Arriva la proroga del Bonus Mamme: l’ipotesi nella Manovra 2027



Il Bonus mamme potrebbe trovare spazio anche nella Manovra 2027, ma la partita non riguarda soltanto la proroga del contributo da 60 euro mensili. Il vero nodo sarà costruire un passaggio ordinato verso il nuovo esonero contributivo previsto dalla legislazione vigente, evitando vuoti normativi e incertezze per le lavoratrici.


Dal confronto politico che precede la definizione della prossima Legge di Bilancio emerge la volontà di mantenere alta l’attenzione su occupazione femminile, genitorialità e natalità. Tra le priorità indicate da esponenti della maggioranza figura proprio il sostegno alle madri che lavorano. Tuttavia, la conferma del Bonus mamme 2027 non può ancora considerarsi definitiva: importi, requisiti e modalità dipenderanno dal testo che sarà approvato dal Parlamento.

Bonus mamme 2027, perché la conferma diventa una scelta strategica

La discussione sulla misura si inserisce in una situazione demografica che non lascia molto spazio all’attesa. Secondo il rapporto Istat sulla natalità, nel 2024 sono nati in Italia 369.944 bambini, quasi 10mila in meno rispetto all’anno precedente. La diminuzione è stata del 2,6%, mentre il numero medio di figli per donna è sceso al minimo storico di 1,18.

Il confronto con il 2008 fotografa ancora meglio la profondità del cambiamento. In quell’anno si registrarono oltre 576mila nascite; da allora il Paese ne ha perse quasi 207mila, con una contrazione complessiva del 35,8%. Non si tratta quindi di una flessione temporanea, ma di una trasformazione destinata a incidere sugli equilibri economici e sociali dei prossimi decenni.

Una popolazione con meno giovani e più anziani significa, nel lungo periodo, una platea ridotta di lavoratori chiamati a finanziare pensioni, sanità e assistenza. Il calo demografico coinvolge inoltre la scuola, i servizi locali, il mercato immobiliare e la capacità produttiva del Paese. Per questo le politiche familiari non possono essere lette esclusivamente come un capitolo di spesa sociale: rappresentano anche un investimento sulla sostenibilità futura del sistema pubblico.

Il sostegno economico alle madri lavoratrici interviene su uno dei punti più delicati. In molte famiglie, infatti, la nascita di un figlio comporta maggiori spese, difficoltà nel conciliare orari professionali e responsabilità di cura, riduzione del reddito e, in alcuni casi, l’uscita della donna dal mercato del lavoro. Il Bonus mamme prova ad alleggerire una parte di questo peso, pur senza poter risolvere da solo problemi molto più ampi.

Come funziona il contributo da 60 euro nel 2026

La Legge di Bilancio 2026 ha rafforzato il contributo introdotto l’anno precedente. L’importo è passato dai 40 euro mensili del 2025 ai 60 euro del 2026, per un valore massimo teorico di 720 euro nell’arco di dodici mesi.

Come chiarito dall’INPS sulle misure per la genitorialità, la somma è riconosciuta alle lavoratrici dipendenti, con esclusione del lavoro domestico, e alle autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie, comprese la Gestione separata e le casse professionali.

Occorre precisare che l’accesso delle autonome non rappresenta una novità assoluta del 2026: questa categoria era già compresa nella disciplina del contributo da 40 euro prevista per il 2025. La nuova manovra ha quindi confermato quella platea, aumentando l’ammontare mensile.

Le condizioni cambiano in base al numero dei figli:

  • le madri con due figli possono ottenere il beneficio fino al mese in cui il secondo compie dieci anni;
  • in presenza di più di due figli, il limite arriva al mese del diciottesimo compleanno del più piccolo, nel rispetto delle regole previste per il coordinamento con gli esoneri contributivi;
  • il reddito da lavoro non deve superare 40mila euro su base annua;
  • le lavoratrici domestiche restano escluse.

I 60 euro spettano per ogni mese, o frazione di mese, durante il quale risulta attivo un rapporto lavorativo o viene esercitata un’attività autonoma. La prestazione viene erogata dall’INPS su domanda, non è soggetta a imposizione fiscale o contributiva e non concorre alla determinazione dell’ISEE.

