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Che oggi siamo qua per questa terza giornata di Madera, un appuntamento straordinario, voluto fortemente dalla Lega, Coop tanti temi trattati in queste due giornate. Insomma, legalità, giustizia sociale, sostenibilità, e oggi il focus lo diceva proprio Angela è quello del del lavoro, un lavoro che diventa insomma pilastro portante della democrazia, della giustizia sociale, che è il focus principale. Per quanto riguarda poi la la cooperazione, oggi cercheremo di riflettere sul tema del lavoro e capire quali sono le proposte che arrivano da questo mondo. Alla luce anche di un importante manifesto per il lavoro cooperativo che ha pensato, abbiamo una notizia, lo possiamo dire per il logo, per i colleghi e il primo che viene diramato, insomma, al Sud. Quindi abbiamo questo
Questo primato, cercheremo anche di capire, di sciorinare quelli che sono i dati relativi al lavoro, dati certamente non confortanti, tasso di disoccupazione, insomma che fa venire la pelle d’oca, tanti giovani, quasi 97.000 giovani che dal 2019 al 2026 anno purtroppo abbandonato la Sicilia, tante le proposte che arriveranno anche da dai giovani per cercare di farli tornare, perché noi abbiamo bisogno delle nostre eccellenze, ma prima di entrare nel vivo e aprire i nostri lavori, io darei la parola a Carmelo Greco, al quale chiedo anche lui di fare un anno, lui di fare un applauso perché da giorni si impegna attivamente perché queste quattro giornate insomma possono essere all’insegna del del del successo che merita questa manifestazione, lui responsabile lavoro cooperativo in relazioni industriali, Legacoop, Sicilia, prego, Carmelo
Grazie.
Grazie grazie a tutti, benvenuti grazie non solo di facciata, ma veramente di cuore al presidente Filippo Parrino alla direttrice Angela Perucca, a tutti i presenti, a tutti i cooperatori che oggi appunto permettono che hanno permesso queste tre giornate di festa e che ci danno appunto il senso dell’impegno della presenza in Sicilia sui territori sui temi,
Zionale di Lega Coop, Sicilia.
Ma soprattutto grazie a tutti i colleghi che hanno appunto supportato l’organizzazione, perché senza di loro, senza la loro disponibilità, senza la loro presenza, questa festa, questa giornata oggi non sarebbe stata, non sarebbe stata possibile allo vedete.
Abbiamo accennato in questi giorni che il senso di di questa iniziativa di questo pane sarebbe stato appunto il Manifesto del lavoro cooperativo, manifestò il lavoro cooperativo.
È presentato già nel 2023 al CNEL nel novembre 2023 è un lavoro enorme che ha visto appunto un grande coinvolgimento della coppia nazionale, cioè un lavoro che viene riconosciuto come autorevole, serio, affidabile dal punto che dà il senso, appunto della caratteristica appunto della caratterizzazione appunto che il lavoro cooperativo deve necessariamente avere del profilo che necessariamente appunto assume anche assume anche in Sicilia,
Lo dico con qualche dato, qualche dato appunto, che danno appunto alla cifra di quella che è effettivamente la caratteristica del lavoro cooperativo.
Le aziende cooperative che aderiscono, appunto, da Legacoop, impiegano in media 66 persone sapete quanto quante persone?
Impiega una cooperativa non associata, non arriva nemmeno a 15 addetti.
Significa che una cooperative aderenti a Legacoop e sindrome di stabilità, serietà.
E di lavoro sano.
Chi lavora in una cooperativa all’Europa in media lavora oltre 240 giornate all’anno.
Mentre chi è schiacciato, spesso in una cooperativa non aderente o nella società, lavora meno di 180 giornate.
Sono frutto di di un lavoro puntuale attento, che ha incrociato i dati di cinque anni.
Di Inps.
Che ha incrociato i dati di tutti i contratti collettivi nazionali che riguardano il mondo della della cooperazione.
Un laboratorio di una cooperativa aderenti a Legacoop guadagna in media 7 euro in più al giorno rispetto a chi subisce spesso un dumping contrattuale tipico caratteristico di cooperative non aderenti spurie.
Nelle nostre cooperativa associata il contratto a tempo determinato colpisce soltanto un caso su cinque.
Nelle cooperative non associate alla precarietà sale a un caso su tre è un divario drammatico che spesso in alcuni comparti, in alcuni settori specifici, supera i 28 punti percentuale di precarietà in più.
Il divario non è tra comparti settori economici, non è colpa del mercato il divario tra chi sceglie di essere associato ad un’organizzazione seria.
Rispettando le regole, rispettando la contrattazione collettiva e chi invece opera al di fuori di un sistema di garanzia, ricorrendo a modelli contrattuali al ribasso.
Bene, diciamolo, diciamolo chiaramente.
C’è un tema e su questo tema.
Legacoop, Sicilia, non intende arretrare, come del resto lo sta facendo la coppa nazionale.
Per noi le cooperative spurie sono un problema.
E non ci limiteremo ad osservare questo problema, lo contrasteremo con tutte le forze che sono nella nostra disponibilità.
Spesso sono aziende padronali travestita da società mutualistiche.
Sono scatole vuote costituite al solo scopo di godere di agevolazione fiscale, che è la cooperazione che l’articolo 45 ci mette a disposizione.
Non ne hanno i valori.
Perché attorno al valore?
Che come Lega Coop attribuiamo al lavoro, noi costruiamo la cooperazione, loro non ce l’hanno questa attenzione, non hanno alcun interesse ad occuparsi del valore del lavoro cooperativo.
Sono imprese dove la democrazia interna e dove i soci non contano nulla.
E queste false cooperative hanno una responsabilità gravissima, perché alterano profondamente la libera concorrenza inquino, nei processi economici sani, tagliano fuori le nostre imprese cooperative che rispettano le regole.
Perché adottano un dumping contrattuale spietato, ma la colpa più imperdonabile delle suore che mortificano barbaramente la dignità del socio lavoratore, riducendole a manodopera sottocosto, ricattabile.
Vengono privati di tutela, vengono privati di stabilità, vengono privati di futuro.
E quel futuro che viene sottratto.
Ai ragazzi delle ossa, delle 60 associazioni che hanno costituito il Patto per restare.
È quel futuro che viene sottratto alle aree interne che vengono che sono soggette ad un continuo lento ma costante.
Spopolamento
Ed è quello che denuncia quotidianamente l’ANCI.
Sulle aree interne.
Ed è giusto dire una cosa, allora.
Ho sentito in questi giorni una la una classica narrazione che ovviamente, per anni ha accompagnato un una sorta di fiaba che riguarda i giovani e l’autoimprenditorialità, un numero enorme di partita IVA di ragazzi di i ragazzi che aprono ditta individuale perché sono felici di fare impresa.
Sì, è vero, la Sicilia è una delle delle regioni che ha la percentuale più alta di nuove partite Iva giovanile ma diciamoci la verità, sono tutte partite IVA che i ragazzi vogliono mettere in piedi, cercano voglia di fare impresa o perché non hanno alternativa.
Sono tutte ditte individuali che nascono, perché questi ragazzi hanno una piena consapevolezza di un processo di auto imprenditorialità o perché sono costretti a farlo, perché non alternativa.
E noi l’alternativa ce l’abbiamo, la metteremo a disposizione, è il nostro modello, è il modello cooperativo.
E a chi pensa che lo sfruttamento si un prezzo inevitabile da pagare in tempi di crisi?
Io rispondo con le parole del nostro Presidente Nazionale, Simone Gamberini.
Non c’è, non ci può essere buona cooperazione se non c’è buon lavoro e non è uno slogan.
È la nostra carta d’identità.
Cioè noi siamo Legacoop.
è il nostro modello che vi mettiamo a disposizione, è il modello che raccontiamo attraverso il manifesto del buon lavoro cooperativo, e quel manifesto ci dice che fare buona cooperazione.
Attraverso la cooperazione aderenti a Legacoop non solo ha dei vantaggi inevitabili che vi ho accennato voi, i responsabili della coppa nazionale Antonio Zampighi scenderà un po’più nel dettaglio e ci offrirà anche un un aggiornamento, senza spoilerare eccessivamente precisò che poi alcune informazioni, alcuni dati appunto li riporterà alla Biennale che sarà ad ottobre però qualcosa appunto qualcosa appunto ce la metterà c’è da mettere a disposizione,
E su questo lasciatemi ricordare parole lucide, senza sconti di una grande donna delle istituzioni.
Che ha fatto della lotta e della battaglia per i diritti civili e sociali la propria ragione d’essere.
E per la quale vi chiedo, appunto?
Un applauso sincero, forte, questa donna, Emma Bonino
Vedete, Emma Bonino ricordava sempre che i giovani non servono pacche sulle spalle.
O bonus di facciata a carattere temporaneo.
Ma serve la libertà.
Di non essere ricattabili.
E questa libertà, la da solo un lavoro contrattualizzato equo è fondato sui diritti che quello che noi mettiamo a disposizione.
Noi mettiamo a disposizione.
Di questa platea delle istituzioni presenti, di ANCI degli amici, del Patto per restare gli amici della Cgil.
Delle istituzioni.
Sono presenti i rappresentanti del governo nazionale, sono presenti rappresentanti di partiti politici dell’opposizione.
È presente Anci.
Vedete quello che noi mettiamo a disposizione, che aggiungiamo un, sono tre elementi che vanno appunto, in aggiunta rispetto al Manifesto nazionale.
La prima proposta, appunto, l’abbiamo declinata come codice rosso negli appalti pubblici, chiediamo una norma regionale che incroci in automatico la banca dati del servizio di vigilanza all’assessorato attività produttive che già censisce, conosce le cooperative spurie, lo sanno quali sono, lo sanno, lo sanno benissimo e che vanno incrociate con le stazioni appaltanti se un’impresa sanzionata o non associata, appunto, partecipò a una gara deve necessariamente scattare un controllo automatico sul costo del lavoro, non è una cosa semplicissima e a costo zero, basta incrociare i dati
Basta rilevare per tempo che i soggetti che hanno delle caratteristiche di sostanza di non cooperazione perché non sono cooperative, perché bisogna bloccare i furbi prima che aprono i cantieri e impedire che denaro pubblico vada a finanziare forme di sfruttamento del lavoro.
L’altra proposta riguarda le cooperative di comunità.
È uno strumento che noi per tempo ieri lo ricordavamo, appunto assieme a Giuliano Poletti.
Nello strumento che Legacoop, nazionale, ha pensato ideato, strutturato, immaginato, reso presente sulle nostre comunità per evitare lo spopolamento delle aree interne funziona, mentre la Sicilia è una delle poche Regioni che ha una legge sulla cooperazione di comunità.
Beh, vedete, è una legge che non è mai stata finanziata, è una legge che esiste sulla carta, c’è un regista per fare cooperazione, comunità, ci sono delle caratteristiche che ti iscrivi, bon, finisce lì, non c’è un euro, non hanno mai messo un euro sulla cooperazione di comunità,
Vedete.
Perché se a parole?
Ci dicono che bisogna bloccare lo spopolamento, bisogna ridurre la percentuale di disoccupazione giovanile, bisogna stoppare, la fuga dei cervelli non hanno la soluzione, noi abbiamo la soluzione, noi abbiamo le proposte concrete ma metteteci le risorse, metteteci le risorse perché tutte le aree interne della Sicilia si stanno svuotando ci sono province come la provincia di Enna che perde 4 punti percentuali e mezzo di popolazione e di questo non ne parlano.
Su uno par ne parliamo, non ne parlano alle altre organizzazioni sindacali, ma su questo bisogna fare una seria battaglia, utilizzando gli strumenti che noi, come Legacoop, vi offriamo, offriamo e mettiamo a disposizione la nostra struttura, la nostra consapevolezza, la nostra visione alla nostra cultura del lavoro.
La nostra cultura di buon lavoro, di buon lavoro cooperativo.
Ebbene, questo manifesto del buon lavoro cooperativo.
Siciliano, ecco, chiamiamolo così, in aggiunta ad integrazione.
Del manifesto del buon lavoro cooperativo già presentato non è una dichiarazione d’intenti, ma è un’infrastruttura sociale, le istituzioni politiche di ogni colore, le università e i professionisti dell’associazionismo giovanile e sindacato, gli amministratori locali in tutto il mondo della cooperazione oggi cammino ne devono camminare nella stessa direzione ed è a loro noi ci rivolgiamo,
Quello che manca è davvero un ultimo passo, la volontà politica trasversale sinergica di mettere a sistema tutti questi strumenti che noi continuiamo ad offrirvi, per dimostrare che da questa terra non si deve per forza a scappare.
Ma si può rimanere per produrre ricchezza, ricchezza si può rimanere per fare la differenza.
Grazie a tutti, buon lavoro.
No Garm, ecco, ci siamo grazie, grazie Carmelo e parlando di lavoro buono, lavoro giusto ovviamente ci sono delle pieghe sociale che ancora incidono inficiano fortemente il lavoro, pensa al lavoro nero, pensa al caporalato, pensa al lavoro grigio, insomma i servizi giornalistici anche negli ultimi tempi hanno segnalato insomma che ancora purtroppo le piaghe sociali sono abbastanza queste più questo tipo di piaghe sociali sono abbastanza frequenti.
E anzi, un lavoro encomiabile del dei carabinieri è stato veramente apprezzato apprezzato da molti, anche dal Capo dello Stato, che ha parlato anche di spopolamento delle delle aree interne, e cosa si sta facendo, cosa si può fare, quale può essere l’antidoto ne parliamo con Chiara Grimaudo che il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro che ha lanciato un messaggio da remoto quindi se dalla regia mi date un conforto,
Un applauso anche ai nostri tecnici, che ovviamente c’è stato un cambio di Scaletta e non era previsto dopo però per ragioni insomma tecniche l’abbiamo previsto adesso e quindi magari non era al posto ci siamo, prego, buongiorno a tutte e tutti voi grazie per questo invito. Mi scuso per non essere in presenza, purtroppo, agli impegni istituzionali politici sono ripartiti, diciamo, alla grande, dopo una breve pausa estiva e questo non mi consente anche a causa, come sapete, della difficoltà ormai di spostarsi in questo Paese di riuscire a fare più cose.
Zone d’Italia un po’distanti, per cui mi scuso con tutti voi, ma mi fa molto piacere, come dire, dare un piccolo contributo a questa discussione.
Quindi non solo voglio ringraziare per per questo manifesto e in generale Legacoop, naturalmente a partire dal suo presidente Gamberini, che nella sua introduzione a questo manifesto ben illustra il senso del vostro lavoro, credo che sia davvero una rappresentazione veritiera del di quello che è il vostro mondo in una in un Paese e in una società in cui spesso fa confusione o rischia di gettare un’ombra sulle,
E sul lavoro cooperativo, sappiamo certo che ci sono cooperative spurie, che ci sono cattive imprese come ci sono appunto, cattive cooperative, ma non si può sicuramente generalizzare ed è giusto anzi è doveroso in questo tempo fare dei distinguo fanno in maniera non retorica in maniera molto puntuale senza nemmeno scappare da dalle difficoltà che ci sono e che sono oggettive e credo che questo strumento sia molto utile ai decisori politico, agli attori istituzionali e sociali che possono e quindi,
E debbono leggerlo, studiarlo anche per intervenire su alcune delle criticità che vengono in qualche modo che emergono da questo documento. Voglio ringraziare per per questo lavoro corale e naturalmente le però la positivi, nemmeno la coordinatrice, Rita Ghedini che ho avuto modo di conoscere e apprezzare per la sua serietà e ancora in questo lavoro lo dimostri tutte le persone che appunto hanno reso possibile questo documento che sottolinea degli aspetti, ma parto da un principio che dovrebbe essere semplice e che invece abbiamo il dovere di riaffermare che credo continuamente, e cioè che il lavoro non è soltanto una fonte, un fattore anzi della produzione, ma il lavoro è dignità e autonomia della persona e partecipazione nel caso del lavoro cooperativo ancora di più e realizzazione della persona, e gli effetti oltre, diciamo a quello che genera sono e in modo particolare di nuovo e vale per il lavoro cooperativo, genera coesione sociale e mai come in questo tempo
Di odi e di muri crescenti. Abbiamo bisogno di coesione sociale e abbiamo bisogno di rimettere al centro, con serietà i percorsi che portano all’autonomia, indipendenza e dunque al lavoro e al lavoro di qualità. E un manifesto che certamente, appunto non è una, non è una riflessione autoreferenziale e anche questo veneta ve ne do atto e mi sembra giusto darvene atto e non sfugge però appunto le contraddizioni. Le criticità, come dicevo, è quindi il punto sul lavoro povero. Non voglio eluderlo nemmeno io
Abbiamo un grande gigantesco problema in questo paese di salari bassi e di precarietà, di disuguaglianze crescente, di dumping contrattuale e di differenze di genere.
