Dal 2025 è scattato un doppio limite sulle detrazioni degli affitti per i figli universitari fuori sede se il reddito familiare supera i 75mila euro.
Il fisco italiano stringe i cordoni della borsa. A partire dalle dichiarazioni dei redditi del 2025, i genitori che pagano il canone di locazione per i figli iscritti ad atenei lontani da casa subiscono un taglio drastico della detrazione fiscale se possiedono redditi elevati. L’Agenzia delle Entrate, attraverso la propria documentazione ufficiale, conferma l’introduzione di tetti di spesa severi al superamento della soglia dei 75.000 euro di reddito complessivo. L’obiettivo del legislatore è limitare i benefici per le famiglie benestanti e riservare gli sconti fiscali principali ai nuclei familiari con minori disponibilità economiche.
Le regole base della detrazione fiscale
L’importo base dell’agevolazione resta invariato. Lo Stato riconosce uno sconto Irpef pari al 19 per cento su una spesa massima annua di 2.633 euro. La norma si applica senza alcuna distinzione di facoltà o corso universitario. Gli studenti devono risultare iscritti a un ateneo situato in un Comune diverso da quello di residenza, con una distanza minima di almeno 100 chilometri e, in ogni caso, in una provincia differente.
Il perimetro delle scuole ammesse è molto ampio. Il beneficio copre gli iscritti alle università tradizionali, agli Istituti tecnici superiori (Its), ai Conservatori di musica, agli Istituti musicali pareggiati e ai partecipanti ai progetti Erasmus. La detrazione si estende anche agli atenei situati all’estero, purché all’interno dell’Unione Europea o in Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Se il contratto di affitto è redatto in lingua straniera, il contribuente ha l’obbligo formale di tradurlo in italiano. Per lingue come inglese, francese, spagnolo e tedesco basta una traduzione semplice ad opera del cittadino, mentre per gli altri idiomi serve una perizia giurata.
I contratti devono rispettare le tipologie disciplinate dall’ordinamento civile (Legge 431/1998). La norma ammette anche i contratti transitori o l’affitto di un singolo posto letto. Un requisito fondamentale vieta però l’agevolazione in caso di sublocazione. Inoltre, le spese sostenute per master, dottorati di ricerca e corsi di specializzazione restano sempre escluse dallo sconto, senza alcuna eccezione territoriale. Il pagamento del canone deve avvenire in modo esclusivo tramite strumenti tracciabili, come bancomat o bonifici bancari.
La nuova tagliola oltre i 75mila euro
La vera novità del 2025 colpisce chi apre materialmente il portafogli. Poiché gli studenti universitari producono raramente redditi propri, la scure fiscale si abbatte in modo diretto sui genitori che hanno i figli a carico. Fino a un reddito complessivo di 75.000 euro, il fisco non applica alcuna penalizzazione e riconosce la detrazione per intero.
Il superamento di questa soglia fa scattare un meccanismo di calcolo inesorabile. La legge impone un tetto massimo complessivo per tutti gli oneri detraibili, legato in modo proporzionale all’ammontare del reddito e al numero di figli a carico nell’anno di riferimento. La situazione peggiora in modo drastico per i redditi superiori ai 120.000 euro. In questa fascia scatta il meccanismo del décalage progressivo: la percentuale di detrazione si riduce a mano a mano che il reddito sale, fino ad azzerarsi. Questo abbattimento si cumula ai nuovi limiti di spesa, rendendo lo sconto fiscale un lontano ricordo per chi finanzia gli studi fuori sede in atenei privati costosi o in capitali estere.
Un esempio pratico sui calcoli fiscali
Per tradurre la norma astratta nella realtà di tutti i giorni, prendiamo in esame la situazione di un padre con un reddito annuo dichiarato di 135.000 euro. L’uomo paga regolarmente un affitto di 7.000 euro all’anno per il figlio iscritto a una università di Milano. Fino alle precedenti dichiarazioni dei redditi, il genitore calcolava il 19 per cento sul tetto massimo consentito di 2.633 euro, e otteneva un risparmio secco sulle tasse di circa 500 euro. Dal 2025, a causa dell’imponibile superiore a 120.000 euro, la combinazione letale tra il nuovo tetto di spesa per i redditi alti e il taglio progressivo del décalage abbatte la quota detraibile. Lo sconto effettivo in busta paga si riduce a poche decine di euro, per poi evaporare del tutto a fronte di redditi ancora più elevati.
Le alternative per le famiglie non abbienti
Il sistema tributario offre percorsi paralleli e vantaggiosi per le fasce di reddito basse, ma esige il cambio formale di residenza. Se lo studente o il lavoratore trasferisce la propria residenza anagrafica all’interno dell’immobile in affitto, la legge prevede detrazioni in misura fissa:
- una detrazione secca di 300 euro per chi possiede redditi fino a 15.493,71 euro;
- una detrazione ridotta a 150 euro per la fascia di reddito compresa tra 15.493,71 e 30.987,41 euro;
- importi maggiorati rispettivamente a 495,80 euro e 247,90 euro se il contratto stipulato rientra nel regime del canone concordato;
- uno sconto di 991,60 euro (o 495,80 euro per la seconda fascia) a favore dello studente lavoratore che sposta la residenza in un’altra Regione per motivi professionali;
- per i giovani di età compresa tra i 20 e i 31 anni non compiuti, con reddito sotto i 15.493,71 euro, uno sconto minimo di 991,60 euro e pari fino al 20 per cento del canone pagato, con un limite massimo di 2.000 euro valevole per i primi quattro anni di contratto.
Divieti, rimborsi aziendali e reddito di riferimento
L’Amministrazione finanziaria fissa paletti rigidi per evitare le doppie agevolazioni. La detrazione fiscale risulta del tutto incompatibile con il contributo del “fondo affitti” o con qualsiasi altra sovvenzione pubblica mirata a sollevare la famiglia dal peso reale del canone. Le somme rimborsate dal datore di lavoro del genitore (inserite nella Certificazione Unica ai codici 96 e 97) annullano il beneficio fiscale per l’importo corrispondente. Se il rimborso aziendale copre solo in minima parte l’affitto annuo, il contribuente ha il diritto di applicare la detrazione unicamente sulla differenza rimasta a proprio carico.
La medesima logica si applica in caso di parziale sublocazione dell’appartamento ad altri studenti. Il fisco concede lo sconto solo sulla quota di affitto materialmente sostenuta dal soggetto richiedente.
Infine, il calcolo del limite di ricchezza nasconde una variabile fondamentale. Per verificare il superamento delle soglie dei 75.000 e dei 120.000 euro, il fisco analizza il cosiddetto “reddito di riferimento”. Questo contatore non prende in esame solo la normale busta paga. Il montepremi include anche i canoni di affitto tassati a parte con la cedolare secca, gli incassi delle partite Iva in regime forfettario e le mance defiscalizzate dei lavoratori impiegati nel settore alberghiero. Nessun introito sfugge alle maglie dei controlli per stabilire il diritto all’agevolazione.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



