C’è un momento, a settembre, in cui la scuola smette di essere un calendario appeso al muro e diventa una somma. Non il suono della prima campanella, non il diario nuovo, non i quaderni da etichettare sul tavolo della cucina. La scuola, per molte famiglie, comincia con un conto da pagare. E a volte basta una cifra a spiegare meglio di qualunque slogan cosa stia accadendo: 86 euro al mese per la mensa che diventano 115 euro. È da qui, da questa differenza solo apparentemente piccola, che nella puntata del 2 settembre 2026 di “È sempre Cartabianca” è emersa la testimonianza di una madre di Livorno, rilanciata poi da Tgcom24. Una voce concreta, non astratta: quella di chi racconta di spendere oggi circa 200 euro in più per il figlio più piccolo rispetto a quanto spendeva anni fa per il maggiore.
Il punto, però, non è soltanto il caso individuale. Il punto è che quella differenza racconta un fenomeno molto più ampio. La scuola pubblica italiana resta un presidio fondamentale di uguaglianza, ma intorno all’istruzione continuano ad accumularsi costi che, pur non sempre visibili a prima vista, pesano sui bilanci familiari: mensa, libri di testo, corredo scolastico, attività sportive, dispositivi digitali, trasporti, contributi, servizi integrativi. E così il “ritorno sui banchi” diventa, per una quota crescente di famiglie, una stagione ad alta pressione economica.
La storia di Livorno e il valore di una testimonianza
Nel servizio andato in onda su Rete 4, la madre livornese mette in fila una serie di spese che molte famiglie conoscono bene: la mensa, il materiale scolastico, lo sport dei figli, la difficoltà di tenere insieme tutto con stipendi che non crescono allo stesso passo dei costi. La sua osservazione è semplice ma incisiva: tra il figlio universitario e il più piccolo, oggi in quarta elementare, la differenza non è solo anagrafica. È economica. E riguarda il presente, non un confronto teorico.
È importante dirlo con chiarezza: una testimonianza non equivale a una statistica nazionale. Ma proprio per questo può essere preziosa. Perché dà un volto a ciò che le rilevazioni confermano da tempo: l’istruzione, pur essendo un diritto, comporta una serie di spese collaterali che per molte famiglie stanno diventando sempre meno sostenibili. La narrazione del “piccolo aumento” spesso non rende l’idea. Sommate mese dopo mese, le voci accessorie producono invece un impatto consistente, soprattutto nei nuclei con più figli o con redditi medio-bassi.
Che cosa dicono i documenti del Comune di Livorno
Sul caso specifico della mensa, i documenti pubblicati dalla Città di Livorno aiutano a contestualizzare. Il disciplinare per l’anno scolastico 2026/2027, approvato con determinazione n. 4607 del 5 giugno 2026, spiega che la quota mensile per la ristorazione scolastica non è una tariffa unica: varia in base alle fasce ISEE, include una parte fissa e una parte variabile calcolata convenzionalmente su 22 giorni mensili di servizio. È inoltre previsto un rimborso di 1,85 euro per ogni giorno di assenza riconducibile ai casi previsti dal regolamento.
Le tariffe mensili riportate nell’allegato del disciplinare mostrano un ventaglio ampio: per la scuola d’infanzia e primaria a 5 giorni settimanali si va da 42,60 euro nella fascia più bassa a 134,30 euro in quella più alta. In una delle fasce intermedie, quella con ISEE superiore a 15.500 euro e fino a 17.400 euro, la tariffa indicata è pari a 115,70 euro mensili. Un importo che rende plausibile, sul piano amministrativo, la cifra richiamata nella testimonianza televisiva. Lo stesso disciplinare precisa anche che l’ISEE 2026 resta valido fino al termine dell’anno educativo-scolastico 2026/2027, e che per i nuclei con tre o più figli iscritti ai servizi educativi comunali o alla ristorazione scolastica può essere concessa un’ulteriore agevolazione, con esonero della tariffa riferita al figlio di maggiore età, su domanda annuale.