Ma voi ne parlate e credo sia molto giusto l’approccio, cioè noi dobbiamo continuare a investire nelle competenze, nella formazione, nell’innovazione e anche nella partecipazione, da questo punto di vista sono molto d’accordo con quello che ho letto, cioè con la proposta insomma dell’estensione dell’articolo 7 comma 4 della legge 31 del 2008 a tutte le imprese io credo che sul tema della rappresentanza, questo Paese si giochi oggi una grande sfida e anche una grande opportunità.
Basta richiamarsi, come dire, agli accordi interconfederali anche solo del 2018 per avanzare, altrimenti l’abbiamo visto anche in molti decreti c’è una strumentalizzazione ormai i verbali salario giusto, 1 maggio, il decreto 1 maggio, insomma, io credo che sia opportuno tornare al merito delle questioni e a riderci che,
Se creiamo degli spazi di partecipazione, in cui anche i lavoratori, non solo nel mondo cooperativo e io lo penso per tutti e quindi vi ringrazio, mi scuso, ma voglio concentrarmi anche su questo passaggio. Se cioè ridiamo un senso alla rappresentanza sociale, sarà più facile avere una rappresentanza di qualità e sarà più facile isolare la cattiva rappresentanza e dunque la qualità contrattuale, eccetera, eccetera. Certo, il lavoro cooperativo deve essere sostenuto. Lo sappiamo bene e quindi io penso sia molto importante anche il passaggio che ho trovato significativo, sul manifesto dedicato proprio alla qualità della committenza e degli appalti. Il documento afferma con con chiarezza che sottrarre il costo del lavoro alla competizione sul prezzo significa difendere insieme la sostenibilità delle imprese, i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, il giusto compenso e la legalità, contrastando così la concorrenza sleale. E questo è un passaggio molto importante in un Paese in cui, come sapete, invece, il rischio è che questo governo diciamo pure introdotto i subappalti a cascata quindi una sorta di Lev liberalizzazione degli appalti sicuramente non aiuta e quindi io penso di poter dire questo che
Visto che in questo autunno è una ripartenza ci portare da qui alle prossime elezioni politiche, non solo avremmo il dovere noi progressisti mi riferisco a chi, come me e del centrosinistra
Diciamo non solo dire cosa non va bene e quindi quello che non dobbiamo cancellare e io penso che dovremmo affrontare con molta forza al tema degli appalti, sapendo che è un tema difficile, ma di nuovo con un metodo dei confronto, io sono convinta che sia la politica fa la politica e devi fare delle scelte e possa anche mettere in fila e ridare un orizzonte di speranza e di lavoro di qualità in questo Paese quindi,
Ci saranno delle norme da cancellare e ci saranno dei percorsi da costruire, come quello sulla partecipazione. Io che io credo quindi io diciamo, non la voglio fare troppo lunga. Ci tengo però da presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di salute e sicurezza, a dire anche che il tema della salute, della sicurezza e quindi del benessere del lavoratore e un elemento da introdurre, o meglio da inserire con ancora più determinazione, a maggior ragione in un mondo del lavoro che cambiano, vediamo molto, molto bene con l’ingresso, anzi ormai l’irruenza del dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite e nel mondo del lavoro. A maggior ragione serve essere, come dire molto 6 anche per
Gestire questo questa rivoluzione che è in corso, credo che serva a gestirla con maggior serietà dal punto di vista politico e normativo, che non vuol dire costruire lacci e lacciuoli, ma indubbiamente costruire una cornice più efficace. Non perdiamo le possibilità che vengono anche dalle direttive dell’Unione Europea, ma devono essere interpretate nella maniera migliore rispetto alle esigenze del nostro Paese sulla prevenzione, però, e dunque sulla sicurezza e sulla salute, io credo che dobbiamo fare uno sforzo tutti, importante, serve cioè
Riuscire a dobbiamo riuscire a costruire un un lavoro più stabile, davvero un lavoro egualmente più retribuito, un lavoro più inclusivo e più partecipato, questa credo sia la grande sfida del del nostro tempo, sapendo appunto che dobbiamo anche fare in modo che nessuno debba mettere a rischio la propria vita e alla propria salute per poter vivere del proprio lavoro cosa che succede ancora troppo spesso in Italia su questa idea di buon lavoro.
Credo che il mondo cooperativo, parti sociali e istituzioni possano davvero trovare un terreno comune di lavoro, perché dobbiamo mettere la persona al centro. Si parla spesso di un nuovo umanesimo nei tempi del della dell’intelligenza artificiale. Mi vien da dire che voi, in qualche modo lo fate ogni giorno. Questo dev’essere un accompagnamento e una serie di impegni concreti e verificabili che possiamo e dobbiamo prenderci tutti insieme. Quindi buon lavoro, né non ci mancano gli spunti di riflessione. Ripeto questo manifesto, credo che possa essere utile a chi governerà, speriamo meglio i pezzi e nei prossimi anni. Grazie e buon lavoro a tutte e tutti voi
Grazie a Chiara Gribaudo, ovviamente ha fatto anche cenno no a quello che è il manifesto e come questo rappresenta la svolta per mettere al centro la personalità, la centralità dell’uomo, ma c’è una persona, insomma, chi meglio di lui, che può raccontarci come come il manifesto è stato concepito perché ha partecipato alla sua genesi e quindi vorrei qui accanto a me Antonio Zampighi, che è responsabile, area lavoro, Legacoop, nazionale, ha partecipato proprio alla genesi della del Manifesto e quindi insieme a lui vogliamo capire come nasce il manifesto, qual è l’idea e come davvero può rappresentare uno strumento di tutela dei lavoratori e per dar vita a quel lavoro buono. Insomma, di cui mi pare di capire è il leitmotiv di questa e sarà il leitmotiv di questa giornata. Prego
Grazie veramente.
Grazie veramente un piacere e un onore essere qui davanti a voi, anche perché l’idea del manifesto, come diceva prima o poi Carmelo è nata un bel po’di tempo fa, noi l’abbiamo presentato quasi tre anni fa, ma è nata cinque anni fa.
Con l’idea di creare Che cosa non soltanto un’analisi puntuale rispetto a quella che era la situazione del lavoro in cooperativa, bensì un luogo che ci permettesse di monitorare nel tempo non soltanto quella che era all’opposizione ma anche l’evoluzione del lavoro in cooperativa confrontando elementi differenti ovvero i dati oggettivi dati dall’INPS, quindi un soggetto attendibile
Rispetto alle performance dei lavori in cooperativa con differenziando tra cooperative del nostro movimento, quindi quelle che aderiscono alla Lega Coop e cooperative invece che fanno parte del grande mondo delle cooperative ma che non sono associate né a noi, ma neanche a nessun altro centrale, questo era l’obiettivo che abbiamo poi centrato presentando nel 2023 al quale abbiamo inserito che cosa,
Fatta una fotografia
E quindi assunto dato un perimetro, una dimensione, un’immagine a quella che era la situazione. Era importante poi definire degli obiettivi ai quali tendere, perché altrimenti si prende atto di una situazione, ma poi non si riesce a fare che cosa a dare una messa a terra, una concretezza a quello che era allora dal 2000 e nel 2023, quando nacque e fu quando nacque e fu presentato il manifesto, uno degli obiettivi di quel manifesto è fu bene. Noi dobbiamo procedere ai rinnovi contrattuali per permettere che cosa permettere il recupero salariale dei nostri soci e dei nostri lavoratori delle cooperative, perché perché in quel periodo precedente, 22 23 c’era stata quella fiammata inflattiva 13% in due anni guardate che era il il, l’inflazione che si è sviluppata nel 22 23 era l’inflazione che si è sviluppata nei 12 anni precedenti, però in concentrati in due anni e l’obiettivo era, rinnoviamo i contratti senza fa far passare troppo tempo e riconosciamo i salari ora
Sì, abbiamo spoil errato qualche cosina nel senso che noi andremo, abbiamo la nostra biennale no della cooperazione e il 9 e il 10 ottobre a Milano, durante la quale saranno veramente molti pannelli interessanti, uno in modo particolare lo che riguarderà il lavoro in quella sede lì noi presenteremo i dati di aggiornamento del manifesto.
Insomma, in un’ottica, quindi di.
Work in progress il lavoro che si aggiorna e in un lavoro che sostanzialmente dipinge una fotografia, ma che non dà una una continuità.
In quella sede. Lì che cosa andremo a dire che, con i dati che ci ha dato l’Inps e i dati dell’Inps con quelli raccolti dai dati Uniemens, quindi, quanto effettivamente le cooperative hanno versato il numero di lavoratori sono dati oggettivi, non sono discutibili, non sono numeri dati a caso, ok, con quei dati li cosa abbiamo visto. Allora innanzitutto dobbiamo prendere atto che c’è stato una diminutio, c’è c’era stato rispetto al 2019 anno di inizio della rilevazione. Una diminuzione delle cooperative, ora quella diminuzione della cooperativa è un dato certo, è un dato del quale noi dobbiamo prendere. Atto che però non può essere preso a si in maniera Sestante, deve essere messa in relazione con un altro dato. Diminuiscono le cooperative, ma l’occupazione tiene quindi questo cosa. Ci dice che c’è un consolidamento di al delle delle cooperative e c’è quindi una concentrazione, quindi un aumento della dimensione media delle cooperative. Questo è un trend che noi abbiam visto nel nostro sistema ed è un trend guardate che è anni luce di distanza da quello che succede nell’altro universo cooperativo dove in realtà le cooperative sono tante frammentate e anche
Con una bassa occupazione, ovvero un numero medio di lavoratori più basso, perché sono cooperative di strutturate e lì dentro si annida quella che noi abbiamo definito da cooperative e la cooperazione spuria e questo è un primo dato, un secondo dato è che questo trend di diminuzione in realtà nel sud non c’è stato.
E questo ci ha sorpreso anche un po’no, uno dice, ma come è stato eh no, il trend di diminuzione nel sud non c’è stato nel Sud, a notte ha tenuto il numero delle cooperative, è tenuto anche il numero dei lavoratori come nel resto del Paese. Poi, se guardo anche il numero dei lavoratori, non è vero, che cioè ha semplicemente tenuto nel 2019, cioè un valore nel 2020, cosa è successo nel 2020 c’è stata una piccola cucina che si chiamava Covid bene, c’è stato un calo poi dopo dal 2020 in poi, una risalita costante, con un aumento dell’occupazione un pochino, in linea con quello che è successo nelle altre Xml in tutto il Paese ma costante e distribuito, dove il Sud questa flessione non ce l’ha avuto. Quindi dobbiamo dire che la resilienza cooperativa, che noi abbiamo sempre rilevato, in effetti nel Sud
Ha avuto sostanzialmente ha trovato una maggiore conferma, poi aumento delle posizioni di media, e questo è l’abbiam detto, un’altra cosa è che la cooperazione è quella di Legacoop, è una cooperazione, Rosa, noi abbiamo un numero altissimo di donne occupate all’interno e guardate, non è un numero altissimo di donne occupate soltanto nelle posizioni,
Medie o basse all’interno della cooperativa è una occupazione comunque spalmata, anche nelle nelle posizioni impiegatizie abbiamo fondamentalmente un numero alto ed è quindi possiamo definirla come fondamentalmente una occupazione, sicuramente 3 rosa o trainata e poi uno dice bene, ma dal punto di vista salariale,
Voi vi eravate dati degli obiettivi, no, manifesto 2023 recupero, potere di acquisto, cosa è stato fatto?
Beh, guardate, è stato fatto, molto è stato fatto, veramente tanto noi abbiamo e sarà presentata, ha fatto una valutazione di quella che è mettendo a confronto due parametri, uno da una parte il parametro dell’Ipca nei che ormai conoscono tutti cos’è l’Ipca né io potrei chiederlo a mia madre e UVAR 6 chiusa Elite Caneva il parametro dell’inflazione, detto così, è il parametro dell’inflazione che viene preso a riferimento per fare che cosa per capire qual è la base minima sul quale sviluppare i rinnovi contrattuali. Bene preso il parametro Icahn e a riferimento per quanto riguarda i nostri contratti nel periodo di vigenza, il periodo di vigenza. Che cos’è è il periodo di durata di un contratto collettivo
Ebbene, noi abbiamo alcuni contratti che hanno dato il doppio nel periodo di vigenza, da quando dal 2023 abbiamo iniziato monitorarli, ne abbiamo alcuni che si sono attestati a pilu all’Ipca, questo per dire che quell’obiettivo che noi in quel momento ci siamo dati è un obiettivo che abbiamo centrato,
In alcuni casi, aumentando semplicemente i minimi tabellari, in altri casi mettendo risorse su che cosa fu una mensilità aggiuntiva.
Quindi abbiam detto, diamo una mensilità o iniziamo a dare una mensilità aggiuntiva, in altri casi ancora, mettendo risorse sul welfare, e qui c’è una dibattito sul welfare che è un dibattito molto attuale, vice mal di Bach webfarm, sono soldi per i lavoratori, è esigibile, universale, beh, guardate quando noi non mettiamo in discussione non l’abbia mai fatto ma poi,
Signor presidente, potrà dire anche qualcosa in più il sistema universale e le istituzioni dello Stato e la capacità dello Stato di rispondere universalmente a determinati bisogni che possono essere quelli previdenziali o come possono essere quelli assistenziali e sanitari.
Però dobbiamo anche avere un sano pragmatismo da bravi, i cooperatori essere consapevoli che, in alcuni casi, in alcuni casi.
Noi abbiamo bisogno di dare risposte.
Sia dal punto di vista sanitario, dove abbiamo delle file d’attesa, purtroppo, che non ce lo consentono, ma anche dal punto di vista previdenziale, dove abbiamo un problema di tenuta nel lungo periodo, stante l’inverno demografico di abbiamo bisogno di dare risposte ai nostri soci lavoratori integrando la pensione con la previdenza complementare oppure ad facendo accedere a dei sistemi che permettono di dare ancor maggior forza a quell’universalismo statale sanitario che esiste, ma appoggiandolo e non vuol dire che ci vogliamo sostituire a quella roba, lì vogliamo dire fatevi cui col fare in modo che quella roba lì sia fumu veramente esigibile da tutti, e qui abbiamo fatto uno sforzo importante su tutti i settori e guardate abbiamo in alcuni contratti, lo abbiamo raddoppiato. Il contributo che diamo per l’assistenza sanitaria integrativa abbiamo integrato, creando, mi si diceva, dei giovani addirittura in un contratto che è quello del trasporto di merci e logistica. Abbiamo inserito una clausola che, per i nuovi assunti, la parte di previdenza complementare che normalmente sa calzerebbe a carico del lavoratore la dalla cooperativa, perché perché vogliamo sempre far in modo che quei giovani trovino nella cooperativa l’humus il terreno utili per poterci stare,
E questo è quello che abbiamo fatto, poi ci sono dei problemi.
Prima ho sentito Chiara, Gribaudo che parlava di rappresentanza.
Guardate, noi abbiamo un tavolo confederale, aperto, storico e perché dal 2008 e ancor prima, dal 94 che tutte le associazioni datoriali non si sedevano con tutte le organizzazioni sindacali per ragionare su un patto sociale e quindi su un accordo interconfederale, quindi Cgil, Cisl e UIL con noi Confindustria Confcommercio il sistema dell’artigianato e della piccola e media impresa eccetera eccetera.
In quel luogo lì noi stiamo parlando di rappresentanze, noi come cooperazione, diciamo, guardate, noi non vogliamo rappresentare il mondo, vogliamo rappresentare chi siamo, ovvero i cooperatori e devo dire la verità, nessuno lo mette in discussione.
Poi, quando parla però si parla di salario, ci chiedono di prendere atto che c’è un problema salariale nel nostro Paese e noi lo sappiamo, però noi diciamo anche un’altra cosa che dobbiamo prendere atto che in un determinato ambito del nostro settore, che è quello che lavora principalmente nell’ambito dei pubblici appalti dei servizi,
Abbiamo un tema di riconoscimento delle tariffe.
E questo lo dobbiamo dire perché se noi nel 2024 abbiamo rinnovato il contratto della cooperazione sociale, mettendo un aumento del 15% sul tavolo, sapete in gran parte nel nostro Paese qui io non faccio differenza tra Nord e Sud, perché il Piemonte The Good vi garantisco che indietro tanto quanto molte regioni del Sud e forse anche di più il Piemonte,
Quindi non è una questione di Nord e Sud, è una questione di avere una capacità delle pubbliche amministrazioni alla stazione appaltante di riconoscere un aumento contrattuale come un aumento che deve essere riconosciuto e fino a quando non avremo quella capacità, sapete cosa si crea un meccanismo perverso nel quale sono le cooperative fondamentalmente a sobbarcarsi il costo dell’aumento contrattuale perché perché perché è quello che gli si chiede di fare per i propri soci per i lavoratori,
In un contesto dove aumenta il costo dell’energia, dove aumenta il costo del denaro, ma sappiamo benissimo il livello di indebitamento Bache BCE ha aumentato di altri 0 25 punti l’altro giorno il costo del denaro, possiamo immaginare che la cooperativa possa portare avanti questo no e quindi serve evidentemente un patto sociale che ci metta nelle condizioni di avere richiedere e avere un’effettiva esigibilità di quello anche con il terzo incomodo.
