A gennaio, gli agricoltori di tutta Europa hanno seguito con diffidenza le trattative sull’accordo commerciale Ue-Mercosur. Il loro verdetto è stato netto: “Concorrenza sleale”. Aprire le porte a quell’accordo avrebbe dato un vantaggio sproporzionato ai prodotti coltivati a costi inferiori e con standard meno rigidi in materia di lavoro, salute e ambiente, a scapito della produzione europea.
Anche se inizialmente sembrava che l’accordo potesse essere congelato – il Parlamento europeo aveva chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea un parere sulla base giuridica – la Commissione europea, dopo la ratifica da parte di Argentina, Uruguay, Brasile e Paraguay, ha avviato l’applicazione provvisoria dell’intesa.
Uno dei nodi più spinosi riguarda l’uso di agrofarmaci vietati nell’Unione europea. È una preoccupazione ampiamente condivisa tra i produttori, non solo in relazione agli accordi di libero scambio, ma più in generale rispetto a tutte le importazioni di ortofrutta dai Paesi terzi. Cosa dicono però i dati? Abbiamo analizzato le tabelle per capire dove, con quale frequenza e quali limiti massimi di residui (LMR) siano stati superati lo scorso anno. Queste violazioni mostrano quanto sia carente il “level playing field” in materia di protezione delle colture.
È un dato di fatto che nei Paesi terzi, a seconda della nazione, alcuni insetticidi, fungicidi ed erbicidi – definiti prodotti fitosanitari, o più precisamente prodotti per la difesa delle colture – siano autorizzati laddove nell’Ue non lo sono. I produttori turchi, ad esempio, possono ancora applicare il fosmet, un insetticida, sulle proprie colture almeno fino al 2033, mentre l’autorizzazione all’uso sui campi europei è scaduta nel 2022.
Anche all’interno dell’Ue, però, il “level playing field” non esiste. Un agricoltore francese, per esempio, può utilizzare certi erbicidi contenenti la sostanza attiva halosulfuron metile, mentre nei Paesi Bassi questo è vietato. Nei Paesi Bassi, a loro volta, è autorizzato un fungicida contenente flutianil, che invece non è consentito in Spagna.
Prima di esaminare i superamenti dei limiti di residuo, è utile capire quali autorità europee e nazionali intervengono nella definizione delle politiche e nei controlli.
EFSA, RASFF, NVWA e Ctgb
L’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) valuta i rischi microbiologici (come Salmonella e Listeria), i contaminanti, gli additivi, gli OGM e i prodotti fitosanitari, fornendo pareri scientifici a supporto della legislazione Ue.
Il RASFF (Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi) è il sistema europeo di allerta per i rischi presenti negli alimenti, nei mangimi e nei materiali a contatto con gli alimenti. Vi partecipano tutti gli Stati membri dell’Ue, più Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera. Il suo scopo è lo scambio rapido di informazioni, in modo che i Paesi possano agire in modo coordinato senza perdere tempo. Quando i limiti di residui di agrofarmaci su frutta e verdura vengono superati, ciò può comportare controlli aggiuntivi, blocco, ritiro o distruzione/restituzione della merce. Il RASFF, tuttavia, non effettua ispezioni, non commina sanzioni e non adotta decisioni giuridiche: queste restano competenza delle autorità nazionali.
Nei Paesi Bassi, ad esempio, la NVWA (Autorità olandese per la sicurezza alimentare e dei prodotti di consumo) è l’autorità competente per la vigilanza e l’applicazione delle norme in materia di sicurezza alimentare e dei mangimi. La NVWA effettua controlli ai posti di ispezione frontalieri e sul mercato interno attraverso ispezioni basate sul rischio presso produttori, importatori, rivenditori e operatori della ristorazione. Se individua un rischio grave con potenziale impatto transfrontaliero, invia una notifica al RASFF. Le notifiche provenienti da altri Paesi che riguardano i Paesi Bassi vengono invece investigate e gestite a livello nazionale dalla NVWA stessa. Non ogni episodio nazionale confluisce nel RASFF.
La NVWA opera sulla base della legislazione Ue e delle decisioni del Ctgb, l’ente olandese responsabile dell’autorizzazione degli agrofarmaci e dei biocidi. Anche quando un prodotto è approvato a livello europeo, il Ctgb può decidere, in ragione di specifiche condizioni olandesi, di non autorizzarne l’uso nei Paesi Bassi. In questo modo, ogni nazione Ue dispone di un organismo preposto alla definizione delle norme e di uno incaricato dei controlli.
