lo Stato dell’Unione di cui l’Europa ha bisogno


Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.

Tra una settimana Ursula von der Leyen pronuncerà il suo discorso sullo Stato dell’Unione. Per prepararci all’appuntamento, oggi pubblichiamo un intervento di Marco Buti e Marcello Messori. Dopo il trionfo di AfD in Sassonia-Anhalt, i due economisti invitano von der Leyen a fare un discorso di verità, a non inseguire i populisti sul loro stesso terreno e a ricostruire una maggioranza pro-europea attorno all’indipendenza dell’Ue. Buti è ex direttore generale della DG ECFIN alla Commissione e professore all’Istituto Universitario Europeo. Messori è economista e professore all’università Luiss.

Nel nostro briefing ci sono molte notizie: i Patriot per l’Ucraina finanziati dal prestito dell’Ue, l’espulsione di 10 diplomatici russi dall’Ungheria, i nemici dell’Ue sull’allargamento, la sospensione dei fondi europei per Andrej Babiš accusato di conflitti di interessi. C’è spazio anche per la visita del sindaco di Ceuta e un rapporto della Corte dei conti sull’Ue che perde la lotta contro il commercio illegale di sigarette.

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Di Marco Buti e Marcello Messori

Alcuni giorni dopo l’esito negativo del referendum islandese e alla vigilia delle delicate elezioni per il Landtag della Sassonia-Anhalt, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) aveva dedicato un editoriale al programma di Alternative für Deutschland (AfD): “tra le richieste del partito […] figurano sia l’uscita dall’euro e dallo spazio Schengen sia l’abolizione della UE nella sua forma attuale. Il risultato elettorale mostrerà quanti cittadini possano almeno convivere con questi progetti. Vanno mosse molte giuste critiche alla politica attualmente condotta a Bruxelles: da una svolta in materia di immigrazione, che è ancora troppo lenta, a misure di protezione del clima, che sono dannose per l’industria, fino a richieste eccessive per il bilancio europeo. Quel che vuole AfD non è però ciò per cui hanno optato gli elettori islandesi. Non si tratta di preservare lo status quo. AfD sta mettendo a repentaglio uno dei pilastri fondamentali che hanno consentito alla Germania di vivere un periodo di prosperità e pace senza precedenti nella storia”.

Il messaggio della FAZ è lucido nel denunciare il rischio eversivo dell’estrema destra, che ha trovato piena conferma nelle elezioni di domenica scorsa, ma drammaticamente miope nei suoi fondamenti: la tesi che, per arginare l’avanzata dei populisti della destra estrema, si debba condividere la loro narrazione dei problemi europei. Il punto cruciale è che, sotto la guida di Manfred Weber, tale tesi è stata fatta propria dalla maggioranza del Partito Popolare Europeo (PPE). Se vuole che il suo prossimo “Discorso sullo Stato dell’Unione” (SOTEU) non si riduca a una lista di buone intenzioni, la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, deve legare il rifiuto delle tesi di AfD, e delle sue declinazioni populiste continentali, con un’iniziativa ‘sovversiva’: contestare i fondamenti dell’analisi della FAZ per cogliere i ‘veri’ limiti delle recenti politiche europee e indicare concrete soluzioni.

Un primo ‘vero’ limite non è quello di aver sigillato i confini europei in modo inadeguato, ma di aver rinunciato a un discorso di verità e di dignità rispetto alla migrazione. Per gestire la propria caduta demografica e le connesse distorsioni nel mercato del lavoro e per salvaguardare i propri principi di inclusività, vi è una necessità strutturale: governare i flussi migratori nella legalità, costruendo corridoi di integrazione. La crisi di Ceuta mostra che la solidarietà europea è venuta meno proprio nel momento più alto del bisogno. Il SOTEU 2026 deve comunicare ai cittadini della UE che uno dei nostri maggiori problemi non è la troppa immigrazione, ma l’insufficiente presenza di immigrati selezionati con criteri economici e sociali e la carenza di efficaci politiche di formazione.

