Il Cnr ricorda Jacopo Meldolesi e il suo contributo nelle neuroscienze


30/08/2026



Jacopo Meldolesi


Il Consiglio nazionale delle ricerche ricorda Jacopo Meldolesi, venuto a mancare il 23 agostro scorso,  tra gli scienziati che contribuirono alla nascita e alla crescita dell’allora Centro per lo Studio della Farmacologia Cellulare e Molecolare del Cnr (confluito poi nell’attuale Istituto di Neuroscienze), sostenendo l’idea di una struttura capace di riunire competenze diverse, dalla biologia cellulare e molecolare alla fisiologia, dalla farmacologia allo studio dei circuiti nervosi, attorno alle grandi domande delle scienze biomediche di base. Con la scomparsa di Jacopo Meldolesi, la comunità scientifica italiana perde uno dei protagonisti della ricerca biomedica, uno scienziato che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo di questo settore nel nostro Paese ed in Europa. Meldolesi contribuì a costruire intorno all’Istituto una comunità nella quale la qualità della ricerca, l’apertura internazionale e il confronto tra discipline diverse rappresentassero elementi essenziali. In particolare, mantenne negli anni un rapporto molto stretto con la sede milanese dell’Istituto di Neuroscienze, accompagnandone lo sviluppo scientifico e favorendo le interazioni con il San Raffaele, l’Università e le altre realtà della ricerca biomedica milanese. Anche negli ultimi anni continuò a considerare l’Istituto di Neuroscienze del Cnr parte integrante della propria vita scientifica, mantenendo l’affiliazione con la sede di Vedano al Lambro e partecipando alla sua attività scientifica.

Nato a Roma nel 1937, Jacopo Meldolesi si laureò con lode in Medicina e Chirurgia nel 1962. Dopo una specializzazione in Endocrinologia e Malattie del Ricambio, iniziò la propria attività scientifica nel 1965 presso l’Istituto di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano, lavorando con Francesco Clementi e Bruno Ceccarelli. Un passaggio fondamentale nella sua formazione fu il periodo trascorso alla Rockefeller University di New York, tra il 1968 e il 1969, nel laboratorio di George E. Palade, uno dei fondatori della moderna biologia cellulare e successivamente Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina. Quell’esperienza contribuì profondamente a definire il suo modo di fare ricerca, caratterizzato dalla capacità di integrare biologia cellulare, biochimica, farmacologia e fisiologia per comprendere i meccanismi fondamentali della funzione cellulare.

Rientrato in Italia, Meldolesi sviluppò presso l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Milano un proprio gruppo di ricerca, affrontando inizialmente i meccanismi cellulari della secrezione e del traffico di membrana. I suoi studi contribuirono alla comprensione della specializzazione funzionale delle membrane cellulari, dell’esocitosi e dei processi attraverso i quali proteine e vescicole vengono indirizzate verso specifici compartimenti della cellula.

Negli anni successivi i suoi interessi si estesero progressivamente alla neurobiologia cellulare e molecolare, con importanti contributi allo studio della liberazione dei neurotrasmettitori, del traffico vescicolare, dell’omeostasi intracellulare del calcio e del ruolo del Ca²? e di altri secondi messaggeri nella comunicazione cellulare. Insieme a numerosi collaboratori, tra cui Tullio Pozzan, contribuì a definire i principi fondamentali dell’organizzazione e della dinamica dei segnali intracellulari di Ca2+. Successivamente rivolse sempre maggiore attenzione ai meccanismi molecolari e cellulari che regolano il fenotipo e la funzione di neuroni e astrociti, fino ai suoi studi più recenti sulla comunicazione intercellulare, sulle sinapsi e sulle vescicole extracellulari.

La sua carriera accademica si svolse principalmente a Milano. Professore incaricato dal 1971, divenne Professore Ordinario di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano nel 1981. Fu membro del Comitato Ordinatore del corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università Vita-Salute San Raffele, dove fu , Professore Ordinario dal 1999 al 2010 e successivamente Professore Emerito. Parallelamente svolse un ruolo fondamentale nello sviluppo della ricerca dell’Istituto Scientifico San Raffaele, dove fu Direttore della Ricerca dal 1990 al 1998 e diede un contributo determinante nel fondare il Dibit (dipartimento di biotecnologie), che raggruppa ricercatori di base in una pluralità di discipline biomediche.

