Bergamo, nasce «Energia Casa Comune», la Cer diocesana


Lo spunto era arrivato già diversi anni fa, con la pubblicazione dell’enciclica «Laudato si’» di Papa Francesco, nel 2015. Un documento in cui Bergoglio affronta la crisi ambientale e sociale dell’umanità, sottolineandone l’interconnessione ed esprimendo preoccupazione per il degrado della natura. Così, seguendo la linea tracciata dal pontefice argentino e le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), la Diocesi di Bergamo ha deciso di costituire la Fondazione «Energia Casa Comune Ets», per promuovere la Comunità energetica rinnovabile (Cer) diocesana e accompagnare la costituzione di configurazioni Cer nel territorio bergamasco.

La nascita della fondazione

La fondazione è nata il 18 maggio scorso e ha ottenuto il riconoscimento come ente del Terzo settore il 20 luglio. Nel Consiglio di amministrazione siedono don Enrico Minuscoli, economo della Curia di Bergamo e presidente della fondazione, don Cristiano Re, delegato vescovile per la vita sociale e la mondialità, Alessandro Medolago Albani, sindaco di Medolago, Alberto Mercorio, commercialista, e Luca Cerri, esperto nella progettazione di interventi di efficientamento.

Un’iniziativa creata su impulso del Vescovo Francesco Beschi e che rappresenta l’esito di un percorso biennale di studio, confronto e costruzione operativa

Un’iniziativa creata su impulso del Vescovo Francesco Beschi e che rappresenta l’esito di un percorso biennale di studio, confronto e costruzione operativa. In Italia, quella di Bergamo è una delle prime Diocesi a proporre un progetto di questi tipo. Come ricorda don Minuscoli, «a livello nazionale, le esperienze di Comunità energetiche in ambito diocesano sono ancora limitate. Bergamo si inserisce quindi tra le Chiese locali che hanno scelto di strutturare in modo stabile il proprio impegno sulle rinnovabili e sull’energia condivisa».

Il rimando alla «Laudato si’»

L’obiettivo è rendere accessibile, ordinato e sostenibile l’ingresso nel mondo delle Comunità energetiche rinnovabili, coinvolgendo non solo parrocchie ed enti religiosi, ma anche Comuni, imprese, famiglie, associazioni, enti del Terzo settore e altre realtà locali.

Energia richiama la produzione da fonti rinnovabili e la possibilità di condividere una risorsa. Casa Comune rimanda alla “Laudato si’” e alla responsabilità di custodire il Creato

La data scelta per la presentazione del progetto non è casuale. Oggi, 1° settembre, ricorrono l’XI Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato e la 21ª Giornata nazionale per la custodia del Creato. La data segna inoltre l’inizio del Tempo del Creato, che si conclude il 4 ottobre, festa liturgica di San Francesco d’Assisi.

E anche il nome scelto – Energia Casa Comune – «sintetizza l’identità del progetto – osserva don Minuscoli –. Energia richiama la produzione da fonti rinnovabili e la possibilità di condividere una risorsa. Casa Comune rimanda alla “Laudato si’”e alla responsabilità di custodire il Creato, ma parla anche alla vita quotidiana delle comunità locali: parrocchie, quartieri, comuni, edifici, relazioni e bisogni concreti. La fondazione – sottolinea il sacerdote – assume così una funzione coerente con la missione della Diocesi: custodire i beni affidati, sostenere le comunità, promuovere solidarietà e generare valore sociale attraverso uno strumento innovativo ma radicato nei territori».

Come funziona una Cer?

Ma che cos’è una Cer? Si tratta di un’entità giuridica che permette ai soggetti che ne fanno parte di produrre, consumare e condividere energia da fonti rinnovabili. «L’energia prodotta ora per ora attraverso i pannelli solari viene consumata dal soggetto che la produce – spiega don Minuscoli –. Tante volte, però, capita che, nel momento in cui l’energia viene prodotta, il produttore non la utilizzi».

Un’azienda, nei giorni feriali, utilizza l’energia prodotta da fonti rinnovabili, non sfruttandola invece il sabato e la domenica: in una Cer, l’energia potrà essere consumata da qualcuno che ne fa parte

L’esempio classico è quello dell’azienda: durante i giorni feriali utilizza l’energia prodotta da fonti rinnovabili per alimentare i propri macchinari o le utenze, non sfruttandola invece il sabato e la domenica. «Ecco, se sei in una Cer, l’energia potrà essere consumata da qualcuno che ne fa parte, per esempio dalla parrocchia o dalle famiglie collegate, magari per fare le faccende domestiche», afferma il sacerdote. La condivisione avviene in maniera virtuale attraverso la rete elettrica: il Gestore dei servizi energetici (Gse) calcola l’energia prodotta e consumata nello stesso intervallo di tempo all’interno della configurazione.

I benefici sono molteplici, sia a livello sociale sia su un piano strettamente economico. Anzitutto, il Gse «eroga un contributo per ogni kilowattora di energia rinnovabile condivisa all’interno della Comunità energetica», contributi che devono «essere reinvestiti a scopi sociali». Inoltre, chi autoconsuma direttamente l’energia prodotta dal proprio impianto riduce i prelievi dalla rete, mentre la Comunità energetica riceve dal Gse i contributi legati all’energia condivisa.

Quel che conta più di tutto è però che «la Cer diventa anche un motivo di aggregazione e integrazione: se una parrocchia ha i pannelli solari, ne possono beneficiare famiglie di ogni genere, soprattutto le più povere», evidenzia don Minuscoli.

I prossimi passi

La costituzione della fondazione, prosegue l’economo della Curia, «è il risultato di circa due anni di lavoro.

L’intenzione, adesso, è di presentare la proposta alle parrocchie del territorio, andando nelle varie Comunità ecclesiali territoriali o Fraternità a parlarne

La Diocesi ha approfondito la forma giuridica più adeguata, gli aspetti tecnici e amministrativi, i rapporti con Runts (Registro unico nazionale Terzo Settore) e Gse, la predisposizione di strumenti previsionali e l’individuazione di competenze specialistiche. La scelta di costituire un soggetto dedicato – ragiona don Minuscoli – nasce dalla volontà di non affidare il progetto a iniziative isolate, ma di costruire un modello coordinato, riconoscibile e stabile così da accompagnare gli enti interessati ad aprire con semplicità le configurazioni sul territorio. Le parrocchie infatti potranno costituire nuove configurazioni aderendo a Energia Casa Comune, evitando, di volta in volta, di costituire nuovi enti giuridici».

Adesso, conclude don Minuscoli l’intenzione è di «presentare la proposta alle parrocchie del territorio, andando nelle varie Comunità ecclesiali territoriali o Fraternità a parlarne. Già oggi, però, diverse parrocchie hanno manifestato interesse verso il progetto».


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