Un secondo ‘vero’ limite non è di aver soffocato l’industria e, in particolare, la manifattura con il Green Deal e la regolamentazione. La crisi della competitività europea rispetto alla frontiera tecnologica non dipende dalla regolamentazione ma dall’incapacità di troppe imprese di assumersi i rischi innovativi e dalla conseguente scarsa diffusione dei risultati della ricerca e dell’innovazione al corpo dell’economia. Processi di deregolamentazione avvantaggerebbero solo le imprese non europee che ledono i principi della concorrenza e la tutela dei consumatori. Il SOTEU 2026 deve, quindi, stigmatizzare i passi indietro che la UE rischia di fare in termini di transizione verde e di regolamentazione e deve creare spazi per l’attivazione di nuove politiche industriali europee e di mercati europei integrati che combinino innovazioni tecnologiche e tutele sociali.

Quanto appena enunciato mostra che il terzo ‘vero’ limite non può essere attribuito a un’eccessiva richiesta di risorse da parte della Commissione per il prossimo bilancio pluriennale europeo. È vero il contrario: le sfide esistenziali che la UE è chiamata oggi a fronteggiare (in termini di difesa, di innovazione, di tutela ambientale e di inclusione sociale), rendono troppo esigua la dimensione di quel futuro bilancio. Si tratta di soffocare sul nascere una “coalizione luciferina” tra i paesi frugali, che vogliono tagliare il bilancio della UE per motivi ideologici, e i paesi che si professano amici della coesione per salvaguardare spese inefficienti e posizioni di rendita.

Per sostanziare questa opzione politica, von der Leyen dovrebbe includere nel SOTEU 2026 approfondimenti tra agenda interna e internazionale della UE su tre temi: sovranità europea, innovazione e difesa.

La sovranità riguarda, in primo luogo, il rapporto con gli Stati Uniti. Le mosse di Trump dopo l’accordo di Turnberry confermano il principio che piegarsi agli autocrati stuzzica solo l’aggressore. La fermezza su Groenlandia e Ucraina mostrano che una più attiva deterrenza europea funziona. Assicurando aiuti a Kiev, la Commissione ha tenuto unito un fronte europeo diviso; e Von der Leyen può rivendicare il risultato con orgoglio. Tale impostazione deve, però, trasferirsi su tecnologia e difesa. La UE non può diventare una colonia sul piano economico e politico. Senza una sovranità digitale e un’autonomia nella difesa, irraggiungibili dai singoli stati membri, la UE subirà i ricatti USA e la pressione cinese. L’obiettivo “l’ora dell’indipendenza europea” è rimasto una buona intenzione: occorre che il SOTEU 2026 riproponga questo obiettivo su basi concrete.

Oltre il rapporto Draghi, è necessario che von der Leyen disegni sentieri di innovazione non riducibili al ‘catching up’ con gli USA. La UE può superare la trappola delle ‘tecnologie mature’ unendo maggior utilizzo delle tecnologie digitali e dell’IA, regolamentazione, sostenibilità ed equità. L’incapacità di sottrarsi a tale trappola puntando sui Beni pubblici europei è stato il vero limite della Germania di Scholz e di Merz. La difesa ‘duale’ può diventare una componente chiave dei conseguenti processi di innovazione e tutelare il modello sociale europeo. Dopo il programma SAFE e le flessibilità di bilancio, von der Leyen deve sottolineare che non serve limitarsi a gonfiare le spese militari nazionali. Si devono usare i fondi per un’industria della difesa comune, piuttosto che usare SAFE per progetti – di fatto – nazionali. Serve un programma straordinario per attrarre ricercatori scientifici di eccellenza, che sono in fuga dagli USA a causa dei tagli di fondi e delle limitazioni alla libertà accademica, offrendo a questi ricercatori una vera cittadinanza europea. Ciò rafforzerebbe l’agenda internazionale dell’Unione saldandosi con leader come Mark Carney, che sarà presente al discorso di von der Leyen. La UE può coordinare i paesi che rifiutano di farsi schiacciare dallo scontro tra Trump e Xi, difendendo multilateralismo, diritto internazionale e catene di approvvigionamento aperte.

