“Campo boe e oleodotto, troppe cose non tornano: Monopoli rischia di pagare il conto”, riceviamo e pubblichiamo la nota del Comitato «Salviamo Monopoli e il Mare» in risposta all’intervista a Gianni Sardella, project manager del Gruppo Marseglia, pubblicata giorni fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno.
L’intervista rilasciata dal project manager del Gruppo Marseglia, Gianni Sardella, e pubblicata domenica 30
agosto 2026 dalla Gazzetta del Mezzogiorno non rassicura affatto il Comitato «Salviamo Monopoli e il Mare». Al contrario, conferma quanto questo progetto debba preoccupare la città. Stiamo parlando di un campo boe a circa 500 metri dalla costa, due condotte sottomarine, tre chilometri di tubazioni nel sottosuolo urbano e
un deposito costiero da 89.000 m³ nella zona industriale: un’opera destinata a cambiare per decenni il
rapporto di Monopoli con il suo mare. La stessa intervista, senza volerlo, conferma uno dei punti che il
Comitato contesta da mesi: il parco serbatoi viene descritto come «già autorizzato» e «in costruzione»,
mentre il collegamento a mare è ancora sotto valutazione di impatto ambientale. È il progetto unico spezzato
in due tempi che la Corte di giustizia europea vieta da vent’anni di giurisprudenza costante e che lo stesso
decreto ZES, all’art. 14 comma 3, esclude espressamente.
Eppure, mentre la Regione Puglia ha già espresso tre distinti atti negativi — la nota del Servizio Parchi del 6
ottobre 2025, il parere della Commissione Tecnica VIA/VAS del 12 marzo 2026 e, dopo che la società aveva presentato un’integrazione volontaria proprio per superare le criticità, la conferma che quelle criticità restano irrisolte con nota del 3 giugno 2026 — il Gruppo Marseglia continua a raccontare soprattutto i presunti benefici. Lo stesso Sardella ammette che la Regione «ritiene gli elementi insufficienti per escludere effetti», ma aggiunge: «Rispettiamo la posizione, ma non le conclusioni». È proprio questo il punto: se gli effetti non possono ancora essere esclusi, perché i cittadini dovrebbero accontentarsi delle rassicurazioni di chi ha un evidente interesse economico a realizzare l’opera? E se davvero, come lascia intendere l’intervista, le criticità fossero state superate con le ultime revisioni, perché la nota regionale più recente, quella del 3 giugno scorso, conclude l’esatto contrario, per iscritto?
Il dott. Sardella dichiara che il campo boe è stato collocato in «area prevalentemente sabbiosa per minimizzare l’interferenza con habitat naturalistici». È esattamente ciò che smentisce la cartografia biocenotica allegata dallo stesso progetto: intorno al campo boe la classe dominante non è la sabbia, ma il mosaico di coralligeno e Posidonia oceanica, formazioni protette e, nel caso del coralligeno, non ricostituibili in tempi umani. Sovrapponendo le posizioni delle cinque boe a quella stessa cartografia, almeno due ricadono su fondali misti a coralligeno e una terza è a cavallo della prateria di Posidonia. Non aiuta a fare
chiarezza il fatto che l’unico disegno destinato a mostrare l’impronta reale delle opere sul fondale sia stato
modificato, in una revisione del novembre 2025, con la sola indicazione «eliminate ancore e catene» — proprio nel momento in cui emergevano i primi rilievi regionali sugli habitat.
Il Comitato chiede che la società dichiari, senza ambiguità, quale sistema di ormeggio intende realmente installare.
Ancora più delicata è la parte sulle emissioni. Sardella parla di una riduzione «al netto del traffico navale»: ma come si può togliere dal conto proprio le navi che il progetto porterà stabilmente davanti alla costa di Monopoli? Un bilancio che azzera le emissioni di terra senza calcolare quelle di mare non è un bilancio: è un conto scritto a metà. Sul punto, gli elaborati del Gruppo Marseglia non escludono le emissioni navali, ma le valutano attraverso assunzioni semplificate: nel calcolo della CO₂ le fasi di attracco, ormeggio e disattracco sono considerate non significative, mentre non emerge una quantificazione dei mezzi di assistenza. La stessa documentazione indica comunque un aumento della componente navale fino a circa 815 tonnellate annue. Anche il proclamato risparmio di «più di 2 milioni di kg di CO₂ equivalente all’anno» è poco trasparente: Sardella non specifica lo scenario, mentre gli elaborati riportano saldi complessivi compresi tra circa 899 e 3.382 tonnellate annue, con una variabilità del 20%. Il calcolo, inoltre, confronta le emissioni evitate sul
volume movimentato oggi (circa 500.000 tonnellate/anno) con un progetto che porterà la movimentazione
sino a 1.500.000 tonnellate/anno: una capacità che triplica, non un semplice «ottimizzazione logistica» senza
aumento di capacità produttiva, come invece sostenuto in intervista.
