Per comprendere come funziona l’intelligenza artificiale e quali sono le sue potenzialità, Cna Padova e Rovigo ha organizzato un percorso di formazione rivolto agli artigiani del territorio che inizierà con un evento in programma il prossimo 16 settembre a partire dalle 17.30 nelle aule del parco scientifico Galileo in via Masini, a Padova.
Gli appuntamenti
Durante l’incontro si affronteranno insieme le evoluzioni più importanti dell’intelligenza artificiale generativa, gli strumenti concreti che stanno realmente trasformando il lavoro quotidiano, come chatbot e assistenti IA, attraverso esempi reali di aziende che hanno già introdotto l’IA nei propri processi.
Sono poi previste 3 differenti tappe di formazione: la prima, prevista per il 30 settembre alle 15 sempre al parco scientifico Galileo, è pensata per imparare a progettare e configurare chatbot intelligenti per automatizzare il servizio clienti, rispondere alle Faq, raccogliere contatti qualificati, integrare assistenti IA nel sito web, nelle chat o nei social. Nella seconda, in programma il 15 ottobre alle stessa ora e nello stesso luogo, si affronterà l’IA come strumento per automatizzare attività ripetitive, collegare software aziendali, gestire documenti, supportare il lavoro amministrativo, commerciale e operativo. Nella terza tappa, prevista per il 5 novembre a partire dalle 15 sempre al parco, si affronterà il tema degli avatar digitali per la formazione interna, la comunicazione aziendale, il marketing, le prestazioni e i video informativi.
Lo studio di Cna
Secondo un report del Centro Studi di Cna, l’intelligenza artificiale è in effetti un tema conosciuto da oltre 2 artigiani su 3 (il 9,5% degli intervistati dichiara di “conoscere bene” l’IA fisica (quei sistemi di intelligenza artificiale che operano e interagiscono con il mondo fisico) e il 55,3% sa di cosa si tratta pur non considerandosi un esperto in materia). Per contro, il 30,8% ne ha sentito parlare ma niente di più, e solo il 4,3% non ha alcuna idea al riguardo.
Quasi la metà degli imprenditori intervistati (45,4%) è convinto che nell’arco di dieci anni il suo settore di attività sarà fortemente caratterizzato dalla presenza dell’IA fisica e solo l’8,3% lo esclude categoricamente. Per il 45,9% del campione si tratta di una seria opportunità di crescita, a fronte del 18,3% che la vive come una minaccia. Bisogna tuttavia considerare la vasta quota di incerti (35,8%).
I settori più attenti
In un orizzonte temporale di 10 anni un livello di penetrazione “medio o elevato” caratterizzerà soprattutto l’industria pesante (89,0% degli intervistati) e la manifattura (78,0%). Ad un livello decisamente più basso i trasporti (62,6%), l’edilizia e impiantistica (50,2%) e l’artigianato artistico (31,9%). In pratica, industria e manifattura sono considerate le principali destinatarie della rivoluzione dell’IA fisica, mentre i comparti caratterizzati da elevata componente creativa, artigianale o relazionale vengono ritenuti meno permeabili all’automazione.
La propensione all’investimento
Un solido 55% di imprenditori valuterebbe concretamente un investimento in AI fisica (35,6% “probabilmente sì” e 19,4% “sicuramente sì”). Per contro, solo il 9,5% si esprime in modo drasticamente negativo. La condizione è che l’utilità sia ben evidente e i costi sostenibili. La percezione di costi di accesso elevati è molto diffusa, raccogliendo il 46,6% delle risposte sugli elementi frenanti (ben al di là della stessa complessità tecnologica (33,8%).
I benefici attesi e le policy pubbliche
La gamma ampia dei benefici attesi i benefici attesi: solo il 9,2% degli intervistati ritiene che l’introduzione di strumenti di IA fisica non apporterebbe alcun beneficio alla propria attività. La restante parte del campione intervistato ripartisce le attese sulla riduzione dei lavori usuranti (41,2% di risposte positive), sulla riduzione degli errori di lavorazione (34,9%), sull’aumento di produttività (31,8%); sulla compensazione di una mancanza di personale (31,4%), su un contenimento dei costi di produzione (29,0%), su un aumento di sicurezza (26,5%) e di qualità (24,8%), sulla possibilità di non arrestare il processo produttivo in orari complessi (22,5%).
Non manca tuttavia la consapevolezza relativa alla necessità di sviluppare competenze adeguate: la principale priorità che gli imprenditori individuano nell’accompagnamento alla transizione infatti è la formazione gratuita per i tecnici e gli operai che dovranno gestire le nuove macchine (53,9% delle risposte), seguita da contributi a fondo perduto per l’acquisto di robot o altri macchinari intelligenti (49,2%) e sgravi fiscali come crediti di imposta per chi realizza investimenti in tecnologie di IA fisica (47,1%).
Il commento del presidente
«Per un territorio manifatturiero come quello di Padova e Rovigo – dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – la vera ricchezza non risiede soltanto nelle tecnologie, ma anche nel patrimonio di competenze, conoscenze e capacità produttive che le nuove tecnologie saranno chiamate ad apprendere e valorizzare. Per questo motivo diventa necessario promuovere una vera sovranità del saper fare.
La diffusione dell’intelligenza artificiale fisica (quei sistemi di intelligenza artificiale che operano e interagiscono con il mondo fisico) dovrà essere accompagnata da strumenti concreti che consentano anche alle micro e piccole imprese di affrontare questa trasformazione. Incentivi agli investimenti, percorsi di formazione, servizi di accompagnamento, piattaforme di sperimentazione e strumenti di supporto all’adozione rappresentano condizioni essenziali affinché la transizione possa diventare un’opportunità diffusa e non un fattore di ulteriore divario competitivo.
L’obiettivo non deve essere quello di favorire l’adozione indiscriminata delle tecnologie, ma di consentire alle imprese di scegliere consapevolmente le soluzioni più adatte alle proprie esigenze, integrandole nei processi produttivi in modo graduale e sostenibile. Per Cna accompagnare le imprese in questa di transizione non significa soltanto rappresentarne gli interessi presso le istituzioni, ma contribuire concretamente a costruire le condizioni affinché l’innovazione diventi un’opportunità di crescita diffusa».
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