Deroghe d’emergenza
In altre parole: gli agrofarmaci vietati dall’Ue sono esclusi dall’uso in tutti i Paesi membri, ma ciascuno Stato può adottare politiche ancora più restrittive. Detto questo, gli Stati membri possono ottenere una deroga in caso di emergenza, che consente l’uso temporaneo di prodotti fitosanitari non autorizzati.
Anche questo sistema di deroghe può generare malcontento tra i produttori. All’inizio di marzo, Sara Rubira, assessora regionale all’Agricoltura della Regione di Murcia, ha fatto notare che altri Paesi europei, come Portogallo, Italia, Grecia, Germania, Slovenia e Francia, hanno già concesso autorizzazioni eccezionali per alcuni prodotti ancora vietati in pieno campo in Spagna. “Questo crea un campo di gioco ineguale e una perdita di competitività per i produttori spagnoli”, ha sottolineato Rubira.
Banca dati europea degli agrofarmaci
I limiti per i residui di agrofarmaci su frutta e verdura sono fissati a livello Ue e si applicano a tutti gli Stati membri. Sono consultabili nella banca dati europea degli agrofarmaci (EU Pesticides Database) e, in linea di principio, i singoli Paesi non possono stabilire standard propri in questo ambito.
Per le sostanze vietate nella coltivazione europea, ma autorizzate in alcuni Paesi terzi in campo aperto o in serra, gli LMR si applicano anche alle importazioni, solitamente sotto forma di valore predefinito: il limite di rilevabilità per quella specifica sostanza, che di norma coincide con il valore standard di 0,01 mg/kg. Nella maggior parte dei casi, ciò significa che la sostanza non può essere utilizzata nei Paesi terzi su alimenti destinati all’esportazione verso l’Ue. Tuttavia, poiché non ogni partita di ortofrutta viene controllata per gli LMR, questo non sempre impedisce ai produttori dei Paesi terzi di applicare tali sostanze attive alle proprie colture. Va anche detto che alcuni prodotti chimici vietati nella coltivazione europea vengono prodotti in Europa e poi esportati verso Paesi terzi.
Ruolo e rischi degli agrofarmaci
L’impostazione di limiti per i residui risponde a una logica precisa: l’uso di prodotti per la difesa delle colture può avere effetti negativi sull’ambiente e sugli organismi non bersaglio, spesso senza che ciò sia immediatamente visibile. Gli ecosistemi possono risentirne, le colonie di api possono scomparire e suolo, alimenti, acque sotterranee e potabili possono risultare contaminati.
Nell’essere umano, l’assunzione per inalazione, contatto cutaneo o via alimentare può, a seconda della quantità, dell’intensità e della frequenza, portare potenzialmente a patologie gravi e croniche come problemi di fertilità, tumori, malattie neurodegenerative e danni al DNA. Stabilire un nesso causale diretto tra problemi di salute e una specifica sostanza attiva non è semplice, anche perché gli effetti di solito non si manifestano nel breve periodo.
Inoltre, la valutazione del rischio si basa su test di laboratorio condotti su una singola sostanza attiva per volta. Le ricerche sugli effetti dell’esposizione a un cocktail di sostanze – che nella pratica è la situazione più comune – sono ancora scarse.
L’assunzione per via orale può essere in parte ridotta lavando accuratamente frutta e verdura prima del consumo, anche se un lavaggio approfondito spesso non elimina tutte le sostanze. Si potrebbe allora sbucciare il prodotto, ma parte delle sostanze attive non si trova sulla buccia bensì nella polpa stessa, assorbita durante la crescita attraverso la linfa. Per chi vuole ridurre al minimo la presenza di residui di agrofarmaci nel proprio organismo, la scelta biologica rimane la più indicata.
Naturalmente esistono anche vantaggi che compensano gli svantaggi, ed è proprio per questo che gli agrofarmaci vengono utilizzati: consentono rese più elevate, produzioni più uniformi e una minore necessità di manodopera ed energia in fase di coltivazione. Qui si tocca il tema della sicurezza alimentare (a livello macro) e della sicurezza del reddito (a livello micro).
Ci si può chiedere, ovviamente, se questi benefici non potrebbero essere raggiunti in modo diverso e più sicuro. L’uso degli agrofarmaci comporta in ultima analisi determinati costi sociali, tra cui la mortalità delle api, l’inquinamento del suolo e i costi per la depurazione dell’acqua potabile e per l’assistenza sanitaria. Su questi fronti sono certamente in corso sforzi significativi.
La selezione varietale fa parte della risposta, insieme alla difesa integrata delle colture e ad altri strumenti innovativi, spesso tecnologici, tra cui la luce UVC (capace di distruggere il DNA di virus, batteri e funghi) può essere citata come esempio. Questo articolo non approfondisce il tema delle alternative agli agrofarmaci, né affronta le singole autorizzazioni di prodotto o il livello degli LMR.