Quello che non c’è seduto al nostro tavolo e guardate che è fondamentalmente la pubblica amministrazione, perché lo abbiamo detto datoriali e sindacali, poi dopo c’è l’elefante nella né nel soggiorno della pubblica amministrazione, con un cielo che però si deve assumere determinati impegni in un patto sociale che mette tutti sullo stesso piano per che cosa per la tenuta alla cooperazione no, non soltanto,
Per la tenuta dello stato sociale, che è un qualche cosa di ancor più pregnante, e qui io direi che vado a concludere è evidente che.
A margine di questi aspetti, che nessuno alte, altrettanto importante, no.
La salute e sicurezza sui luoghi di lavoro è un punto che noi vogliamo trovare e trattare, non è oggetto del manifesto, però è un elemento centrale.
Poi ci sono altri due aspetti che sono lì verticali sui quali noi vogliamo assumerci impegni per il futuro.
Che sono una che è stata menzionata, che prima che riguarda i giovani, ma perché per noi più che per altri è un elemento esiziale, perché l’intergenerazionali, tale altre forme di impresa che creano noi sì, il secondo punto riguarda un piccolo elemento di cui tutti parlano, ma poi, quando si tratta di declinare in azioni sostanziali, si fa un po’più fatica che l’innovazione tecnologica, il trasferimento tecnologica e l’intelligenza artificiale, perché l’intelligenza artificiale non è tutte queste cose qui è una parte di queste cose. Qui noi siamo nell’Osservatorio per l’intelligenza artificiale a livello ministeriale e vi garantisco che tutte le discussioni che nascono all’interno dell’all’interno di quell’osservatorio, portano a un assunto di base
Che le regole che abbiamo sempre avuto digestione non sono più adatte o sufficienti a gestire un cambiamento di questa portata e di questo noi ne dobbiamo essere consapevoli e su questo anche la cooperazione o soprattutto la cooperazione deve accettare le nuove sfide, ora non voglio più spoilerare quindi vi rinvio alla Biennale della Cooperazione.
Per i dettagli di questo studio, veramente per per noi, forse perché siamo addetti al settore molto interessanti, ma spero che possa esserlo anche per voi e vi ringrazio ancora per avermi invitato qui speravo di aver portato anche un po’di fresco, ma mi sa che ho portato sull’acqua ma non il fresco un pochino e buon lavoro a tutti voi grazie.
Grazie al dottor Zampighi, insomma, che ha centrato un punto fondamentale, ha detto, i giovani devono essere l’humus della cooperazione ed è così, ma i giovani devono conoscere anche ciò che la cooperazione fa e quindi la comunicazione diventa fondamentale, soprattutto intercettarli, riuscire a far capire cosa la cooperazione può offrire e tanti progetti messi in campo. Penso a indico, ma penso anche a Lega Star Tap, sono tanti, insomma, gli strumenti che avete messo in campo, quali sono previsti e cosa avete lavorato, a cosa avete in cantiere anche per raggiungere questo obiettivo, ovvero di intercettare ancora più giovani? Prego, do la parola Michele Schirru, che è coordinatore nazionale, generazioni, Legacoop. Prego
Grazie grazie buongiorno a tutte e tutti voglio ringraziare calorosamente Legacoop Sicilia, per aver organizzato Mandrean nella sua seconda edizione e per averci coinvolto sia con il coordinamento regionale di generazioni che in Sicilia si è ricostituito e da un anno e mezzo, lavora con grande continuità e sia ovviamente nel coinvolgimento del coordinamento nazionale con l’opportunità,
Per il sottoscritto di poter intervenire in questo dibattito, condivido sia l’intervento di Carmelo che di Antonio, che hanno spiegato bene quello che è, diciamo, il manifesto del buon lavoro cooperativo, e credo che la cooperazione debba lavorare ancora di più per ridurre i divari che penso siano la vera distanza che si crea in questo caso tra,
Le opportunità lavorative che ci sono nel centro nord Italia e quelle che ci sono nel Sud e nelle isole c’è un divario importante sia nella qualità del lavoro che nella.
Qualità del salario che troviamo in questi territori e da qui deriva quello spopolamento e deriva quella necessità dei giovani, molto spesso di cogliere opportunità diverse in regioni che sono distanti però da quelle dove sono nati e dove probabilmente vorrebbero costruirsi un futuro, in questo però la coppia,
Azione già oggi.
Riesce a calmierare questi divari e come abbiamo potuto sentire da dal dall’intervento che mi ha preceduto, non diminuisce né nel numero di cooperativa né nel numero di occupati, e quindi già inverte questa tendenza, noi in questi mesi abbiamo costituito dei gruppi di lavoro interni e stiamo lavorando anche nel Forum giovani CNEL intanto per analizzare quelle che sono le difficoltà dei giovani nel mondo del lavoro e quelle che sono le aspirazioni.
La generazione Z, quindi diciamo i giovanissimi che oggi stanno entrando nel mondo del lavoro e che sono, diciamo, più qualificati rispetto alle alle generazioni pref precedenti del dei desideri differenti e quindi, per poter far sì che quell’intergenerazionale Rita, è quella,
Opportunità per la cooperazione di rigenerarsi sia concreta, dobbiamo riuscire a cogliere la sfida di queste nuove richieste che provengono dai giovani rispetto al mondo del lavoro, la Generazione Z,
Dà molta importanza alla questione salariale, ma da tanta tanta importanza ad altri due aspetti, uno è la flessibilità del mondo del lavoro, non intesa come flessibilità contrattuale, ma come flessibilità di attuazione del lavoro in luoghi e tempi e quindi più spazio, più conciliazione, più conciliazione, vita lavoro e l’opportunità di una crescita sostenibile ma che consenta ai giovani preparati che hanno studiato di poter competere diciamo all’interno del mercato del lavoro, con chi ha più esperienza e di poter svolgere appieno sin da subito diciamo incarichi più soddisfacente e quindi in questo,
Noi dobbiamo riuscire a cogliere la sfida del nuovo mercato del lavoro per far sì che i giovani possano trovare nella cooperazione ancora quella risposta ai bisogni e alle necessità e alle aspirazioni, per poter avere un lavoro buono, dignitoso, che possa davvero consentire di costruire un futuro e soprattutto di avere un piacere nella propria attività lavorativa e quindi già in questo manifesto del buon lavoro cooperativo c’è un obiettivo di,
Cogliere quelle che sono le richieste dei giovani, ancora di più, noi andremo a proporre alla nostra organizzazione e di seguito, insieme ad altre giovani e giovani, all’interno del patto generazionale che verrà fuori dal dal CNEL, di consentire alle nuove generazioni di accedere al mondo del lavoro e di poter avere,
Una crescita sostenibile, ma che possa soddisfare le loro aspirazioni, soprattutto dobbiamo farlo nel Sud e nelle isole, e lo dobbiamo fare noi, per distinguerci dal resto delle aziende private, delle imprese private che invece, ovviamente, non mirano a soddisfare questi bisogni, dobbiamo farlo perché,
Nel resto del Paese, quindi nel nei territori, soprattutto del nord Italia, c’è una competitività diversa, ci sono delle opportunità diverse, troppo spesso tanti giovani decidono di scegliere di partire, di cogliere opportunità più importanti a livello salariale ma anche più soddisfacenti a livello di flessibilità reale nella attività lavorativa. Io, ogni volta che parlo con un giovane nel Nord Italia, che magari è partito dal Sud, chiedo perché la motivazione spesso mi pagano di più e ho più tempo nella nella mia vita e ho più benefit perché, come diceva Antonio un altro dei grandi, i nostri obiettivi deve essere il welfare cooperativo universale, che ci consenta anche di superare quelle che sono le mancanze
Normative. Penso ad esempio alla congedo paritario, che può essere una delle cose che noi, in maniera sostenibile, magari andiamo ad aggiungere al welfare che già offriamo e che purtroppo lo Stato non ha non prevede, mentre a volte le le aziende capitaliste cercano Eco di attrarre nuovi lavoratori anche con questi, con questi benefit che non dovevano essere dei benefit ma devono essere politiche concrete all’interno del contratto di lavoro. Cosa facciamo noi e concludo, la cooperazione è già un passo avanti rispetto al resto del delle imprese, anche nel nel Sud Italia, e noi vogliamo, diciamo, rigenerarla, contribuire alla sua prosecuzione del suo rafforzamento con degli strumenti, i due più importanti, che generazioni di Legacoop, grazie alla
Sostegno, fiducia, il contributo di Legacoop nazionale, deep e di Coopfond porta avanti sono futura la nostra nuova scuola di formazione per nuove Generazioni cooperative, che offre ai giovani cooperatori e agli aspiranti, speriamo nuovi cooperatori, la possibilità di formarsi, di conoscere la cooperazione, di farlo gratuitamente,
Di farlo, ossia con una formazione frontale che con delle esperienze residenziali che possano far capire meglio che cosa la cooperazione offre e quindi inauguriamo in in questo autunno la nostra scuola di formazione in modalità mista. Abbiamo tanti partecipanti da tutta Italia e dico avrà tre edizioni, un grande, il nostro desiderio di portare una di queste tre edizioni al Sud propongo Legacoop Sicilia, se
Se c’è la volontà del gruppo di generazioni, di magari di di fare un residenziale qua di Futura e coinvolgere giovani giovani siciliani nella formazione cooperativa all’altra e Coop start up generazioni in molte regioni, coordina il percorso di promozione cooperativa per costruire la nuova cooperazione, per diffonderla e per dare ai giovani nuove opportunità credo che questo si possa fare attraverso un patto con le istituzioni perché la cooperazione da sola non può non può farcela.
È attraverso queste politiche. Credo che vivere nel Sud Italia, nel Mezzogiorno e nelle Isole possa essere una grande opportunità e che questi territori non non non verranno così ridotti a meri luoghi di vacanza, ma possono essere luoghi di di nuova vita e di crescita sostenibile per il futuro del Paese. Grazie grazie al dottor Schirru e procediamo adesso con Simone Gamberini che al presidente nazionale Legacoop, presidente, intanto qual è lo stato di salute della cooperazione e poi quali sono le proposte che arrivano dalla cooperazione al governo? Insomma, le istituzioni cui abbiamo rappresentanti istituzionali che lancia Legacoop in vista delle sfide future. Sì, buongiorno a tutti e grazie ancora Legacoop Sicilia, e per avere costretto questo momento di confronto, io preferirei stare sul sulla Sicilia e sulla sul territorio, secondo un noto per non rispondere ma appoggiato. Arrivo anche lo stato di salute, diciamo, della Lega Coop, in Sicilia ci mette lo no e la cooperazione no, ma perché il percorso che ha costruito Legacoop Sicilia, con
E queste proposte del Manifesto del lavoro cooperativo nasce lo ha raccontato bene zampilla una serie di scelte, anche politiche, che abbiamo deciso di fare come come associazione, e io penso che.
Quando si fa una riflessione più complessiva sul lavoro, siamo organizzazione imprenditoriale un po’diversa dalle altre per il rapporto che abbiamo anche con le cooperative, con i nostri, con i nostri soci, occorre appunto fare un lavoro come quello che abbiamo fatto per il manifesto del buon lavoro cooperativo perché nei fatti noi cosa ci siamo detti cinque anni fa avevamo un problema va vari problemi, il lavoro nelle nelle cooperative era anche in parte, così anche adesso associato al lavoro povero,
Al lavoro poco tutelato, spesso collegata cooperative spurie, ma vaglielo a spiegare che, come dire, il mercato del lavoro ha ha una sua complessità, dovevamo capire in quali condizioni eravamo, quali erano le coerenze che avevamo, anche rispetto a a quello che che dicevamo che nella nostra mission e capire cosa dovevamo fare da quel manifesto.
Che ha fatto un po’da bussola la nostra azione, abbiamo.
Preso alcune delle indicazioni politiche che poi con coerenza, abbiamo cercato di di di di di, di portare avanti in questi in questi anni e.
E su quelle coerenze che abbiamo deciso anche di di investire molto, mi prendo due minuti per spiegare questa cosa, perché la di così no non è scontato ed è frutto di una scelta politica, l’affermazione, che può sembrare normale, anche banalizzata di di di di di Antonio Zampighi noi abbiamo scelto di rinnovare tutti i contratti, abbiamo riconosciuto nei fatti e adesso ai dati dell’Osservatorio ce l’abbiamo a tutti come minimo,
L’Ipca in questi brani è stata una scelta politica, che però ha prodotto delle delle sofferenze a me piace molto sentire Marchesini Orsini che quando parlano dei contratti di Confindustria dicono sempre i nostri contratti sono quelli che pagano meglio, noi non abbiamo problemi nelle nove 1.000 nuovi contrattuali coi problemi ci sono, ma noi paghiamo mediamente molto di più tutti quelli che che lavorano per per noi, peccato che o omette un un elemento. Le imprese di Confindustria, una parte del mondo imprenditoriale lavora su mercati che hanno un grande valore aggiunto, che può essere distribuito il mondo cooperativo solo in parte
Ah, esempi nei quali cioè c’è un valore aggiunto da redistribuire in molti settori, quelli prevalenti in realtà, se guardo ai numeri anche dalla forza lavoro, non c’è molto valore aggiunto da distribuire e scegliere di riconoscere gli aumenti contrattuali mettendo al centro i soci, le persone e la loro necessità di recuperare e il il potere d’acquisto è stata una scelta politica che in alcuni casi andava anche contro la sostenibilità delle imprese.
Eh, eh eh, questa è un qualcosa che ha un valore un po’diverso e rappresenta anche quella che è la coerenza che noi abbiamo cercato di mantenere tra la rappresentazione dei valori e poi loro esercizio esercizio pratico, e sono scelte politiche che abbiamo che abbiamo fatto perché continuiamo a pensare che quelle coerenze debbano esserci soprattutto nel nostro nel nostro mondo.
Ma non sono state a costo zero, sono stato frutto di scelte politiche che ci hanno imposto spesso di riorganizzarci, spesso di di ripensare anche il modello di business delle cooperative e che però devono avere, dall’altro lato, una forma di di compensazione e arrivo al manifesto di di Legacoop Sicilia e noi stiamo discutendo in questo momento insieme ad altre 14 associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e,
Di come cambiare attraverso la contrattazione in parte del mercato del lavoro di di questo stiamo parlando e ponendo al centro anche e soprattutto per noi il tema del dumping contrattuale e perché se si può agire su mercato e col mercato, non è drogato.
Tutti riescono in modo più facile a a costruire quelle, quelle coerenze e quindi il riuscire.
Oltre che a livello nazionale, e a utilizzare o a pensare strumenti come avete fatto che, utilizzando anche quella che ha un’autonomia regionale, che però vivaddio in questo caso ci mette a disposizione delle degli strumenti utili, penso sia la strada opportuna ma per non solo definire quel confine ma anche per pulire il mercato e serve in questo al di là delle dichiarazioni pubbliche e delle istituzioni e un impegno politico e quindi quel manifesto si rivolge soprattutto alle istituzioni e alle stazioni appaltanti alla politica per chiedere di sottoscrivere un patto sul lavoro, sul lavoro buono, no, non possiamo limitarci alla convegnistico, a descrivere
E i processi per come avvengono Riku, vogliamo costruire un percorso per il lavoro buono in questa, in questa regione gli strumenti possiamo averli utilizzando, soprattutto nel caso del pubblico, lo strumento de degli appalti in modo positivo, utilizzando i dati che abbiamo e valorizzando la cooperazione buona, non quella spuria che rispetta i contratti ci sono altri strumenti che possiamo mettere in campo prima.
Michele, ha parlato della del lavoro che stanno facendo con con il CNEL sul sul tema, sul tema giovani con il CNEL abbiamo lavorato anche in questo caso Antonio per agire su sul, sul piano nazionale, in questo caso non verso la cooperazione spuria ma in generale su tutti gli elementi di dumping contrattuale in particolare sul pubblico perché c’è un problema delle stazioni appaltanti sono la stazione appaltante riconosce l’equivalenza di un contratto,
Non sottoscritto dalle associazioni maggiormente rappresentative rispetto a un contratto di quelli firmati, si creano le condizioni per costruire quel dumping che poi crea, soprattutto nel mercato pubblico, quei problemi che che viviamo tutti i giorni.
Oggi il CNEL da Osservatorio costituzionale, peraltro riconosciuto, nazionale, ha stabilito ha costruito le tabelle di equivalenza dei va di tutti i contratti che sono depositati al CNEL, quelle tabelle di equivalenza oggi, tramite un accordo con l’ANAC, sono a disposizione di tutte le stazioni appaltanti
E quindi, come dire, gli spazi per per muoversi fuori dal dal seminato possono diminuire anche qui c’è un tema di volontà politica e noi dobbiamo e su questo lei ha Coop Sicilia fa benissimo a cercare di costruire.
Quelle alleanze cercare di pulire il mercato, poi ci sono le azioni che dobbiamo costruire noi.
Che riguardano?
