Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
L’analisi del giorno è dedicata alla difesa europea. Christian spiega che le divergenze di fondo tra Germania e Francia rendono le ambizioni di una difesa comune europea un’illusione.
Nel nostro briefing ci occupiamo dell’attacco contro l’aeroporto di Lipsia attribuito dalla Germania alla Russia: sarà una sveglia per spingere l’Ue ad agire con più forza contro Mosca? I ministri degli Esteri hanno chiesto di rafforzare il ruolo di Kaja Kallas dentro la Commissione, infliggendo un colpo a Ursula von der Leyen. In Estonia una giurista è stata eletta presidente.
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Di Christian Spillmann
La Russia è in guerra contro l’Unione europea. Ma la maggior parte degli Europei vive nel diniego della realtà. Allo stesso modo, i loro leader si mostrano di una sconcertante ingenuità di fronte alla duplicità di Donald Trump. La ragione è semplice: non si provoca una potenza nucleare, e non ci si mette contro il proprio protettore alla Nato. L’unione fa la forza, tranne in Europa. L’Ue non è mai riuscita a mettersi d’accordo su una politica estera comune, una difesa comune, una sicurezza comune. Somma di interessi divergenti, gli europei sono inclini al ciascuno per sé e la loro Unione rimane un nano geopolitico.
Cosa non va in Europa? “Manca leadership politica nell’Unione europea”, sostiene il primo ministro ungherese. Péter Magyar rincara la dose: “So che c’è una lotta tra le istituzioni per ottenere sempre più poteri.”
L’Unione europea non lavora per rendersi credibile e autorevole. Deve gestire i conflitti di ego tra la presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen, membro del Partito Popolare Europeo, e l’Alto rappresentante per l’azione esterna, l’ex prima ministra estone Kaja Kallas, esponente dei liberali. Il tema non è nuovo. Ursula von der Leyen vuole fare politica estera, mandato affidato all’Alto rappresentante nominato dagli Stati. Si era già contrapposta durante il suo primo mandato al predecessore di Kallas, il socialista spagnolo Josep Borrell.
Un documento di riflessione franco-tedesco alimenta le discussioni. Problema: Parigi e Berlino non sono d’accordo sulle opzioni da attuare per risolvere il problema. “L’Ue accelera il suo piano di smantellamento del servizio diplomatico”, ha sostenuto mercoledì il Financial Times, prima della riunione informale dei ministri degli Esteri in Irlanda.
Il capo della diplomazia francese Jean-Noël Barrot non è su questa linea. “È necessario che le competenze dell’Alto rappresentante possano essere esercitate pienamente. Che possa, da un lato, ovviamente in un approccio collegiale con i membri del Consiglio, disporre di tutta la libertà necessaria per prendere le decisioni che rientrano nella sua competenza, ma che possa anche sollecitare in modo più deciso, più netto, le leve comunitarie che possono mettersi al servizio della politica estera”, ha spiegato ieri il ministro francese da Dublino. Tradotto: per Parigi, nessuno smantellamento del SEAE, il Servizio Europeo di Azione Esterna diretto da Kallas.
“Affinché il Consiglio europeo possa posizionarsi e agire, e affinché possiamo preparare questo lavoro nel modo più efficace possibile, abbiamo anche bisogno che l’Alto rappresentante possa disporre delle leve adeguate”, ha spiegato Barrot. In chiaro: Ursula von der Leyen deve dare a Kaja Kallas accesso alle competenze interne alla Commissione necessarie per esercitare la sua azione, in particolare la politica industriale legata alla difesa, quella commerciale e quella delle sanzioni.
Ursula von der Leyen accetterà? È come chiederle di condividere i gioielli della corona. Eppure è necessario. All’Ucraina mancano munizioni per i suoi sistemi di difesa antimissile americani Patriot. Volodymyr Zelensky le ha reclamate per tutta l’estate, dopo essere stato gabbato da Donald Trump, che ha fatto marcia indietro sulla sua promessa di concedere all’Ucraina una licenza per fabbricare localmente i missili intercettori al vertice Nato di Ankara. Kaja Kallas si vede costretta a fare del “porta a porta” per mendicare munizioni per le 12 batterie Patriot fornite all’Ucraina. “Alcuni paesi hanno degli intercettori in scadenza. Questi potrebbero essere inviati in Ucraina per contribuire a proteggere le vite degli ucraini”, ha spiegato.
Questa missione di intendenza rientra nelle competenze del commissario alla Difesa, il lituano Andrius Kubilius, incaricato dei contatti con gli industriali del settore, come faceva il suo predecessore Thierry Breton. Kubilius ha intrapreso questa missione? L’ex primo ministro lituano si è fatto notare più per le sue proposte politiche sulla difesa che per azioni concrete con l’industria militare.
