Parte la stagione degli sconti del Fisco: al via i calcoli di convenienza per il concordato preventivo 2026/2027 e inizia a prendere forma il pacchetto della Manovra 2027. L’obiettivo? Estendere le maglie della flat tax, per tutti
Parte la stagione dei “saldi” fiscali.
Dal mese di settembre prendono il via i calcoli di convenienza finalizzati a valutare l’adesione o meno al concordato preventivo 2026/2027, sul quale incidono le novità introdotte dal correttivo Omnibus approvato ad agosto.
Il patto con il Fisco è da sempre una lotteria: lo strumento porta a scommettere sul proprio futuro imprenditoriale, con la garanzia di uno sconto sulle imposte dovute in caso di calibrazione accurata della propria posizione nell’arco del biennio.
Al beneficio guardando al futuro si affianca però anche lo sconto sul passato: anche per le adesioni da formulare entro il prossimo 2 novembre torna in pista lo strumento del ravvedimento speciale.
A questo si aggiunge però un nuovo filone di sconti promessi dal Fisco: si tratta del cantiere della Manovra 2027, ed è già accesa la discussione sul nuovo “scalino” della flat tax per le partite IVA così come sull’estensione della tassazione piatta e ridotta anche per i lavoratori dipendenti.
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Concordato preventivo 2026/2027, lo sconto è sul futuro e sul passato
A catalizzare l’attenzione dei titolari di partita IVA e degli intermediari fiscali da settembre e fino alla scadenza ultima del 2 novembre sarà il concordato preventivo biennale.
Il patto con il Fisco per il biennio 2026/2027 parte ufficialmente e, dopo i correttivi introdotti dal Decreto Omnibus n. 148/2026, è ora di valutare benefici e vantaggi dell’adesione.
Com’è noto, il concordato consente ai contribuenti di fissare preventivamente il valore del proprio reddito: l’Agenzia delle Entrate effettua il calcolo della proposta individuale e, in caso di accettazione, diventa questa la base per la determinazione anche delle imposte dovute per il biennio.
Da quanto sopra emerge quindi il principale vantaggio: eventuali redditi eccedenti rispetto a quelli concordati e accettati non saranno sottoposti a tassazione. In aggiunta, il patto tra Fisco e partite IVA si arricchisce di ulteriori benefici premiali, potenziati dal Decreto Omnibus.
Con il fine di incentivare i rinnovi da parte delle partite IVA che già avevano aderito al concordato per il biennio 2024/2025, salgono le soglie dei benefici ISA in materia di compensazione dei crediti senza visto di conformità (100.000 euro per l’IVA, 70.000 euro per le imposte dirette e l’IRAP), e torna in campo il meccanismo del ravvedimento speciale.
Si tratta della sanatoria che consente di mettersi in regola, per gli anni dal 2020 al 2023, pagando un’imposta flat su una base imponibile forfettaria.
Allo sconto sul futuro si lega quindi il “saldo sul passato”, limitato però ai rinnovi.
Su questo punto resta in ogni caso aperta la partita di nuovi correttivi: il 10 settembre è ripartita la discussione, in Commissione Finanze del Senato, di un disegno di legge che punta ad estendere il ravvedimento alla generalità delle adesioni al concordato.
Un nuovo fronte aperto quindi che potrebbe rimescolare le carte.
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Modello 730, ultima chiamata ma con conto pesante in autunno
Se sul fronte professionale e imprenditoriale il Fisco potrebbe presentare un conto al ribasso, lo scenario autunnale per dipendenti e pensionati si presenta di natura ben diversa.
Settembre è l’ultimo mese a disposizione per l’invio del modello 730 e, per chi risulterà a debito con il Fisco, c’è il rischio di un vero e proprio salasso in busta paga o sulla pensione fino al mese di novembre.
Il motivo? Più tardi si invia la dichiarazione dei redditi e meno tempo c’è per pagare l’IRPEF così come, ad esempio, la cedolare secca. Al pagamento del saldo dell’anno precedente e del primo acconto per il 2026, si affianca infatti la scadenza unica e non rateizzabile del 30 novembre, relativa al secondo acconto.
