In Italia esistono due mondi economici che convivono nello stesso Paese, quasi senza incontrarsi Da una parte ci sono famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, dall’altra una fetta della popolazione che vive senza debiti, con la casa già di proprietà e i conti correnti solidi Un divario che i dati più recenti fotografano con una precisione impressionante
Il 62% delle famiglie italiane in affanno secondo Eurispes e altri studi
Secondo il Rapporto Italia 2026 di Eurispes, il 62,1% delle famiglie italiane si trova in una condizione di difficoltà economica concreta, schiacciata tra affitti, bollette e spese mediche, al punto da dover intaccare i risparmi accumulati pur di sostenere le uscite quotidiane Più di sei famiglie italiane su dieci, quindi, arrivano a fine mese con fatica, mentre circa un terzo della popolazione utilizza direttamente i propri risparmi per coprire le spese correnti, e quasi la metà degli intervistati teme un peggioramento della propria situazione economica nei prossimi dodici mesi
Lo stesso rapporto mette in luce un altro dato significativo, la concentrazione della ricchezza nel Paese, il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene infatti il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale, un elemento che aiuta a comprendere quanto il benessere economico sia oggi distribuito in modo estremamente diseguale tra la popolazione
Il dato Eurispes non è isolato Anche l’Osservatorio Look to the Future 2026, realizzato da Athora Italia in collaborazione con Nomisma, restituisce un quadro coerente Una famiglia italiana su due fatica a mettere da parte risorse economiche, e quasi il 50% degli intervistati dichiara di non avere una liquidità sufficiente per affrontare serenamente le proprie esigenze quotidiane Sempre secondo questa indagine, quasi una persona su due ammette che avrebbe difficoltà a sostenere una spesa improvvisa da 5.000 euro
Sul fronte istituzionale, i dati di Banca d’Italia relativi al quarto trimestre 2025 mostrano che soltanto il 37% delle famiglie riesce effettivamente a risparmiare, con un tasso medio di accantonamento pari al 10,6% del reddito netto annuo, in calo rispetto agli anni precedenti In una diversa rilevazione, sempre riconducibile a Eurispes, emerge addirittura che il 76% degli italiani non riesce a risparmiare, mentre circa il 35% è costretto ad attingere al proprio tesoretto per far fronte alle spese ordinarie
Non stupisce quindi che, secondo i dati Istat, circa 11 milioni di italiani siano considerati a rischio povertà nel 2026, con il 16% delle famiglie appartenenti al ceto medio che dichiara di arrivare con difficoltà alla fine del mese, principalmente a causa dell’erosione del potere d’acquisto e dei salari fermi
Chi sono invece gli italiani che vivono bene e quanti anni hanno
Se da un lato esiste questa fetta consistente di popolazione in affanno, dall’altro emerge con chiarezza un profilo demografico ben preciso di chi, in Italia, vive oggi senza le stesse preoccupazioni economiche Secondo gli studi del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, guidati dal professor Alberto Brambilla, sono gli over 65 la fascia della popolazione che meglio rappresenta questa condizione di stabilità economica
I numeri parlano chiaro Le famiglie con capofamiglia over 65 possiedono un patrimonio immobiliare medio di circa 281mila euro, e una ricchezza finanziaria netta media di 197.394 euro In termini aggregati, gli over 65 detengono complessivamente circa il 38,64% dell’intera ricchezza immobiliare italiana, pari a oltre 2.559 miliardi di euro Sommando questa fascia a quella dei cosiddetti Longennial, ovvero le famiglie con capofamiglia tra i 51 e i 64 anni, si arriva a possedere insieme il 75,91% dell’intera ricchezza finanziaria nazionale
Il tratto distintivo di questa generazione non è soltanto l’ammontare del patrimonio accumulato, ma la sua composizione Zero debiti residui e casa di proprietà rappresentano infatti la normalità per la maggioranza degli over 65 italiani, un profilo economico completamente diverso rispetto a quello di gran parte della popolazione più giovane, ancora impegnata nel pagamento di mutui o alle prese con il costo crescente degli affitti
Secondo le stime di Itinerari Previdenziali, lo spendibile netto annuo complessivo degli over 65 italiani potrebbe raggiungere i 391 miliardi di euro entro il 2030, una cifra destinata a crescere ulteriormente fino a un vero e proprio picco stimato attorno al 2050, complice anche l’aumento della platea degli over 65, che nel giro di un quinquennio arriverà a toccare i 15,9 milioni di persone
Un ulteriore elemento che caratterizza questa fascia d’età riguarda il mondo del lavoro e dell’impresa Circa 782mila over 65 continuano infatti a proseguire la propria attività professionale anche dopo il pensionamento, mentre altri 300mila aiutano attivamente nell’attività di famiglia, generando insieme un valore aggiunto per il Pil italiano che supera i 33 miliardi di euro, al netto delle pensioni percepite
Ancora più significativo è il dato relativo alle piccole e medie imprese italiane Quasi un milione di Pmi risultano oggi guidate da imprenditori con più di 65 anni, un segnale evidente di come questa fascia della popolazione non sia affatto ai margini del sistema produttivo, ma ne rappresenti anzi una componente attiva e strutturale
La Longevity Economy, un terzo del Pil italiano e un divario che si è ampliato nel tempo
Questo insieme di fattori, patrimonio immobiliare, ricchezza finanziaria, consumi e attività lavorativa, compone quella che gli economisti definiscono ormai la Longevity Economy Secondo le stime elaborate da Itinerari Previdenziali, applicando all’Italia la stessa metodologia utilizzata da Oxford Economics per l’Unione Europea, questo fenomeno genera oggi un impatto complessivo sul Prodotto Interno Lordo italiano quantificabile in poco meno di 715 miliardi di euro, pari a circa un terzo dell’intero Pil nazionale del 2024
Limitando l’analisi ai soli ultra 65enni, il contributo resta comunque estremamente rilevante, con un valore stimato intorno ai 363 miliardi di euro, corrispondente a circa il 17% del Prodotto Interno Lordo italiano Un dato che, secondo gli analisti, colloca la sola Longevity Economy italiana come una realtà economica paragonabile a quella di un intero Stato membro dell’Unione Europea in termini di dimensione del Pil
Guardando alla dimensione storica del fenomeno, emerge un dato particolarmente utile a comprendere come si sia arrivati a questa situazione La quota di ricchezza detenuta dalle famiglie più giovani in Italia è progressivamente diminuita, passando da circa il 13% nel 1991 a soli il 4% nel 2020, mentre nello stesso arco temporale la quota detenuta dalle famiglie anziane è praticamente raddoppiata
Questo lungo processo aiuta a spiegare perché oggi convivano, nello stesso Paese, due realtà economiche così distanti tra loro, da una parte una maggioranza di famiglie, spesso più giovani, alle prese con affitti, mutui e difficoltà nel far quadrare il bilancio mensile, dall’altra una fascia della popolazione più anziana che, grazie a decenni di accumulo patrimoniale in un contesto economico storicamente più favorevole, oggi può contare su zero debiti, casa di proprietà e conti correnti solidi, rappresentando una vera e propria isola di stabilità economica all’interno di un Paese dove, secondo le stime più recenti, la maggioranza della popolazione fatica ancora a raggiungere la fine del mese
Dott. Luca Rossoni
Il dott. Luca Rossi � un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l’Universit� Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e societ� di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli …
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