L’enunciazione di ‘veri’ limiti dell’attuale fase dell’integrazione europea richiede alla Presidente della Commissione un rischioso investimento politico. Von der Leyen è chiamata a ricompattare, in modo sostanziale e non solo formale, una coalizione pro-europea che è al suo nadir in termini di reciproca fiducia. Per di più il “doppio forno”, praticato dal PPE alleandosi con le destre estreme su temi cruciali dell’attuale identità europea, ha codificato una nuova egemonia identitaria sovranista alla soglia di un intenso ciclo elettorale nella UE (nel 2027, andrà alle urne circa la metà della popolazione dell’area).

Con un discorso così ambizioso e concreto, von der Leyen scommetterebbe sulla sconfitta della “maledizione di Juncker”, dimostrando che un programma pro-europeo può non portare al suicidio elettorale. I sondaggi mostrano una crescente domanda di una UE che risponda alle nuove vere priorità sia interne che internazionali. Tale domanda attende solo un’offerta politica coraggiosa. Il SOTEU 2026 deve rifiutare la logica del minimo comun denominatore. La sfida non è quella di arrotondare i margini e di attenuare le terapie di breve termine rispetto al rifiuto dei migranti e al negazionismo ambientale. In quel caso, come è provato dal recente risultato tedesco, gli elettori sceglieranno l’originale radicale piuttosto che l’imitazione timorosa.

Rivolgendosi al presidente del PPE, von der Leyen dovrebbe affermare: “Manfred, la strada della resa culturale alle destre è sbagliata”. Siamo consapevoli che la Presidente della Commissione non potrà usare parole del genere; tuttavia, questo dovrebbe essere il senso profondo del suo messaggio. Ursula von der Leyen ha il compito di affermare, con chiarezza, che la UE prospera solo se difende fino in fondo i propri valori. Ella potrà rallegrarsi se non tutti applaudiranno alla fine del suo intervento. La condivisone, che gli “Euro-realisti” manifesterebbero nel Parlamento Europeo e nelle cancellerie nazionali a difesa di un discorso che insegue i sovranisti sul loro terreno, sarebbe quella dei “sonnambuli” che si stanno gettando a grandi passi dentro al precipizio.

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La frase

“Noi Europei tendiamo a essere persone modeste. L’umiltà è una buona cosa, ma solo entro certi limiti (…). Abbiamo bisogno di un’Europa che creda in se stessa.”

Kristalina Georgieva, direttrice esecutiva del Fondo Monetario Internazionale.

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La Commissione sblocca 3,2 miliardi per i Patriot per l’Ucraina — Gli europei hanno accettato di concedere una deroga all’Ucraina per l’acquisto di sistemi americani di difesa aerea grazie al prestito da 90 miliardi di euro accordato dall’Unione europea su due anni. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il segretario generale della Nato, Mark Rutte, hanno immediatamente salutato la deroga concessa all’Ucraina e la Commissione sbloccherà 3,2 miliardi di euro per consentire all’Ucraina di proteggere meglio i suoi cieli contro gli attacchi indiscriminati della Russia. “Questo si aggiunge agli 8,4 miliardi di euro già erogati nell’ambito del Prestito di sostegno all’Ucraina, anche per la difesa aerea”, ha precisato Ursula von der Leyen.

L’insufficienza europea — Eppure l’alternativa europea al Patriot esiste: è franco-italiana. È il Mamba, un sistema di difesa aerea terra-aria a medio raggio noto anche con l’acronimo SAMP/T, molto performante contro aerei, missili e persino droni. La Francia ne ha otto in servizio e l’Italia sei. Un SAMP/T è stato consegnato all’Ucraina nel 2023. Perché uno solo? Perché gli ucraini hanno dato priorità ai Patriot — dodici batterie sono in servizio in Ucraina —, perché le scorte francesi e italiane sono limitate e perché la produzione rimane artigianale, quindi insufficiente. Questo è il problema principale che incontra “la difesa europea”.

Gli ucraini hanno ordinato quattro SAMP/T di nuova generazione e, per fare la congiuntura, la Francia invierà in Ucraina due batterie con scorte di missili Aster forniti dagli italiani per aiutare a proteggere le città ucraine dalle ondate di missili e droni inviati dai russi. Resta da sapere se gli ucraini troveranno Patriot e munizioni. Gli americani hanno svuotato le loro scorte in Iran e non onorano le commesse.

