Bergamo perde oltre 2mila negozi: incentivi contro la desertificazione


Oltre duemila negozi scomparsi nell’arco di poco più di vent’anni. È il dato che fotografa la trasformazione del commercio di prossimità nella provincia di Bergamo, dove le attività tradizionali devono confrontarsi con nuovi modelli di consumo, grande distribuzione, commercio elettronico e costi sempre più difficili da sostenere.

Secondo i numeri dell’Osservatorio regionale del commercio richiamati da Confesercenti Bergamo, nel 2003 sul territorio provinciale erano presenti 11.792 negozi di vicinato. Nel 2025 ne risultavano 9.782.

La riduzione complessiva è quindi superiore alle duemila attività e corrisponde a circa il 17% del totale.

Un fenomeno che non produce conseguenze soltanto economiche. La progressiva scomparsa delle botteghe modifica infatti anche la vita dei quartieri e dei piccoli paesi, soprattutto nelle aree montane e vallive dove un’attività commerciale può rappresentare contemporaneamente un servizio essenziale e un luogo di socialità.

Per contrastare questa tendenza, Confesercenti sta sostenendo una proposta di legge di iniziativa popolare dedicata alla rigenerazione del commercio e dei servizi di prossimità. Per portarla in Parlamento occorrono 50mila firme.

Negozi di vicinato, Bergamo perde il 17% delle attività

Il fenomeno osservato nella Bergamasca si inserisce in una trasformazione che interessa l’intero Paese.

A livello nazionale, dal 2012 il numero delle attività di vicinato sarebbe diminuito del 14,3%. Tra i comparti maggiormente esposti vengono indicati i negozi di abbigliamento, gli alimentari e le attività dedicate ai prodotti per la casa.

A incidere sono diversi fattori.

Da una parte è aumentato il peso della grande distribuzione; dall’altra, l’e-commerce ha modificato profondamente le abitudini dei consumatori. A queste trasformazioni si sono aggiunti gli effetti della pandemia, i cambiamenti demografici e l’aumento di alcuni costi.

La situazione risulta particolarmente delicata nei piccoli centri e nelle valli, dove la diminuzione delle attività può significare anche una riduzione dei servizi disponibili per chi vive stabilmente sul territorio.

Differente appare la situazione di alcuni settori legati ai servizi alla persona. Acconciatori, estetisti, botteghe artigiane e alcune attività multiservizio mostrano infatti una capacità di resistenza maggiore rispetto al commercio tradizionale maggiormente esposto alla concorrenza online.

Lombardia, oltre 7mila esercizi persi in dieci anni

Il problema non riguarda esclusivamente la provincia bergamasca.

Secondo i dati riportati dal consigliere regionale Davide Casati, in Lombardia nell’ultimo decennio sarebbero scomparsi più di 7mila esercizi di vicinato.

Nel 2025 ne risultavano complessivamente 109.228, mentre nel 2022 erano 111.069. Nel 2012 il dato superava invece quota 115mila.

Anche dal Consiglio regionale è arrivato un segnale a sostegno dell’iniziativa. Nel mese di luglio è stato infatti approvato all’unanimità un ordine del giorno favorevole alla proposta di legge promossa da Confesercenti.

L’obiettivo indicato è quello di affiancare agli strumenti regionali un intervento nazionale che permetta di sostenere maggiormente le attività presenti nelle zone maggiormente esposte alla desertificazione commerciale.

Cosa sono le Zone economiche speciali di prossimità

Come sottolinea L’Eco di Bergamo, uno degli elementi centrali della proposta è rappresentato dalle cosiddette ZESpro, le Zone economiche speciali di prossimità.

Queste aree verrebbero individuate attraverso Regioni e Province autonome e dovrebbero consentire di concentrare strumenti specifici nei territori dove il commercio locale necessita di un sostegno maggiore.

Il progetto prevede incentivi fiscali, strumenti finanziari, contributi destinati all’apertura o al rilancio delle attività e procedure amministrative semplificate.

L’obiettivo non sarebbe soltanto impedire nuove chiusure, ma utilizzare il commercio come elemento di rigenerazione urbana.

Un negozio aperto può infatti incidere sulla frequentazione di una strada o di una piazza, sulla disponibilità di servizi e sulla capacità di un centro abitato di rimanere attrattivo.

È proprio questa funzione che Confesercenti intende valorizzare attraverso la proposta.

Confesercenti chiede il sostegno dei Comuni bergamaschi

La raccolta delle sottoscrizioni è prevista fino al 30 ottobre attraverso il sito del Ministero della Giustizia.

Da fine maggio sono state raccolte quasi 12mila firme, ancora lontane dalle 50mila necessarie. Per questa ragione Confesercenti Bergamo sta cercando di coinvolgere direttamente le amministrazioni locali.

Il presidente Antonio Terzi ha scritto ai sindaci chiedendo sostegno all’iniziativa e proponendo una collaborazione attraverso incontri pubblici, confronti con cittadini e imprese e iniziative dedicate alla valorizzazione delle attività di prossimità.

Anche il direttore Filippo Caselli ha sottolineato la necessità di aggiornare gli strumenti normativi, ricordando come uno degli ultimi grandi interventi nazionali sul settore risalga alla riforma Bersani del 1998.

In quasi trent’anni il commercio è profondamente cambiato, soprattutto con l’espansione degli acquisti online, l’evoluzione del turismo e la nascita di nuove modalità di consumo.

Sostegno anche dalla Provincia e dalla Regione

L’iniziativa ha raccolto attenzione anche nelle istituzioni bergamasche.

Il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli ha annunciato l’intenzione di presentare al Consiglio provinciale una mozione a sostegno della proposta.

Sul tema sono intervenuti inoltre rappresentanti regionali appartenenti a differenti schieramenti politici.

L’assessore regionale Paolo Franco ha richiamato il ruolo delle attività di vicinato nella vitalità delle comunità, mentre Alberto Mazzoleni ha indicato tra gli strumenti da approfondire la fiscalità di vantaggio, la semplificazione e gli interventi specifici per i territori più fragili.

Particolare attenzione viene riservata alle zone montane. Il consigliere Jacopo Scandella ha evidenziato il valore dei piccoli negozi nei paesi delle valli, dove la presenza di una bottega può contribuire direttamente a mantenere vivo un centro abitato.

Jonathan Lobati e Ivan Rota hanno invece richiamato anche il legame tra negozi storici, tradizioni locali e prodotti tipici bergamaschi.

La sfida va oltre la sopravvivenza dei negozi

I numeri degli ultimi vent’anni mostrano dunque una trasformazione strutturale.

Passare da 11.792 a 9.782 negozi significa per la Bergamasca aver perso oltre duemila attività di prossimità, con conseguenze che diventano particolarmente visibili nei territori meno popolosi.

La proposta sostenuta da Confesercenti punta ora a intervenire attraverso incentivi e agevolazioni, ma anche riconoscendo alle attività commerciali una funzione che supera quella puramente economica.

La sfida riguarda infatti la possibilità di mantenere servizi, frequentazione e relazioni sociali nei quartieri, nei centri storici e soprattutto nei piccoli comuni.

Il primo passaggio sarà raggiungere le 50mila sottoscrizioni necessarie per portare la proposta di legge in Parlamento. La raccolta proseguirà fino alla fine di ottobre e Confesercenti punta ora sul coinvolgimento delle amministrazioni locali per accelerare le adesioni.




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