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Oltre 18,3 milioni di euro per sostenere il Terzo settore nel 2026, con una quota superiore a 8,4 milioni destinata alle iniziative di rilevanza nazionale. I finanziamenti puntano su contrasto alla povertà, inclusione, salute, educazione, lavoro, sostenibilità e innovazione sociale, con uno spazio crescente anche per l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie.
È il quadro delineato dal decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 4 agosto 2026, n. 110, registrato dalla Corte dei conti il 26 agosto 2026 al n. 829, che definisce per l’anno 2026 obiettivi, priorità e linee di attività finanziabili attraverso le risorse degli articoli 72 e 73 del Codice del Terzo settore (D.lgs. n. 117 del 2017).
Terzo settore, 18,3 milioni di euro per il 2026
Le risorse complessivamente programmate ammontano a 18.357.195,90 euro, al netto degli impegni pluriennali già assunti negli esercizi precedenti (inferiori a quelle del 2025).
Il decreto ministeriale 4 agosto 2026, n. 110 suddivide i fondi in tre grandi aree di intervento:
- 8.427.195,90 euro per iniziative e progetti di interesse generale di rilevanza nazionale;
- 7.350.000 euro per contributi destinati all’acquisto di autoambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e beni strumentali;
- 2.580.000 euro per il contributo annuo previsto a favore delle associazioni individuate dalla legge n. 476/1987.
Un’ulteriore indicazione riguarda le eventuali somme che dovessero rendersi disponibili nel corso del 2026: saranno destinate al finanziamento dei progetti di rilevanza nazionale.
Il Ministero si riserva inoltre la possibilità di finanziare, utilizzando le risorse dell’annualità successiva, proposte ammissibili rimaste senza contributo per insufficienza dei fondi disponibili.
Progetti nazionali: almeno 10 Regioni e contributi fino a 500 mila euro
Una parte centrale della programmazione riguarda gli 8,4 milioni di euro riservati alle iniziative di rilevanza nazionale.
Per essere considerate tali, le attività devono interessare almeno 10 Regioni. La scelta punta a sostenere interventi con un’effettiva dimensione sovraregionale e a favorire collaborazioni tra più enti, limitando la frammentazione delle risorse.
Il finanziamento ministeriale previsto per ogni singola iniziativa o progetto deve essere:
- non inferiore a 250.000 euro;
- non superiore a 500.000 euro.
Cambiano, invece, le percentuali di copertura in relazione alla tipologia del soggetto proponente.
Per le organizzazioni di volontariato (ODV) e le associazioni di promozione sociale (APS), anche quando partecipano in partenariato, il contributo pubblico può arrivare fino all’80% del costo complessivo approvato. Almeno il restante 20% deve quindi essere coperto attraverso cofinanziamento.
Per le fondazioni del Terzo settore, il contributo ministeriale può raggiungere al massimo il 50% del costo complessivo, con un cofinanziamento pari almeno all’altro 50%.
Il decreto chiarisce inoltre che il cofinanziamento deve essere costituito da risorse finanziarie del soggetto proponente o di eventuali soggetti terzi.
Chi può presentare i progetti
Le iniziative nazionali possono essere promosse da:
- organizzazioni di volontariato;
- associazioni di promozione sociale;
- fondazioni del Terzo settore;
- partenariati costituiti tra tali soggetti;
- enti che operano anche attraverso le reti associative disciplinate dall’articolo 41 del Codice del Terzo settore.
È richiesta, in linea generale, l’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS).
Una disciplina specifica riguarda le fondazioni già iscritte nella soppressa Anagrafe delle ONLUS. Possono partecipare anche quelle che hanno presentato la domanda di iscrizione al RUNTS entro il 31 marzo 2026 e per le quali il relativo procedimento risulta ancora pendente.
Il passaggio assume rilievo nel 2026, primo anno successivo all’abrogazione della disciplina delle ONLUS, operativa dal 1° gennaio 2026. Il documento ministeriale segnala inoltre che, alla data del 20 luglio 2026, gli enti iscritti al RUNTS hanno raggiunto quota 150.194.
Povertà, salute, istruzione e lavoro tra le priorità
Le proposte dovranno inserirsi nelle aree prioritarie individuate dal Ministero, collegate agli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Il campo degli interventi è ampio e comprende, tra gli altri:
- contrasto alla povertà, alle fragilità e all’esclusione sociale;
- recupero delle eccedenze alimentari, farmaceutiche e sanitarie;
- lotta alle solitudini involontarie e sostegno alla popolazione anziana;
- inclusione delle persone con disabilità e non autosufficienti;
- prevenzione delle dipendenze;
- contrasto a violenza, discriminazioni, bullismo e cyberbullismo;
- benessere psicologico e sociale, con particolare attenzione ai più giovani;
- contrasto alla povertà educativa;
- promozione della legalità e delle competenze digitali e scientifiche;
- uguaglianza di genere;
- inclusione socio-lavorativa e contrasto allo sfruttamento;
- sostegno ai giovani che si trovano nella condizione di NEET, ossia non studiano, non lavorano e non frequentano percorsi formativi;
- economia sociale, economia circolare e consumo responsabile;
- tutela ambientale e azioni contro il cambiamento climatico.
La programmazione attribuisce inoltre rilievo allo sviluppo delle reti associative e alla capacity building, vale a dire al rafforzamento delle competenze organizzative e della capacità degli enti del Terzo settore di progettare, collaborare e offrire servizi.
Intelligenza artificiale tra educazione, salute e lavoro
Tra le linee di intervento il decreto ministeriale 4 agosto 2026, n. 110 cita anche intelligenza artificiale e nuove tecnologie, considerate sia sotto il profilo delle opportunità sia sotto quello dei rischi.
Nell’ambito della salute e del benessere viene prevista la promozione di un uso etico dell’IA e delle nuove tecnologie, accompagnato da attività di informazione sui rischi.
Sul fronte educativo, le iniziative possono puntare allo sviluppo di un utilizzo consapevole, critico ed etico dell’intelligenza artificiale, ma anche al contrasto degli abusi e dei deepfake che coinvolgono i giovani.
L’IA entra anche nelle politiche per l’uguaglianza di genere e il lavoro, attraverso iniziative rivolte allo sviluppo di competenze tra giovani, donne e ragazze che si affacciano al mercato del lavoro.
Bandi e procedure con successivi provvedimenti
Saranno successivi provvedimenti del Direttore generale per le politiche del Terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese ad attivare le procedure per individuare gli interventi finanziabili, nel rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità, partecipazione e parità di trattamento.
Per gli enti interessati, sarà quindi necessario attendere i relativi atti amministrativi per conoscere modalità operative, termini di presentazione delle proposte e criteri applicativi delle procedure di finanziamento.
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