Quello che per noi è un elemento centrale. Noi abbiamo costruito il Manifesto per il buon lavoro cooperativo, perché per noi è centrale il tema, il tema del lavoro. Le cooperative nascono per per rispondere a un bisogno di lavoro, e le persone e il lavoro sono al centro del progetto cooperativo e quindi avevamo la sensazione. L’Osservatorio ci ha dato alcune alcune conferme che qualcosa non funzionasse neanche dentro il nostro sistema. Non c’era solo un problema di pulizia delle cooperative spurie, ma c’era la necessità, anche attraverso gli strumenti contrattuali e i modelli organizzativi delle cooperative, di ricostruire alcuni alcuni alcuni processi. Su questo abbiamo abbiamo lavorato e penso che anche nei contratti ci sia il riflesso di quelle di quelle azioni, ma sono anche azioni che cambiano le politiche e nella gestione del de de de del personale. Sono
Quelle quelle, quelle azioni che creano attraverso una diversa cultura dell’organizzazione, anche le condizioni per rappresentare davvero un luogo di lavoro che sia appetibile.
Poi c’è un tema più generale, è quello che avete affrontato nel manifesto che quello della della restanza e anche delle delle aree interne, delle cooperative di comunità io penso che la proposta che che fate esistendo una legge sulle cooperative di comunità,
No, non possa limitarsi, so che non è così alla richiesta di di risorse e di finanziamento per per per per quella legge.
Anche lì il tema è quale Regione vogliamo e quale comunità vogliamo, vogliamo costruire, non c’è solo un problema di opportunità come condizione per la restanza, ma c’è anche un’idea di modello di sviluppo che consenta, di di dire, di arrestare e allora se io penso alle tante emergenze che vive il nostro territorio,
La cooperazione di comunità risponde o può rispondere a quelle tante esigenze in modo multidimensionale ed è un investimento che non è una beneficenza o a un progetto cooperativo, ma è un investimento che né nel tempo e costruisce, con un pensiero lungo le condizioni per ridurre enormemente i costi complessivi per la comunità.
E al tempo stesso crea le condizioni per costruire un modello di sviluppo diverso del territorio, è una visione del territorio di Dea di territorio e di valorizzazione del territorio che passa attraverso la cooperazione di comunità, che si integra con la cooperazione del settore culturale del settore agroalimentare nel settore sociale che può oggi rappresentare una chiave di svolta nello sviluppo del del del territorio e investire sulla promozione di quelle di quelle rete. Investire non solo sulla comunità ma sulla possibilità di crescere economicamente e di un territorio riducendo le disuguaglianze riducendo anche i costi complessivi che,
Noi e ci ritroveremmo a dovere subire nei prossimi anni, perché è una regione.
Che perde?
E né nei prossimi 30 anni, il 25% della propria popolazione è una ragione che fa fatica a parlare di futuro e io penso che di questo la politica dovrebbe dovrebbe discutere oh oh, oh, oh oh, riflettere e poi.
Non non non partecipo troppo al dibattito politico siciliano, però, insomma, i dati sono ormai evidenti, evidenti a tutti no, per mia fortuna mi mi mi suggeriscono però ci sono dati eh eh eh eh, evidenti no dei relativi alla crisi demografica, allo spopolamento complessivo che ci sarà comunque come tendenze per processi che avvengono all’interno di tutto il Paese che, non ho tempo di di di di spiegare che però,
E se uno amministra questa Regione vive in questa regione, deve deve affrontare, mettere in cima all’agenda, all’agenda, all’agenda politica, non è un problema passeggero e riguarda la Sicilia, riguarda riguarda riguarda la Calabria e riguarda già al presente perché nelle aree interne e né ci sono già situazioni e né né nelle nelle quali il sistema sociale comunque non è più in grado di reggere se prima reagiva alle assenze de de de de dello Stato con quelle che erano le le le le politiche familiari, l’assistenza familiare e non qualche modo era integrata adesso quel sistema non c’è più e rischiamo di ritrovarci di fronte a tante solitudini e all’impossibilità di crescere. Eh eh eh, eh eh eh eh, di svilupparsi o di pensare a un’idea di futuro.
Io penso che questo tema che sta dietro il punto sulle cooperative di comunità dovrebbe essere il primo punto de de dune di un’agenda politica che a tutto il mondo, non solo alla politica ma anche al mondo del lavoro, al resto del mondo e d’impresa dovrebbe essere messo al centro di un progetto politico per la Sicilia perché di questo stiamo parlando e nel 2050 ci sono solo quattro province, non ragioni, quattro province in questo Paese che erano diminuiranno la loro popolazione, ma l’aumenteranno leggermente, sono la Provincia di Bologna, la Provincia di Milano con l’area metropolitana di Milano, quella di quella di Brescia e quella di Bergamo, tutto il resto del territorio nazionale avrà diminuzione della popolazione, che vanno dal 5 al 25%
Quelli che sono al 5 è perché hanno un tasso di sostituzione a causa di migrazioni che verranno dal Sud verso il centro e verso il Nord che consentiranno di compensare.
E quel quel tema e quindi la crisi demografica che c’è anche c’è, anche nel Nord, ma soprattutto chi si muoverà saranno una generazione che si sposterà da sud, a nord e in alcuni casi dal Nord al, ma ormai è un dato di fatto per il 30% si sposterà nel resto nel resto d’Europa questo è è, è un tema che riguarda il Paese, che io penso debba essere messa al centro della dell’agenda e allora, quando noi parliamo di politiche del lavoro, dobbiamo anche parlare di un nuovo patto generazionale e questo è quello
L’altro elemento che presenteremo alla Biennale. Poi mi fermo qui, ma oggi è centrale ricostituire un patto con una generazione che oggi ha meno di 40 anni che o viene messa nelle condizioni di poter costruire il proprio futuro in questo Paese. Se no, questo Paese non ha futuro e questo è il il tema che dobbiamo mettere l’accento. Si tratta di di politiche per il lavoro, politiche di welfare, politiche fiscali che politiche legate alla formazione, che consentano a una generazione di capire che si sta investendo nei suoi confronti, ma per dare un futuro al al Paese. Su questo penso che noi, come mondo cooperativo, qualcosa possiamo dire qualcosa possiamo fare. Grazie, dottor Gamberini. Il dramma è che purtroppo, ormai non partono più soltanto i giovani, ma anche intere famiglie, perché ci sono genitori che accompagnano i figli e vanno altrove. 30.000 persone finora sono i siciliani che sono andati altrove, accompagnati da mamma e da papà di intere famiglie. Insomma, si si trasferiscono altrove, quindi un dramma nel dramma. Io vi ringrazio ringrazio della nostra prima e non i relatori del nostro primo blocco. Grazie grazie a voi e chiamo il relatori del secondo blocco e quindi vorrei qui accanto a me Alfio, Mannino che il segretario generale Cgil, Sicilia, è ancora. Vincenzo Barbaro, che è consulente del lavoro. Antonio Rini, vicepresidente Anci, Sicilia e Carmelo, Traini, Traina, che il fondatore e portavoce del partito, per per restare, ecco insieme a loro, insieme a questi giovani, ovviamente parleremo appunto anche di queste drammatiche drammatici dati relative appunto alla partenza di tanti di tanti giovani e quali possono essere le proposte che arrivano proprio da questo mondo per cercare di arrestare questa emorragia, certamente di di eccellenze di eccellenze siciliane. Segretario, partiamo proprio proprio da lei. Insomma, il sindacato rappresenta un pilastro portante nella sinergia con la cooperazione. Quale può essere un modello efficace, insomma di relazione sindacale nell’ambito delle relazioni industriali, della cooperazione anche e soprattutto per favorire il cosiddetto anche, diciamo, controllo preventivo per evitare anche le le conflittualità e come si può
Valorizzare questo modello, ma intanto buona giornata a tutti e a tutte, voglio ringraziare l’onorevole vibrazioni, andò formale, Legacoop per questo invito perché ci chiama a riflettere su una delle questioni cruciali che attraversano la nostra regione, che il lavoro, la sua qualità e la sua dignità, io ho letto con grande attenzione e interesse questo manifesto e c’è un elemento su cui vorrei che riflettessimo tutti insieme. In quel manifesto emergono due dati. Il primo e il lavoro cooperativo è un lavoro sano, pulito,
Che prova a dare anche qualità e però tutto questo in Sicilia non trova un suo riscontro e anche qui vorrei citare due elementi, il primo che di cui se ne parla poco, noi abbiamo un gap salariale tra il nord e il sud del Paese, ma soprattutto tra il nord della Sicilia di 5.000 euro di salario in meno che i lavoratori e le lavoratrici siciliani percepiscono rispetto al Nord del Paese l’altro elemento è il dato sull’occupazione. Noi abbiamo il 15% di Gap,
Di disoccupazione, sia sul piano del lavoro femminile, sia sul piano del lavoro giovanile. Questo ci dice, ci parla molto della fragilità del nostro mercato del lavoro e del nostro mondo del lavoro e guardate, tutto questo è delittuoso perché noi alle spalle abbiamo una stagione nella quale tutto è mancato, tranne che le risorse che servivano per rafforzare il nostro apparato economico produttivo, migliorare la qualità del lavoro nella nostra regione. Io voglio ricordarlo a coloro i quali in queste ore ci dicono che abbiamo avuto una crescita del Pil dello 0 virgola in più della Sicilia, in Sicilia rispetto al resto del Paese, dimenticandosi però di dire che noi negli ultimi anni abbiamo avuto un 40 miliardi di euro tra PNRR e Fondo di sviluppo regionale, accordi di programma quadro che dovevano servire per rafforzare il nostro apparato economico produttivo, dare davvero le prospettiva alle giovani generazioni di costruirsi qui il loro futuro. Abbiamo sprecato queste risorse, abbiamo un mercato del lavoro che, alle tra i tratti, le caratteristiche che tutti noi sappiamo e oggi, ciò che abbiamo di fronte sono due cose. La Sicilia non è soltanto la Sicilia, la terra dove il lavoro non c’è, ma quello che c’è un lavoro, spesso in nero, precario, sfruttato, sottopagato e soprattutto è quella regione dove i ragazzi o le ragazze o accettano questa condizione di precarietà o sono costretti a scappare via e rispetto a questo tema si ragiona e si rifletta assai poco e guardate se c’è un elemento che a me preoccupa, non è tanto il fatto che chi ha responsabilità di governo, non dalle risposte adeguate. Il punto è che, rispetto a questo fenomeno, non vi è un dibattito pubblico. Non vi è la percezione della profondità della crisi che sta attraversando la nostra Regione e io ringrazio. Legacoop quando ci sottolinea il fatto che quel mondo lì prova a interrogarsi non soltanto come tutelare meglio le cooperative, ma come prova a ragionare se come rafforzando le cooperative, dà una risposta più complessiva al mercato del lavoro siciliano e ci sono due aspetti che io condivido. Appieno. La prima, il 70% delle aziende cooperative qui ci veniva detto non è soltanto purtroppo in Sicilia
Nella manifattura, ma nella prestazione di beni e servizi, soggetta quindi al ruolo e alla intermediazione della pubblica amministrazione. E dentro quel luogo, in un terreno non soltanto dove sappiamo, diciamo gli elementi spesso di opacità che attraversano le nostre Pubblica amministrazione, ma abbiamo l’elemento secondo il quale purtroppo anche il lavoro è soggetta al massimo ribasso. Noi riteniamo che invece i temi del lavoro e i temi della sicurezza non possono essere messi dentro quelle voci che debbono essere inclusi nel massimo ribasso, perché noi dobbiamo provare a rimettere al centro la qualità e la dignità del lavoro e io credo che sotto questo aspetto anche l’elemento che qui ci veniva ricordato da Simone Gamberini, da Carmelo, nella sua introduzione che abbiamo una discussione aperta, Cgil, Cisl e UIL, assieme a tutte le associazioni datoriali
Un nuovo accordo interconfederale sulla rappresentanza e io credo che sia un elemento centrale e dentro questo elemento centrale c’è la questione salariale, come vi dicevo prima, perché magari in termini occupazionali questa regione non sta avendo cali significativi, ma la qualità del lavoro in questa nostra Regione subisce battute d’arresto assai significative noi questo non ce lo possiamo più permettere.
Precario, perché una piaga drammatica ormai si parla di mattanza di vite umane, perché ovviamente la sicurezza sul lavoro è diventato uno dei è diventata una non più. Siamo oltre l’emergenza e c’è anche gente, insomma, sì giornalisticamente, sì, sì, se leggono sempre più articoli, dove dire addirittura si parla di lavoratori che avevano 63 anni 64 anni, è pensabile che un lavoratore ancora 64 anni debba stare su un ponteggio, ma qui si introduce. Ci sono due fattori che ci dicono della fragilità del nostro mercato del lavoro. Spesso quattro infortuni su cinque sono di lavoratori che hanno un contratto di lavoro precario o in nero o su o di sfruttamento, e dentro questo scenario sono persone che purtroppo spesso non hanno quella necessaria, è dovuta formazione, ma la verità qui è un’altra e parla molto alla pubblica amministrazione regionale. Noi abbiamo purtroppo smantellato il sistema dei controlli in questa nostra Regione. Abbiamo la carenza del 65 70% video, qui c’era la presenza di Valentina Chinnici, che in Commissione lavoro sa che quello è uno degli aspetti più drammatici della nostra regione, perché quando tu dici dovreste avere in Sicilia
390 ispettori e te ne trovi 70, quando tu dovresti avere le Asp che dovrebbero davvero un determinato ruolo in una determinata funzione e sono stati completamente smantellati, non c’è dubbio alcuno che noi, su quel terreno, non abbiamo non solo,
Hanno investito, ma stiamo sempre di più smantellando guarda. Tutto questo colpisce non soltanto il tema della sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici, ma colpisce soprattutto le aziende sane, a partire dalle cooperative sane, che sono poi coloro i quali rispettano i contratti, investono nella sicurezza e nella formazione e che però vengono messi fuori mercato da quelle aziende che, non avendo controlli magari pensano che tutto questo sia un orpello. Segretario, cosa chiedete al governo regionale? Insomma, avete più volte rivolto un appello al presidente della Regione per chiedere anche un tavolo congiunto con tutte le organizzazioni sindacali. Qual è lo stato dell’arte? A che punto siamo allora sulla questione della salute e sicurezza? Tre cose, la prima, rafforzare gli organici per provare a ricostruire appunto gli organi ispettivi, la seconda. Noi abbiamo bisogno di idee
In assenza di una legge nazionale di, ma una maggiore regolamentazione lungo tutta la filiera degli appalti e dei subappalti. Perché, come vi dicevo dentro quella filiera in cui vi è tutto il tema della salute, della sicurezza e, terza cosa, noi abbiamo bisogno di costruire qui, nella nostra regione, un Osservatorio regionale sui temi della salute della sicurezza. Abbiamo qui la necessità di provare a fare in modo che il tema della sicurezza sia che venga visto non come un costo dalle aziende, ma appunto venga visto un valore, è un valore aggiunto che le aziende debbono fornire. Purtroppo tutto questo appunto per il meccanismo che c’è per le sue capacità non viene previsto e noi però siamo davvero stanchi del cordoglio
Permettetemi di dire quasi ipocrita. Quando succedono poi alcuni fatti, invece, noi abbiamo bisogno, soprattutto da chi ha responsabilità di governo, non del cordoglio postumo di, ma di assumere scelte e decisioni che servono davvero a provare a mettere il lavoro in sicurezza. Grazie Segretario Antonio Arini. Qua, in veste di vicepresidente Anci Sicilia, salutiamo il presidente americano a lei e a tu ci diamo del tu, così evitiamo le formalità, siamo amici, insomma, anche assessore comunale alla cultura. Ecco, Antonio insomma, anzi, ha fatto questo progetto importantissime. Il Patto per la restanza che trova dall’altra è stato sottoscritto da tante organizzazioni all’università da CNA, ma non solo tutte le organizzazioni, insomma sindacali, associazioni, gli Ordini degli ingegneri, ecco cosa prevede il Patto per la restanza è anche un feedback e, dopo il lancio di questo patto, a che punto siamo
Allora, grazie intanto allega colpe per l’invito. Oggi parlerò nella veste di vicepresidente dell’Anci, ma poi farò anche un passaggio nella veste di assessore alla cultura del Comune di Palermo, patto della restanza fattore abbastanza. Prima di tutto non vorrei che fosse inteso come è l’opposto di Patto per la partenza Patto per la rassegnazione. Troppo spesso oggi se ne parla sotto una declinazione quasi romantica. Io prima di tutto metterei, accanto al patto della restanza tanto della restanza, aggiungerei una piccolo sostantivo che quella libertà di restanza perché tutto il concetto deve essere legato alla dare ai giovani la possibilità di scegliere, c’è possibilità di scegliere, di andare possibilità, decide di ritornare e possibilità di restare
E se vogliamo fare una metafora, mi piace pensare che lì di dire che noi dovremmo dare ai giovani e ali, per volare e radici, per tornare questo come attraverso una serie di sinergie e qui entriamo nel tema del patto della restanza che ha coinvolto non soltanto gli enti locali che ricordiamo gli enti locali non hanno,
Capacità legislativa su particolare politiche del lavoro, ma questo non significa lo dico al mio amico Mannino, non significa che ci facciamo prendere dalla cosiddetto, non è competenza mia, quindi è competenza di qualcun altro che è troppo spesso è stato l’approccio che ha e immobilizzato il sistema Paese perché tutti dicono sempre non è competenza mia competenza sempre dell’altro, allora le capacità di legislazione del lavoro, certamente non solo degli enti locali ma questo non significa che gli enti locali possono essere degli
Attori o degli spettatori non paganti gli attori non protagonisti, ma devono estrattori, l’abbiamo fatto cercando di mettere insieme una parola che si chiama sinergie sinergie attraverso l’Unità, l’Università, sinergie con la appunto le cooperative, sinergie con Legacoop in sinergia con Confindustria e con le imprese con tutti quelli che sono gli attori che si devono fare parte diligente per cercare di dare un futuro e una speranza e una opportunità ai giovani.
