Quante case sfitte ci sono a Torino nel 2026? I dati aggiornati


Quante case sfitte ci sono a Torino nel 2026? La stima indica circa 69 mila abitazioni private inutilizzate, mentre trovare un appartamento a un prezzo sostenibile diventa sempre più difficile.

Nel 2025 i canoni sono aumentati in media del 9,4%. Allo stesso tempo, oltre 12 mila domande valide sono state presentate per accedere all’edilizia sociale. Torino dispone quindi di un patrimonio abitativo ampio, ma una parte consistente resta fuori dal mercato.

La situazione del 2026

– A Torino si stimano circa 69 mila alloggi privati inutilizzati
– Il dato non indica soltanto case immediatamente disponibili per l’affitto
– Nel 2025 i canoni sono cresciuti in media del 9,4%
– Le richieste valide per l’edilizia sociale superano quota 12 mila
– Gli alloggi sociali presenti in città sono 17.646
– Sono 1.606 quelli senza un contratto attivo, di cui 876 in attesa di lavori

Quante case sfitte ci sono a Torino nel 2026

Sul territorio comunale vengono stimati circa 69 mila alloggi privati inutilizzati.

Il dato mostra quanto sia ampia la parte del patrimonio abitativo che non viene utilizzata stabilmente. Tuttavia, non equivale a 69 mila appartamenti già pronti per essere affittati.

All’interno della stima possono infatti rientrare immobili in cattive condizioni, abitazioni coinvolte in successioni, seconde case, appartamenti in vendita o proprietà che i titolari non intendono concedere in locazione.

Manca inoltre una classificazione pubblica completa capace di spiegare perché ogni singolo alloggio risulti inutilizzato.

Il numero resta comunque significativo. Decine di migliaia di abitazioni rimangono fuori dal mercato mentre famiglie, studenti e lavoratori faticano a trovare una sistemazione.

Perché tante abitazioni rimangono vuote

Le ragioni che spingono un proprietario a non affittare possono essere molto diverse.

Alcuni temono il rischio di morosità, i tempi necessari per recuperare l’immobile o le possibili controversie con gli inquilini. Esperienze negative vissute in passato possono quindi portare a lasciare l’appartamento vuoto.

Altri immobili possono richiedere interventi troppo costosi prima di essere abitati. In alcuni casi, invece, la proprietà è divisa tra più eredi oppure è interessata da problemi amministrativi e giudiziari.

Una parte delle abitazioni può anche essere utilizzata soltanto per brevi periodi, senza entrare nel mercato delle locazioni residenziali ordinarie.

Non è quindi possibile attribuire le 69 mila case a una sola causa. Il dato comprende situazioni molto differenti.

Gli affitti sono aumentati del 9,4% nel 2025

Nel 2025 i canoni di locazione a Torino sono cresciuti in media del 9,4%.

L’aumento viene indicato come circa cinque volte superiore alla crescita dei salari registrata negli ultimi anni. Di conseguenza, il costo della casa assorbe una quota sempre maggiore del reddito familiare.

La crescita non è stata uniforme in tutta la città.

Nelle aree periferiche l’incremento medio ha raggiunto il 28%, mentre nelle zone semicentrali si è fermato al 12%. Nel centro di Torino è stata invece registrata una flessione dell’8%.

Il dato delle periferie è particolarmente rilevante. Proprio questi quartieri rappresentano spesso la prima scelta per le famiglie che cercano canoni più accessibili.

Domanda e offerta non riescono a incontrarsi

Il mercato torinese presenta uno squilibrio evidente.

Da una parte cresce il numero delle persone che cercano casa. Dall’altra, l’offerta di appartamenti disponibili con contratti stabili e prezzi sostenibili non aumenta con la stessa velocità.

Torino è diventata più attrattiva per studenti universitari, giovani lavoratori e persone provenienti da altre città o dall’estero.

Inoltre, cresce il numero delle famiglie composte da una sola persona. Questo fenomeno aumenta soprattutto la richiesta di monolocali e bilocali, cioè le tipologie già più ricercate.

Quando la domanda aumenta più rapidamente dell’offerta, i proprietari possono chiedere canoni più elevati. Le difficoltà maggiori ricadono quindi sulle famiglie con redditi bassi o discontinui.

