Mentre il continente europeo prosegue nella sua corsa al riarmo cercando di consolidare il settore della sicurezza, emerge come quest’ultimo rappresenti un nuovo ambito di dipendenza del Vecchio continente: non solo, dunque, dipendenza energetica e tecnologica, ma anche quella nel settore della Difesa. In questo caso, i governi europei si stanno legando a doppio filo non solo agli USA, ma anche e soprattutto a Israele, nonostante gli apparenti contrasti diplomatici registratisi nell’ultimo periodo per via delle guerre israeliane a Gaza e in Libano. Sebbene molti contratti in questo settore non vengano resi pubblici per una questione di sicurezza nazionale, secondo la testata Politico, dal database europeo degli appalti si può notare come le aziende israeliane stiano diventando fornitori di riferimento dei principali governi europei per quanto riguarda le comunicazioni militari, la sorveglianza e la guerra elettronica, in molti casi senza indire gare d’appalto come previsto dalla normativa europea. Inoltre, alcune aziende israeliane operano tramite filiali europee rimanendo quindi “nascoste”.
Se da un lato, dunque, l’Ue dipende in buona parte dagli Stati Uniti per armi, carri armati e aerei, dall’altro, dipende sempre di più da Israele per sistemi avanzati meno visibili come sensori, intercettori e tecnologie di sorveglianza. «Guardando alle nostre relazioni attuali con l’UE, sì, ci sono delle sfide», ha affermato Avi Nir-Feldklein, ambasciatore israeliano presso il blocco. Tuttavia, ha aggiunto che «se si guarda a ciò che stiamo facendo a livello bilaterale con gli Stati membri dell’UE, la cooperazione costruttiva e concreta è intensa e fiorente». Uno dei più grandi contratti nel settore della sicurezza stipulato di recente è quello tra Israele e il governo greco: si tratta di uno dei più importanti accordi in questo campo nella storia di entrambi i Paesi. L’accordo – del valore di tre miliardi di euro – denominato Achilles Shield, fornirà alla Grecia una serie di tecnologie israeliane per proteggerla da un’ampia gamma di minacce, tra cui missili, aerei e droni.
Ma la Grecia è solo uno dei tanti Stati europei che ha deciso di affidarsi allo Stato ebraico per ottenere le più avanzate tecnologie di sicurezza: tra gli altri, anche Paesi Bassi, Spagna, Danimarca e Germania hanno concluso importanti accordi in tal senso. Nel 2025, la divisione C4I and Cyber di Elbit Systems, specializzata in sicurezza informatica, si è aggiudicata un contratto da 25 milioni di euro per la fornitura di sistemi di gestione del campo di battaglia al Ministero della Difesa olandese. Allo stesso modo, nonostante la sua posizione critica nei confronti di Tel Aviv, nel 2024, il Ministero della Difesa spagnolo ha assegnato a Rafael Advanced Defense Systems un contratto da 1,17 milioni di euro senza gara d’appalto, affermando che l’azienda israeliana era l’unico fornitore in grado di fornire le attrezzature richieste. Tuttavia, in linea con la sua politica di embargo sulle armi da e verso Israele, Madrid ha successivamente annullato il contratto. Da parte sua, la Germania ha firmato un memorandum d’intesa per lo sviluppo di una cupola cibernetica realizzata con tecnologia israeliana sul territorio tedesco. Anche l’Italia va annoverata tra i Paesi che stanno aumentando la loro dipendenza nella Difesa da Tel Aviv: nel 2024, infatti, l’agenzia per la sicurezza informatica ha introdotto un incentivo agli acquisti equiparando i software israeliani per la sicurezza informatica ai prodotti dell’UE e della NATO nelle gare d’appalto pubbliche.
Questa dipendenza è inoltre accentuata dalle modalità attraverso cui vengono assegnati gli appalti: anche in materia di difesa e sicurezza, infatti, le norme europee prevedono gare d’appalto, mentre le procedure di esenzione dalle gare sono eccezionali e devono essere giustificate in modo rigoroso. Da quanto risulta dai database, invece, molti appalti pubblici in questo settore – tra cui quello tra Grecia e Israele – sono stati assegnati direttamente a aziende israeliane senza gare d’appalto. Secondo Politico, le assegnazioni dirette possono accentuare la dipendenza, in quanto i governi sono legati a uno specifico produttore, mentre nel 2025 la Corte di giustizia europea ha stabilito che i sistemi altamente specializzati possono vincolare un acquirente se sono progettati in modo tale che solo il fornitore originario possa effettuare la manutenzione o gli aggiornamenti necessari.
Il segreto della forza delle aziende israeliane sta nella cooperazione tra governo, mondo accademico e aziende private, ma soprattutto nel fatto che molte aziende di difesa sono di proprietà statale o mantengono profondi legami istituzionali con l’apparato di difesa israeliano. È il caso delle tre principali aziende israeliane del settore della difesa: Israel Aerospace Industries, Rafael Advanced Defense Systems ed Elbit Systems. Inoltre, queste aziende hanno la possibilità di sviluppare e testare nuovi strumenti di sicurezza con applicazioni concrete direttamente sul campo, considerate le numerose guerre ingaggiate con i Paesi circostanti, oltre che il massacro di Gaza.
Nonostante diversi eurodeputati abbiano sollevato numerose critiche alla sempre maggiore dipendenza europea da Tel Aviv in termini di sicurezza, nei fatti i governi europei antepongono questo settore a qualsiasi altro aspetto, non tenendo conto però che proprio dipendere da Israele è un fattore che mina alla radice la sicurezza europea. Il sistema di intelligence e di sorveglianza dello Stato ebraico, infatti, è tale da poter ricattare in ogni momento i politici e l’apparato securitario dei singoli Stati, i quali avranno sempre meno margine per criticare le politiche e le azioni di Israele. Tutto questo – insieme alla crisi energetica – non farà altro che indebolire ulteriormente i Paesi europei sul piano geopolitico, mentre le mire di Bruxelles di autonomia energetica e tecnologica rimangono per ora solo sulla carta.
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