Conviene alloggiare in uno studentato pubblico o affittare una stanza per studenti? La convinzione intuitiva porterebbe a preferire la seconda ipotesi. I numeri dell’Osservatorio sullo Student Housing di Scenari Immobiliari, però, raccontano una storia diversa. Analizzando un campione di oltre 200 strutture e 10.000 posti letto finanziati dal PNRR, la conclusione è che, quando si confrontano correttamente i costi, vivere in uno studentato finanziato con fondi pubblici costa in media il 20% in meno rispetto all’affitto tradizionale di una stanza sul libero mercato.
Il confronto sbagliato che genera il malinteso
Il punto di partenza dell’analisi è metodologico, e vale la pena capirlo bene perché è la chiave di tutto. Quando si mette a confronto la tariffa di uno studentato PNRR con il canone di una stanza in affitto privato, si stanno comparando due cose profondamente diverse. La tariffa dello studentato include utenze, connessione internet, reception, manutenzione, pulizie, gestione degli spazi comuni e una serie di servizi che nel libero mercato devono essere sostenuti separatamente dallo studente e dalla sua famiglia. A questi si aggiungono elementi non direttamente quantificabili ma reali: sicurezza, comfort, qualità della struttura, spazi condivisi funzionali allo studio e alla socialità.
Confrontare la tariffa nominale dello studentato con il solo canone di locazione privato è quindi, come sottolinea lo studio, metodologicamente scorretto. È come paragonare il prezzo di una camera d’albergo con l’affitto mensile di un monolocale senza considerare che l’hotel include colazione, pulizie e servizi.
I numeri: cosa costa davvero
Entrando nel dettaglio, la tariffa media nazionale di una camera singola in studentato finanziato con il PNRR si attesta a 595 euro al mese, comprensivi di tutti i servizi. Considerando che circa il 30% dei posti letto rientra nell’offerta legata al diritto allo studio universitario — con una tariffa media di 250 euro mensili — il valore medio ponderato nazionale scende a 490 euro al mese, tutto incluso.
Sul versante del libero mercato, il canone medio nazionale per una camera singola destinata a studenti è di 355 euro mensili. Ma questo valore riguarda immobili usati e copre esclusivamente il costo della locazione dello spazio fisico, senza alcuna utenza o servizio accessorio. Se si guarda alla nuova offerta immobiliare privata, il canone sale in media del 34%, raggiungendo i 475 euro mensili, ai quali devono essere aggiunte spese condominiali, utenze e altri costi stimabili in una quota superiore al 30% del canone stesso. Il totale arriva così a circa 720 euro mensili: il 21% in più rispetto alla tariffa media degli studentati PNRR.
La componente immobiliare pura: il confronto che svela tutto
L’analisi di Scenari Immobiliari isola poi la sola componente immobiliare — ovvero il costo del tetto, al netto di tutti i servizi — e il risultato è ancora più eloquente. Negli studentati finanziati con il PNRR, l’alloggio puro pesa per il 40-50% della tariffa complessiva, mentre nel libero mercato la componente immobiliare assorbe il 60-70% del canone. In termini assoluti, il costo della sola locazione si colloca tra 240 e 300 euro al mese negli studentati PNRR a tariffa piena e tra 195 e 245 euro nel valore ponderato con la quota DSU, contro i 430-500 euro mensili richiesti dal mercato privato.
Il divario è ancora più marcato nelle aree a maggiore tensione abitativa. Nel Nord-Est i canoni del libero mercato superano del 74% la componente immobiliare della tariffa PNRR piena e addirittura del 110% quella ponderata con la quota DSU. Nel Nord-Ovest il differenziale raggiunge rispettivamente il 65% e il 102%, mentre nel Centro Italia si attesta al 65% e al 97%. Nelle città universitarie più competitive, in altri termini, il vantaggio economico degli studentati pubblici non è marginale: è strutturale.
L’impatto sul budget degli studenti
C’è un dato che forse più di ogni altro racconta quanto sia diversa la vita economica quotidiana di uno studente a seconda di dove abita. Negli studentati realizzati con il PNRR, la quota destinata alla sola locazione rappresenta il 38% della spesa mensile totale. Nel libero mercato, questa percentuale sale al 64%. Significa che chi affitta una stanza privata destina quasi due terzi del proprio budget mensile al pagamento dell’affitto, lasciando margini minimi per tutto il resto: cibo, trasporti, libri, attività culturali e sociali. Chi vive in uno studentato pubblico, invece, può redistribuire quella quota verso le altre necessità della vita universitaria.
Oltre i soldi: i servizi inclusi
Al vantaggio economico si affianca un’offerta di servizi che il libero mercato difficilmente riesce a replicare alle stesse condizioni. Nei complessi finanziati dal PNRR sono normalmente inclusi manutenzione, utenze, internet e pulizia delle aree comuni, oltre a servizi funzionali come reception, sale studio, lavanderia e gestione degli spazi condivisi. In molte strutture sono presenti anche servizi aggiuntivi dedicati all’integrazione e al benessere degli studenti. È un ecosistema pensato per supportare il percorso accademico, non solo per fornire un letto.
La geografia degli studentati e le prospettive future
Dal punto di vista geografico, circa il 60% dei posti letto analizzati si trova tra Nord-Ovest e Nord-Est, a conferma della stretta relazione tra sviluppo dello student housing, attrattività degli atenei e pressione della domanda abitativa studentesca. Il Decreto Ministeriale 481/2024 prevede però che almeno il 40% dei nuovi posti letto sia destinato al Sud Italia, un orientamento che potrà contribuire a ridurre le disparità territoriali nell’accesso all’istruzione universitaria fuori sede.
“Il confronto tra studentati realizzati con il PNRR e libero mercato va effettuato considerando la reale composizione dei costi sostenuti da studenti e famiglie”, afferma Francesca Zirnstein, Direttore Generale di Scenari Immobiliari. “Dalla nostra analisi si evince come il ruolo degli studentati sia destinato a crescere nei prossimi anni non solo come risposta alla carenza di alloggi universitari, ma anche come strumento di contenimento delle tensioni sul mercato residenziale e di rafforzamento dell’attrattività dei poli accademici italiani.”
L’Osservatorio integrale con la ricognizione nazionale sarà presentato a Roma nel prossimo autunno. I dati anticipati oggi, però, sono già sufficienti per riaprire un dibattito che troppo spesso si è basato su confronti parziali: gli studentati pubblici finanziati con il PNRR non sono la soluzione più cara. Spesso sono la più conveniente.
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