Cgil, lotta contro gli abusi nel lavoro interinale e la “precarietà permanente”


«Due sentenze del Tribunale di Asti, ormai definitive, ci hanno dato ragione: il lavoro somministrato va utilizzato per coprire picchi di lavoro temporanei e non in modo continuativo. Si apre quindi uno spiraglio che ci consentirà di chiedere una norma in merito scritta in modo più chiaro».
Così Beppe Morabito, segretario generale Cgil Asti, ha commentato la vittoria ottenuta al Tribunale di Asti dal sindacato grazie al legale della Camera del lavoro, avvocato Massimo Padovani.

Le parole dell’avvocato

«Da tempo – ha affermato Padovani – cercavamo di scalfire il sistema normativo italiano che prevede la somministrazione come “zona franca”, senza particolari limiti di durata».

La questione è complessa e necessita di una premessa. Il riferimento è al lavoratore che ha un contratto (rapporto di lavoro subordinato), a tempo determinato o indeterminato, con un’agenzia di somministrazione e che viene mandato in missione, ovvero a svolgere un’attività, in una azienda (che a sua volta ha un contratto commerciale, a tempo determinato o indeterminato, con la stessa agenzia).

«Nei casi che abbiamo esaminato – ha proseguito – il rapporto tra agenzia e lavoratore era a tempo indeterminato. Peccato che, tra agenzia e azienda, i contratti commerciali a tempo siano andati avanti per diversi anni, reiterando la missione al lavoratore, sempre con la stessa mansione. Ad un certo punto, per un calo di lavoro, l’azienda ha chiesto un numero inferiore di lavoratori all’agenzia. La legge dice che, se il lavoratore è assunto dall’agenzia a tempo indeterminato, questa gli deve pagare l’indennità di disponibilità per sei mesi. Se però l’agenzia non trova altre occasioni di lavoro, legittimamente può licenziare il lavoratore, per cui il contratto a tempo indeterminato sfuma. Questi erano i casi ad Asti: il rapporto tra agenzia e azienda è durato anche oltre dieci anni, il lavoratore assunto a tempo indeterminato ha svolto missioni a termine per una molteplicità di mesi importante e poi è rimasto a casa perché l’ultima missione era arrivata alla scadenza naturale e non è stata rinnovata».

Il passo in avanti

Quale passo in avanti è stato fatto grazie a queste sentenze?
«Ci è stata data ragione – ha specificato – in base alla norma europea che regolamenta il lavoro interinale, secondo cui, per sua natura, è connotato dalla temporaneità. Ci sono poi state pronunce della Corte di giustizia dell’Unione europea che hanno stabilito che, se la legge nazionale non fissa una durata massima, ed è il caso dell’Italia, spetta al giudice valutare, caso per caso, se l’impiego sia stato effettivamente temporaneo».

«In linea con l’orientamento europeo, già da tempo la Corte di cassazione si è pronunciata a favore dei lavoratori, però in casi in cui erano assunti a tempo determinato dall’agenzia. La novità è che ora i principi della Cassazione sono stati applicati dai giudici astigiani anche al lavoratore assunto a tempo indeterminato dall’agenzia. Ciò che la legge vuole temporaneo, infatti, è l’impiego presso l’azienda, non il legame con l’agenzia: le missioni sono state quindi definite abusive, essendo state reiterate per anni».

In base alle sentenze quattro lavoratori sono stati riconosciuti dipendenti diretti dell’azienda utilizzatrice, con rapporto a tempo indeterminato e indennità risarcitoria a loro favore. Contando anche gli accordi raggiunti nello stesso periodo, i lavoratori interinali stabilizzati ad Asti sono stati circa 40.

Lo staff leasing

Diverso è, invece, il caso dello staff leasing, dove è la missione stessa a non avere un termine. «Per questa forma – ha concluso l’avvocato Padovani – la legge italiana non fissa alcun limite di durata e si discute se, e in quale misura, la direttiva europea, costruita attorno alla nozione di lavoro temporaneo, possa trovare applicazione. Le seconda sentenza astigiana ricorda che sul tema pendono rinvii pregiudiziali sollevati da giudici italiani davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea. La discussione è fissata per il 23 settembre. Le cause astigiane in materia di staff leasing sono quindi in attesa di quella pronuncia».

La lotta al fianco dei lavoratori

A sottolineare la situazione di precarietà cui erano sottoposti i lavoratori l’ex segretaria Nidil Cgil, Sabrina Bordone, che ha seguito la vicenda. «Spero che notizie positive come questa – ha auspicato – spingano altri lavoratori nella stessa situazione a reagire. Parliamo di lavoratori pronti ad accettare tutto a causa della precarietà, che siamo riusciti ad intercettare grazie alle assemblee nelle aziende, a cui pensavano di non avere nemmeno diritto di partecipare. Abbiamo così cominciato le nostre rivendicazioni, a partire da quelle retributive, per poi arrivare a queste cause di lavoro».

«All’inizio i lavoratori avevano molta paura, ma poi hanno accettato di procedere. Determinante è stato sicuramente il fatto che, per queste cause che definiamo “di principio”, la Cgil destina parte del suo bilancio. Se la causa va male, il sindacato copre i costi a carico del lavoratore, condannato a pagare le spese per la difesa sostenute dalla controparte. Un impegno al fianco dei lavoratori che portiamo avanti da alcuni anni, tanto che il Nidil Cgil è cresciuto in termini di iscritti dalle 178 deleghe del 2021 alle 502 attuali».

Parole che hanno visto d’accordo la mamma di un lavoratore somministrato che ha vinto la causa e che, dopo la sentenza, è stato riassunto in azienda. «Quando è stato licenziato – ha ricordato – aveva lavorato dieci anni sempre con la stessa mansione. Non era iscritto alla Cgil e si è rivolto al Nidil per sapere cosa fare. E’ solo grazie a questo sindacato che ora ha di nuovo il lavoro».

Soddisfatta anche Laura Pepè Sciarria, neo segretaria Nidil Cgil. «Valorizzerò l’ottimo lavoro svolto da chi mi ha preceduta – ha affermato – cominciando dalle assemblee con i lavoratori, seguendo un principio chiaro: non siamo contro la somministrazione in quanto tale, ma contro la precarietà permanente».




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