L’Ungheria espelle 10 diplomatici russi — I tempi sono cambiati per la Russia con la sconfitta di Viktor Orbán, il suo cavallo di Troia all’interno dell’Ue. Anita Orbán, la capo della diplomazia del governo guidato da Péter Magyar, ha annunciato ieri di aver deciso di espellere 10 membri della missione russa a Budapest. Motivo: i 10 membri della missione russa si sono dedicati in Ungheria ad attività inaccettabili per dei diplomatici ai sensi della Convenzione di Vienna.

“Questa decisione protegge la sicurezza e la sovranità dell’Ungheria. Non implica la rottura delle relazioni diplomatiche con la Russia”, ha precisato Anita Orbán. Si tratta della prima espulsione ufficiale di diplomatici russi nell’Ue dal tentato avvelenamento con il Novichok della spia russa Sergei Skripal nel Regno Unito nel 2018. Anita Orbán ha preso alla lettera il suo omologo polacco Radosław Sikorski, che ha accusato la Russia di disporre di troppi diplomatici nell’Unione europea. “Riteniamo che ce ne siano più di 2.000, e che almeno il 40 per cento di loro svolga compiti incompatibili con lo status diplomatico. Dirigono agenzie che conducono anche attività terroristiche nei nostri paesi”, ha accusato Sikorski.

Parigi accusa Berlino di “pugnalare l’Europa” sulla difesa — L’accusa, grave, è stata formulata dalla ministra delle Forze Armate, Catherine Vautrin, in un’intervista sulla catena d’informazione LCI. “È l’Europa che i Tedeschi hanno pugnalato”, ha dichiarato la ministra francese, deplorando il fallimento del progetto europeo di aereo da combattimento del futuro. Queste parole dure si inseriscono in un contesto di inasprimento tra Parigi e Berlino, con la scelta della Germania di restare dipendente dagli Stati Uniti acquistando caccia F-35, di preferire una soluzione con gli Stati Uniti e Israele per il progetto di scudo antimissile invece di una soluzione europea sovrana con la Francia e l’Italia — progettisti del sistema di difesa antimissile “Mamba” — e di affossare il programma europeo della costellazione di satelliti IRIS². “Di fronte a Stati-continente come Russia, Stati Uniti e Cina, se vogliamo esistere, l’unica soluzione è agire da Europei.”

La Polonia si preoccupa di una Germania riarmate nelle mani dell’AfD — “Desideriamo che la Germania, sotto una guida democratica e in quanto prima economia europea, svolga un ruolo importante nella garanzia della nostra sicurezza comune. Ma siamo fin troppo consapevoli di dove può portare una Germania riarmate nelle mani di un partito di estrema destra filorusso — ed è esattamente quello che rappresenta l’AfD”, ha avvertito il capo della diplomazia polacca Radosław Sikorski, citato dall’Handelsblatt.

Con ritardo, von der Leyen condanna il funerale di Mladić — Ursula von der Leyen e António Costa ieri hanno pubblicato un post congiunto per condannare il modo in cui le autorità della Serbia hanno gestito il funerale del criminale di guerra Ratko Mladić. La presidente della Commissione era stata criticata per non essere intervenuta di fronte alla partecipazione di ministri e responsabili dell’esercito e per aver lasciato planare il dubbio su una sua possibile visita in Serbia in ottobre. “Le immagini del funerale di Ratko Mladić ieri a Belgrado sono state scioccanti”, hanno scritto von der Leyen e Costa: “Gli elementi di sostegno ufficiale e la presenza di alcuni alti funzionari serbi al funerale sono profondamente deplorevoli. Dimostrano un fallimento nel confrontarsi con un capitolo oscuro della recente storia europea e contraddicono i valori che sottendono il percorso della Serbia verso l’Unione Europea.”

Gli onori di Stato al funerale di Mladić dovrebbero far deragliare l’apertura di una serie di capitoli negoziali, raccomandata dalla Commissione. Quanto alla visita di von der Leyen durante il tradizionale tour dei Balcani in autunno, il dubbio rimane.