Stipendi e pensioni non tengono il passo

L’aumento degli affitti si inserisce in un contesto caratterizzato da salari bassi, pensioni contenute e precarietà lavorativa.

Per molte famiglie il problema non è soltanto trovare un appartamento. La difficoltà principale consiste nel trovare una casa con un canone compatibile con le entrate disponibili.

All’affitto bisogna aggiungere le spese condominiali, il riscaldamento, l’energia e gli altri costi dell’abitazione.

Anche un canone apparentemente accessibile può quindi diventare difficile da sostenere quando viene sommato alle altre spese mensili.

La distanza tra prezzi richiesti e capacità economica delle famiglie alimenta il disagio abitativo e aumenta il rischio di morosità.

Oltre 12 mila domande valide per una casa popolare

Le domande valide presentate per ottenere un alloggio di edilizia sociale hanno superato quota 12 mila.

Il numero mostra la dimensione della richiesta, ma non coincide con quello delle famiglie che riceveranno effettivamente una casa.

L’assegnazione dipende infatti dal punteggio, dai requisiti, dalla posizione in graduatoria e soprattutto dal numero degli appartamenti disponibili.

I nuclei inseriti nella fascia con il punteggio più elevato sono 1.006.

Anche per queste famiglie, tuttavia, l’ingresso in un alloggio dipende dai tempi necessari per liberare, controllare e sistemare gli immobili.

Dati da non confondere
Le circa 69 mila case inutilizzate appartengono al patrimonio privato stimato sul territorio comunale. Le oltre 12 mila domande riguardano invece l’accesso agli alloggi di edilizia sociale

Quante case popolari ci sono a Torino

A Torino sono presenti 17.646 alloggi di edilizia sociale.

Il patrimonio rappresenta una risorsa importante per le famiglie che non riescono a sostenere i prezzi del libero mercato. Tuttavia, non tutti gli appartamenti risultano occupati o immediatamente assegnabili.

Gli alloggi senza un contratto di locazione attivo sono 1.606.

Il dato non significa che tutti siano vuoti esclusivamente perché devono essere ristrutturati. Tra questi, 876 risultano in attesa di interventi di manutenzione.

Gli altri possono trovarsi in differenti fasi amministrative, tecniche o di riassegnazione.

Perché gli alloggi pubblici non vengono assegnati subito

Quando un inquilino lascia una casa popolare, l’appartamento deve essere controllato prima di essere consegnato a una nuova famiglia.

Possono essere necessari lavori sugli impianti, sui bagni, sui serramenti o sulle pareti. In altri casi bisogna risolvere problemi amministrativi o verificare la conformità dell’alloggio.

La disponibilità effettiva dipende quindi dalle risorse destinate alla manutenzione e dai tempi necessari per completare gli interventi.

Un appartamento pubblico vuoto non può essere assegnato se non garantisce condizioni adeguate di sicurezza e abitabilità.

Il recupero delle case già esistenti rimane però una delle strade più rapide per aumentare l’offerta sociale, soprattutto rispetto alla costruzione di nuovi edifici.

Crescono le richieste per emergenza abitativa

Nel 2025 le domande di emergenza abitativa e le segnalazioni provenienti dai servizi sociosanitari sono state 781.

Il numero è aumentato del 6% rispetto all’anno precedente.

Le richieste possono riguardare sfratti, morosità, perdita dell’alloggio, condizioni abitative inadeguate o situazioni di particolare fragilità sociale e sanitaria.

L’aumento mostra che il problema non interessa soltanto chi cerca casa per la prima volta.

Sempre più famiglie rischiano di perdere l’abitazione nella quale vivono perché non riescono più a sostenere i costi oppure perché il contratto è terminato.

Le assegnazioni restano inferiori alla domanda

Nel 2025 sono stati assegnati 288 alloggi sociali.

Nei primi cinque mesi del 2026 le assegnazioni sono state 200. Il ritmo è quindi aumentato, ma resta molto distante dal numero complessivo delle richieste.

Il divario dipende soprattutto dalla disponibilità degli appartamenti.

