in questo caso, di un’ipotesi e non di una misura già approvata. Il suo funzionamento sarebbe comunque molto diverso da quello del fringe benefit: l’accesso non dipenderebbe dal rapporto con il datore di lavoro, ma dalla situazione economica del nucleo familiare.

La scelta della platea sarà quindi determinante. Un criterio fondato solo sull’Isee potrebbe infatti escludere una parte del ceto medio che, pur non rientrando nelle fasce economicamente più deboli, sostiene ogni giorno costi elevati per raggiungere il posto di lavoro. Il sistema affidato alle aziende sarebbe invece più semplice per i dipendenti, ma non risolverebbe il problema di autonomi e professionisti.

E i soldi?

Occorre reperire le risorse necessarie per finanziare la misura finale. Gli interventi sui carburanti non possono essere finanziati ricorrendo alla flessibilità europea, che non consente di utilizzare quei margini per le spese connesse ai combustibili fossili. Anche l’eventuale ricorso a risorse legate all’efficientamento energetico richiederebbe il confronto con Bruxelles, con tempi incompatibili con un intervento immediato. Le continue proroghe del taglio delle accise hanno comportato finora un costo complessivo superiore ai 2,6 miliardi di euro, coperto solo in parte dall’aumento del gettito Iva prodotto dagli stessi rincari dei carburanti. Per la quota restante sono state usate altre forme di finanziamento, compresi tagli alla spesa e anticipazioni relative alle imposte sui dividendi dei grandi gruppi energetici.

La Lega vorrebbe individuare nuove risorse negli extraprofitti, coinvolgendo sia le società energetiche sia il settore bancario. Forza Italia, invece, non sostiene questa impostazione, salvo che possa essere raggiunto un accordo condiviso attraverso il confronto con i soggetti interessati. Fatto sta che il punto di equilibrio nel governo dovrà essere trovato in poco tempo: l’obiettivo della maggioranza è arrivare a una soluzione prima della fine della proroga (giovedì 17 settembre), sostituendo lo sconto generalizzato alla pompa con aiuti più selettivi e calibrati sulla condizione economica o sulle esigenze effettive di chi utilizza il carburante.

Fonte Today.it


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม