Autistici/Inventati nelle liste Ofac: cosa rischia Banca Etica


La testata di cui sono direttore, come è noto, è finanziata dal gruppo Banca Etica, attraverso il suo editore Fondazione Finanza Etica. Ciascuno può sentirsi libero di pensare che quanto segue sia una difesa d’ufficio. La realtà è che in quasi sei anni di direzione, la redazione di Valori.it ha potuto lavorare in totale autonomia e indipendenza. Ed è proprio l’indipendenza, assieme alla deontologia professionale, che mi spingono a prendere posizione. 

La vicenda è ormai nota: venerdì 28 agosto 2026 è stata resa nota l’ennesima decisione arbitraria dell’amministrazione degli Stati Uniti diretta da Donald Trump. Il collettivo toscano Autistici/Inventati – che sviluppa servizi informatici indipendenti e che fornisce indirizzi email, siti web, blog e newsletter ad altri attivisti e collettivi – è stato inserito nelle cosiddette liste Ofac. Ufficialmente per «contrastare la crescente minaccia rappresentata dai gruppi terroristici violenti di estrema sinistra». 

Autistici/Inventati è correntista di Banca Etica dal 2018 e l’istituto di credito ha dovuto riferire all’associazione di essere «costretta a elevare il profilo di rischio e a sospendere temporaneamente l’operatività del conto corrente in attesa di ulteriori approfondimenti ed è purtroppo probabile che sarà a breve costretta alla sua successiva chiusura». Al contempo, ha scritto alle organizzazioni di categoria delle banche (Abi e Assopopolari) e al ministero dell’Economia per verificare se ci siano soluzioni praticabili che permettano a Banca Etica di mantenere l’operatività del conto corrente.

Banca Etica rischia sanzioni secondarie per le liste Ofac

È un film già visto con la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Francesca Albanese, o ancora con i giudici della Corte penale internazionale. E anche all’estero nessuna banca, neppure quelle che si fondano sugli stessi valori di Banca Etica, ha potuto aggirare la decisione dell’amministrazione di Washington. 

Il motivo è semplice, come spiega lo stesso istituto di credito: «Una banca italiana che mantenga rapporti con un soggetto inserito nelle liste Ofac, potrebbe essere oggetto di “sanzioni secondarie” che implicano la cessazione di ogni servizio erogato da intermediari statunitensi». Tradotto, tutti i correntisti di Banca Etica potrebbero vedersi bloccate le carte di credito e di debito poiché basate su sistemi statunitensi (Visa & co.). Il che significherebbe, di fatto, far pagare a 130mila clienti, socie e soci della banca lo stesso prezzo ingiusto che Trump vuole far pagare a Autistici/Inventati, Francesca Albanese e ai giudici della Cpi. Oltreché mettere a repentaglio gli stipendi di centinaia di lavoratrici e lavoratori dell’istituto di credito.

Si può osservare che la Corte di giustizia europea, con sentenza dell’11 giugno 2026, ha ritenuto che il rifiuto di apertura di un conto corrente bancario ad un soggetto iscritto nella lista Ofac sia in contrasto con la direttiva dell’Ue 2015/849, che disciplina il contrasto finanziario al terrorismo e al riciclaggio. 

Siccome la stessa direttiva «non prevede che l’inserimento in un elenco dell’Ofac o in qualsiasi altro elenco della stessa natura redatto da un Paese terzo comporti automaticamente il divieto per un ente creditizio di avviare un rapporto d’affari con il cliente interessato», allora secondo i giudici non è necessario rispettare automaticamente quanto imposto da Washington.

La sentenza Ue dell’11 giugno non risolve il nodo delle liste Ofac

Ciò è vero. Ma lo è tanto quanto il fatto che gli Stati Uniti andrebbero con ogni probabilità dritti per la loro strada. Con tutto ciò che comporterebbe. La realtà è che la sentenza sancisce un principio correttissimo: la legittimità a resistere alla giustizia parallela imposta in modo unilaterale, arbitrario e barbaro da un singolo Paese. Ma a mancare è un’alternativa sicura per evitare di doversi solo e semplicemente immolare, rischiando di far perdere all’Italia, e a decine di migliaia di persone, l’unica realtà che propone una finanza umana, solidale, rispettosa dell’ambiente, del clima, della biodiversità, dei diritti dei lavoratori, dei diritti umani. Manca un sistema finanziario alternativo, che poggi le proprie gambe e radici in Europa, che sia gestito dalle nazioni europee, che ci liberi dal dominio americano. Che magari non arriverebbe subito ma del quale si potrebbero per lo meno cominciare a porre le basi. 

Nell’assordante silenzio della politica (e anche delle altre banche italiane, perché non risultano prese di posizione né manifestazioni di solidarietà), la verità è che nessuno fa la sola cosa che consentirebbe a Banca Etica di aprire (o rimettere in funzione) immediatamente ogni tipo di rapporto bancario. Le vicende di Albanese, di Autistici/Inventati e dei giudici della Cpi – nessuno dei quali ha ricevuto accuse formali, né ha perciò potuto difendersi da esse – hanno aperto uno squarcio su un mondo nel quale la giustizia, di fatto, non è uguale per tutti. Questo non basta però a far sì che governi europei e Commissione di Bruxelles agiscano concretamente per difendere le fondamenta stesse dei valori democratici. Meglio, evidentemente, non rischiare di irritare la Casa Bianca. E pazienza se questo dà un segnale dissuasivo chiarissimo anche a chiunque pensi di adottare comportamenti simili a quelli delle persone e realtà inserite ingiustamente nella lista Ofac.

La sola cosa certa, in tutto ciò, è che in questa vicenda ci sono delle evidenti vittime (chi è sottoposto ingiustamente a sanzioni, e anche chi è sottoposto alla minaccia di dover chiudere se osa tentare una forma di resistenza), un evidente carnefice e troppi che potrebbero agire ma preferiscono stare a guardare.


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