«Da soli non ce la facciamo»: il grido dei caregiver che la legge non può ignorare


Non era una famiglia sola, quella di Pietralata: i nonni e gli zii erano presenti. Non era una famiglia sconosciuta ai servizi, perché i servizi sociali la aveva presa in carico. Ma tutto questo non è bastato a scalfire la solitudine, a trasformarsi in una rete di sostegno reale, a mantenere accesa una speranza davanti al dilagare nero della disperazione. Il futuro era già scomparso per Valentina e Luca, genitori quarantenni, della piccola Bianca, 5 anni, con una disabilità grave legata alla sua nascita prematura. Tutta la famiglia oggi non c’è più. La coppia ha lasciato decine di lettere di addio, scrivendo “da soli non ce la facciamo”.

È l’ennesima tragedia della solitudine dei caregiver. A dicembre 2025 Lucia aveva lasciato un biglietto con parole molto simili: «Scusatemi, ma non ce la faccio più. Chiedo perdono a tutti». Lucia aveva 78 anni, era di Corleone, ha ucciso la figlia con disabilità, Giuseppina, di 47 anni, e poi si è tolta la vita gettandosi dal terrazzo di casa. I quotidiani locali riportano che la donna non avrebbe retto al peso di dovere gestire la figlia da sola, soprattutto dopo la morte del marito, Salvatore, mancato otto mesi fa. Pochi mesi prima, a ottobre, in Emilia Romagna – la regione che per prima ha approvato una legge sul caregiver familiare – un uomo di 92 anni ha ucciso la moglie 88enne, malata di Alzheimer, per poi togliersi la vita gettandosi dal secondo piano.

Avere una legge per Valentina, Luca, Bianca, Lucia e Giuseppina avrebbe fatto la differenza? Questo nessuno lo sa, ma senza dubbio la politica e il legislatore oggi deve prendere atto che i sostegni esistenti non sono sufficienti a intercettare e soddisfare la complessità dei bisogni della famiglia di Bianca e di tantissime altre persone. Quanta sofferenza attraversa silenziosamente le nostre case, senza che nessuno riesca a vederla?

Era il 12 gennaio quando il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge per il riconoscimento e tutela del caregiver familiare. La legge di bilancio per il 2026-2028 aveva stanziato 257 milioni di euro annui da ripartire tra gli aventi diritto nella platea individuata, a partire dal 2027. Le risorse per il 2026 – pari a 1,15 milioni di euro, subito oggetto di aspra polemica – servono a costruire la piattaforma Inps in tempi paralleli a quelli dei lavori parlamentari, in modo che nel 2027 si possa subito procedere con l’erogazione del contributo. «Spero che l’iter parlamentare possa essere snello, abbiamo chiesto la procedura di urgenza e faremo il massimo. Sono certa che, grazie ai deputati e senatori che avranno voglia di contribuire in maniera costruttiva al testo, potremo ulteriormente migliorarlo», aveva detto la ministra Alessandra Locatelli.

Dalla Commissione Affari Sociale della Camera, con questa «corsia preferenziale» per l’approvazione, ci si aspettava quindi l’approvazione prima della pausa estiva: ma non è stato così. «Non è colpa della Commissione, noi ci siamo riuniti la mattina presto e la notte, ma ai primi di agosto ancora mancavano alcuni pareri vincolanti, in particolare quelli del Mef, su una cinquantina di emendamenti, tra cui anche quelli presentati dal relatore e concordati con il ministro Locatelli. Senza quei pareri, non siamo riusciti a chiudere», spiega Luciano Ciocchetti, deputato di Fratelli d’Italia e relatore della legge in Commissione.

