Esistono partenze che non sono fughe, ma semplici atti di coerenza con se stessi, come se il suolo sotto i piedi avesse improvvisamente smesso di vibrare alla stessa frequenza del cuore. Letizia Baldi ha 27 anni e oggi vive a East Dulwich, nella zona sud-est di Londra, dove ricopre il ruolo di Pastry Chef o di cucina per una Agency che le permette di lavorare in varie realtà della città. Nata a Scanzorosciate e cresciuta a Redona, Letizia ha capito molto presto che i confini della provincia orobica le stavano stretti. Non è stato un distacco sofferto, ma la ricerca di un mondo dove la giovinezza fosse un valore da spendere subito e non una sala d’attesa.
L’estate in Florida
È partita nel settembre del 2017, a diciotto anni, mossa da una consapevolezza cristallina: la volontà di misurarsi con una mentalità diversa, più aperta e capace di premiare il merito senza guardare alla carta d’identità. «Già al secondo anno di alberghiero (fatto a Redona) sentivo che me ne sarei andata. Non ho mai avuto un attaccamento viscerale alla mentalità italiana e,
Grazie all’ente dei Bergamaschi nel mondo ho trovato subito una casa e un punto di riferimento fondamentale per qualsiasi problema. E così è ancora oggi
guardando la situazione lavorativa per noi giovani, ho capito che dovevo cercare altrove il mio spazio», racconta Letizia. Londra non è stata una scelta casuale, ma ponderata: l’aveva visitata due volte e le era sembrata il luogo ideale per ricominciare. Il salto è avvenuto appena finita la scuola, dopo un’estate passata in Florida. «Sono arrivata qui con mia mamma, che mi ha aiutato nei primi giorni a sistemarmi, poi lei è tornata in Italia e io ho iniziato a costruire la mia strada. Grazie all’ente dei Bergamaschi nel mondo ho trovato subito una casa e un punto di riferimento fondamentale per qualsiasi problema. E così è ancora oggi».
Primi passi nella panetteria danese
Il suo percorso professionale è stato un’ascesa scandita dal profumo di burro e farina. Ha iniziato a Liverpool Street, per poi passare due anni in una panetteria danese. Dopo la parentesi forzata del Covid, Letizia ha alzato l’asticella lavorando per una compagnia francese in pasticceria e, successivamente, in un prestigioso hotel in centro. «Lavorare in un hotel di quel calibro è stata una sfida immensa. I ritmi erano massacranti, tante ore al giorno sempre in piedi, ma la soddisfazione di vedere l’apprezzamento dei clienti per quello che creavamo era impagabile. In questo settore, se vali e hai voglia di faticare, la crescita è rapidissima».
Oggi, come freelance nel mondo della ristorazione lavora per locali diversi, una responsabilità che richiede precisione chirurgica e una gestione dello stress che solo chi ha passato anni «in linea» può capire
Free lance in pasticceria
Oggi, come freelance nel mondo della ristorazione lavora per locali diversi, una responsabilità che richiede precisione chirurgica e una gestione dello stress che solo chi ha passato anni «in linea» può capire. «Oggi ho un contratto a zero ore con una Agency. Questo vuol dire che vado dove serve e lavoro ogni giorno in un luogo diverso. A volte ci sto un giorno a volte settimane. Dipende. E decido io in accordo con la mia Agency quanti giorni a settimana lavorare. Mi permette di avere una grande flessibilità e mi piace. È stimolante». Vivere a Londra, però, significa anche fare i conti con una realtà urbana che sa essere spietata sotto la superficie luccicante. Uno dei tasti dolenti è la qualità dell’edilizia, un aspetto che per un bergamasco abituato a case solide è difficile da digerire. «In questi anni mi sono spostata sette volte. In una casa il soffitto è caduto per ben tre volte. Qui la qualità degli alloggi è pessima, quindi se una sistemazione non va bene, carichi le tue cose e te ne vai, senza troppi ripensamenti. Ora vivo a East Dulwich e paradossalmente non ho nemmeno la patente: qui la
In questa metropoli frenetica, la solitudine viene mitigata da un valore che Letizia tiene in altissima considerazione: la solidarietà tra colleghi e le amicizie strette nate tra i fornelli
trovo inutile, mi piace la libertà di movimento che ti danno i mezzi pubblici. La prenderò un giorno, forse, quando tornerò in Italia». In questa metropoli frenetica, la solitudine viene mitigata da un valore che Letizia tiene in altissima considerazione: la solidarietà tra colleghi e le amicizie strette nate tra i fornelli. «Noi di cucina e pasticceria ci aiutiamo molto. Se un amico ha bisogno di una mano nel suo locale, io ci sono sempre. È un ambiente faticoso e sapere di poter contare su persone che capiscono esattamente cosa stai provando, che sanno cosa significa la stanchezza di fine turno, è vitale».