Devo dire però delle cose per spot, secondo me qualche cosa sta cambiando negli ultimi anni, do dei dati, perché poi, se la mettiamo sotto il profilo, diciamo politico ognuno ha la sua idea, però quantomeno i dati dovrebbero essere quelli inconfutabili e i dati si leggono non si interpretano primo dato PNRR vedete, io sono stato sindaco di un piccolo Comune per 10 anni,
Abbiamo vinto un bando sul PNRR è sugli sui sui borghi ed era proprio legato alla valorizzazione e al connubio tra cultura legata al problema dello spopolamento, perché il problema dello spopolamento non è un problema di approccio ideologico, il problema dello spopolamento è un problema numerico, se nel mio paese ne muoiono 80 persone e ne nascono 10 capite bene, che è un problema strutturale, non è un problema di qualcuno che sta sbagliando una piccola politica e allora, all’interno del PNRR abbiamo inserito una cooperativa di comunità e devo dire che funziona.
Non è vero che non funzionano, funzionano le cooperative di comunità, ovviamente le cooperative di comunità che è legata al PNR, che era una misura, diciamo, di contingenza, adesso queste cooperative vanno messe a sistema affinché non sia semplicemente un appuntamento episodico, ma quelle cooperative che sono nate dal PNRR possono generare lavoro vero e non diciamo l’assistenzialismo che fino a adesso c’è stato, cioè l’assistenzialismo è stato per partire ora dalla parte di startup si deve partire al problema del lavoro vero, secondo spot, la ZES devo dire che le ZES hanno in un certo modo funzionato
In Sicilia, oltre alla ZES che è la ZES unica nazionale, devo dire che il governo regionale ha applicato la Zes, l’azienda Speciale Unica che serviva alla concorrenza per arrivare a quel 60% e noi abbiamo esperienze di imprese che grazie alle ZES hanno avuto la partecipa la partecipazione di investire e su questo poi chiederò anche aiuto al
Dottore Barbaro che, a testimonianza di quante imprese hanno oggettivamente investito in strutture e mezzi per favorire anche una sostenibilità
Altro elemento che è a discretamente funzionato è quella della decontribuzione per chi faceva assunzioni a tempo indeterminato. Questo anche noi abbiamo avuto dei feedback che, ripeto, non sono appartente agli enti locali. Queste sono politiche regionali, però a noi e agli enti locali è arrivato il feedback di questo e poi volevo parlare anche di Palermo sul discorso, anche culturale e restanza, sempre legando al concetto della restanza. La restanza non è soltanto un problema legato all’occupazione e al lavoro, perché un giovane che sceglie ah, la vuole, ha la libertà di poter sceglie di poter scegliere in una città ci sta anche perché deve sentirsi protagonista di una vivibilità e su questo devo dire che, con
E la cultura, con l’Assessorato alla cultura, stiamo facendo tantissime cose, ne dico qualcosa sempre per spot.
Quanti sanno che Palermo è la prima città per nomadi digitali?
Palermo è la prima città per nomadi digitali e per, diciamo persone che vivono qui perché scelgono di avere una città che è mediamente cablata, bene, sotto il profilo di del di internet, è quello che gli serve a loro dal punto di vista digitale, ma poi vivono in una città dove stanno bene e questo non lo dico io lo dicono i dati, potete, diciamo anche verificarli la macchina da guerra dei grandi eventi. Noi abbiamo fatto recentemente Jovanotti che faceva parte del cartellone dei grandi eventi, quanti sanno che Jovanotti ha prodotto 8000000 di euro in due giorni diretti e un indotto di 18,5 milioni di euro legato dice, ma tutto quello che produce la macchina dei grandi eventi che ripeto, non lo dico io, l’ha detto l’Università degli Studi di Palermo con uno studio del professore Ruggeri. Ecco
Io sono convinto e quanti sanno che ne so, lo scorso fine settimana c’è stato lo svolgimento del Palermo, Sound, una bellissima manifestazione che ha coinvolto centinaia e centinaia di giovani, palermitani che hanno deciso di investire qui sotto il profilo dei grandi eventi, ecco, io sono convinto che restanza non deve essere una parola romantica per la quale ci dobbiamo innamorare, ma lo dobbiamo mettere a sistema con intelligenza e restanza. Non significa semplicemente di parlare di comunità, di legalità e di sostenibilità ma anche di vivibilità, perché un giovane deve avere la libertà di scegliere e per scegliere non deve parlare solo di occupazione che evidentemente la cosa principale materia anche scegliere di vivere in una città che sente propria e si deve sentire protagonista del cambiamento del proprio futuro e della propria sostenibilità.
Antonio Rini è stato citato in causa carissimo, dottor, Vincenzo Barbaro, insomma, lei rappresentava il fulcro tecnico perché le aziende, le imprese, vengono da lei, insomma, quali sono le criticità ravvisate e poi, se ci fosse nocciolaia che noi giornalisti ci piacciono tanto qualche dato relativo agli investimenti, grazie grazie per l’invito ricevuto e,
Vorrei con voi analizzare prima dei dati per poi commento solitamente quindi chiedo al massimo diciamo di cominciare a mandarle, perché questi dati perché io vorrei fare un ragionamento che non sia solamente un ragionamento alloggi, intervenire sull’oggi anche da un punto di vista normativo con interventi di Yorba tributario previdenziali e contributive si può dare un effetto diciamo apparente ma a,
Il lavoro che andrebbe fatta, una proiezione, cioè qual è società, ci aspetta nel futuro, perché noi dovremmo cercare di intervenire sul fenomeno sociale come le politiche fiscali e di un Paese, le politiche inducono i comportamenti sociali, quindi oggi le scelte che dovessero essere prese a livello nazionale o a livello regionale possono indurre un comportamento che può modificare un trend allora quali sono, diciamo i dati che vorrei commentare con voi,
Le Liv di scorriamo velocemente e poi li commentiamo quando facciamo l’analisi, anche perché alcuni di questi dati sono state delle informazioni un po’tratte nei vari interventi che ci sono stati l’aspettativa di vita,
L’aspettativa di vita in Italia è un’aspettativa di vita tra le più alte nel mondo, questo è un aspetto certamente positivo, perché significa che la qualità della vita mediamente buona.
E non si accompagna a un altro aspetto che è quello, diciamo poi del fatto di un invecchiamento della popolazione e quindi qual è l’intervento sull’invecchiamento della popolazione che si può avere è il tema dell’aspettativa di vita su che cosa incide chiedo la seconda slide,
Sul tema della spesa previdenziale.
Lo mettiamo la seconda sì, ok sulla spesa previdenziale e che è un tema serio, perché perché la spesa previdenziale rappresenta una delle grandi teme, diciamo, del spesa dell’UE, di welfare di questo Paese e quindi è chiaro che l’età, l’incremento progressivo dell’età tendenzialmente porterà a una attrazione alle risorse pubbliche su un aspetto della presa previdenziale sottraendola ad altre spese la terza slide la spesa pubblica sanitaria,
La spesa pubblica sanitaria, al di là di quelle che possono essere scelte giuste o sbagliate politiche su cui uno può andare a discutere tantissimo, ma il tema fondamentale che è inevitabile che l’incremento dell’età.
È la speranza di vita, determinerà un incremento della domanda della spesa sanitaria,
E per cui questo aspetto, come diceva,
Chi mi ha preceduto e impone un obbligo di rivedere il modello anche, diciamo, di finanziamento della spesa sanitaria con sistemi di welfare aziendale, andiamo alla quarta.
Questa è quella relativa al tema della ah dei dati e di età media nazionale, è di speranza di vita, noi abbiamo una speranza di vita che chiaramente si è alzata, ma si sta alzando l’età media nazionale, questo cosa significa che è l’età, diciamo che si alza non deve determinare un conflitto generazionale,
Perché oggi la popolazione media ha raggiunto, ho un’età di 49 virgola un anno, quindi possiamo dire che è un’età elevata e questo come incide nel mondo del lavoro, contiamo con cominciamo a scendere, allora dottor Barbarano, siccome dalla legge mi dicono che sono un G plaid, dobbiamo entrare in ditemelo europeo, quindi dobbiamo essere abbastanza veloci i tempi europei perché siamo strettissimo, dobbiamo chiudere, scrivono 11 slide, insomma la stampa le ultime tre, allora le ultime tre tasso di natalità
2008 2025, guardate il tasso di natalità Comes com’è in fase di discesa, ci sono 6 nati per 1.000 abitanti, scendiamo questo nell’ultimo nell’ultimo ventennio and C. Andiamo all’altra slide tassi di natalità nel 60 70.
Le la il decennio 60 70 il decennio col maggior numero di nati. Cosa significa questo che nel mercato del lavoro dal 2028 usciranno tutti gli atenei nati nell’anno 60? Quindi diciamo tutti gli anni per una questione, diciamo di normativa, usciranno di contro saranno sostituiti dai nati negli anni dal 2000 in poi, il NAV inutili, i nati dal 2000 in poi, sono un terzo dei nati uscì che uscirà cioè dei lavoratori che usciranno, quindi ci sarà un tema, diciamo reale, diciamo, dei rischi, diciamo e poi di tasso di sostituzione e sostenibilità da parte del mondo.
Ora il lavoro andiamo avanti, l’alta successiva, cosa sta determinando questa situazione sta determinando un dato che è la prima volta che succede in Italia, che l’età media dei lavoratori, la fascia di età media dei lavoratori all’interno dell’azienda, per la prima volta è quella sopra gli over 50,
Cioè nel mondo delle imprese e l’ove gli over 50 sono un numero di lavoratori superiore rispetto a questo nasce da un problema di tasso di rotazione. Sì, ma nasce fondamentalmente all’invecchiamento della popolazione. Questo significa, diciamo, un tema, di affrontare la competitività del settore. Andiamo avanti nell’altra slide, le retribuzioni reali per dipendenti, qualcuno lo ha detto, si sta perdendo potere di acquisto. I contratti collettivi, mediamente le retribuzioni di fatto sono superiori rispetto ai contratti collettivi. Mandiamo nella slide successiva. La perdita del potere di acquisto dei lavoratori è superiore negli ultimi anni rispetto non solo alla retribuzione dei contratti collettivi, ma anche alle retribuzioni dei fatto e questo termina determina ah, ah, altri aspetti che diciamo, tra cui andiamo avanti nell’ultima
La scelta dei giovani di espatriare la scelta dei giovani, di espatriare, che è un tema che non riguarda, ovviamente diciamo solamente l’Italia, ma riguarda, diciamo, il movimento complessivo in Europa i giovani espatriano, indipendentemente dalla questione del reddito espatriano, anche per una scelta di vita okay quindi,
Il tema è come noi Paesi diciamo e soprattutto il Mediterraneo, intercettiamo quei giovani che vogliono, comunque, diciamo, avere un tipo di vita differente. Ora l’assessore diceva il nomadismo digitale B il nomadismo digitale è un fenomeno fortemente diffuso, è stato diffuso, diciamo prima, negli Stati Uniti, ma oggi diciamo ancora di più lo è presente in tutto il mondo e il nomadismo digitale però presuppone che cosa, una serie di servizi che devono essere messe a disposizione dei di dico, di chi sceglie di di fare un organismo vegetale che le nostre le nostre, i nostri territori, i territori parla di territori dell’entroterra siciliano non mettono a disposizione, perché se poi non c’è un problema, se c’è un problema di mobilità, se c’è un problema di servizi, se c’è un problema di cultura, se c’è un problema di luoghi di aggregazione e il nomadismo digitale, non lo intercettiamo Palermo, lo intercetta, sì, sì, lo so Palermo lo intercetta perché Palermo è una città, diciamo che è a due passi dall’aeroporto a due passi c’è la le le le le, cioè il porto c’è, diciamo una città che può può accogliere soccorse mai. Noi abbiamo il problema del resto della situazione, allora come intervenire e concludo
C’è un tema sui giovani che riguarda l’incrocio domanda offerta. Il problema occupazionale nel futuro non sarà il problema di trovare occasioni di lavoro, è il lavoro ai giovani, perché le occasioni di lavoro e saranno date sostanzialmente dalla difficoltà del tasso di sostituzione tra gente, cash e gente che entra nel mercato del lavoro e vi ho fatto vedere che quelli che usciranno saranno molto di più di quelli che potenzialmente possono entrare. Allora uno può dire, beh, allora non c’è problema, no, il problema nasce dal fatto che non si incrocia domanda offerta, perché c’è una distanza sostanziale tra la tipologia dei soggetti, che esce quindi il profilo professionale di quelli che escono e la capacità di indirizzare i giovani verso delle attività che sono necessarie, a quale al mondo dell’impresa attuale, ma soprattutto quella futura. L’altro aspetto, ecco, chiudiamo, e concludo, è un tema che non si affronta, che l’invecchiamento della popolazione determina un altro aspetto nel mercato del lavoro, che è quello relativo alla cosiddetta Paideia e a lavorativa
Ossia come crea molecole le condizioni per una migrazione di competenze generazionale, se noi spendiamo dal mercato del lavoro i soggetti che ancora un’età biologica, ancorché avanzata ma capaci possono dare un contributo quando la normativa fiscale tribù, quindi tributaria previdenziale, la normativa di lavoro è una normativa che è oggi è ancorata a un a una norma che era negli anni 90, ossia la normativa che spingeva i gli anziani. Andare via sostanzialmente al lavoro per consentire ai giovani di entrare quella norma era legata al a condizione demografica del Paese degli anni 60. Oggi la situazione si è invertita. Bisognerebbe intervenire oggi per favorire queste situazioni e ci sono gli strumenti per poterlo fare. Grazie grazie al dottor Barbara. Chiudiamo questo primo blocco con Carmelo Traina, che è fondatore e portavoce del Patto, per restare partendo da un dato anche drammatico, oltre alla partenza di tanti giovani, anche abbiamo in Sicilia il primo, il primato anche di quelli che purtroppo non lavoro in uno studio e neanche se lo sentono più il lavoro, i cosiddetti net voi avete lanciato il PAT per restare cosa prevede questo patto? Tra l’altro c’è una postilla Sicilia 0, occupazione, utopia o potenzialmente una possibilità in futuro realizzabile, prego,
Ma intanto buongiorno a tutti, a tutti, grazie per l’invito e o Legacoop chiaramente o Carmelo per averci dato questo spazio di disponibilità.