La tragedia di Pietralata «conferma l’urgenza del tema, non la aggiunge. Siamo tutti perfettamente consapevoli di quanto questa legge sia urgente, attesa, importante, tant’è che ci sono 12 proposte di legge depositate alla Camera e altre al Senato, abbiamo iniziato a lavorarci già prima che arrivasse il testo governativo avviando i lavori per redigere un testo base, facendo molte audizioni con le associazioni e i corpi intermedi: poi è arrivato il ddl del Governo ed è stato naturale partire da lì. La cronaca ci dice di accelerare. Ma ci dice anche – questa almeno è la mia opinione – che non basterà questa legge, perché c’è un tema di servizi sociali e sanitari (e di integrazione fra il sociale e il sanitario) che il pubblico deve garantire. Non basta il caregiver e non possiamo pensare che il caregiver sositusca i servizi sociali e sanitari. Il tema è molto più ampio. Serve una revisione dei servizi, non possiamo lasciare solo al caregiver l’onere di affrontare queste difficoltà quotidiane e queste tragedie».

In Italia ci sono 7 milioni di caregiver. Persone invisibili che, nel silenzio, si fanno carico ogni giorno della fragilità di un proprio caro. L’inchiesta su VITA magazine.
LA SOLITUDINE DEI CAREGIVER

La ripresa dei lavori è prevista per il 9 settembre, «il presidente Cappellacci e tutti i membri hanno sono concordi nel dare priorità a questo tema, l’impegno è quello di andare rapidamente alla conclusione in modo che per metà ottobre il testo possa aver fatto anche il passaggio in Aula, ricordiamo che poi il ddl deve andare al Senato». Ciocchetti ripercorre l’iter del provvedimento, «che sta a cuore a tutti»: questa è la ragione per cui «tutti hanno provato a migliorare» il testo del Governo, assunto come testo base, «con più di 400 emendamenti che però non erano di ostruzionismo, recuperavano le istanze che sono arrivate dall’associazionismo e dai corpi intermedi, dalle tante audizioni che abbiamo fatto». Sul tema delle risorse, oggettivamente poche, il relatore dice che «noi possiamo lavorare solo sulla base delle coperture stanziate in questo momento, poi tutti auspichiamo che nelle prossime leggi di bilancio vengano messe risorse aggiuntive».

Gli emendamenti su cui si attende parere del Mef, quindi, non prevedono in realtà un aumento di risorse. Ciocchetti cita in particolare un emendamento che salva le leggi regionali – sia quelle già esistenti sia quelle che verranno in futuro – che con proprie risorse intervengono a supporto dei caregiver familiari. L’aiuto economico previsto sarebbe di un massimo di 400 euro mensili ma solo per i caregiver conviventi e solo con un Isee molto basso.  «Stiamo provando anche ad allargare la platea, ma non per la parte dove è prevista un contributo economico», dice il relatore. E la piattaforma Inps che doveva essere pronta entro il 30 settembre, in modo che il 1° gennaio 2027 tutto fosse pronto a partire? «Ovviamente tutte le date verranno riviste, ma so che Inps e il ministero della Disabilità stanno già lavorando, le basi sono state poste. E finalmente avremo una banca dati precisa di quanti sono i caregiver, perché oggi abbiamo solo stime. I governi e i legislatori succesivi potranno adeguare la platea e le risorse», sottolinea Ciocchetti.

Ultimo tema, il lavoro. Con molte mamme – lo stesso aveva fatto Valentina, mamma di Bianca – che lasciano il lavoro per seguire 24 ore su 24 il figlio con disabilità, perdendo così non solo un reddito ma anche quello scampolo di continuità con la vita di prima, di gratificazione personale, di socialità. Quel territorio prezioso in cui non essere solo “la mamma di”. «Come sa su questo c’è un dibattito. L’ipotesi di introdurre meccanismi di contributi figurativi per chi lascia il lavoro, costa circa 3 miliardi all’anno con la platea attuale: con le risorse stanziate, non abbiamo modo di intervenire in questo momento. La parte previdenziale, così come quella di sostegno al reddito, sono due temi aperti che spero saranno affrontati in futuro».

Foto da Unsplash

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