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La procura di Milano ha chiesto al tribunale di respingere il piano presentato da Foodinho, la società che gestisce il servizio di consegne a domicilio Glovo, per uscire dal controllo giudiziario. È la misura che la stessa procura le aveva imposto mesi fa accusandola di sfruttare i rider, cioè i fattorini che si occupano delle consegne: secondo la procura le soluzioni proposte da Glovo per ottenere la revoca della misura non sono sufficienti a risolvere il problema.
Foodinho ha proposto di alzare a 3 euro il compenso minimo della singola consegna per permettere ai rider di guadagnare almeno 14 euro all’ora (prima il compenso minimo a consegna era di 2,50 euro e quello orario di 10). Secondo la procura, però, il sistema con cui Glovo propone di calcolare i compensi fa risultare meno ore lavorate rispetto a quelle effettive. In questo modo i rider verrebbero pagati di più ogni ora, ma per un numero di ore inferiore a quelle lavorate, e quindi con un guadagno complessivo più basso di quello che gli spetterebbe. In altre parole, per la procura di Milano il piano di Glovo prevede di continuare a pagare i rider meno del dovuto.
La procura ha chiesto al giudice per le indagini preliminari (gip) di respingere la richiesta di Foodinho e di continuare a mantenere in vigore il controllo giudiziario imposto a febbraio: il gip dovrà decidere nei prossimi giorni.
– Leggi anche: Il piano di Glovo per evitare di sfruttare i rider
Il controllo giudiziario prevede che il tribunale nomini un amministratore e lo affianchi alla dirigenza di una società, per assisterla nell’interruzione di una situazione di illegalità e correggerla. Negli ultimi anni la procura di Milano, in particolare il procuratore Paolo Storari, ha preso molti altri provvedimenti simili contro grandi aziende della logistica, della grande distribuzione e della moda.
Parte integrante di questi provvedimenti è che le aziende interessate concordino con la stessa procura la revoca delle misure, proponendo di volta in volta di correggere il modo in cui funzionano per mettere fine allo sfruttamento.
In questo caso la procura aveva accusato Foodinho di aver fondato il proprio sistema di lavoro sullo sfruttamento dei suoi rider, che in Italia sono circa 40mila (2mila solo a Milano, dove ha sede Foodinho). La procura, in particolare, aveva contestato gli stipendi troppo bassi dei rider e le loro condizioni di lavoro, in termini contrattuali, di sicurezza e di gestione delle consegne e dell’organizzazione del lavoro. La procura aveva accusato Foodinho di attuare lo sfruttamento «approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori».
La proposta di Foodinho prevede, oltre all’aumento dei compensi, anche l’istituzione di un nuovo contratto collettivo per i rider. Le obiezioni della procura si sono concentrate soprattutto sulla questione dei compensi, e si basano sui risultati di un mese di sperimentazione delle misure proposte.
La procura ha esaminato i guadagni di circa 26mila rider a giugno di quest’anno, e ha concluso che con il sistema proposto non gli verrebbe retribuito circa il 30 per cento delle ore che lavorano: questo perché il sistema utilizzato da Glovo calcola i compensi non sulla base del tempo totale in cui i rider sono a disposizione dell’azienda, cioè dal momento in cui fanno login sulla piattaforma di consegne a quando fanno logout, ma sulla base di quello impiegato nelle consegne, il cosiddetto “tempo effettivo calmierato”
Detto più semplicemente e con un esempio, la procura contesta a Glovo di voler pagare i rider come se in un lavoro da cameriere venisse sottratto dal calcolo delle ore lavorate il tempo di attesa tra un servizio e l’altro. Nel caso dei rider, il tempo che resta fuori dal calcolo è quello tra la fine di una consegna e l’inizio della successiva, anche se il rider è al lavoro e disponibile a ricevere un nuovo ordine.
Nel provvedimento la procura ha scritto che su più di 1 milione di ore lavorate dai circa 26mila rider esaminati, il parametro utilizzato da Glovo ne avrebbe riconosciute circa 855mila, pari al 71,4 per cento. Significa che più del 28 per cento del tempo effettivo lavorato dai rider non sarebbe stato pagato: sono più o meno 13 ore al mese per ogni rider.
Sempre secondo la procura, con questo sistema oltre la metà dei rider non avrebbe inoltre raggiunto il compenso minimo di 14 euro l’ora, arrivando a una media di 13,76 (secondo l’azienda, invece, con questo sistema praticamente tutti i rider raggiungerebbero quel valore).
La procura ha fatto anche altre obiezioni a Foodinho. Anzitutto sull’utilizzo stesso dell’algoritmo per calcolare i compensi, a dire di Storari «completamente opaco, non intellegibile e tanto meno verificabile» dai lavoratori; in secondo luogo sul fatto che i rider siano inquadrati come lavoratori autonomi anziché come lavoratori subordinati (in Italia l’unica grande azienda che li ha assunti è JustEat).
Secondo la procura questo inquadramento ha conseguenze molto evidenti sui contributi ai rider, oltre che sulle altre tutele previste dal lavoro subordinato, come le ferie e la malattia: dal momento che sono autonomi, i rider devono versare da soli i contributi alla gestione separata dell’INPS, mettendo da parte la somma dovuta. La procura scrive che sulla base delle verifiche fatte la gran parte dei rider non lo fa.
La gestione separata prevedrebbe inoltre la possibilità per i rider di far pagare all’azienda una maggiorazione del 4 per cento del proprio compenso lordo: Glovo, scrive la procura, di fatto toglie questa possibilità ai propri rider perché il contratto prevede che il compenso sia già comprensivo di questa componente. Secondo i calcoli contenuti nel provvedimento, tolto quel 4 per cento, il compenso effettivo che risulta dall’aumento promesso da Glovo non sarebbe di 14 euro l’ora e di 3 a consegna, ma rispettivamente di 13,46 e di 2,88.
Commentando il provvedimento in un’intervista al Corriere della Sera, Foodinho ha detto attraverso i suoi avvocati che non intende inquadrare i rider come lavoratori subordinati perché per l’azienda sarebbe economicamente insostenibile. Ha aggiunto di ritenere che l’aumento proposto permetta loro di guadagnare comunque di più di altre categorie di lavoratori, per esempio nella logistica. La società ha anche minacciato di abbandonare l’Italia.
– Leggi anche: Come funzionano gli algoritmi dei rider
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