Molto velocemente noi ormai da quattro anni e mezzo circa che portiamo avanti il dibattito sul tema appunto di quello che abbiamo configurato più che come restanza come diritto arrestare, perché abbiamo aggiunto una connotazione di diritto che secondo noi è fondamentale nel momento in cui bisogna affrontare il tema, non parliamo di restanza come atto romantico eroico, qualcosa che nostalgicamente ci potrà piacere o non piacere. Parliamo di una dimensione in questo momento di diritto in cui dei territori e di certo come dire, dei territori in cui Palermo non è chiaramente il centro di questi territori, ma riguardano tutte le aree che invece non sono i grossi centri, anche della nostra regione, sono dei territori che in questo momento non hanno più la possibilità di avere dei diritti minimi garantiti. Parliamo dall’acqua, arriviamo fino all’istruzione, al lavoro in sequenza, possiamo mettere tutti i diritti negati che oggi mettono in dubbio anche la possibilità di continuare a vivere all’interno di quello stesso territorio, motivo per cui il diritto arrestare per noi una connotazione molto chiare significa il diritto a quei territori di poter continuare ad esistere in un mondo che invece, dall’altra parte, sembra che abbia rivolto l’attenzione solo ai grossi centri. Abbia detto che i grossi centri sono l’unico posto in cui dobbiamo spetta a spostare le nostre dimensioni di vita, di occupazione, di progetto di futuro. Quindi questo per dare alla connotazione su cui noi abbiamo lavorato in questi quattro anni a partire da appunto, la prima edizione di questa è la mia terra, cui il segretario Mannino si ricorderà, è stato partecipe insieme in questi anni, poi abbiamo lavorato con tutti gli attori, abbiamo lavorato con la Cgil per costruire all’interno del Forum la dimensione, appunto del diritto arrestati di cui si parla. Abbiamo lavorato con ANCI per dare origine al Manifesto. Abbiamo lavorato anche all’interno delle istituzioni. Qua c’è appunto l’onorevole chimici, che con cui abbiamo fatto
Tanto e del lavoro che poi è confluito in quella che per noi è diventata questa proposta, che ha raccolto 60 organizzazioni siciliane, che in quattro mesi hanno lavorato duro per provare a dare una loro risposta alla dimensione del lavoro. Perché è vero, ne parliamo, abbiamo ampiamente un dibattito, in realtà, secondo noi super esposto sul tema, quindi non è vero che non se ne parla, se ne parla in abbondanza il tema dall’altra parte che si parla della lista dei problemi, senza però provare a dare una dimensione di proposte che arrivano dal Brasile. Abbiamo sviluppato tre più importanti, paradossalmente alla nostra parte, proprio dalle cooperative, nel senso che il lavoro con cui abbiamo noi articolato l’addio, il la, la proposta sul lavoro si chiama Sicilia. 0 disoccupazione parte intanto dall’individuare che tipo di lavoro vogliamo noi in questa regione, perché è una regione che ha lavorato molto negli anni, concentrando il lavoro, come se il lavoro fosse altrove e il modo di creare occupazione nel nostro territorio doveva essere o pregare una grande azienda di venire da fuori e provare in qualche modo a darci occupazione territoriale oppure nella nuova dimensione contemporanea, come appunto la Regione. Sostiene e addirittura non neanche Cem
Ad avere la necessità dell’azienda che sposta la sede, ma l’importante è avere dei laboratori, anche da remoto, assunti, purché ci sia più uno nel tasso di occupazione. Noi invece abbiamo cominciato ripartendo da qual è l’accezione del lavoro, il lavoro, lo dice la Costituzione, non lo dice il Patto per restare prima di tutto prima che una funzione economica, una funzione sociale significa che, se quel lavoro è utile al progresso della società e della comunità che in qualche modo poi frequenta la persona che lavora, che il lavoratore o lavoratrice, allora il lavoro assenza sia puramente l’accezione di essere interpretato come il modo finché si paghino le tasse, oppure qualcuno ci viene a pagare l’affitto, ecco la ristorazione delle promesse del governo regionale, ne ha fatta qualcuna delle assessore durano, lo possiamo dire, il prestito d’onore sono proposte che è un vincente, quello a cui mi riferiscono è quello a cui mi riferisco è chiaramente del i 56 milioni sul Santuossolo sono una cifra impressionante per chiedere Sfinge. No, assolutamente no, come stavo dicendo, che sono delle misure che dall’altra parte l’unica cosa che dicono e non mi interessa che il lavoro viene a fare qua, non mi interessa che il lavoro sei non mi no, non mi interessa come contribuisce in quelle comunità, mi interessa semplicemente che tu vieni qua e spendi dei soldi. Ora, se questa è la dimensione del lavoro, vuol dire che abbiamo annullato sia la carta costituzionale sia il lavoro in sé, ed è inutile che parliamo di lavoro, perché questo non è lo strumento lavoro. Questa è uno strumento finanziario che ci permette di aggiungere nelle casse dei Comuni che ospitano. Tutto questo ci permette di giungere più soldino, ma che non crea nessuna comunità. La nostra proposta, che prevede un finanziamento alle imprese per finanziare esattamente quello che ne so, che quello sia, i ragazzi che studiano quella su cui invece abbiamo agito noi si chiama appunto Sicilia, 0 disoccupazione partirà una sperimentazione francese di 10 anni che ha creato 4.500 posti di lavoro, partendo dal che cosa, dai bisogni non risolti nelle comunità e dicendo sui bisogni non risolti. Istituiamo dei comitati territoriali che possono interpretare questi bisogni e costruire delle cooperative che noi chiamiamo imprese per l’occupazione, ma di fatto sono delle cooperative che, sostenute da un fondo regionale, possano poi permettere di colmare questi bisogni non risolti a creare occupazione del territorio. Questa è la risposta. L’abbiamo presentata dal 29 aprile all’Ars abbiamo fatto 120 di dibattito in tutta la regione in cui l’abbiamo discussa quest’estate adesso culminava il 15, ripeto, abbiamo lavorato con la Cgil, abbiamo lavorato col lancio, abbiamo lavorato da oggi il percorso anche con la Lega Coop. La speranza è di arrivare a questa dimensione del lavoro, come la dimensione che Pearl, checché pro Bossi possa trovare non solo la nostra proposta, ma anche delle altre proposte che possano accompagnare concretamente questa dimensione del restare. Perché c’è un gruppo di persone che evidentemente ancora ritiene che questi territori sono territori in cui vale la pena vivere e in cui si vuole vivere. Grazie grazie a Carmelo Traina, grazie ad Antonio Rini, grazie a Vincenzo Barbaro, grazie al nostro Segretario Mannino. Grazie grazie e ci prepariamo all’ultimo blocco. Quindi invito, se qualcuno mi dà un aiuto, perché dovremmo aggiungere una sedia in più perché, insomma, in questo blocco di tre chiudiamo con questi ultimi quattro relatori che invito qua subito sul palco, perché abbiamo il professore. Alessandro Bellavista, che è professore ordinario, di diritto del lavoro, all’Università degli Studi di Palermo abbiamo Letizia Casuccio che è la direttrice nazionale di Cup colture è ancora l’onorevole Davide Faraone, capogruppo Italia, Viva in quinta Commissione alla Camera dei deputati e Raoul Russo, senatore e capogruppo Fratelli d’Italia. Tra l’altro anche un componente della Commissione antimafia dimmi assolutamente sì, invito tutti anche per questo blocco di chiusura. Siamo nei tempi, ma anche per rispetto della platea e ad essere strettamente dai cinque minuti l’intervento di cinque minuti del. Tempi assolutamente assolutamente europei. Professore Bellavista, partiamo proprio proprio da lei, ecco quali sono i. Ovviamente si parla di contrattare con la contrattazione collettiva quale possono essere, secondo me, secondo lei gli strumenti, insomma per combattere i cosiddetti contratti pirata, insomma che purtroppo anche quelli inficiano fortemente il mercato del lavoro è come creare una cooperazione, insomma, che sia genuina, per usare il termine abbiamo usato buono qua nel caso specifico usiamo genuina
E allora si sente intanto, ovviamente ringrazio e ringrazio la Lega per l’invito, la Legacoop precisa Jacopo, ovviamente.
NH a cominciavo, questi però tra va be’.
Ora dubbi, allora siamo qua in casa in famiglia, quindi insomma, poi ovviamente Carmelo che insomma mi ha ingaggiato e col quale abbiamo fatto e faremo tante cose ora io vado velocissimo, scusatemi, è proprio perché dobbiamo stare ai tempi europei.
È una considerazione, una considerazione generale e poi entro direttamente, nello specifico
E purtroppo questo Paese.
E possiamo dire nell’ultimo ventennio, e anche di più, in modo bipartisan, quindi, insomma, è inutile buttarsi all’addosso sul piano politico, chi è più colpevole o meno, diciamo già, col permesso diffusa e si è perseguita.
è una strada che è stata quella di cercare di favorire la competitività e lo sviluppo.
Soprattutto sulla base della riduzione del costo del lavoro, questo è stato, ahimè, il modello di sviluppo che si è perseguito, e lo dicono e ovviamente lo dicono le regole, le regole che ci sono a regole vigenti in questo momento che, come è stato messo in evidenza nel corso di questa giornata sono tutte regole,
Che favoriscono la precarietà del lavoro, il sottosalario, lo sfruttamento e soprattutto la cosa più grave che c’è in questo Paese, quelli che si chiamano gli operai cd, vale a dire, ovviamente, l’abbattimento dei costi per la sicurezza e la nostra percentuale di infortuni sul lavoro e di morti sul lavoro che non ha eguali in Europa questo è il punto fondamentale.
Allora questa è una via illusoria ed è una via illusoria per proprio in termini semplici. Per quale motivo perché e lo dimostra, diciamo tutta l’esperienza, possiamo dire europea abbassare il costo del lavoro, quindi ridurre le regole, ovviamente non favorisce che cosa lo spostamento della competizione su altri fattori produttivi, l’innovazione, la ricerca, la capacità organizzativa e questo è un po’quella illusione che si pensi, ad esempio, nel caso in cui dice dobbiamo ridurre le regole per combattere l’illegalità, il sommerso, perché se ci sono meno regole tutti si adagiano e allora, come dicono gli stessi americani diciamo è la stessa, possiamo dire fallaci idea di chi pensa di sconfiggere l’adulterio e l’Imi
Quando l’istituto del matrimonio, se eliminassimo il matrimonio, l’adulterio resterebbe sempre, lo chiameremmo in altro modo ora, purtroppo questo quindi il modello di sviluppo deteriore, quella che si chiama la via bassa alla competitività ha toccato ovviamente tutto il mondo produttivo, tra cui ovviamente lei le cooperative genuine le cooperative genuine ovviamente si trovano a condividere un loro mercato.
Dove sappiamo che operano quelle che si chiamano le cooperative spurie, cioè, vale a dire dove il modello cooperativo è utilizzato come simulacro dello svolgimento di un’attività pienamente illegale. Questi sono fenomeni diffusi nella nostra regione, sono diffusi in tutta Italia,
Dove attenzione in tutta Italia questo fenomeno devastante e anche esasperato, ovviamente, da che cosa da un uso massiccio delle esternalizzazioni da parte dei grossi player, i quali, ovviamente, per abbattere i costi del lavoro, cosa fanno? Frammentano il ciclo produttivo? È affidano spezzoni, ah, cooperativa, appunto spurie, che quindi non sono cooperative perché sostanzialmente sfruttano i lavoratori. E allora cosa fare? Brevissimamente? Esistono degli strumenti legislativi, voglio dire già disponibili. Mi permetto di ricordare che l’Alleanza per le cooperative, già alla fine dei primi anni 10 del 2000, ha lavorato in modo congiunto, legando le organizzazioni sindacali e per il settore cooperativo. Oper am, è vigente una disciplina legale che impone come contratto collettivo di riferimento per la determinazione del trattamento economico, non qualunque contratto collettivo, ma il contratto collettivo stipulato dai soggetti comparativamente più rappresentativi. È chiaro che bisogna giustamente fare applicare questa normativa perché si sconta ovviamente una difficoltà per farla applicare. Già è stato messo in evidenza che c’è bisogno ovviamente di controlli e io mi permetto semplicemente ricordare che noi viviamo in una regione dove è bella l’autonomia, però l’autonomia andrebbe abolita, a mio parere, e quindi
è un’autonomia che produce frutti avvelenati perché l’ispettorato regionale siciliano forse molti ancora non lo sanno, ma l’Ispettorato regionale siciliano che è autonomo, quindi non dipende dal nazionale, questa cosa gravissima cos’è che non fa tra le tante cose va bene al di là di fenomeni di deleterie tra cui anche la corruzione non fa un rapporto annuale ci siamo dell’attività ispettiva, allora siccome il primo principio democratico e conoscere per deliberare,
Io mi voglio vorrei chiedervi, ma come fa il decisore politico, a deliberare se non conosce che cosa ha fatto il suo Ispettorato, questo è, voglio dire, siamo questa qui è ovviamente la terra sciasciana e chiudo bravissimi a protestare.
è stato veramente il problema degli appalti pubblici. Gli appalti pubblici sono strategici a livello europeo perché perché ovviamente, mobilitano un’ingentissima quantità di risorse.
è l’Unione europea. Ovviamente cosa dice dice che gli appalti pubblici devono essere uno strumento di costruzione sociale del mercato, che significa costruzione sociale, che gli appalti pubblici devono produrre qualità sociale, tutela dell’occupazione e aiuto alla crescita occupazionale, ai soggetti più deboli e così via. Purtroppo, cosa succede? Abbiamo dei GAP applicativi di una disciplina italiana? Che attenzione è un’ottima disciplina per alcuni versi, perché è stata anche concertata col mondo produttivo e anche colleganti organizzazioni sindacali. Però, come già è stato evocato, sorge il problema alle stazioni appaltanti non sono educate, va bene cosa fanno. Le stazioni appaltanti per potere sempre risparmiare, molto spesso mettono a base d’asta il contratto, un contratto collettivo non adeguato che
è quello, ovviamente, non decano dei soggetti più rappresentativi, oppure molto spesso fanno dei giudizi di equivalenza del contratto presentato dall’operatore economico ovviamente diciamo alla carlona, ci siamo, l’operatore economico presenta un contratto collettivo dei sindacati autonomi, diceva beh, tutto sommato lo stesso non è così sul piano giurisprudenziale, quando si impugnano queste decisioni si vince sempre cosa significa. Contratti collettivi dei soggetti non rappresentativi vengono buttati al macero, però è chiaro che non è che possiamo perseguire la via giudiziaria alla socialità. È necessario un intervento del decisore politico che fissi della road map come attenzione avviene in altre regioni
E dove, sul piano pratico, si fanno anche degli accordi in cui si stabiliscono i contratti collettivi da mettere a base d’asta cioè classico caso, vuoi fare la manutenzione degli impianti per la manutenzione degli impianti deve applicare o il contratto collettivo nazionale metalmeccanici confederale o il contratto collettivo ad esempio all’impresa artigiana se sei impresa artigiana chiuso quindi basterebbe poco, ma ovviamente ci vuole una volontà politica, una capacità di dialogare di concerto che non c’è, mi pare di capire,
Grazie attraversare Bellavista e adesso è la volta di Letizia Casuccio, direttore nazionale di Coop cultura e dottoresse insieme a lei proviamo a sciorinare, insomma, ha individuato quelle che possono essere delle ricette vincenti, una sorta di documento Dibba che vademecum per costruire una cooperazione vincente previo il direttore dovrebbe avere la ecco allora io veramente tris ride questa è la prima perché ci presenta in modo, diciamo veloce allora capo culture si occupa di attività,
Per la fruizione, per l’accesso, nei musei e i monumenti.
Ma non solo. Insomma, ne faccia, facciamo moltissime cose, questa è la nostra attività prevalente. Siamo oltre i 2000, il 69% di noi donne, siamo, le donne stanno nei livelli apicali, della governance della cooperativa, lavoriamo in 223 i luoghi della cultura. In 16 regioni il nostro fatturato si aggira intorno agli 82 milioni, lo sconto del 25,
Diciamo, sarà consolidato anche quest’anno.
Lavorano con noi 975 soci, quindi la metà della popolazione di CoopCulture e socio della cooperativa adesso sono dipendenti e sonno. Abbiamo, diciamo, lavoriamo per raccogliere più di 15 milioni di persone e perché, appunto, lavoriamo nei più grandi asset culturali del Paese, dai musei civici di Venezia, la Valle dei Templi ad Agrigento, quindi questa è un po’la nostra realtà. Abbiniamo un po’alle proposte per dire come rendere vincenti. In Sicilia siamo presenti il nostro 10% del fatturato, lo facciamo in Sicilia, forse qualcosa di più, il 10% della nostra popolazione, di le di di occupati e in Sicilia, in tre province, Agrigento, Trapani e Palermo, il grosso è ad Agrigento che appunto è anche insomma, un’area molto complicata. Forse siamo tra le aziende più grandi
In termini di occupazione nella città di Agrigento.
Cosa accade nel nostro caso? Noi lavoriamo prevalentemente nei grandi attrattori culturali, va bene, i grandi attrattori culturali hanno un problema soprattutto legato alla stagionalità, quindi una delle proposte che io voglio portare, ma soprattutto un ragionamento che sarebbe utile cominciare a fare in tanti territori lo stiamo facendo in Sicilia, ci stiamo cominciando a ragionare e come riuscire a mettere a sistema i singoli luoghi della cultura, non solo i grandi attrattori quindi biblioteche, teatri, parchi archeologici, comunità, i punti di informazione turistica, i teatri, c’è una programmazione integrata di servizi integrati, soprattutto pensando ai piccoli centri che sono quelli che hanno più bisogno
Di avere una programmazione integrata e soprattutto, questo ci consentirebbe di superare anche il problema della stagionalità, perché molte di queste attività sono attività rivolte ai residenti e non rivolte anche quelli.
