TRENTO. Oltre 900 incarichi temporanei, contratti “spezzatino” e il nodo irrisolto di luglio. C’è poi da affrontare il tema sempre più stringente della denatalità e degli effetti che arrivano nelle aule. Un settore che si confronta con la “fuga” verso la scuola primaria. Così riapre la scuola dell’infanzia in Trentino ma il rischio è che sia un (altro) anno di sofferenza.
“Ma tra denatalità e precariato la continuità didattica resta un miraggio”, le parole a il Dolomiti di Candida Berlanda, referente per la scuola dell’Infanzia della Cisl Scuola del Trentino. “Oggi suonerà la prima campanella per le scuole dell’infanzia della provincia, ma per centinaia di insegnanti il nastro di partenza ha il sapore amaro dell’ennesimo anno all’insegna dell’incertezza, del sovraccarico e della frammentazione. Dietro i proclami istituzionali sul ‘benessere scolastico‘, la realtà del campo fotografata dai numeri della vigilia descrive un sistema in sofferenza“.
Un problema è il precariato storico, gli organici da portare a regime e la “fuga” verso la scuola primaria. Si cerca il personale anche tra i diplomati, quindi fuori dalle graduatorie. “Ma si tratta di personale comunque formato e con i titoli per esercitare questa professione. A mancare può essere l’esperienza ma questo vale un po’ per tutte le nuove assunzioni. Certo, però questa procedura è una fotografia di una situazione complessa, un lavoro sempre più difficile anche per le responsabilità e il peso burocratico”.
“Sono più di 900 gli incarichi complessivamente assegnati per l’avvio di questo anno scolastico“, aggiunge Berlanda. “Una mole imponente di contratti a termine che conferma come la stabilità dell’organico sia ben lontana dall’essere raggiunta. Un precariato ventennale e strutturale che rende la professione sempre meno allettante per le nuove leve: molte giovani laureate preferiscono migrare verso la scuola primaria perché trovano condizioni contrattuali più stabili, carichi di lavoro meglio riconosciuti e un calendario scolastico sostenibile”.
A preoccupare è poi la qualità di queste assegnazioni. “Il tempo pieno è una rarità: solo 200 incarichi circa, un quinto del totale, sono a 25 ore complete”.
E le restanti coperture? “Micro-contratti da fame: circa 300 contratti sono stati ridotti a 12,5, 10 o persino 7,5 ore a settimana, cifre che non permettono di coprire le spese di sussistenza. C’è poi la situazione assurda del 1 e del 2 settembre: come se non bastasse, diverse insegnanti a tempo determinato con contratto in partenza il 3 settembre sono state ‘caldamente invitate‘ a presenziare alle riunioni collegiali oppure ai corsi di aggiornamento, senza avere un contratto in essere”.
Una prassi “inaccettabile: perché non far decorrere le assunzioni dal 1 settembre in modo da garantire la giusta retribuzione e il giusto punteggio, ma anche a permettere di partecipare di diritto alla programmazione del lavoro che andranno a svolgere?”.
Una carenza degli organici però a tutti i livelli che si riflette poi nelle difficoltà quotidiane e nei grandi sforzi del personale per mantenere gli standard educativi di qualità.
“Si parla di inclusione Bes ma si deve considerare il peso delle sostituzioni“, evidenzia Berlanda. “Sono stati previsti soltanto circa 60 incarichi a tempo pieno a fronte di 200 a tempo ridotto con una penalizzazione sul fronte della continuità per i bambini più fragili. Nelle prime settimane, inoltre, per coprire i posti non ancora assegnati e garantire gli inserimenti, il personale presente dovrà fare i ‘salti di gioia’. Una situazione esasperata dal fatto che, nei mesi di giugno e luglio, molte insegnanti hanno scelto di non prendersi qualche giorno di vacanza e di non sostituirsi a vicenda, per garantire ai bambini la compresenza, evitare di accumulare ore e esaurire le energie residue.
A proposito, il bilancio di luglio? Si attendono e si torna a chiedere dei dati da analizzare e da valutare in modo approfondito. “Sicuramente caldo opprimente e presenze a picco. Ormai superato il settimo anno di sperimentazione dell’undicesimo mese (in molte scuole luglio) lascia sul campo conferme impietose: al di là delle richieste teoriche presentate dalle famiglie a gennaio, le presenze effettive a luglio sono precipitate, con sezioni dimezzate già dal primo pomeriggio e pullman che girano a vuoto”.
Le strutture non sono in pratica “preparate” per accogliere i ragazzi, e naturalmente il personale.
“Il personale e i pochi bambini presenti hanno dovuto affrontare un caldo opprimente in strutture sostanzialmente prive di impianti di condizionamento o raffrescamento adeguati”, prosegue Berlanda. “Si è in generale confermata l’inefficacia di una misura che gravita unicamente sulla stanchezza di piccoli e lavoratori, declassificando la scuola a mero servizio conciliativo”.
Tagli all’organico, ma gli spazi da pulire restano gli stessi. “E sullo sfondo rimane il dramma della denatalità, che sta portando alla chiusura o al taglio di numerose sezioni in tutto il territorio provinciale. La perdita di sezioni comporta una drastica riduzione di personale docente e ausiliario”.
Tuttavia non è il solo aspetto da tenere in considerazione sulle ripercussioni dettate dal calo delle nascite.
“C’è un paradosso organizzativo che si tende a ignorare: se le sezioni diminuiscono, la metratura degli edifici scolastici non cambia. Gli spazi, i corridoi e i giardini da pulire e igienizzare rimangono gli stessi, ma a doverlo fare è un numero sempre inferiore di operatori d’appoggio, sottoposti a ritmi di lavoro molte volte insostenibili. Serve una svolta reale L’avvio di questo anno scolastico dimostra che non si può più procedere con interventi tampone o slogan sulla conciliazione. Per salvare la scuola dell’Infanzia trentina serve restituire dignità economica e contrattuale al personale, programmare le assunzioni dal 1 settembre e investire su strutture adeguate e organici stabili, affinché la scuola possa ancora essere chiamata tale“, conclude Berlanda.
Insomma, oggi inizia la scuola dell’infanzia, poi la prossima settimana tocca agli altri istituti ma la situazione anche in questo caso non sembra serena (Qui articolo).
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