Meno camion significa certamente meno traffico e meno rischi stradali, ma anche qui va detto tutto: circa l’85% della riduzione di CO₂ dichiarata deriva dalla soppressione dei viaggi delle autobotti dal porto di Brindisi allo stabilimento di Monopoli, un percorso di circa 90 chilometri; soltanto una parte molto minore riguarda dunque le strade urbane di Monopoli. Il collegamento diretto navi-deposito sostituirà il trasporto dai porti allo stabilimento, ma non quello successivo verso i clienti — il deposito è dotato di una pensilina con sette baie di carico automatizzato per autobotti — che resterà interamente su gomma. In ogni caso, meno camion non equivale ad aria più pulita per chi vive in città: la CO₂ misura l’impatto sul clima globale, non ciò che i
monopolitani respirano ogni giorno. Ossidi di azoto, particolato, biossido di zolfo, monossido di carbonio e
composti organici volatili non sono numeri astratti: sono sostanze che, a determinate concentrazioni ed esposizioni, possono aggravare l’asma e le malattie respiratorie, aumentare il rischio cardiovascolare e, per alcune di esse, anche quello oncologico, colpendo soprattutto bambini, anziani e persone fragili.
Il problema è aggravato dal fatto che Monopoli affronta questa trasformazione senza una rete permanente di monitoraggio progettata per misurare, nel tempo, le ricadute sulla popolazione degli inquinanti prodotti dal polo industriale e portuale.
Sul fronte della sicurezza, la stessa intervista contiene un’altra imprecisione verificabile. Sardella afferma che
i Vigili del Fuoco hanno recepito «procedure di inertizzazione con azoto dopo ogni utilizzo». L’elaborato
«Progetto Antincendio – TAV.01» depositato dalla stessa società descrive però, ai propri paragrafi 3.3 e 4.0,
un sistema di spiazzamento delle condotte ad aria compressa, con tre compressori dedicati: non un sistema
a gas inerte. L’immissione di aria in linee che hanno contenuto biodiesel e oli riscaldati genera atmosfere
potenzialmente esplosive in un cunicolo confinato di circa tre chilometri sotto strade e marciapiedi cittadini.
Chiediamo che la società chiarisca pubblicamente quale procedura sarà realmente adottata.
Nell’intervista c’è poi un’ammissione ancora più inquietante, questa volta tutta politica: Sardella dichiara che
già nel 2023 il progetto ottenne il parere di «scoping» e «fu illustrato a sindaco e dirigenti». Dunque l’Amministrazione comunale sapeva e, da allora, la cittadinanza è rimasta all’oscuro dell’esistenza del progetto per anni, non per settimane. L’unico intervento ufficiale del Comune reperibile nella documentazione pubblica risale al 19 settembre 2025: un comunicato stampa nel quale il Sindaco Angelo Annese, prima ancora che la procedura ministeriale fosse conclusa e mentre la Regione continuava a esprimere valutazioni negative, descriveva già l’opera come un’opportunità per «la tutela dell’ambiente edella salute». Su quali basi? Il Comune ha commissionato studi indipendenti, valutazioni sanitarie ed
epidemiologiche, pareri autonomi sulla qualità dell’aria? Se esistono, vanno pubblicati subito. Se non
esistono, il Sindaco deve spiegare come abbia potuto rassicurare la città fondandosi soltanto su quanto illustrato dal soggetto privato interessato a costruire l’opera. Quanto alla presentazione richiamata da Sardella, ai consiglieri comunali è stata data soltanto di recente una comunicazione informale: non può essere spacciata per un reale coinvolgimento istituzionale, né può sostituire la pubblicazione integrale degli elaborati sul Portale delle Valutazioni Ambientali, dove peraltro due documenti che la stessa società dichiara di aver trasmesso il 10 luglio scorso risultano tuttora introvabili.
Infine, sui posti di lavoro le parole utilizzate sono chiarissime: l’investimento da circa 50 milioni di euro, afferma Sardella, servirà a migliorare «la competitività del polo, mantenendo le unità lavorative». Mantenere
gli attuali lavoratori non significa creare nuovi posti di lavoro per Monopoli. Nessun numero, nessun impegno,
nessuna garanzia viene indicato sulle nuove assunzioni. Monopoli viene chiamata a mettere in gioco il proprio
mare, la costa, il fondale e il sottosuolo urbano, ma ancora non sa se da questo investimento nascerà anche
un solo posto di lavoro stabile in più per i suoi cittadini.
I vantaggi per il Gruppo Marseglia sono evidenti: riduzione dei costi logistici e maggiore competitività. Molto
meno evidenti sono i vantaggi per la comunità chiamata a sopportare le trasformazioni del mare, della costa,
del fondale e del sottosuolo urbano, insieme a rischi ambientali e sanitari che, per stessa ammissione della
Regione, non risultano ancora esclusi. Se i benefici economici restano privati mentre i rischi e le trasformazioni vengono scaricati sulla collettività, non si può parlare di «convivenza sostenibile»: non sarebbe il progetto a convivere con Monopoli, sarebbe Monopoli a essere asservita alle esigenze logistiche e industriali del Gruppo Marseglia.
Il Comitato ribadisce le richieste già depositate presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
— pronuncia negativa di compatibilità ambientale e indizione di un’inchiesta pubblica ai sensi dell’art. 24-bis
del d.lgs. 152/2006 — sottoscritte da circa 3.000 cittadini, e le questioni di conformità al diritto dell’Unione
europea già portate all’attenzione della Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Siamo pronti,
fin da subito, a un confronto pubblico in aula consiliare con il Gruppo Marseglia e con l’Amministrazione
comunale, alla presenza dei tecnici e con tutti i documenti citati sul tavolo.
Comitato «Salviamo Monopoli e il Mare»
Avv. Filippo Grattagliano — Legale rappresentante
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