Non basta infatti essere presenti in graduatoria. Serve che una casa venga liberata, sistemata e dichiarata assegnabile.

Per questo la manutenzione del patrimonio esistente assume un ruolo centrale nella gestione dell’emergenza abitativa.

Il canone concordato vale il 37% dei contratti

Il canone concordato rappresenta il 37% dei contratti di locazione attivi a Torino.

Questa formula prevede un prezzo stabilito sulla base degli accordi territoriali, generalmente inferiore rispetto alle richieste del libero mercato.

In cambio, il proprietario può ottenere agevolazioni fiscali e una maggiore protezione contro il rischio di morosità.

Per l’inquilino, il vantaggio consiste in un canone più prevedibile e potenzialmente più sostenibile.

Il canone concordato non risolve da solo la carenza di alloggi. Può però aiutare a rimettere sul mercato una parte delle case vuote e ridurre la distanza tra domanda e offerta.

Le garanzie per proprietari e inquilini

Tra gli strumenti disponibili c’è anche l’agenzia sociale per la locazione.

Il servizio prova a favorire l’incontro tra chi possiede un appartamento e chi cerca una casa, offrendo contributi, garanzie e assistenza nella stipula del contratto.

L’obiettivo è ridurre i timori dei proprietari e rendere più sostenibile l’affitto per gli inquilini.

Questi strumenti possono essere particolarmente utili nei casi in cui il proprietario sarebbe disposto ad affittare, ma teme insolvenze o problemi nella gestione del rapporto contrattuale.

Il loro impatto dipende però dal numero di proprietari coinvolti e dalle risorse economiche disponibili.

Perché 69 mila case vuote non bastano a risolvere la crisi

Il numero delle abitazioni inutilizzate può far pensare che Torino disponga già delle case necessarie per rispondere alla domanda.

In realtà, non tutte sono abitabili, disponibili o adatte a una locazione stabile. Inoltre, anche un appartamento presente sul mercato può essere economicamente irraggiungibile per molte famiglie.

Il problema abitativo non dipende quindi soltanto dal numero complessivo delle case.

Contano anche:

  • le condizioni degli immobili;
  • la disponibilità dei proprietari;
  • il prezzo richiesto;
  • il reddito degli inquilini;
  • le garanzie contro la morosità;
  • i tempi di manutenzione delle case popolari;
  • il numero degli alloggi sociali realmente assegnabili.

La crisi nasce dall’incontro tra tutti questi fattori.

Cosa raccontano i dati sulla casa a Torino

Torino non è una città priva di abitazioni.

La difficoltà consiste nel trasformare il patrimonio esistente in un’offerta stabile, accessibile e adeguata alle esigenze dei residenti.

Da una parte si stimano circa 69 mila alloggi privati inutilizzati. Dall’altra ci sono oltre 12 mila richieste valide per una casa popolare e canoni aumentati del 9,4% in un solo anno.

A questi numeri si aggiungono 1.606 alloggi sociali senza contratto attivo, una parte dei quali deve essere sistemata prima della riassegnazione.

La risposta passa quindi dal recupero delle case pubbliche, dalle garanzie per i proprietari, dal canone concordato e da strumenti capaci di rendere nuovamente accessibile il mercato privato.

FAQ – Case sfitte a Torino: numeri e risposte

Quante case sfitte ci sono a Torino nel 2026?

La stima indica circa 69 mila alloggi privati inutilizzati. Il numero non rappresenta però soltanto appartamenti già pronti e disponibili per l’affitto.

Le 69 mila abitazioni sono tutte vuote per scelta?

No. Le cause possono comprendere lavori da effettuare, successioni, seconde case, problemi amministrativi o la decisione di non affittare.

Quante case popolari ci sono a Torino?

Gli alloggi di edilizia sociale presenti sul territorio comunale sono 17.646.

Quanti alloggi sociali sono senza contratto?

Sono 1.606. Di questi, 876 risultano in attesa di interventi di manutenzione.

Quanto sono aumentati gli affitti?

Nel 2025 i canoni sono cresciuti in media del 9,4%, con aumenti del 28% nelle periferie e del 12% nelle zone semicentrali.




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