Kos cita Trump tra i nemici esterni dell’allargamento — Non capita tutti i giorni che un membro della Commissione von der Leyen punti pubblicamente il dito contro Donald Trump. Ieri la commissaria all’Allargamento, Marta Kos, ha accusato l’amministrazione Trump di far parte degli “avversari” dell’allargamento dell’Ue insieme a Russia e Cina. “Gli avversari: chiaramente la Russia è uno di questi”, ha detto Kos in un dibattito al think tank CEPS. “Sentiamo anche la pressione da Occidente, degli ideologi MAGA che cercano di convincerci che la nostra civiltà europea è in declino, che la nostra economia è in declino e che non abbiamo la democrazia giusta”, ha spiegato la commissaria.

“La Cina è un caso diverso. Quando parlo di allargamento, ci sono due approcci diversi da parte di Russia e Cina. La Russia sta cercando di destabilizzarci, di impedire che i paesi candidati diventino membri dell’Ue”, ha detto Kos. “La Cina, in qualche modo, si sta insinuando tra i nostri candidati, entrando nei paesi e aspettando che questi diventino membri dell’Ue perché, una volta entrati nell’Ue, le sue imprese faranno parte del mercato comune. Quindi lo fa in modo diverso”, ha detto Kos.

I dividendi economici dell’allargamento, non solo per i paesi candidati — Il Fondo Monetario Internazionale ieri ha pubblicato un rapporto sui dividendi economici dell’allargamento per i paesi candidati, secondo il quale l’ingresso nell’Ue potrebbe portare a un aumento del Pil pro-capite del 30 per cento in un decennio. “Quello che fa l’allargamento è attivare il motore della convergenza”, ha spiegato la direttrice esecutiva del FMI, Kristalina Georgieva durante un dibattito al CEPS. Ma ci sono due condizioni fondamentali: i paesi candidati devono adottare le riforme per modernizzare la governance e riuscire a spendere bene i fondi dell’Ue. “La Polonia è un grande esempio di un paese che con dedizione ha fatto dell’allargamento un motore della crescita e dell’innovazione e ora è uno dei paesi del G20 dell’economia”, ha spiegato Georgieva. Il FMI lancerà un centro di sviluppo di capacità di governance per i paesi dei Balcani occidentali e la Moldavia con sede a Roma.

Anche gli attuali Stati membri beneficiano del dividendo politico ed economico dell’allargamento. “In questo ambiente geopolitico è ancora più importante per l’Europa di essere forte e l’allargamento rafforza l’Europa”, ha spiegato Georgieva. Secondo lo studio, i precedenti allargamenti hanno permesso di aumentare la crescita del Pil pro-capite degli Stati membri esistenti del 13 per cento in 15 anni. “Il mercato interno si espanderebbe, le opportunità di investimento si espanderebbero, i guadagni di produttività si diffonderebbero nell’Ue”, ha detto Georgieva.

Il mini-piano della Commissione già contestato dai populisti — Oggi i commissari Teresa Ribera e Dan Jørgensen presenteranno il pacchetto della Commissione europea per gli alloggi a prezzi accessibili. Il tempo stringe, soprattutto per ragioni politiche: Ursula von der Leyen lo aveva promesso nel suo discorso sullo Stato dell’Unione lo scorso anno e vuole mantenere l’impegno. Era una delle condizioni poste dal gruppo socialista per mantenere il suo sostegno alla presidente della Commissione. Il pacchetto non sarà rivoluzionario, ancor meno secondo la definizione socialista. L’Ue non ha competenze nel settore degli alloggi. Ma alcune misure contenute nella bozza sono già usate dai partiti populisti e da alcune associazioni per attaccare l’Ue.

Una norma consente alle autorità nazionali o locali nelle zone sottoposte a “stress degli alloggi” di limitare gli affitti brevi e l’acquisto di alloggi non destinati a residenza principale. “Leggiamo anticipazioni secondo cui la Commissione europea, attraverso un regolamento sulla casa di imminente pubblicazione, starebbe preparando una stretta sugli affitti brevi e addirittura una limitazione alla compravendita di seconde case”, ha detto la Lega in un comunicato, accusando la Commissione di violare o limitare il diritto alla proprietà privata. In Italia l’associazione Confedilizia ha denunciato “limitazioni gravissime della libertà contrattuale e del diritto di proprietà”.