L’Unione europea ha messo in piedi dei finanziamenti per sviluppare progetti di difesa comuni. Ursula von der Leyen ha annunciato alla fine del 2025 un progetto di muro anti-drone. Ieri, durante una riunione con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha detto di lavorare con l’Ucraina su FREYA, “un progetto europeo destinato a costruire le nostre difese antimissili balistici”. Ma questi progetti si scontrano con i disaccordi tra gli industriali, che hanno affossato il progetto di sistema di combattimento aereo del futuro (SCAF), e con le questioni di sovranità degli Stati.
La preferenza europea difesa dalla Francia non passa. La Germania è tentata dall’iniziativa solitaria. Berlino ha scelto gli Stati Uniti e Israele per il suo progetto di scudo antimissile (European Sky Shield Initiative), invece di una soluzione europea sovrana con la Francia e l’Italia, che hanno sviluppato il SAMP/T, equivalente del Patriot americano. Per la maggior parte degli Europei, la difesa dell’Europa è una missione della Nato. Nessuno vuole irritare gli Stati Uniti nel momento in cui l’amministrazione Trump si disimpegna dal Vecchio Continente. L’autonomia strategica si scontra con la vassalizzazione per necessità.
Il cancelliere Friedrich Merz è accomodante. Ha attribuito alla Russia l’attacco contro un aereo cargo ucraino all’aeroporto tedesco di Lipsia con un drone carico di esplosivo. Ma non vuole invocare l’articolo 4 della Nato, per paura dell’escalation con una potenza nucleare. La Germania frena la fornitura dei missili da crociera Taurus reclamati da Kyiv per condurre attacchi in profondità in Russia, per timore dell’escalation. Merz sostiene così implicitamente la politica di Trump, che non vuole impegnarsi contro Putin.
La Francia non è messa meglio: la narrazione del Cremlino sull’Ucraina e sulle conseguenze di un conflitto con la Russia, propagata dal partito di estrema destra Rassemblement National di Marine Le Pen e dalla formazione di sinistra radicale La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, si impone sempre più nell’opinione pubblica. I due partiti sono in testa nelle intenzioni di voto per il primo turno delle presidenziali del 2027 e, se il “buon senso” dei Francesi non avrà la meglio, l’Ucraina potrebbe perdere un sostegno importante.
Conseguenza delle divergenze franco-tedesche, la difesa dell’Europa resterà un puzzle incompiuto in seno alla Nato, con un pilastro europeo guidato da Berlino, ma sottoposto al buon volere della Casa Bianca.
La frase
“Lipsia segna una nuova escalation sul suolo europeo, direttamente attribuita alla Russia (…). Gli Europei si trovano di fronte a una dura verità: questa è la nuova normalità.”
Ursula von der Leyen.
L’attacco all’aeroporto di Lipsia è “la nuova normalità” — La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ieri ha definito il fallito attacco contro l’aeroporto di Lipsia, che la Germania ha attribuito alla Russia, come “la nuova normalità” per i cittadini europei. “Lipsia segna una nuova escalation sul suolo europeo”, ha detto von der Leyen, al fianco del segretario generale della Nato, Mark Rutte: la moltiplicazione degli attacchi ibridi “è la nuova normalità (…) e questo significa essere pronti a rispondere al comportamento sconsiderato della Russia in modo più rapido ed efficace.”
Secondo von der Leyen, le infrastrutture devono essere guardate “come obiettivi di prima linea e proteggerle di conseguenza.” La presidente della Commissione ha promesso di sostenere ogni Stato membro che sarà preso di mira dalla Russia. Von der Leyen ha anche annunciato la preparazione di “ulteriori sanzioni” da usare “non appena tali atti pericolosi e che mettono a rischio la vita umana vengano attribuiti.”
Lipsia, una sveglia per gli Stati membri? — Durante l’estate gli europei sono sembrati cadere in un torpore di fronte alla minaccia della Russia. Il ventunesimo pacchetto di sanzioni è stato adottato con grande difficoltà e solo dopo che alcune misure sono state tolte. Le difficoltà a trovare intercettori Patriot per l’Ucraina ne sono un altro esempio. L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, ha detto di sperare che Lipsia e gli altri attacchi ibridi in Europa “siano anche una sveglia per i paesi che non sono stati abbastanza decisi” nel sostegno all’Ucraina. L’attacco fallito di Lipsia “ha tutti i tratti distintivi del terrorismo di Stato. La questione è: cosa facciamo al riguardo?”, si è chiesta Kallas prima della riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue a Dublino.
Al termine dell’incontro, l’Alto rappresentante ha detto che ci sono movimenti per la fornitura di Patriot all’Ucraina, anche se saranno annunciati dagli Stati membri interessati. Kallas ha anche spiegato che al Consiglio Affari esteri di ottobre dovrebbero essere adottate le prossime sanzioni contro 1.600 individui ed entità legati all’apparato militare russo.
