Nella collina a nord-est di Torino il Distretto del Commercio entra nel vivo. E ora anche cittadini e commercianti potranno dire la loro.
A poco più di un mese dal riconoscimento regionale, il Distretto diffuso del Commercio “Riviera del Po”, che mette insieme Castiglione Torinese, Cinzano, Rivalba, San Raffaele Cimena e Sciolze, passa dalla fase degli annunci a quella della costruzione concreta. Il Comune di Castiglione, capofila del progetto, insieme agli altri quattro municipi e ad Ascom Confcommercio Torino e provincia, ha infatti avviato una consultazione rivolta a chi vive e lavora sul territorio.
Sono stati predisposti due questionari online, uno destinato ai cittadini e uno alle attività commerciali. La partecipazione è anonima e sarà possibile fino all’11 ottobre. L’obiettivo è raccogliere esigenze, criticità e proposte che serviranno a definire strategie e interventi del Distretto per il prossimo triennio.
È questo il passaggio nuovo rispetto a quanto era emerso a fine luglio, quando la Regione Piemonte aveva riconosciuto e finanziato il Distretto “Riviera del Po” nell’ambito del bando per la nascita di cinque nuovi Distretti del Commercio nell’area della Città Metropolitana di Torino. Allora il punto centrale era soprattutto il via libera regionale e il contributo iniziale: 20mila euro per ciascun Distretto, a fronte di una spesa progettuale ammissibile di 25mila euro.
Quei fondi non sono destinati immediatamente alle singole imprese, ma servono in prima battuta a costruire la struttura del Distretto: dal protocollo d’intesa al programma strategico, passando per formazione, comunicazione, analisi del tessuto economico, coinvolgimento degli operatori e, se necessario, l’affidamento di un incarico a un manager di Distretto.
La firma dello stanziamento in Regione
Ma che cos’è, in concreto, un Distretto del Commercio? Non si tratta di un nuovo ente amministrativo, bensì di una rete tra Comuni, associazioni di categoria, imprese e altri soggetti locali. L’obiettivo è mettere in comune strategie e risorse per sostenere il commercio di vicinato, contrastare la chiusura dei negozi e rendere più attrattivi i centri abitati.
Il modello nasce in Piemonte sulla base della legge regionale 13 del 2020 e punta a costruire una visione di medio e lungo periodo che tenga insieme commercio, rigenerazione urbana, servizi, mobilità, marketing territoriale e promozione dei luoghi. Un Distretto può quindi lavorare sul recupero dei locali sfitti, sull’arredo urbano, sulle vetrine e sulle facciate, sulla digitalizzazione delle attività, sulla sicurezza e sull’accessibilità, ma anche organizzare iniziative promozionali, sviluppare nuovi servizi e intercettare fondi pubblici.
Nel caso della “Riviera del Po”, il tema di fondo è soprattutto quello della desertificazione commerciale. Nei piccoli centri, la chiusura di un negozio non significa soltanto perdere un’attività economica, ma spesso anche un servizio di prossimità, un presidio e un luogo di incontro. Da qui l’idea di unire territori differenti ma accomunati da problemi simili: la riduzione degli esercizi commerciali, la concorrenza dei grandi centri di vendita, l’aumento dei costi e la difficoltà di riportare attività nei locali rimasti vuoti.
Già a luglio erano state delineate alcune delle prospettive successive alla fase di costituzione. Il Distretto potrà favorire interventi sulle vetrine, sulle facciate, sulle insegne, sui dehors e sull’illuminazione, così come investimenti per migliorare accessibilità e digitalizzazione. Per le micro e piccole imprese si era parlato di contributi a fondo perduto fino a 5mila euro e fino a 7mila euro nel caso dell’apertura di nuove attività in locali sfitti.
Ma il progetto guarda anche oltre il singolo negozio. Tra le ipotesi ci sono la sistemazione delle aree mercatali, il recupero di immobili commerciali, l’arredo urbano, nuovi servizi di consegna e itinerari capaci di mettere insieme commercio, ristorazione, produzioni locali, turismo ed eventi. Una rete che, nelle intenzioni, dovrebbe superare i confini dei cinque municipi.
La consultazione aperta in questi giorni serve proprio a capire quali di queste strade siano considerate prioritarie da chi il territorio lo vive ogni giorno. Per la prima volta, quindi, il progetto esce dagli uffici e prova a misurarsi direttamente con le richieste di residenti e operatori.
Pochi chilometri più a avanti, intanto, San Mauro Torinese ha già imboccato da tempo la stessa strada. Il suo Distretto del Commercio si trova infatti in una fase più avanzata.
Il Comune aveva ottenuto a fine 2024 un finanziamento complessivo da 65mila euro, di cui 52mila dalla Regione Piemonte e 13mila di cofinanziamento comunale. Nel 2025 il progetto era poi entrato nella fase operativa con la nomina di Serena Calderini come manager del Distretto e con la realizzazione di un’immagine coordinata per identificare gli esercizi aderenti.
A settembre dello scorso anno erano comparse anche le prime insegne dedicate ai negozi del Distretto. Un intervento visibile, accompagnato da un programma che prevedeva momenti di formazione, incontri con i commercianti e la ricerca di nuovi finanziamenti attraverso altri bandi.
San Mauro rappresenta quindi un esempio vicino di quello che potrebbe diventare anche la “Riviera del Po” una volta superata la fase di avvio. Le due esperienze sono separate, ma raccontano lo stesso problema e la stessa scommessa.
In entrambi i casi la sfida sarà evitare che il Distretto rimanga un’etichetta o un contenitore burocratico. Perché, al di là di protocolli, manager e finanziamenti, la misura del successo sarà molto più semplice: capire se questi strumenti riusciranno davvero a tenere aperte le serrande, riportare attività nei locali vuoti e fare del commercio di vicinato una parte stabile delle politiche di sviluppo del territorio. Nella “Riviera del Po”, per decidere da dove cominciare, la parola passa adesso a cittadini e commercianti.
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