Intercettazioni
I limiti massimi di residui sono fissati dalla Commissione europea su raccomandazione dell’EFSA a tutela della sicurezza alimentare. I residui di agrofarmaci, però, non sono gli unici rischi in questo ambito. Le intercettazioni di partite di ortofrutta alle frontiere esterne dell’Ue possono derivare anche da rischi fisici (presenza di vetro, plastica, legno, metallo, ecc.), microbiologici (presenza di batteri, funghi, virus o parassiti nocivi) e da altri rischi chimici (micotossine, metalli pesanti, allergeni, ecc.), oltre che da problemi documentali o certificativi.
Delle 5.329 notifiche alimentari registrate sulla piattaforma RASFF nel 2025, 1.053 hanno riguardato verdure, frutta e frutta secca (20%). La frutta a guscio non è inclusa in questa categoria: costituisce una voce separata e conta 411 casi (8%), la grande maggioranza dei quali (86%) è attribuibile alle micotossine, principalmente all’aflatossina. Le micotossine sono sostanze tossiche prodotte dalla crescita di muffe durante lo stoccaggio di cereali, frutta a guscio e caffè in condizioni di calore e umidità.
Tossine da muffa
Nelle statistiche RASFF sulla frutta a guscio, i Paesi Ue sono responsabili del 5% delle allerte. Il restante 95% proviene da Paesi terzi, di cui il 24% è attribuibile agli Stati Uniti. Seguono Argentina, Turchia, Iran, Georgia, India, Cina ed Egitto. Questo non significa necessariamente che gli Stati Uniti o l’Argentina siano meno attenti alle micotossine rispetto ad altri fornitori.
Confrontando queste percentuali con la quota di ciascun Paese nelle esportazioni di frutta a guscio verso l’Ue, si osserva che Stati Uniti, Argentina e Cina generano meno notifiche di quanto il loro peso nelle esportazioni lascerebbe supporre. Il contrario vale per gli altri Paesi citati, che producono più notifiche di quanto la loro quota di mercato farebbe prevedere. Il Cile merita una menzione a parte: pur rappresentando quasi il 7% dell’offerta di frutta a guscio verso l’Ue, lo scorso anno non ha registrato nemmeno una violazione per micotossine.

Non sorprende che la metà delle violazioni sia stata rilevata dal Paese di importazione e transito, ovvero i Paesi Bassi. L’Italia, grande produttore di derivati a base di frutta a guscio, ha contribuito per il 15%. La Germania, il più grande mercato Ue, ha segnalato l’11% dei casi, mentre la Bulgaria, Paese di frontiera attraverso cui entra nell’Ue la maggior parte della frutta a guscio proveniente da Turchia, Georgia, Azerbaigian e Iran, ha presentato il 7% delle allerte nel sistema RASFF.
LMR nel commercio intraeuropeo
Problemi documentali, rischi fisici e microbiologici, metalli pesanti e allergeni hanno complessivamente generato 242 notifiche nel sistema RASFF per frutta e verdura, pari al 23% del totale. Ne consegue che poco più della metà (577 casi, ossia il 55%) ha riguardato superamenti dei limiti di residui di agrofarmaci. Di questi, il 15% è attribuibile a violazioni da parte di aziende europee, mentre l’85% è stato rilevato nelle importazioni da Paesi terzi.

Nel commercio intraeuropeo, Italia e Spagna – grandi fornitori transfrontalieri di ortofrutta – contribuiscono ciascuna a un quarto delle allerte. Polonia, Belgio, Grecia e Paesi Bassi si attestano ciascuno intorno al 10%. Anche Francia, Bulgaria, Danimarca, Ungheria e Lettonia compaiono nelle statistiche, con percentuali comprese tra l’1 e il 3%. Un quinto delle notifiche riguarda superamenti degli LMR per prodotti vietati nell’Ue, con l’insetticida clorpirifos – bandito dal 2020 – che emerge come caso anomalo (oltre la metà di questi episodi). La Polonia è risultata il Paese meno rispettoso delle norme sui prodotti vietati (33%), seguita dalla Spagna (22%).

Nel commercio intraeuropeo, i superamenti dei limiti hanno riguardato principalmente l’uva, seguita dai piccoli frutti, dagli spinaci, dal cavolo verza e dal cavolo riccio, dal cetriolo, dai peperoni e peperoncini, dal limone e dai funghi. L’insetticida acetamiprid ha fatto registrare il maggior numero di superamenti (20%). Si segnalano inoltre tre casi di superamento degli LMR in prodotti etichettati come biologici (3,5%).

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