Lipsia, un incentivo per dare una stretta ai visti ai turisti russi — Secondo i media tedeschi, uno degli attentatori che hanno operato per conto della Russia contro l’aeroporto di Lipsia è entrato nella zona Schengen grazie a un visto turistico concesso dall’Italia nel consolato di Minsk. Per il governo di Giorgia Meloni, se confermata dalle autorità tedesche, sarà di doppio imbarazzo: nei negoziati sul ventunesimo pacchetto di sanzioni, l’Italia si è opposta insieme alla Francia al divieto totale e immediato di concedere visti ai combattenti ed ex combattenti russi. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha annunciato un’indagine per verificare i fatti. Kaja Kallas è stata molto più netta.
“Molti Stati membri lo hanno già segnalato in passato. In effetti, questo tipo di visti turistici viene utilizzato per compiere atti di sabotaggio.” Kallas ha detto di sperare che questo caso “convinca anche alcuni Stati membri che finora si sono opposti a ulteriori restrizioni sui visti che, in realtà, è in gioco anche la nostra sicurezza, oltre a quella dell’Ucraina.”
Il prestito dell’Ue da 90 miliardi per comprare intercettori Patriot — Nell’incontro di ieri con Rutte, Ursula von der Leyen ha annunciato che Kyiv ha chiesto di usare una parte del prestito da 90 miliardi dell’Ue per acquistare intercettori Patriot. Non è una novità. I colloqui tra l’Ucraina e la Commissione per autorizzare un’eccezione erano in corso da tempo.
“Gli Stati membri stanno attualmente esaminando la richiesta dell’Ucraina, ma posso affermare che sta andando nella direzione giusta”, ha detto von der Leyen. La presidente della Commissione ha anche detto che l’Ue sta lavorando con l’Ucraina a FREYA, “un progetto europeo per costruire le nostre difese antimissili balistici.”
Una maggioranza di Stati membri vuole Kallas più forte dentro la Commissione — I ministri degli Esteri ieri hanno discusso anche della riforma del Servizio europeo di azione esterna (SEAE), compreso un documento della Germania, preparato in collaborazione con la Francia, che prevede di rimpatriare nella Commissione alcune competenze rafforzando il ruolo dell’Alto rappresentante. Kaja Kallas ha spiegato che, in un momento di forti pressioni finanziarie, non ci devono essere “duplicazioni” delle funzioni tra il SEAE e la Commissione. Ma tra gli Stati membri “c’è un ampio sostegno per l’assetto istituzionale”, ha spiegato Kallas: “Non dovrebbe essere modificato, ma dovrebbe essere implementato meglio, e con questo mi riferisco specificamente al ruolo dell’Alto Rappresentante e vicepresidente della Commissione.”
Kallas ha ricordato che sono gli Stati membri a definire la politica estera, ma è la Commissione a gestire alcuni strumenti come commercio, aiuti allo sviluppo, migrazione e visti. “Se vogliamo agire come attore geopolitico, dovremmo davvero mettere insieme questi elementi, ed è per questo che i trattati prevedono il ruolo del vicepresidente” per l’Alto rappresentante, ha detto Kallas.
Kallas accusa von der Leyen di volersi appropriare della politica estera — “Il problema non sono i trattati. Non è l’assetto istituzionale. Il problema è l’attuazione di tale assetto”, ha insistito Kallas nella conferenza stampa al termine della riunione dei ministri degli Esteri. Ursula von der Leyen non è mai stata citata esplicitamente da Kallas. Ma dalle sue risposte emerge l’accusa alla presidente della Commissione di bloccare la capacità dell’Alto rappresentante di agire.
“Ci sono due lati dell’equazione. Da un lato, se si vuole concentrare i servizi di azione esterna all’interno della Commissione. Dall’altro lato dell’equazione deve esserci il vicepresidente, l’Alto Rappresentante, che supervisiona effettivamente tali servizi”, ha detto Kallas. Ma per ora tutto questo è solo “sulla carta”, perché “se ci sono stati casi in cui c’è qualcuno al di sopra di me che prende effettivamente le decisioni, allora non funziona. Diciamocelo francamente.”
Una costituzionalista è la nuova presidente dell’Estonia — Il parlamento estone ieri ha eletto la giurista ed esperta di diritto costituzionale Ülle Madise come nuova presidente del paese, la seconda donna a ricoprire questa carica. Madise è stata dal 2015 l’Ombudsman dei diritti umani dell’Estonia. Ricoprirà l’incarico di presidente, un ruolo con poteri limitati, per i prossimi cinque anni. Madise era l’unica candidata e succede ad Alar Karis, che non ha voluto candidarsi per un secondo mandato.
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Presidenza irlandese dell’Ue: riunione informale dei ministri degli Affari europei a Dublino
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Parlamento europeo: discussione alla sottocommissione Diritti umani sul rimpatrio di richiedenti asilo in Afghanistan
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Eurostat: prezzi della produzione industriale a luglio
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