Il sostituto d’imposta è chiamato ad agire per conto del Fisco direttamente sulle retribuzioni spettanti mese per mese. In sostanza, il debito che emerge dal modello 730 viene decurtato dalla paga riconosciuta.
Fino al 10 ottobre è possibile evitare l’addebito del secondo acconto, inviando una specifica comunicazione scritta al datore di lavoro, a proprio rischio e pericolo. Se l’imposta pagata risulterà, a consuntivo, più bassa di quella effettivamente dovuta sulla base dei calcoli preventivi effettuati dall’Agenzia delle Entrate, sarà necessario versare anche le sanzioni per omesso pagamento.
Le promesse fiscali: flat tax fino a 100.000 euro e bonus per i giovani nella Manovra 2027
Se allo stato attuale il sistema si presenta a “due facce” nel rapporto con le partite IVA da un lato e con la platea di dipendenti e pensionati dall’altro, nel toto promesse della Manovra 2027 il Fisco punta a uniformarsi nelle intenzioni.
Guadagna la sponda del Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, la proposta di uno sforzo in più per estendere fino a 100.000 euro la coperta della flat tax. Da tempo al centro della discussione, l’idea di estendere il regime forfettario – che a oggi si ferma al limite di 85.000 euro – entra a pieno titolo nel dibattito sul pacchetto fiscale della Legge di Bilancio 2027.
L’ipotesi di un tetto unico per tutti incontra però diversi punti critici, e non solo in relazione al blocco che deriva dalla normativa UE. Fissare a 100.000 euro il limite d’applicazione in maniera indifferenziata rischierebbe, ad esempio, di disincentivare ancor di più le aggregazioni professionali.
Di contro, la proposta potrebbe aver senso tornando però alle differenziazioni delle regole d’accesso al forfettario in base al Codice ATECO.
In questo modo, si riuscirebbe a calibrare al meglio il perimetro dell’agevolazione fiscale per le attività nelle quali un alto valore di ricavi non corrisponde necessariamente a un guadagno diretto, come nel caso delle partite IVA che sostengono elevati costi di produzione.
Il cantiere resta quindi aperto, così come quello relativo al filone della flat tax per i dipendenti. Su questo punto, dal Titolare del MEF è arrivata l’idea di prevedere una tassazione agevolata per i giovani, applicata sugli aumenti di stipendio erogati dai datori di lavoro. In parallelo, resta in ballo anche l’idea di tassare meno la tredicesima.
La discussione in corso si concentra quindi su un pacchetto di proposte che vedono il Fisco come leva per incrementare i redditi. Passare dalle parole ai fatti non sarà però semplice, nonostante le ambizioni della Manovra pre-elettorale attesa al varco in autunno.
Carta dedicata a te 2026, si parte. In standby il bonus benzina
Al percorso di costruzione della prossima Finanziaria si affianca quello di completamento della precedente.
Tra le misure che prendono il via dopo mesi d’attesa c’è la Carta dedicata a te: entro ottobre, stando al cronoprogramma fissato dal Ministero dell’Agricoltura, saranno assegnate le 1.177.597 social card programmate per il 2026 e che saranno ricaricate anche nel 2027.
L’INPS è già al lavoro per stilare la lista dei beneficiari, che sarà poi trasmessa ai comuni per la conferma. Il contributo, pari a 500 euro, potrà essere utilizzato come di consueto per le spese di prima necessità con il fine di garantire un sostegno diretto ai nuclei familiari più in difficoltà.
Su questo fronte resta invece al momento in fase di stallo la discussione sul bonus benzina, misura attesa nelle prossime settimane dopo lo stop annunciato al taglio delle accise.
Lo sconto alla pompa continuerà a garantire un beneficio generalizzato fino al 17 settembre. Poi, l’intenzione del Governo è di prevedere aiuti più selettivi e nelle scorse settimane si è a lungo parlato della possibilità che il contributo alle fasce più deboli segua la via proprio della social card Dedicata a te.
Ad oggi però questa ipotesi sembra scartata, ma non è chiaro come – e quando – verrà messa a terra la proposta definitiva da parte dell’Esecutivo.
L’unico punto fermo? L’aumento progressivo dei prezzi di diesel e benzina, che appesantiscono il già gravoso bilancio di famiglie e imprese.
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