Tasse, una famiglia veneta paga oltre 20mila euro l’anno. Campion: «Nella prossima manovra vanno abbassate»


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ROVIGO – Una famiglia veneta “tipo” nel 2026 sostiene un carico fiscale di circa 20.600 euro all’anno, poco più di 1.700 euro al mese. Ma la parte che viene materialmente versata dal contribuente attraverso un pagamento diretto rappresenta appena il 4,3% del totale. Il restante 95,7% viene prelevato alla fonte oppure è incorporato nei prezzi di beni e servizi.

È quanto emerge dalla nuova analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, pubblicata sabato 29 agosto, che riporta al centro del dibattito il peso della pressione fiscale sulle famiglie e, in particolare, la diversa percezione delle tasse tra lavoratori dipendenti e autonomi.

Uno studio sul quale interviene anche il presidente di Confartigianato Polesine Marco Campion, che guarda già alla prossima manovra finanziaria e chiede una riduzione delle imposte accompagnata, però, da un intervento strutturale sulla spesa pubblica.

Il conto: 20.592 euro all’anno

La simulazione della CGIA prende in considerazione una famiglia composta da due genitori lavoratori dipendenti e un figlio a carico, proprietaria di un’abitazione di 126 metri quadrati e di due automobili, ciascuna con una percorrenza di 15mila chilometri l’anno. L’Isee ipotizzato è di 23.232 euro e il risparmio familiare di 30mila euro.

Il prelievo complessivo stimato ammonta precisamente a 20.592 euro. La fetta maggiore, 13.030 euro, pari al 63,3%, è costituita dalle tasse e dai contributi trattenuti alla fonte: 6.092 euro di Irpef, 5.683 euro di contributi Inps e 1.255 euro di addizionali Irpef.

Altri 6.676 euro, il 32,4%, sono classificati dalla CGIA come tasse “occulte”, perché incorporate nelle spese sostenute durante l’anno. La voce principale è l’Iva sugli acquisti, stimata in 5.044 euro, alla quale si aggiungono 1.238 euro di accise e altre imposte.

Restano appena 887 euro, il 4,3% del totale, versati direttamente e quindi immediatamente percepiti dal contribuente: nella simulazione sono 559 euro di bollo auto e 328 euro di Tari.

Autonomi, il peso delle imposte è percepito diversamente

È proprio sulla percezione del prelievo che la CGIA pone l’accento. Per i lavoratori dipendenti una parte molto consistente delle imposte viene sottratta prima ancora che il reddito arrivi nella loro disponibilità. Gli autonomi, invece, sono chiamati a effettuare direttamente gran parte dei versamenti e hanno quindi una percezione più immediata del peso fiscale.

Secondo l’Ufficio studi, questo contribuisce a spiegare perché il tema sia particolarmente sentito in Veneto, regione caratterizzata da una forte presenza di piccoli imprenditori e partite Iva.

In Polesine oltre 182mila contribuenti Irpef

L’analisi offre anche una fotografia provinciale particolarmente interessante per il Polesine. In provincia di Rovigo i contribuenti Irpef sono 182.460. Di questi, 99.451 dichiarano redditi da lavoro dipendente, 69.515 da pensione, 7.368 da lavoro autonomo e 7.711 redditi da partecipazione.

Il dato colloca Rovigo all’80° posto nazionale per numero complessivo di contribuenti, davanti, tra le province venete, soltanto a Belluno.

Nel complesso il Veneto conta poco più di 3,8 milioni di contribuenti Irpef: 2,2 milioni di lavoratori dipendenti, oltre 1,28 milioni di pensionati e circa 143.500 autonomi. La CGIA precisa inoltre che dal numero degli autonomi Irpef sono escluse le partite Iva in regime dei minimi, che non sono soggette a questa imposta.

Campion: «Le tasse vanno abbassate, soffocano chi produce»

Partendo proprio dai numeri diffusi dalla CGIA, il presidente di Confartigianato Polesine Marco Campion chiede che la questione fiscale diventi uno dei punti centrali della prossima manovra. «Nella prossima manovra finanziaria le tasse vanno abbassate perché sono troppo alte. In Veneto e anche in provincia di Rovigo, la presenza dei lavoratori autonomi e delle piccolissime imprese è diffusissima e il peso fiscale che grava su queste realtà continua a soffocare chi produce, investe e crea occupazione».

Per Campion non è più sostenibile «un sistema che penalizza proprio chi tiene in piedi l’economia del nostro territorio». Ma la richiesta di Confartigianato non si limita a invocare una riduzione delle imposte. Il presidente provinciale pone contestualmente il problema della spesa pubblica.

«Per tagliare le tasse bisogna avere il coraggio di intervenire con altrettanta determinazione sulla spesa pubblica, riducendola in misura corrispondente. Solo così potremo garantire una riduzione fiscale credibile e sostenibile, senza mettere a rischio i conti dello Stato». Secondo Campion, una diminuzione delle entrate non accompagnata da un contenimento delle uscite finirebbe infatti per tradursi in un aumento del debito pubblico, trasferendone il peso sulle generazioni future.

Italia quinta nell’Unione europea per pressione fiscale

A dare ulteriore forza al dibattito è il confronto europeo contenuto nello studio. Nel 2025 la pressione fiscale italiana ha raggiunto il 43,1% del Pil, contro una media dell’Unione europea del 40,7%. L’Italia risulta così quinta tra i 27 Paesi UE, preceduta da Francia con il 46,1%, Danimarca con il 45,5%, Belgio con il 44,2% e Austria con il 44,1%.

Tra i principali concorrenti economici dell’Italia, la Germania si ferma al 41,8% e la Spagna al 38,1%. Numeri che, per Confartigianato Polesine, rafforzano la necessità di intervenire.

La strada indicata da Campion è quella di una manovra capace di combinare riduzione delle tasse e revisione strutturale della spesa pubblica, eliminando sprechi e inefficienze: «È l’unico modo per restituire ossigeno a lavoratori autonomi e piccole imprese venete, senza compromettere la stabilità finanziaria del Paese».


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