Stampa di destagionalizzazione, ma poi in Sicilia di fatto si fa sì, ecco, invece ci sarebbe proprio la questa possibilità e qui parlo proprio al decisore pubblico, perché molte di queste attività possono essere fatte anche in forma di partenariato I le norme ci sono anche se diciamo molto fragili però ecco la il trend dovrebbe proprio essere quello di ragionare in una logica di integrazione perché questo potere è sicuramente uno delle muta modalità per cui possiamo in qualche modo,
Dare un’occupazione è quello che stiamo facendo, ma diciamo noi lavoriamo sui grandi attrattori, è facile vincere così no, ecco e poi i grandi attrattori, naturalmente, non potranno assorbire tutta la richiesta di lavoro che invece proprio il turismo, il turismo culturale possono sicuramente assicurare. È necessaria quindi una programmazione pluriennale e soprattutto saranno vincenti servizi integrati. Io, se, se è possibile, passerei alla seconda slide, perché è proprio veramente mi avvio a chiudere e questo è appunto quel no. Ce n’è un’altra ancora che forse la terza già e sono proprio le 3 proposte per creare buon lavoro. Io diciamo, le ho riassunte riassunte in questo modo, pensando soprattutto alla Sicilia che un territorio nel quale noi lavoriamo lavorando da più di 10 anni e insomma in maniera continuativa, e allora io intanto vorrei parlare dei nostri soci in Sicilia sono quasi tutti i soci che so il, quindi c’è un lavoro stabile a tempo indeterminato, molti di loro sono tornati nel senso che lavoravano fuori dalla Sicilia o studiavano fuori dalla Sicilia e hanno, diciamo, con una Golf che noi abbiamo fatto per assumerli, sono tornati stanno lavorando, molti di loro si sono sposati e hanno messo su famiglia e non lo dico questo per una diciamo retorica aziendale classica, no, lo dico perché se si riesce a creare un’occupazione buona, si riesce anche a creare, appunto
Anche anche da un punto di vista della dei servizi, perché noi abbiamo una Redemption altissima di, diciamo, di buone recensioni sul servizi resi e sulle attività che svolgiamo e quindi diciamo più che gestire i centri, i vari attrattori culturali, ripeto una delle proposte più importante, gestire le destinazioni, creare destinazione, tu, ricreare, destinazioni e gestirle. Perché poi non basta semplicemente creare un brand, poi se il Brendano gli dai, invece una struttura gestionale per carità, ce ne sono molti, però non saremo mai, diciamo da Borgogna, sennò ci diamo una e quindi questo vuol dire lavorare su tutta la filiera, non solo quella culturale ma quella enogastronomica. Insomma, non mi dilungo perché sono tutti argomenti che tutti noi conosciamo molto bene, però è veramente molto importante lavorare e fare, e quello che credo che oggi possa uscire da questo dibattito è proprio un impegno di Legacoop, naturalmente, che ringrazio per questa opportunità che ci ha dato anche di esprimere queste proposte ma del diciamo delle istituzioni regionali e di e del dell’Anci, per esempio,
Per fare un minimo di sperimentazione su due o tre destinazioni, che magari non hanno, in questo momento del personale assunto dalla pubblicò, dalla pubblica amministrazione e quindi necessitano di servizi organizzati, mettendoli a sistema con gli asset culturali o turistici più importanti, insomma, questo non mi soffermo anche se diciamo il punto più importante di chi far presa in questo settore con settori labor intensive però lo diceva il professore l’hanno detto in tanti,
È premiare la qualità, cioè nelle gare, il lavoro non deve essere una variabile del prezzo, devono pesare l’organizzazione e le competenze, le la continuità, l’innovazione e la qualità dei servizi, ora non vuol dire che non si deve ripassare il costo del lavoro, per carità, cioè ci può essere anche questo come possibilità lo prevede il codice degli appalti.
Però sicuramente un’attenzione che non si basi tutta l’esternalizzazione sul ribasso del costo del lavoro, perché il dumping contrattuale sicuramente penalizza le imprese buone, ma sicuramente penalizza il lavoro. Grazie grazie. Grazie alla dottoressa Casuccio, entriamo nel vivo della politica perché, insomma, ci abbiamo due autorevoli rappresentanti partiamo proprio dal senatore Raoul Russo cosa ha fatto il Governo, cosa ha messo in campo per il lavoro e le imprese. Grazie grazie, intanto ringrazio gli amici di Legacoop, che mi hanno voluto coinvolgere in questo dibattito perché
Rigorosamente importante, peraltro, con insieme all’amico Davide Faraone, abbiamo ascoltato anche al lungo, quello è stato il problema, quindi sono comunque stati spunti estremamente interessanti, anche perché io sono tra coloro i quali penso che il modello cooperativo sia un modello aziendale è molto importante un modello aziendale perché a parte che ha una grandissima tradizione Italia, ma perché è un modello che riesce a coniugare la, l’efficienza organizzativa all’Akab al valore reale del lavoro della persona perché per per antonomasia il la finalità mutualistiche alla cooperativa, questa valore aggiunto di non essere semplicemente un meccanismo
Aziendale di tra dipendenti e datori di lavoro, ma il, il la, l’origine stessa, e del rapporto tra datore di lavoro che lo stesso socio, quindi, non è un fatto molto importante ed è un Governo, dal mio punto di vista, che ha cercato di venire incontro alle esigenze delle imprese. Penso, per quanto riguarda il meridionale alla ZES ben sa quello che abbiamo fatto per il tema delle partite Iva, la Nuova Sabatini, una serie di misure che favorivano comunque
La possibilità di assumere le aziende da una serie di semplificazioni che sono sicuramente importanti a chi deve produrre.
Ricchezza, chi deve produrre lavoro e sono assunto dall’accordo sul col professore Bellavista, sul tema che chiaramente in Italia, ma non è solo in Italia, purtroppo è un tema internazionale, il tema del costo del lavoro, che diventa un fattore inserito nel meccanismo una competizione anche perché sappiamo perfettamente noi ci troviamo a un tema che non abbiamo creato né io né il professor Bellavista che si chiama globalizza globalizzazione per cui si è scelto qualche decennio fa che il lavoro, quel prodotto si faceva in Cina piuttosto che in Italia è piuttosto in Germania doveva andare a circolare liberamente,
Con la piccola differenza che il sistema produttivo cinese, piuttosto alzavano riduttivo del paese x, y indonesiano e vietnamita o quant’altro non è no alle stesse regole del sistema europeo generale di quello italiano che, al di là delle distorsioni.
Del sistema al di là delle distorsioni dei aziendali, e un sistema sicuramente garantista dal punto di vista dei diritti e sfido chiunque a dirlo. C’è una storia importante allo studio, il lavoratore in poi e non mi sembra che il sistema del datore di lavoro si dalla sia stato particolarmente smantellato. Come qualcuno dice in Italia c’è un problema oggettivo, però, che il costo del lavoro è uno degli elementi della competitività, della della competitività e quindi è un equilibrio importante da raggiungere. È quello di non comprimere i salari, ma allo stesso tempo avere aziende riescono a competere soprattutto quando erano competere sul mercato internazionale. Perché c’erano anche altro tema, noi molto spesso ragioniamo come sia luce no nei nostri mercati di riferimento, fossero quelli interni, mentre la vera sfida è anche la capacità che abbiamo di innovare e di produrre prodotto che va all’estero. Se, quando parliamo di produzione
Quando parlavano di servizio abbiamo anche un problema sulla qualità dei servizi e quindi è un tema estremamente importante e incredibile, però ribadisco che noi personalmente, come governo, abbiamo preferito lasciare anche alla.
U contrattazione a IRAP
Quadrata della cornice normativa del lavoro anche nella trattazione datori di lavoro, sindacati questa è una un sistema italiano che è il da molto da un riconoscimento importante a questo meccanismo, tant’è vero che la norma, la legge, abbiamo fatto proprio il 1 maggio di questo famoso decreto 1 maggio sul salario giusto individua nelle nelle nei con nella contrattazione un elemento fondamentale per individuare il sapore migliore per sé e per il lavoratore e che deve sapere dalle aziende quindi un sistema che da un grande,
Una nel ruolo all’industria editoriale, nello specifico, quindi, la
Legacoop a questo punto di vista, è un soggetto importante, è anzitutto importante e chiudo io ho trovato che le ho trovato molto interessante, questo manifesto sul lavoro fatto lo erano partite dagli elementi importanti, dove però io voglio sottrarre un passaggio.
Io non sono tra coloro i quali ritiene che certe cose si possono fare sempre e solo con le leggi.
Poi vi è la necessità di avere un tessuto imprenditoriale che riesce a declinare le leggi, ma riesce anche ad avere a gestire il la capacità di fare profitto con intelligenza, io per legge possono regolare i diritti, possono regolare i paletti del mercato, poi la capacità del sistema aziendale, che è quello che ti permette anche di stare sul mercato, e in questo io ritengo fondamentale che ci sia dell’associazione datoriale metallico sul caso specifico Legacoop come altri centri cooperativistiche, perché è importante fare sistema, perché e chiudo realmente io personalmente a parte sono pure un piccolo operatore o una piccolo e un’altra vita. Facevo pure una piccola cooperativa sociale, quindi conosco un po’il sistema che conoscono le difficoltà di chi ha come, dall’altro lato foto Siena sia stata sociali, sia il proprio, il presidente della cooperativa, la proprietà dei pagamenti dal pubblico e dalla dalla pubblica amministrazione, li conosco perfettamente tutti e due gli ambiti, però è anche vero
Che lì bisogna anche lavorare e fare anche chiaramente io non sono tra coloro i quali guarda. Le statistiche aumento riferiscono le cooperative, perché se poi aumentano le cooperative, sono false cooperative che sono cooperative e ne è nata semplicemente come artificio fiscale o piuttosto piuttosto non non ci interessa a mentre i soci della cooperativa importanti come ci sia un’azienda importante come ci siano partite IVA che sanno stare sul mercato perché quella è la vera sfida in ambliopia col costruire tutti assieme al di là del, diciamo naturalmente diverse
Differenze d’impostazione delle élite politica e culturale in Italia c’è un sistema imprenditoriale in grado di innovarsi e in grado di.
Utilizzare al meglio la forza lavoro, ma nel frattempo le nel frattempo anche selezionare, si vede, c’è una da oggi al libero mercato e anche quella che favorì dovrebbe favorire quelli che stanno solo nel mercato, compito nostro è che CCS, che ci si che sul mercato ci si stia a regole giuste, pari opportunità, e questo ritengo che sia il motivo per cui uno come decisore politico debba attenzionare quello che viene detto dalla dal mondo della cooperazione e dal mondo del datore di lavoro nonché dei sindacati. Grazie grazie grazie a Raoul Russo, senatore Faraone, insomma,
Raoul Russo, sciorinato quelle che sono state le proposte del governo, ne stanno opposizione, cosa non ha qualcosa, non l’ha convinta, e che cosa ovviamente propone al governo per tutelare e migliorare la cooperazione, ma intanto grazie per l’invito, tra l’altro c’avete mostrato un quadro del mondo della cooperazione e del lavoro all’interno del mondo della cooperazione che è l’esatto contrario di quello che invece il mondo del lavoro complessivamente in questo Paese e che un mondo del lavoro profondamente malato,
Cioè io credo che se noi partiamo alla consapevolezza e su questa analisi, siccome non c’è nessuno che fa un’analisi di tipo politico, perché i dati che illustrerò brevemente sono dati che noi prendiamo dall’Istat che prendiamo dall’INPS, che ci ha illustrato anche poco fa, Vincenzo Barbaro per cui quando uno fa l’analisi del nostro sistema del lavoro e del nostro sistema previdenziale e dice che un sistema malato si aspetta da parte,
Di chi governa che provi a fare delle riforme strutturali, perché non si tratta di introdurre dei pannicelli caldi, perché la situazione del nostro Paese drammatica, se in Legacoop si dice che le donne che lavorano sono pari agli uomini.
Quello che accade nella realtà lavorativa in Italia, e che le donne che lavorano in Italia sono il 20% in meno rispetto agli uomini che percepiscono il 30% di stipendio in meno.
Se poi il Legacoop lavorano tanti giovani, il dato che noi abbiamo in Italia e che invece ci sono tanti giovani che vanno via da questo Paese in questo Paese perdiamo 70.000 lavoratori l’anno in questo Paese siamo in una condizione in cui, mentre i salari in Germania, in Francia sono cresciuti del 30%, qua sono calati dell’1,6%. Quindi noi non siamo una situazione, quella italiana che è una situazione positiva, la serena conforme a quella del resto dei Paesi europei, perché lei parlava della Cina, della competizione globale, ma noi siamo diversi in negativo anche rispetto a tutti gli altri Paesi europei. Ora, rispetto a questa analisi oggettiva, il Cnel guidato da Brunetta che abbiamo scoperto ancora esistere ci dice che perdiamo 16 miliardi l’anno di capitale umano proprio per i ragazzi, che vanno via 16 miliardi l’anno altro dato clamoroso
Noi paghiamo in interessi sul debito pubblico circa 79 miliardi l’anno che la stessa cifra che investiamo sull’istruzione, se andate a guardare il bilancio dello Stato, 79 miliardi di euro per la scuola, 79 miliardi di interessi interessi sul debito pubblico. Se poi ci spostiamo sul sistema previdenziale, ci accorgiamo che le carriere dei nostri ragazzi, delle nostre ragazze sono carriere sempre più frammentate, quindi, mentre prima calcolabile pensione col sistema retributivo, quindi l’ultima retribuzione, oggi che le calcoli col sistema contributivo e quindi tutto sulla tua carriera lavorativa quando hai una carriera lavorativa frammentata, alla fine disco scoprirai quando dovrà andare in pensione che non c’è nulla in mano, la tua pensione diventerà di prassi. Quella sociale attualmente tant’è che il nuovo welfare per le nuove generazioni sono diventate le pensioni calcolate col sistema retributivo dei genitori e dei nonni. Si dice lo dicevi tu Nadia poco fa, delle famiglie che si spostano e emigrano insieme ai ragazzi, per cui io sinceramente vedo una situazione da un punto di vista occupazionale che non possiamo calcolare soltanto col numero di occupati. Bene, è cresciuto perbene che sono cresciute, è cresciuto il tasso d’occupazione. Però se poi andiamo a studiare e ce l’ha fatto vedere sempre quei, Vincenzo Barbaro. Chi sono i lavoratori di oggi? Ci accorgiamo che quel dato intanto è figlio della Fornero e del fatto che tantissimi di quelli che oggi lavorano sono lavoratori più anziani e poi andiamo a scoprire anche che c’è una situazione dei nostri stipendi, l’ho detto poco fa che sono che è veramente irrisoria. Ora io rispetto a questa analisi, diciamo oggettiva che ho fatto, non vedo una consapevolezza da parte di tutte le forze politiche, perché non voglio scaricare soltanto sul governo, perché anche parte di questi dati che ho elencato sono figli anche di di di decenni. Ora io non vedo nel sistema politico italiano una consapevolezza del dramma che stiamo vivendo, perché queste questioni che ho posto una questione che vediamo oggi, ma che vedremo ancora di più più avanti c’è quando parliamo, ad esempio di tutto il tema dell’immigrazione e lo continuiamo a trattare come un tema di ordine pubblico e di delinquenza e non ci poniamo invece il problema. Loro hanno fatto con i decreti approvati in questa legislatura
Hanno approvato decreti flussi per assumere 500.000 migranti farli arrivare negli altri Paesi nei prossimi tre anni. Ma se glielo dice Raoul Russo di dirlo ad un comizio pubblico, non me lo dirà mai, perché lo tengono nascosto, però si rendono conto che non ha mai nascosto, però si rendono God, allora non diciamo Raul la Meloni, non vi parla mai del decreto flussi che ha approvato, che prevede 500.000 migranti in ingresso per i prossimi tre anni, perché lo considera una parolaccia, ma se noi non facciamo queste operazioni, il decreto flussi e lo fanno loro, che sono di destra e che poi parlano della denigrazione, il nostro sistema occupazionale, che perde 70.000 lavoratori, l’anno e il nostro sistema previdenziale è destinato a saltare per aria, ma poi
Nei lavori che purtroppo noi non facciamo più perché fanno le badanti
Custodire fanno questi lavori qui, ma ce lo stanno dando, perché questo ragionamento è un ragionamento anche europeo, perché ora stanno lì tutti in Germania a dire che schifo la migrazione e tutto il resto, ma sapete quanti siriani non fanno i lavori negli alberghi o puliscono, diciamo le cucine, ma hanno inventato il vaccino che ci ha consentito, ad esempio sul Covid di stare in vita e di potere continuare a a ad esistere, per cui stiamo parlando anche di di manodopera profondamente qualificata per cui ho oppure ho citato poco fa il tema delle donne, quando lavorano così poche donne in un sistema, ripeto che in cui si perdono 70.000 lavoratori ogni anno vuol dire che noi abbiamo una forza in meno rispetto ai Paesi europei, in cui invece queste percentuali sono notevolmente più ridotte. Perché io quello che vorrei far capire che noi non siamo anomali rispetto a Paesi allo Zimbabwe, noi siamo anomali rispetto al a Paesi europei che hanno in questi anni anche creato le condizioni affinché sul debito pubblico si è intervenuto, si è ragionato su un percorso di produttività.
Che il tema non è soltanto di come le distribuiamo una ricchezza, ma di come la creiamo ricchezza, perché qua stiamo discutendo di redistribuire il nulla fin quando non cresce il Pil e quindi non c’è una ricchezza maggiore, non hai che dividere e quindi io una cosa sola vedo per potere costruire e ricchezza nel nostro Paese.
