Tatuaggi vietati e gonna obbligatoria nelle cerimonie per poliziotte, Silp Cgil: “E’ discriminatorio”


(Adnkronos) – Il divieto di avere tatuaggi sulle parti visibili del corpo combinato con l’obbligo di indossare la gonna per le poliziotte “è discriminatorio”. E’ la posizione espressa dal sindacato Italiano Lavoratori di Polizia Cgil che ha già inviato al Dipartimento di Ps una richiesta di revisione del regolamento, firmata dal segretario generale nazionale Pietro Colapietro, che l’Adnkronos ha potuto visionare, in cui si chiede di “riaprire con urgenza il confronto sull’utilizzo della gonna per il personale femminile” alla luce “dell’evoluzione normativa, sociale e culturale intervenuta negli ultimi decenni e, soprattutto, dei principi di parità e non discriminazione che devono necessariamente orientare anche l’organizzazione della Polizia di Stato”. Una mossa fatta dal sindacato a una settimana dalle conclusioni dell’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Tamara Ćapeta, che si è espressa sul caso di una candidata alla Polizia italiana esclusa “perché aveva un piccolo tatuaggio raffigurante un fiore sul polpaccio sinistro”. Secondo l’avvocata, la combinazione tra il divieto di tatuaggi visibili e l’obbligo, per le donne, di indossare una divisa di rappresentanza caratterizzata dalla gonna determina, appunto, una discriminazione fondata sul sesso. Sul caso si dovrà ora pronunciare la Corte Ue. “Sarebbe importante però – dice all’Adnkronos Michela Pascali, segretaria nazionale Silp Cgil, che ha seguito diversi casi del genere – che non si attendesse la pronuncia della Corte per fare una riforma che è ormai necessaria”.  

Intanto nel documento il sindacato di polizia sottolinea come “l’articolo 5 del dm 4 ottobre 2005 richiama il dovere dell’operatore di indossare la divisa con proprietà, dignità e decoro, mantenendola pulita e in perfetto stato. L’imposizione di un determinato capo di vestiario sulla base del genere nulla ha a che vedere con il decoro, la dignità e l’autorevolezza dell’uniforme. Le disposizioni sul vestiario hanno già riconosciuto, per il personale femminile, la sostanziale equivalenza tra gonna e pantalone, consentendo l’utilizzo dei pantaloni nei servizi ordinari e nelle attività operative. Nell’ambito del vestiario formale e di rappresentanza, ancora oggi, specifiche disposizioni e ordini di servizio possono disciplinarne l’utilizzo. Un evento tra tutti quello del giuramento al termine dei corsi formativi per l’immissione in ruolo. È proprio questa distinzione che oggi deve essere definitivamente aggiornata. Una regola che non può diventare un ostacolo all’accesso alla professione”. La Direttiva 2006/54/Ce – ci tiene a ricordare il Silp Cgil – vieta infatti le discriminazioni fondate sul sesso nell’accesso all’occupazione e ammette differenze di trattamento soltanto quando una determinata caratteristica costituisca un requisito essenziale e determinante per l’attività lavorativa e il requisito sia proporzionato rispetto a un obiettivo legittimo.  

“L’avvocata generale, nel sottolineare che le cerimonie rappresentano soltanto una parte limitata dell’attività di polizia, che le operatrici già utilizzano i pantaloni nell’uniforme operativa e che può essere consentito loro di indossarli anche durante una cerimonia”, conferma il sostegno che il Silp Cgil ha dato “in questi anni alle colleghe che, per il giuramento, hanno richiesto di indossare i pantaloni. Istanze non sempre accolte favorevolmente, proprio a causa dell’anacronismo delle regole. Da anni il nostro sindacato rivendica il superamento di regolamenti, prassi e modelli organizzativi che non rispondono più alla realtà della Polizia di Stato contemporanea”.  




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