Non bisogna però considerare automaticamente acquisito lo stesso importo per il 2027. La disposizione contenuta nella Legge 30 dicembre 2025, n. 199 disciplina espressamente il contributo monetario per il solo 2026.

Cosa può cambiare davvero dal 2027

Il quadro del prossimo anno è più articolato di una semplice proroga. La normativa vigente ha già programmato dal 2027 l’avvio di un esonero contributivo parziale per le madri lavoratrici con almeno due figli. Il meccanismo, introdotto dalla Legge di Bilancio 2025, era inizialmente atteso dal 2026, ma la successiva manovra ne ha rinviato l’applicazione di dodici mesi.

Il contributo da 60 euro è nato proprio come soluzione transitoria, in attesa dell’attuazione della decontribuzione. La Manovra 2027 dovrà pertanto chiarire quale strada seguire: mantenere il sostegno economico nella forma attuale, sostituirlo con il nuovo sgravio, oppure definire una diversa disciplina di coordinamento.

Per l’esonero programmato dal 2027 sono già delineati alcuni elementi generali. La misura dovrebbe riguardare le dipendenti, fatta eccezione per i rapporti di lavoro domestico, e determinate categorie di autonome. La soglia prevista è pari a 40mila euro, ma in questo caso il riferimento normativo riguarda l’imponibile previdenziale, concetto che non coincide necessariamente con il reddito da lavoro utilizzato per il contributo monetario.

Rimangono inoltre da stabilire l’entità concreta della riduzione contributiva e le modalità operative. Saranno quindi indispensabili i provvedimenti attuativi e le istruzioni dell’INPS. La volontà politica di conservare il Bonus mamme, indicata tra le ipotesi della prossima manovra, dovrà confrontarsi con questa disciplina già programmata e con le risorse disponibili.

Bonus ed esonero IVS non sono la stessa agevolazione

Un errore frequente consiste nel confondere il contributo da 60 euro con l’esonero IVS attualmente riconosciuto a una specifica categoria di lavoratrici. I due strumenti hanno natura, importi e destinatari differenti.

Il Bonus mamme 2026 è una somma fissa riconosciuta dall’INPS, previa domanda, alle beneficiarie che rispettano il limite reddituale. L’esonero IVS, invece, riduce i contributi previdenziali per invalidità, vecchiaia e superstiti normalmente trattenuti sulla retribuzione.

Fino al 31 dicembre 2026 resta operativo l’esonero totale destinato alle madri con almeno tre figli, titolari di un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Come riepilogato dal Dipartimento per le politiche della famiglia, lo sgravio può arrivare a un massimo di 3mila euro annui e si applica fino al mese in cui il figlio più piccolo compie 18 anni.

Per i mesi coperti dal rapporto a tempo indeterminato, le madri con almeno tre figli che usufruiscono di questo esonero non possono ricevere anche il contributo mensile. Le agevolazioni non sono cumulabili per il medesimo periodo. Prima di presentare una richiesta è quindi necessario verificare non soltanto il numero e l’età dei figli, ma anche il tipo di contratto, il reddito e l’eventuale applicazione dello sgravio in busta paga.

Dai bonus annuali a una politica familiare stabile

La conferma del Bonus mamme per il 2027 fornirebbe continuità a molte lavoratrici, ma il dibattito non può fermarsi ai 60 euro mensili. Una misura rinnovata di anno in anno offre un aiuto immediato, mentre le decisioni familiari richiedono regole prevedibili per un periodo molto più lungo.

Il contrasto alla denatalità passa anche dalla disponibilità di asili nido, da congedi più equilibrati tra i genitori, da un mercato del lavoro meno precario, dall’accesso alla casa e da servizi territoriali compatibili con gli orari professionali. Serve inoltre ridurre la penalizzazione economica e occupazionale che continua a colpire soprattutto le donne dopo la nascita dei figli.

La Manovra 2027 rappresenterà dunque un banco di prova. Non dovrà soltanto decidere se conservare un bonus, ma chiarire quale modello di sostegno alla maternità applicare dal prossimo gennaio. Fino all’approvazione della Legge di Bilancio, parlare di proroga già certa sarebbe prematuro. L’indirizzo politico è favorevole, ma la forma definitiva del beneficio dipenderà dalle coperture, dalle norme di coordinamento e dall’attuazione del nuovo esonero contributivo.


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