Per molti studenti universitari settembre significa una cosa molto concreta: trovare casa. Con l’inizio del nuovo anno accademico alle porte, la ricerca di una stanza torna a occupare le giornate di migliaia di ragazzi costretti a trasferirsi lontano dal proprio comune di residenza. E se nel 2026 i prezzi delle stanze singole risultano in calo rispetto all’anno precedente, il conto resta comunque pesante.
Secondo le rilevazioni di Immobiliare.it Insights, i canoni delle stanze singole sono diminuiti del 6,2% su base nazionale. Ma nelle città universitarie più care gli affitti continuano a pesare sui bilanci delle famiglie: a Milano una camera singola supera mediamente i 700 euro al mese, mentre a Roma e Firenze si aggira intorno ai 620 euro.
In questo scenario, per chi studia lontano da casa può assumere particolare importanza una detrazione Irpef del 19% sull’affitto, prevista per gli studenti fuori sede. Il beneficio, tuttavia, non spetta automaticamente a tutti.
Chi può ottenere la detrazione
La misura riguarda gli studenti iscritti a un corso universitario in un comune diverso da quello di residenza, a condizione che la sede degli studi si trovi ad almeno 100 chilometri di distanza e in un’altra provincia.
Il beneficio è previsto anche per chi frequenta gli Istituti tecnici superiori (Its) e i nuovi percorsi degli istituti musicali e dei conservatori.
Non fanno differenza, invece, il tipo di corso universitario frequentato né il fatto che l’istituzione sia pubblica o privata.
Restano fuori dalla misura gli studenti che frequentano percorsi successivi alla laurea, come master, dottorati di ricerca e corsi di specializzazione.
Quanto si può recuperare
La detrazione è pari al 19% delle spese sostenute per l’affitto, ma viene calcolata su un importo massimo di 2.633 euro.
Il beneficio massimo teorico è quindi di circa 500 euro.
Non significa, però, che chi paga un affitto molto più alto possa detrarre il 19% dell’intera somma versata durante l’anno: il tetto previsto dalla normativa rimane infatti fissato a 2.633 euro.
Quali contratti sono ammessi
Anche il tipo di contratto ha la sua importanza. La detrazione può essere richiesta per le locazioni stipulate o rinnovate secondo la legge 431/1998, ma anche per alcune forme specifiche di ospitalità e assegnazione.
Sono compresi, tra gli altri, i contratti a uso transitorio e quelli relativi all’affitto di un singolo posto letto.
La stessa possibilità può riguardare i contratti di ospitalità o gli atti di assegnazione stipulati con università, enti per il diritto allo studio, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza scopo di lucro e cooperative, purché siano rispettate le condizioni previste.
Un requisito fondamentale è che il contratto sia regolarmente registrato.
Se la casa è condivisa
La condivisione dell’appartamento non fa perdere automaticamente il diritto alla detrazione. Quando il contratto è intestato a più studenti, il canone viene suddiviso pro quota, cioè in base alla parte attribuita a ciascun inquilino.
Non è necessario che tutti i coinquilini abbiano i requisiti per ottenere l’agevolazione. A poterla utilizzare saranno soltanto gli studenti che rispettano le condizioni previste dalla legge.
Per ogni avente diritto resta comunque il limite di 2.633 euro di spesa detraibile.
La distanza di 100 chilometri
È uno dei requisiti centrali. La distanza deve essere calcolata tra il comune di residenza dello studente e quello in cui si trova l’università, considerando il percorso più breve attraverso una delle vie di comunicazione disponibili.
Può quindi essere preso in considerazione il percorso stradale o ferroviario. È sufficiente che almeno uno dei collegamenti utilizzabili raggiunga la soglia dei 100 chilometri.
Quando dal comune di residenza non esiste un collegamento ferroviario, può essere valutato il tragitto stradale più breve oppure un percorso misto strada-ferrovia.
L’immobile preso in affitto, inoltre, deve trovarsi nel comune dell’università o in un comune limitrofo.
La detrazione può valere anche all’estero
La misura non riguarda esclusivamente chi studia in Italia. Il beneficio può essere riconosciuto anche agli studenti iscritti presso un’università di uno Stato dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo.
Rientrano inoltre i periodi trascorsi all’estero nell’ambito di un programma Erasmus, purché siano rispettate le condizioni previste e l’alloggio appartenga alle categorie ammesse.
In questi casi può essere necessaria un’apposita attestazione per dimostrare che la struttura rispetta i requisiti richiesti.
Quali spese si possono scaricare
Il 19% viene applicato ai canoni di locazione, ai contratti di ospitalità e agli atti di assegnazione in godimento o locazione, sempre entro il limite complessivo di 2.633 euro.
Non rientrano invece nella spesa detraibile il deposito cauzionale, le spese condominiali o di riscaldamento quando comprese nel canone e i costi sostenuti per l’intermediazione immobiliare.
La detrazione è inoltre soggetta alle regole che limitano l’ammontare complessivo delle detrazioni per i contribuenti con redditi più elevati. In particolare, per i redditi complessivi superiori a 75 mila euro entra in gioco un meccanismo che tiene conto anche del numero dei figli fiscalmente a carico.
Il pagamento deve essere tracciabile
Avere un contratto regolare non basta. Per poter dimostrare di aver effettivamente sostenuto la spesa, il pagamento dell’affitto deve essere tracciabile, per esempio attraverso un bonifico bancario o postale o un altro sistema di pagamento ammesso.
È quindi importante conservare la documentazione dei versamenti, insieme al contratto di locazione e agli altri documenti necessari a dimostrare il possesso dei requisiti.
Se a pagare sono i genitori
C’è poi un caso molto frequente: quello dello studente fiscalmente a carico dei genitori.
Se sono loro a sostenere direttamente la spesa per l’affitto, la detrazione non viene attribuita allo studente, ma al familiare che ha effettivamente pagato il canone, sempre nel limite massimo previsto.
La regola può riguardare anche famiglie con più figli universitari fuori sede. In presenza di contratti distinti e dei requisiti richiesti, la detrazione può essere riconosciuta per ciascuna spesa sostenuta, rispettando i limiti previsti dalla normativa.
Per chi si prepara a lasciare casa per l’università, dunque, il contratto d’affitto non è soltanto una voce di spesa: può diventare anche un elemento da considerare nella dichiarazione dei redditi. Ma per recuperare il 19% è necessario verificare attentamente requisiti, distanza, tipologia di contratto e modalità di pagamento.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link