La rete di amicizie
Per Letizia, un’amicizia stretta a Londra non è fatta solo di svago, ma di supporto concreto, di disponibilità e di una comprensione silenziosa che unisce chi condivide la stessa passione e lo stesso sacrificio. È una rete di protezione fatta di persone vicine, un piccolo ecosistema di mutuo soccorso che rende la città meno alienante e trasforma dei semplici colleghi in una famiglia d’elezione, pronta a intervenire quando il ritmo della metropoli diventa troppo serrato. Londra regala anche momenti di pura meraviglia, istanti in cui ti accorgi di essere esattamente nel centro del mondo.
L’incontro con le star
«Lavorando al Chelsea Flower Show, mi è capitato di trovarmi fianco a fianco con Brian May dei Queen. La prima giornata è riservata alle celebrità e lui era lì, con i suoi fantastici capelli. Avrei voluto fermarmi, chiedergli una foto, ma ho preferito non disturbarlo per rispetto. È stato fantastico vederlo così, a un passo da me, mentre andavo al lavoro». Eppure, nonostante questi sprazzi di glamour, lo sguardo di Letizia inizia a spingersi oltre i confini del Regno Unito, percependo i segni di un cambiamento che sta rendendo la capitale britannica meno accogliente per chi viene da fuori. «La Brexit è stata la peggiore scelta che potessero fare, soprattutto per loro stessi. Molti italiani qui la pensano come me: gli inglesi non hanno la nostra qualità lavorativa europea e ora se ne stanno accorgendo. L’Inghilterra non è più il posto migliore in cui vivere a lungo termine».
Verso nuovi orizzonti
Il suo futuro, quindi, potrebbe non parlare più inglese, ma aprirsi a nuove lingue e nuovi orizzonti culturali. «Mi affascinano il Canada e il Giappone. Ci sono stata anni fa e mi ha stregata, anche se so che dovrei ricominciare da capo e imparare una lingua complessa. Londra è stata una tappa fondamentale, una scuola di vita incredibile, ma sento che in futuro il mio viaggio deve continuare altrove, magari dove la qualità della vita quotidiana sia più in equilibrio con l’ambizione professionale». Letizia Baldi è l’esempio di una generazione che non aspetta il permesso per essere felice o per avere successo. Ha preso la sua arte, quella della pasticceria, e l’ha portata dove il mercato era più difficile e stimolante, dimostrando che la determinazione può superare anche le barriere architettoniche di appartamenti precari. «A Bergamo torno raramente ma ho tenuto i legami con la mia famiglia, i miei genitori Marco e Roberta e i fratelli Paolo ed Edoardo, e con le mie due migliori amiche, Alice e Valentina». Letizia torna a pensare a quel soffitto caduto tre volte: un’immagine che racconta la tempra di una ragazza che non si ferma davanti a nulla, capace di ricostruire la propria «casa» e la propria carriera ogni volta, con la stessa precisione con cui decora una torta.
Bergamo senza confini
Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].
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