C’è poi un altro dettaglio spesso trascurato nel dibattito pubblico: il sistema della mensa non si limita al “prezzo del pasto”. Nel caso livornese, per le scuole d’infanzia comunali è prevista anche una quota di iscrizione annuale di 51,70 euro. Per le famiglie, insomma, il costo del servizio è il risultato di più livelli: tariffa, frequenza, eventuali riduzioni, soglia ISEE, tipologia di scuola e composizione del nucleo familiare.
Il caro scuola non è una percezione: i numeri di Federconsumatori
Se dalla mensa si allarga lo sguardo al quadro complessivo, la fotografia diventa ancora più netta. Secondo il monitoraggio dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, pubblicato il 26 agosto 2026, per ogni studente la spesa media per il corredo scolastico e i ricambi necessari durante l’anno arriva a 673,60 euro, con un aumento del 2,3% rispetto al 2025. A questa cifra si aggiungono in media 545,66 euro per i libri di testo obbligatori più due dizionari, in crescita dell’1,6%.
Tradotto in casi concreti, significa che uno studente di prima media può arrivare a una spesa complessiva di 1.235,21 euro tra libri e corredo; per uno studente di prima superiore, il totale medio sale a 1.478,75 euro, considerando i libri nuovi e quattro dizionari. E non finisce qui: se una famiglia deve acquistare anche dispositivi tecnologici utili o necessari per la didattica, la spesa aggiuntiva supera i 421 euro, al netto della connessione internet.
Sono cifre che aiutano a capire perché una madre arrivi a dire che “due stipendi non bastano mai”. La pressione non nasce da un’unica maxi-spesa, ma dall’accumulo di molte uscite: alcune concentrate a inizio anno, altre distribuite nei mesi successivi. La scuola, in questo senso, è una spesa continua travestita da appuntamento stagionale.
Dove si spende di più, e dove si può limare qualcosa
L’indagine di Federconsumatori segnala anche differenze rilevanti nei canali di acquisto. Nel 2026, i prezzi dei prodotti monitorati risultano mediamente in calo dell’1,1% nella grande distribuzione organizzata, in aumento del 2,3% nelle cartolibrerie e del 5,6% online. Nonostante quest’ultimo incremento, il canale online resta in media più conveniente delle cartolibrerie, con un risparmio attorno al 20,25%; la GDO, però, risulta leggermente più economica dell’online.
Non è un dettaglio secondario. Per molte famiglie, ormai, risparmiare sulla scuola significa diventare anche abili “registe” degli acquisti: confrontare prezzi, riutilizzare zaini e astucci, cercare libri usati, anticipare alcuni acquisti, rinunciare al superfluo, scambiare materiale tra conoscenti o nei gruppi online. Strategie diffuse, certo, ma che non dovrebbero diventare la condizione implicita per garantire il diritto allo studio.
Un problema che pesa di più dove il reddito è più fragile
La questione non riguarda tutte le famiglie allo stesso modo. Secondo Istat, nel 2023 l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie giovani con almeno un figlio minore era pari al 15,2%, contro il 10,0% delle famiglie giovani senza figli minori. Lo stesso istituto ha inoltre previsto, per il 2026, un rallentamento dell’inflazione misurata dal deflatore dei consumi delle famiglie, dal +1,7% del 2025 al +1,4%. Una frenata, dunque, ma non un azzeramento della pressione sui bilanci. Perché quando i redditi restano tesi, anche aumenti più moderati continuano a farsi sentire.
Il nodo è tutto qui: il caro scuola non produce soltanto disagio contabile, ma rischia di ampliare le disuguaglianze educative. Chi ha più margini economici assorbe l’urto; chi ne ha meno rinvia, seleziona, taglia. Talvolta riduce le attività extrascolastiche, talvolta aspetta il mercato dell’usato, talvolta rinuncia a un dispositivo, a uno sport, a un servizio. In casi estremi, ciò che dovrebbe accompagnare la crescita dei ragazzi diventa un terreno di sacrificio familiare permanente.
Gli aiuti esistono, ma spesso non bastano o non sono abbastanza visibili
Accanto ai rincari, esistono però strumenti pubblici che vale la pena ricordare. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha disposto con decreto direttoriale n. 2922 dell’8 ottobre 2025 l’erogazione di fondi alle Regioni per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo agli alunni meno abbienti delle scuole dell’obbligo e secondarie superiori per l’anno scolastico 2025/2026. È una misura importante, ma che da sola non copre l’intero universo delle spese scolastiche.