Per chi lavora oggi nell’Istituto di Neuroscienze, Jacopo Meldolesi rappresenta quindi non soltanto un grande scienziato con il quale molti hanno avuto il privilegio di collaborare, ma una parte della storia stessa dell’Istituto. La sua capacità di riconoscere nuove direzioni di ricerca, di mettere in relazione persone con competenze differenti e, soprattutto, di dare fiducia ai giovani ha contribuito a creare quell’ambiente scientifico aperto e interdisciplinare che ancora oggi caratterizza l’Istituto.

Accanto alla ricerca e all’attività accademica, Meldolesi dedicò una parte importante della propria vita alla costruzione e al rafforzamento della comunità scientifica. Fu Presidente della Società Italiana di Neuroscienze e della Federazione Italiana Scienze della Vita. Partecipò attivamente al dibattito nazionale sul finanziamento della ricerca, sulla sua valutazione e sul ruolo dell’Università e degli enti pubblici di ricerca, guidando commissioni importanti per la definizione dei criteri di valutazione dei progetti di ricerca a livello nazionale ed europeo. La convinzione che la qualità della scienza richiedesse istituzioni solide, selezione rigorosa e libertà intellettuale accompagnò tutta la sua attività.

La rilevanza internazionale del suo percorso è testimoniata dalla partecipazione agli editorial boards di importanti riviste, tra cui The Journal of Cell Biology, The EMBO Journal e Trends in Pharmacological Sciences, e dall’elezione in prestigiose istituzioni scientifiche, tra cui EMBO, Academia Europaea e Accademia Nazionale dei Lincei, della quale divenne socio nel 2001. Nel corso della sua carriera ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Camillo Golgi, il Premio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei e la Medaglia d’Oro del Presidente della Repubblica.

La sua produzione scientifica, con oltre trecento pubblicazioni, racconta tuttavia solo una parte della sua eredità. Altrettanto importante è stato il ruolo di Jacopo Meldolesi nella formazione di generazioni di ricercatori. Il suo laboratorio e le istituzioni alle quali ha contribuito sono stati luoghi nei quali molti giovani scienziati hanno potuto confrontarsi con una ricerca internazionale e interdisciplinare, imparando non soltanto tecniche e metodi, ma soprattutto un modo di interrogare i problemi biologici.

La curiosità scientifica rimase una delle sue caratteristiche più riconoscibili fino agli ultimi anni. Continuò a seguire l’evoluzione delle neuroscienze, a discutere nuovi risultati, a scrivere e a interrogarsi sulle nuove frontiere della biologia cellulare del sistema nervoso. Significativamente, ancora nelle sue pubblicazioni più recenti indicava insieme al San Raffaele l’Istituto di Neuroscienze del CNR come propria affiliazione, testimonianza di un legame scientifico e umano che aveva attraversato una parte importante della sua vita.

Jacopo Meldolesi appartiene a una generazione di scienziati che ha contribuito a trasformare profondamente la ricerca biomedica italiana, aprendola alla dimensione internazionale e favorendo l’incontro tra discipline che un tempo procedevano separatamente. Biologia cellulare, farmacologia e neuroscienze hanno trovato nel suo percorso scientifico un terreno comune, anticipando quell’integrazione che oggi costituisce uno degli elementi fondamentali della ricerca sul sistema nervoso.

Con Jacopo perdiamo uno scienziato di straordinaria cultura e curiosità, un maestro e una figura di riferimento per le neuroscienze italiane. Per l’Istituto di Neuroscienze del CNR la perdita ha un significato ancora più profondo: viene a mancare una delle persone che hanno contribuito a costruirne l’identità scientifica, ad accompagnarne la crescita e a trasmettere alle generazioni successive un modo rigoroso, libero e appassionato di fare ricerca.

Rimangono i suoi contributi scientifici, le istituzioni che ha contribuito a costruire e, soprattutto, le molte persone che ha formato, sostenuto e accompagnato nel loro percorso. È attraverso di loro, e attraverso la ricerca che continueranno a sviluppare, che la sua eredità scientifica e umana continuerà a vivere.






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