Eccola in italiano.

Il sindaco di Ceuta chiede all’Ue di fare pressioni sul Marocco — Il presidente dell’exclave spagnola di Ceuta ha sollecitato ieri il sostegno dell’Ue per il rafforzamento del confine con il Marocco e la gestione di diverse migliaia di migranti irregolari ancora presenti nell’enclave, a quasi sei settimane dall’arrivo di massa di 70.000 persone. “La presenza dell’Ue al nostro confine deve essere più visibile, attraverso Frontex e l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo”, ha dichiarato Juan Jesús Vivas in una conferenza stampa al Parlamento europeo. Ha chiesto anche il sostegno finanziario del bilancio europeo per la ricostruzione dei danni nell’enclave, l’alloggio dei minori migranti e la gestione delle loro richieste d’asilo.

Vivas ha anche indicato chiaramente il regime marocchino come responsabile della crisi: “Questo evento è stato possibile grazie alla compiacenza, o alla complicità, del Marocco”. “Credete che 80.000, 90.000, 100.000 persone possano essere mobilitate senza che il Marocco ne fosse a conoscenza? E se lo sapeva, perché non ci ha informato?”.

Vivas, membro dell’attuale partito di opposizione Partido Popular, ha anche criticato il governo spagnolo guidato dal primo ministro socialista, Pedro Sánchez: “Il governo non è stato all’altezza del suo compito. La Spagna nel suo insieme ha bisogno di essere rimessa in ordine”. Ha inoltre chiesto all’Ue di fare pressione sul regime marocchino affinché cessi questo tipo di attacchi ibridi contro Ceuta: “Siamo vicini del Marocco. È nel nostro interesse avere relazioni fruttuose. Ma non possono negare la realtà. Ci sentiamo invasi e abbandonati. Questo è ciò che il Marocco ha ottenuto”.

La Commissione sospende alcuni fondi per il premier ceco Andrej Babiš — La Commissione ha deciso di sospendere l’erogazione dei fondi dedicati allo sviluppo rurale destinati al conglomerato di Andrej Babiš, Agrofert, accusando il primo ministro ceco di conflitto di interessi. “La Commissione, dopo un’attenta valutazione, ritiene che il primo ministro ceco si trovi in una potenziale situazione di conflitto di interessi in relazione alla gestione della politica di coesione e dei fondi agricoli”, ha spiegato una portavoce. “La Commissione ritiene inoltre che il trust fund istituito dal signor Babiš non attenui sufficientemente tale situazione.”

L’erogazione dei pagamenti diretti della Politica agricola comune, tuttavia, non sarà sospesa, perché la Commissione ritiene che siano “a basso rischio di essere influenzati da tali conflitti di interesse”. Per contro, saranno sospesi i pagamenti del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale.

L’Ue sta perdendo la lotta contro il commercio illegale di tabacco — Un nuovo rapporto speciale della Corte dei conti europea traccia un quadro desolante degli sforzi dell’Unione per sradicare il commercio illecito di tabacco contraffatto e di contrabbando. “Sebbene la Commissione europea e i paesi dell’Ue abbiano compiuto sforzi per combattere questo fenomeno criminale globale, la loro azione non è sufficientemente robusta”, avvertono gli auditor. “La produzione illecita nell’Ue è in aumento, i metodi di contrabbando diventano sempre più sofisticati e i nuovi prodotti del tabacco sono in crescita”. Gli auditor criticano la “scarsa cooperazione tra paesi” e la mancanza di “un approccio coordinato a livello europeo”.