Sul piano territoriale, la Regione Toscana ha aperto anche per il 2026/2027 il bando “Libri Gratis”, destinato alle studentesse e agli studenti iscritti alle scuole secondarie di primo e secondo grado, pubbliche o paritarie, con sede in Toscana o in una regione confinante. Il contributo è differenziato in base all’ordine e alla classe di iscrizione, secondo unità di costo standard definite dal bando. Non finanzia tutte le spese scolastiche, ma rappresenta un sostegno concreto sull’acquisto della dotazione libraria.
Lo stesso Comune di Livorno, come si è visto, prevede agevolazioni tariffarie per la mensa su base ISEE, esenzioni in presenza di particolari condizioni sociali e vantaggi ulteriori per il terzo figlio nei nuclei numerosi. Il problema, spesso, non è l’assenza totale di misure, ma la loro frammentazione: bonus nazionali, bandi regionali, agevolazioni comunali, regolamenti scolastici, finestre temporali diverse, requisiti e procedure che richiedono attenzione, tempo, documenti. Per chi è già sotto pressione economica, anche orientarsi tra le opportunità può diventare un costo invisibile.
Il calendario conta: perché settembre è il mese più duro
In Toscana le lezioni dell’anno scolastico 2026/2027 iniziano martedì 15 settembre 2026. Sembra un dato neutro, e invece non lo è. Perché significa che le spese si concentrano in una finestra brevissima: fine agosto, primissimi giorni di settembre, avvio delle attività. Il rientro dalle vacanze, per chi se le è potute permettere, coincide con la stagione del saldo familiare: libri da ordinare, materiali da comprare, iscrizioni da confermare, abbonamenti da rinnovare, servizi da attivare. Non a caso la stessa puntata di “È sempre Cartabianca” ha inserito il tema scuola dentro un più ampio focus sulle difficoltà economiche delle famiglie al rientro.
Settembre, in altre parole, non è solo il mese della ripartenza. È il mese in cui il bilancio domestico viene testato in anticipo su tutto il resto. E quando la famiglia ha più di un figlio, il moltiplicatore è immediato. La madre di Livorno lo racconta in modo intuitivo: il problema non è una voce singola, ma l’incastro tra le voci. Se aumentano mensa, libri, sport, trasporti e spese quotidiane, la sensazione di scivolare all’indietro arriva anche in nuclei con due redditi da lavoro.
La scuola come diritto, non come prova di resistenza economica
La vera domanda, allora, non è se il caro scuola esista. I dati e le testimonianze dicono di sì. La domanda è quale soglia di spesa una società consideri accettabile per l’accesso ordinario all’istruzione. Perché un conto è distinguere tra bisogni essenziali e consumi opzionali; un altro è prendere atto che, attorno alla scuola, molte spese non sono affatto facoltative. Un bambino che mangia a mensa, un ragazzo che compra i libri adottati, una famiglia che paga il trasporto o un dispositivo richiesto dalla didattica: non siamo nell’area del lusso, ma in quella della partecipazione piena alla vita scolastica.
Per questo la storia raccontata da Tgcom24 non va letta come un episodio emotivo da talk show, ma come un segnale politico e sociale. Se la scuola costa troppo, non si crea solo affanno nei conti di casa: si mette sotto pressione una delle poche infrastrutture capaci di tenere insieme il Paese. Ed è proprio nei dettagli — una bolletta della mensa, una lista libri, una ricevuta dello sport — che si misura la distanza tra il principio del diritto allo studio e la sua concreta accessibilità.
La madre di Livorno ha usato l’unità di misura più onesta possibile: non la teoria, ma la vita quotidiana. 86 euro che diventano 115. 200 euro in più tra un figlio e l’altro. A volte l’inflazione, le fasce ISEE, i tetti di spesa e i regolamenti comunali sembrano materia per addetti ai lavori. Poi arriva una frase del genere, e tutto torna comprensibile. La scuola resta il luogo in cui si forma il futuro. Ma per troppe famiglie, oggi, è anche il luogo in cui il presente presenta il conto.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l'articolo completo clicca sul seguente link





