Un secondo affitto da pagare, il mantenimento dei figli e, spesso, una casa familiare alla quale continuare a contribuire senza poterci abitare. Il nuovo sostegno destinato ai genitori separati nasce per alleggerire questo squilibrio, ma tra i 60 milioni stanziati e l’apertura delle domande manca ancora un passaggio decisivo.
La casa in cui vivevano i figli viene spesso assegnata a uno dei due genitori; l’altro deve cercare un nuovo alloggio, versare il mantenimento e continuare a contribuire alle necessità quotidiane dei ragazzi. In molti casi, dunque, la separazione non divide soltanto il nucleo familiare: moltiplica i costi abitativi.
Il primo elemento da chiarire è anche quello più importante per chi attende di presentare domanda: al 13 settembre 2026 il contributo non è ancora operativo. Non esiste una finestra aperta, non è disponibile un modulo definitivo e non è possibile inoltrare validamente una richiesta. La misura è stata istituita dalla legge, ma deve ancora completare il percorso amministrativo necessario per trasformare lo stanziamento in pagamenti effettivi.
Che cosa prevede la legge
La base normativa è contenuta nella legge 30 dicembre 2025, n. 199, cioè la legge di Bilancio per il 2026. L’articolo 1, comma 234, ha istituito nello stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) un fondo destinato a garantire un sostegno abitativo ai genitori separati o divorziati che non siano assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà e abbiano figli fiscalmente a carico fino al compimento dei 21 anni.
La dotazione è di 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2026. Nel bilancio pluriennale 2026-2028 questo significa 60 milioni complessivi, distribuiti in tre quote annuali da 20 milioni. La formulazione legislativa, tuttavia, non limita formalmente il fondo al solo triennio: lo stanziamento è indicato “a decorrere” dal 2026, mentre i 60 milioni rappresentano la quantificazione relativa all’orizzonte finanziario della manovra.
Il comma 235 rinvia a un decreto del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, adottato di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, la definizione dei criteri e delle modalità di erogazione. È proprio questo passaggio a spiegare la distanza fra l’annuncio del beneficio e la sua disponibilità concreta: la legge ha creato il fondo, ma non ha stabilito da sola tutti i dettagli necessari per distribuire le risorse.
Il passaggio fra Mit e Mef
Il 13 agosto 2026 il Mit aveva comunicato di essere al lavoro con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per accelerare la definizione del provvedimento, indicando come obiettivo l’erogazione dei primi contributi entro la fine dell’anno. In quella fase il dicastero stimava una platea potenziale complessiva di circa 15 mila madri e padri e prospettava un aiuto fino a 500 euro mensili per dodici mesi.
Un nuovo aggiornamento è arrivato il 29 agosto 2026. Il MIT ha annunciato di avere completato la norma e trasmesso al MEF la documentazione necessaria per sbloccare il fondo. Secondo il ministero, la prima platea potrebbe comprendere almeno 5 mila beneficiari nei mesi iniziali. La misura delineata prevede la copertura del 50% delle spese di affitto, entro un massimo di 6 mila euro all’anno per ciascun beneficiario.
La cifra di 500 euro al mese, quindi, non deve essere letta come un assegno fisso riconosciuto automaticamente a tutti. È il valore mensile equivalente del tetto annuale: dividendo 6 mila euro per dodici mesi si arriva appunto a 500 euro. Poiché il contributo dovrebbe coprire metà del canone, per raggiungere l’importo massimo occorrerebbe sostenere una spesa di locazione di almeno mille euro al mese per l’intero periodo considerato. Con un affitto di 700 euro, per esempio, la copertura teorica sarebbe pari a 350 euro mensili, sempre che il testo definitivo non introduca ulteriori limiti o criteri di calcolo.
Chi dovrebbe poter ottenere il contributo
Il perimetro essenziale dei destinatari discende direttamente dalla legge. Per rientrarvi occorre essere genitori separati o divorziati, non risultare assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà e avere almeno un figlio a carico di età non superiore a 21 anni. L’obiettivo non è sostenere genericamente ogni persona che abbia affrontato una separazione, ma intervenire sullo specifico disagio di chi deve reperire e pagare una diversa sistemazione abitativa.
Le indicazioni emerse durante la preparazione del provvedimento aggiungono una serie di condizioni. Il limite economico dovrebbe essere calcolato sul reddito imponibile ai fini Irpef, con una soglia di 35 mila euro annui, anziché attraverso l’ISEE. Il richiedente dovrebbe inoltre essere titolare di un regolare contratto di locazione relativo all’alloggio per il quale domanda l’aiuto.
Fra i requisiti anticipati figurano anche la regolarità nel pagamento dell’assegno di mantenimento, l’assenza di altri immobili nella disponibilità del richiedente entro 50 chilometri dalla precedente casa familiare e l’impossibilità di cumulare il beneficio con altri contributi pubblici destinati allo stesso canone. Si tratta di condizioni rilevanti, ma che dovranno essere lette nel loro testo giuridico definitivo: fino alla conclusione dell’iter con il MEF, eventuali precisazioni, modalità di verifica o modifiche tecniche restano possibili.
Perché non è ancora possibile fare domanda
La disponibilità di uno stanziamento nel bilancio dello Stato non comporta automaticamente l’apertura delle domande. Quando una legge affida a un decreto interministeriale la disciplina di una misura, l’amministrazione deve completare una catena di adempimenti: definire le condizioni, ottenere il concerto del ministero competente sui profili finanziari, organizzare la piattaforma, stabilire i controlli e individuare il soggetto incaricato dei pagamenti.
Nel caso del bonus per i genitori separati, il nodo è il concerto fra MIT e MEF. Il primo ministero ha dichiarato di avere completato il proprio lavoro e inviato la nota per lo sblocco delle risorse il 29 agosto. Il secondo deve verificare la sostenibilità e la corretta gestione finanziaria del meccanismo. Soltanto dopo il completamento di questo passaggio potranno essere pubblicati il decreto e le istruzioni rivolte ai cittadini.
Di conseguenza, eventuali siti, messaggi o intermediari che dichiarino di poter già inoltrare la domanda devono essere valutati con particolare cautela. Non esiste ancora una procedura ufficialmente aperta. Non è necessario effettuare pagamenti per “prenotare” il contributo, né comunicare credenziali bancarie o identità digitali a soggetti non istituzionali. Le indicazioni utili arriveranno attraverso i canali del MIT e delle amministrazioni eventualmente coinvolte nella gestione.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