Una sigaretta su dieci fumata nell’Ue è prodotta illegalmente o di contrabbando. L’Unione e i suoi Stati membri perdono circa 13 miliardi di euro di entrate di bilancio a causa di questa forma di criminalità organizzata. Dall’aggressione su larga scala della Russia contro l’Ucraina nel 2022, i gruppi criminali hanno spostato le loro fabbriche clandestine dall’Ucraina all’Ue. Oggi producono prodotti del tabacco illegali in praticamente tutti gli Stati membri. Il fatto che alcuni materiali di produzione fondamentali, come il tabacco grezzo e i macchinari, non siano coperti dalla direttiva sui prodotti del tabacco fa sì che non possano essere facilmente ricondotti ai loro utenti finali criminali.

L’estrema destra fiamminga non può abusare del marchio Ikea — La Corte di giustizia dell’Unione europea ieri ha inflitto un colpo al partito di estrema destra Vlaams Belang, che nel 2022 aveva usato la grafica e il marchio Ikea per promuovere una campagna anti-immigrazione in Belgio. In una sentenza, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che “il titolare di un marchio dotato di notorietà può impedire che tale marchio venga utilizzato da un partito politico, qualora quest’ultimo non abbia dimostrato che la propria libertà di espressione prevale sui diritti e sugli interessi di detto titolare.” Il Vlaams Belang nel 2022 aveva presentato il suo piano politico “Ikea-Plan – Immigratie Kan Echt Anders” (Ikea-Plan – L’immigrazione può davvero essere diversa), usando la grafica e il marchio Ikea. La campagna accompagnava le proposte con illustrazioni contenenti segni corrispondenti ai marchi Ikea e personaggi simili a quelli presenti nelle istruzioni di montaggio dei prodotti della nota multinazionale svedese. Per i giudici europei, “l’utilizzo del marchio Ikea può arrecare un pregiudizio significativo alla loro notorietà e agli interessi del loro titolare.”

Il Vlaams Belang si era difeso, sostenendo la libertà di espressione, compresa la libertà di esprimere opinioni politiche e di realizzare parodie politiche. “Il semplice richiamo al diritto alla libertà di espressione non è sufficiente a configurare un giustificato motivo”, ha risposto la Corte dell’Ue: “Un terzo che utilizzi un segno identico o simile a un marchio rinomato deve esporre le ragioni specifiche di tale utilizzo in relazione all’esercizio della propria libertà di espressione e dimostrare che tali ragioni prevalgono sui diritti e sugli interessi del titolare di detto marchio.”

Accade oggi

  • Consiglio europeo: il presidente Costa incontra il premier polacco Tusk e il cancelliere tedesco Merz

  • Commissione: conferenza stampa dei commissari Ribera e Jørgensen sul Pacchetto alloggi a prezzi accessibili

  • Commissione: conferenza stampa dei commissari Séjourné e Zaharieva sulla Legge sugli Appalti Pubblici e la Legge sull’Innovazione Europea

  • Parlamento europeo: la presidente von der Leyen partecipa alla Conferenza dei presidenti

  • Commissione: il commissario Serafin in Giappone incontra il ministro delle Finanze, Satsuki Katayama

  • Commissione: la commissaria Roswall riceve Valeria Ronzitti, segretaria generale di SGI Europe

  • Servizio europeo di azione esterna: l’Alto rappresentante Kallas incontra il ministro degli Esteri del Paraguay, Rubén Ramírez Lezcano

  • Parlamento europeo: audizione del commissario Jørgensen nella commissione speciale crisi degli alloggi

  • Banca centrale europea: riunione del Consiglio dei governatori a Berlino

  • Corte di giustizia dell’Ue: udienza nella causa Bardella vs Parlamento europeo sulle spese e le indennità dei deputati

  • Eurostat: dati sui salari e il costo del lavoro nel 2025; dati sui suicidi nel 2023

Alcuni testi del Mattinale Europeo sono tradotti con strumenti di intelligenza artificiale, ma sono tutti redatti e verificati da persone in carne e ossa. Sia l’IA sia gli esseri umani possono commettere errori. Grazie per le vostre segnalazioni: ci aiutano a correggerli e a migliorarci.

Il Mattinale Europeo è una newsletter di informazione edita da DC NEXUS EUROPE Srl. David Carretta ne è il direttore responsabile. Per sponsorizzazioni o contatti: dcnexuseurope@gmail.com


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