E lo dicono nel mondo dell’impresa e che creare imprese, creare produttività e ricchezza e quindi stimolare la crescita, che in questo momento non è stimolata da nessuna misura da parte del governo nazionale e meno che meno da parte del governo regionale e su quello poi investire su una serie di azioni che possono poi portarci anche ad una redistribuzione, perché poi, naturalmente, c’è anche il tema che si è agito per finora soltanto sul lato del dell’Irpef sulle sul taglio delle tasse sui lavoratori, ricordo gli 80 euro tanto delicati furono la prima azione di taglio dell’Irpef, che poi fu implementato dal governo Conte, ha portato a 100 euro implementata Angola col Governo Draghi. Nessun governo ha mai tagliata, anzi, è sempre stata implementata, ma il professore mi insegnerà che questa azione va a ad agire soltanto sui redditi sotto i 35.000 euro. C’è tutta un’azione che andrebbe fatta il fiscal drag e un esempio tu continui a dare i soldi ai lavoratori, perché il costo della vita cresce e poi le tasse. Gliene Piper cioè è un cortocircuito incredibile. Quindi io spero che la legge di bilancio, questo governo ci proponga l’abolizione totale di questo benedetto fiscal drag, perché è crea ingiustizia, perché ha portato i ceti medi a diventare invece c’è di poveri, at a partire da tutti per il Portogallo, diciamo da Portogallo e anche altri Paesi, per cui io chiudo dicendo che o l’assist del sistema politico, anche il sistema sindacale e imprenditoriale, si comincia a porre il problema ora che non è il tema della Fornero o il tema delle di quota 100, tutto il resto, ma si pone il problema delle nuove generazioni, che non avranno più il
Emblema che c’hanno oggi i pensionati, dunque del vecchio sistema di andare in pensione un po’pri, ma di mantenere comunque una pensione di un certo livello avranno il problema di avere la pensione e di questo non ne parla nessuno. Io spero che ci interrogheremo e che Legacoop già con il laboratorio di oggi, ci ha consentito di poter ragionare perché se ho fatto questa analisi sul Paese immaginate quanto questo tema è ancora più forte e sentito nel Mezzogiorno, anche se ormai l’emigrazione e più verso Paesi extra Italia quindi ad uscire dall’Italia anche per coloro che stanno nel centro nord
Perché il tema sempre il famoso CNEL e chiudo veramente sempre del famoso Brunetta ci ha detto che tantissimi ragazzi che stanno fuori vorrebbero rientrare, ma ci dicono ma se me continuato a pagare poi quel salario da fame rispetto a quello che io percepisco in altri Paesi europei perché debbo tornare se non per morire di fame per cui io credo che c’è tanto da discutere ma soprattutto c’è tanto da fare grazie a Davide Faraone per dovere insomma, i cronache SEL vuole fare una replica, io gliela do senatore, era un russo la replica
Considerazione, io posso anche essere d’accordo su alcune cose che diceva Davide, premesso che io però bisogna anche essere su un po’, un passaggio fondamentale che stanno cibi di auto in giro, io e David mettiamola così che siamo relativamente giovani politici o lo era una volta una volta qualcuno ha costruito in Italia un debito pubblico di 2,
Mila miliardi, quei 79 miliardi di interessi che paghiamo ogni anno e che pesano su tutti sono il vero problema di questa nazione che lo dobbiamo anche rendere conto e, se mi consentite, si pagano ancora con quei soldi, chi ha consentito andare le persone in pensione a vent’anni.
Perché questa è l’Italia bellissima dove abbiamo avuto prima un sistema iper assistenzialista e poi ci lamentiamo che ora non possiamo correre perché noi partiamo da questo gap, io tutto voi come come dico sempre io tutto vorrei fare, però poi c’è il paltò di Napoleone del procuratore ricorda Miseria e nobiltà, io con questo paltò già con questa Finanziaria dobbiamo fare tante cose. È chiaro che tutti noi riteniamo se servano le risorse in più a favore delle di chi crea ricchezza delle imprese, ma sempre con gli equilibri di bilancio che dobbiamo avere a che fare con quei famosi equilibri di bilancio uguali tutti
Siamo andati a sbattere, sia chiaro, poi c’è chi ha scelto.
Di appesantire ulteriormente perché ribadì e chiudo veramente l’unica vera passaggio polemico, perché quando io arrivo al governo e mi trovo 163 miliardi di debito in più dovuto al superbonus, con un impatto che non è quello che dice Conte ma è molto inferiore rispetto a sia sul PIL sull’occupazione c’è un problema perché con quei 163 miliardi più gli altri 20 miliardi, 13 ordinanza si potevano fare tante impresa e si poteva fare tanti investimenti sui giovani e sulla pubblica istruzione di cui tanto ci lamentiamo.
Bene, andiamo alle chiusure, caro Presidente, a tale compito di insomma tirare le fila di questa giornata tanta carne al fuoco, Filippo Parrino, prego.
Bene.
Sas ce la stiamo facendo piano piano.
No, no, no, no, ove è da molto che non mi senti, sono assolutamente pochi minuti, ma volevo raccontare intanto vi ringrazio, grande edilizie, professore della nostra.
Nadia e voi che vi siete anche un po’poca azzannati, insomma, io volevo raccontare una cosa al giorno 10 agosto.
Che tutti pensiamo che il mondo è in ferie, il 10 agosto mi arriva da una nostra cooperativa.
Un documento, presidente, contestiamo, impugnava questo documento
Chiedo ai miei dove sono i miei responsabili di settore, non mi risponde del suo ritorno a studiare, sapete cos’era era rasa, comma, non so se vi dice qualche cosa no, quando tu hai il e l’amministratore pubblico, caro professore droga, The così so non hai colpe quando, quando l’amministratore pubblico,
Ad agosto, ad agosto decide di smantellare, smantellare nel proprio distretto sociosanitario 10 agosto.
Di smantellare un diritto e chiedere non le cooperative, di offrire più lavoro, più diritto più paga, alzare il deve no, decide di dire ai operatori affinché vi la partita IVA.
E anche con un con un livello retributivo che io lo sanno, i miei colleghi ho detto scusate, ma mi pare che io pago di più.
Il mi ha detto che viene a casa da un collaboratore di no domestico, pago di più, erano 5 euro lorde e nette, caro Davide, 5 euro nette, non dico che il il distretto ma non dico il nome, ma il numero 21 e allora abbiamo immediatamente chiamato le altre associazioni abbiamo mandato una una, una richiesta di in autotutela.
Perché non puoi dire aprite B una partita IVA.
E sapete come la leggo questo a voi, a voi non è il lavoro buono, il lavoro cooperativo, certo che c’è la possibilità di farlo, certo che la legge c’è, che non manda in ispettori del lavoro al distretto, certo, ma qui dobbiamo scegliere che significa dare un posto di lavoro, le nostre cooperative quando io vedo che vincono un appalto delle pulizie e vedo poi che cambiano ha detto ogni tre ore guardate, e lo so, Vincenzo Rosa che mi ha insegnato tanto a roba io dico scusa che stai facendo hai vinto un appalto e tu distribuisce ogni tre ore cambia, ha detto,
E quand è che noi diciamo che stiamo dando dignità al lavoro, perché la cooperativa significa A deve assolvere al problema del lavoro, cioè tu devi dargli la possibilità di lavoro, non è non puoi dire che quello è un socio lavoratore con tre euro, l’ora non è risolto nulla stai facendo clientela stai permettendo di assumere più persone.
Non stai dando dignità al lavoro
Quindi poi ci possiamo confrontare con le nuove leggi Davide, ma guardate che andare a verificare quello che già c’è, quello che già combinano perché si tende a mortificare il lavoro, perché io dico alle nostre cooperative e lo fanno.
Tu devi arrivare a otto ore, inoltre ore cambi.
Ieri l’ex ministro del Lavoro ha ricordato che fare tante cose giuste o sbagliate che ha fatto qualcuno diceva ieri della CGIL sbagliate, ma lui diceva che almeno c’è la legge, c’è la legge che evita il foglio in bianco alle donne ma noi non ci facciamo un caso ma è una delle battaglie vinte prima che andava a lavorare spesso doveva firmare un foglio in bianco con le dimissioni poi la donna si sposava magari,
Doveva voleva fare un figlio e veniva licenziato, ci sono dei diritti che sembrano diritti acquisiti Juan 200 anni fa, no, qualcuno magari con nei social, che che contesta le donne con colpe come si chiama Borja, io non sono un esperto, ma li contestano, si dimentica che in Italia le donne qualche anno fa filmavano le dimissioni in bianco,
No, magari non erano viste, quindi cos’è il lavoro buono per noi, ma io credo che il lavoro buono è quello che vedrete alla mia sinistra fa poco decine e decine di cooperative piccole cooperative.
Che mantengono il la qualità del terreno, la qualità del territorio producono, trasformano e lo fanno con estrema difficoltà, ma guardate, andatelo a vedere, ci trovate dentro una passione immensa, daranno tra i quattro posti di lavoro.
Ma sono posti di lavoro.
E allora le riforme da fare, ma io non credo ci siano molte molte di riforme da fare, però non è possibile continuare ad avere contratti in tutti i settori, dal culturale,
Ai servizi che si permette di andare a pagare le persone poco.
Poco e sono in regola, poi noi possiamo essere bravi Letizia a dire che abbiamo 6.000 persone, noi lo possiamo dire che ripaghiamo con un contratto regolare.
Probabilmente dovrebbe essere anche un po’alzato, allora il problema è, incominciamo andare a vedere i contatti che vengono applicati, caro Davide, Carola Hall, chiedetele andate.
Chiedete a noi associazioni, Ds, noi l’interfaccia fra voi ed è l’ora e Ispettorato del lavoro ci sono pochi ispettori del lavoro chiamateci, noi abbiamo l’ufficio, la revisione guarda della cooperazione, au qualcosa in più rispetto alle altre aziende noi abbiamo il compito di andare a controllare la cooperativa e vi fa sec. Vi assicuro quantomeno per quelli di Degas coppie, posso parlare del casa Mia, che abbiamo un ufficio, o nella mappa qui presente, che è peggio perché è peggio della Guardia di Finanza e dei carabinieri ispettorato del lavoro dell’Inail messe assieme.
Noi andiamo a verificare tutto della nostra cooperativa perché alla fine di quel controllo dobbiamo dire se c’è la mutualità.
Se c’è la mutualità e io vi assicuro che è una cooperativa che paga poco.
I propri addetti non avrà il certificato di mutualità, non lo avrà, è su questo, sapete cosa cosa voglio dire, quindi io credo che noi dobbiamo fare più di questi incontri fuori dal dall’ufficialità, no del sindacato che si sono allontanati la Lega e noi dobbiamo creare più con momenti di confronto di raccontarci quello che dobbiamo fare perché ripeto al di là di quello che poi le proposte che facciamo in Parlamento ce li avete ce l’hanno e così via perché abbiamo fatto il manifesto,
Vincenzo quello, stiamo portando in giro per l’Italia, perché è il manifesto dei valori.
Perché a Franc diceva nei nostri pro i nostri, diciamo educatore, ah, dobbiamo affrancare dal bisogno, ecco, è una delle cose che noi dobbiamo sapere, mandiamo migliaia di posti di lavoro in Sicilia, la cooperazione siciliana è forte e allora, se volete sapere se una cantina sociale sta dando veramente riscontro e ristoro al proprio socio,
Chiedete all’associazione perché poc’anzi diciamo la, il giornalista che oratoriale mi chiedeva, ma cosa avete chiesto al governo regionale
Pochissime 3, cosa abbiamo chiesto perché dobbiamo decidere e chiudo se noi dobbiamo continuare a produrre vino, quindi a sostenere la nostra cantina, Calò Raul, cavolo Davide, se dobbiamo continuare a produrre olio, quindi dobbiamo sostenere i nostri e le nostre aziende che producono, che raccolgono le olive e se vogliamo ancora a parlare di grano siciliano,
Perché guardate che quest’anno non stanno seminando?
Non stanno seminando e quindi dovete sapere che il grano duro di Sicilia che tutti ci vantiamo, probabilmente ce ne sarà il 20% 30%, allora, se il governo non manterrà e vi prego di intervenire per chi può non manterrà la distillazione di crisi, il contributo per per per la per la il grano,
E l’aiuto a mantenere il prezzo dell’olio.
Abbiamo veramente un problema serio in Sicilia, forse non siamo stati in grado di farvelo comprendere bene.
Stiamo parlando di migliaia e migliaia di posti di lavoro che verranno meno nemmeno altro che il lavoro giusto, il lavoro cooperativo, io credo che forse qualcuno al governo pensa che stiamo facendo melina, non è così, perché avere permesso avere permesso e so che il sottosegretario, la Pietra va detto chiaro Raul non sarà più possibile non sarà più permesso di far arrivare olio,
Fuori dal mercato europeo.
A 3 euro a 4 euro è stato un crimine, è stato un crimine, noi non possiamo pretendere dai nostri produttori la qualità e il rispetto dei contratti di lavoro e poi far arrivare a 80 90 100.000, quindi tonnellate o quintali di olio di Paesi non europei e noi abbiamo se mi permettete, sulle 16.000 tonnellate di olio in giacenza c’è l’articolo proprio ieri in questo momento quindi è in apertura un grande sono le 3 priorità che abbiamo
Concludo con quello che per me è stato l’inizio della mia vita attività coperti vissero su con la sanità e col welfare, ma abbiamo chiaro quanti dipendenti a quel signore lì che il presidente di Sisifo centinaia e centinaia 15 quanto 1.002 mila 3.
Perfetto.
Ma senza Sisifo e così altre a cooperative sociali, la sanità siciliana, il welfare siciliano.
I Comuni, se non ci fossero le nostre cooperative ad accudire i bambini, quelli che purtroppo devono essere tolti per motivi vari ai genitori e spesso i nostri presidenti Carlo Raul, e che lo Davide, hanno la casa pignorata, perché il Comune non li mette in priorità e nei pagamenti,
Perché il Comune mi disse a Bagheria io c’ho la lista de delle fatture in priorità, certo, vedo che la carta igienica da pagare viene viene prima di pagare i dipendenti del anche qui o quello dell’Anci non so se è andato via, ma ho detto 1.000 volte abbonamento.
Dovete fare le barricate, perché una cooperativa che vi sta accudendo, i vostri cari, i vostri piccoli vista, aiutandovi accompagna verso, diciamo purtroppo.
Avrà un alt a un’altra vita, voi non potete permettere che se avete i soldi di pagate, sono pagate la carta igienica come fornitore perché viene prima in fattura, questa significa qualità del lavoro e qualità della vita, perché quei ragazzi che adesso stanno giocando quei bambini sono professionisti che vi posso dire che prendono il lavoro prendono lo stipendio ogni 6 7 mesi,
Quindi, quando parliamo di lavoro giusto e il lavoro cooperativo non è solo un livello di contrattualità, ma è come noi riconosciamo, quello che fanno, quindi io vi ringrazio, sono stati giorni bellissimi ancora, avremmo un pomeriggio una buona giornata, poi di intrattenimento, però ma Drea,
Ha significato in questi giorni di darne una tensione al mondo della cooperazione, perché vi abbiamo raccontato che abbiamo
Bellezze come CoopCulture che io dico sempre mi ha fatto riscoprire a età già avanzata. Certi tesori che aveva la Sicilia, nascosti in un angolo di qualche assessorato, ho chiuso, ma così le le sociale, la produzione, vedrete l’agroalimentare nostro, ma guardate che l’agroalimentare della Sicilia, Carlo la hall, è
Meraviglioso e quando è entrato in una nostra azienda di trasformazione, trovate veramente l’applicazione dei contratti, troverete alla vostra sinistra, alla rinascita di Valledolmo dove fra i soci c’è una importante sindacalista della Cgil, quindi siamo lì, quindi volevo ringraziare voi perché avete mantenuto un impegno, una presenza, ringrazio tutti i miei diciamo cooperatori e ancora una volta il mio gruppo dirigente e tutto lo staff che in questi giorni non abbiamo ancora finito ma che sta dimostrando veramente di credere nella cooperazione. Guardate, io sono
Felice perché ho avuto la fortuna di trovarmi a un certo punto della mia vita sindacale.
Con un gruppo di ragazzi e ragazze ora non più ragazzi e ragazze.
Che non hanno trovato un impiego
Hanno una missione, come ho detto ieri.
E la loro missione, la mia missione non è quella di fare dei bilanci,
Oltre chiude inattivo e lo dobbiamo fare per forza, ma permettere a qualcuno di vivere meglio, permettere all’uomo e alla donna di essere centrale nella propria dignità, la cooperazione e portare l’uomo e la donna hai uno stato di dignità che con questo vi ringrazio, grazie grazie Presidente, ci lasciamo con questa monitor portare la centralità della persona tra le priorità e quindi,
Ci lasciamo con questo bellissimo modi monito del presidente Parrino, io ringrazio tutti i relatori, ringrazio Raoul Russo Davide Faraone alla nostra dottoressa Casucci, professore Bellavista, grazie a tutti voi che avete partecipato a questo
Il proseguimento.
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