Gli emissari di Donald Trump sono arrivati a Mosca nel tentativo di riaprire un negoziato sulla guerra in Ucraina, ma al momento il risultato più concreto è una tregua limitata e temporanea, di 72 ore. L’immobiliarista Steve Witkoff e il genero di Donald Trump, Jared Kushner, hanno incontrato i rappresentanti russi mentre il presidente Vladimir Putin ordinava la sospensione degli attacchi contro Kiev per tre giorni, in coincidenza con la missione americana e con la prevista visita degli emissari statunitensi nella capitale ucraina. Il Cremlino ha affermato di aver ricevuto garanzie sul fatto che la sospensione dei raid è reciproca.
La tregua, però, non coincide con un cessate il fuoco generale. Non riguarda necessariamente il fronte terrestre e non costituisce, almeno per ora, un’intesa formale tra Russia e Ucraina. È una sospensione circoscritta degli attacchi aerei, pensata per consentire lo svolgimento della missione diplomatica. Nelle stesse ore in cui gli inviati americani arrivavano a Mosca, nuove offensive russe avevano infatti provocato vittime e feriti in Ucraina. A Kiev le sirene hanno continuato a suonare a intermittenza e nella regione di Khmelnytskyi sono stati segnalati quattro feriti. Tutto ciò mentre l’Ucraina si sforza di procurarsi intercettori per la difesa aerea, nel timore di un potenziale attacco russo contro le infrastrutture energetiche e di riscaldamento durante questo inverno. “Putin ha scelto l’escalation: non avendo raggiunto i suoi obiettivi sul campo di battaglia, è passato al terrorismo”, ha dichiarato venerdì ai giornalisti il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha . Ciononostante, l’Ucraina si aspetta “una nuova dinamica con i nostri partner americani negli sforzi di pace”, ha aggiunto, “e spero che questa dinamica si concretizzi a breve termine”.
Witkoff e Kushner sono arrivati nella capitale russa in tarda mattinata. Hanno pranzato con Kirill Dmitriev, l’inviato del Cremlino per la cooperazione economica con gli Stati Uniti. È sera a Mosca quando arrivano al Cremlino per incontrare Vladimir Putin, secondo la Tass si è riferito a loro dicendo che “la situazione da discutere è complessa” e invitandoli a porgere i suoi ringraziamenti a Donald Trump per il lavoro di mediazione. Proprio Trump che aveva detto che i suoi rappresentanti portano un piano per “porre fine alla guerra”, senza precisare se si tratti di un’iniziativa nuova o della riproposizione di elementi già discussi nei mesi scorsi. La missione prosegue domenica a Kiev, per l’incontro con Volodymyr Zelensky. Per il presidente ucraino, la visita deve essere “costruttiva e sostanziale” e portare a soluzioni concrete. La scelta di recarsi prima a Mosca e poi nella capitale ucraina ha suscitato perplessità in alcuni ambienti europei, soprattutto perché gli alleati di Kiev chiedono che qualsiasi accordo venga discusso anche con l’Europa e tenga conto delle sue responsabilità nella futura sicurezza dell’Ucraina.
Mosca eterna
La prima parte della giornata di Vladimir Putin era stata dedicata alla città di Mosca, nel suo anniversario numero 879 dalla fondazione. E non tanto per l’inaugurazione della stazione ferroviaria urbana della Falce e del Martello (Serp e Molot) a Mosca, nel pieno della campagna elettorale, assieme al sindaco. E non solo perché, accusato di riabilitare l’immagine di Stalin e di voler restaurare la grandezza imperiale dell’Unione Sovietica, Putin sostiene che “chi non rimpiange la dissoluzione dell’Urss non ha cuore, e chi vuole restaurarla non ha testa”. Ma soprattutto perché nel suo intervento il presidente si è rivolto ai moscoviti ammettendo che la situazione è complicata, dichiarando tuttavia che “tutte le difficoltà sono temporanee, transitorie”, mentre “Mosca e la Russia sono eterne”.
Le distanze restano sulle questioni decisive
La sospensione dei raid rappresenta senza dubbio un segnale di contatto tra le parti, ma non ha prodotto finora un avvicinamento sulle condizioni di pace. Mosca continua a subordinare la fine della guerra all’accettazione delle proprie richieste territoriali e politiche. Tra i punti più controversi c’è il futuro del Donetsk ancora controllato dall’Ucraina, che il Cremlino vorrebbe ottenere integralmente. Kiev ha respinto più volte questa ipotesi. La Russia considera inoltre il momento favorevole alla propria posizione. Le forze russe continuano a esercitare pressione sul fronte e Mosca ritiene che l’Ucraina sia in difficoltà soprattutto per la difesa aerea e per la disponibilità di armi e munizioni. Nelle ultime settimane i raid russi contro Kiev e altre città sono aumentati, mentre l’Ucraina ha intensificato gli attacchi in profondità sul territorio russo, colpendo raffinerie, impianti militari e strutture logistiche. “Putin mostra scarsa volontà di moderare le principali richieste della Russia”, ha affermato Maria Snegovaya, ricercatrice senior per la Russia e l’Eurasia presso il Center for Strategic and International Studies. “Sembra inoltre percepire una crescente debolezza nelle difese dell’Ucraina e la posizione del Cremlino nei confronti della Casa Bianca si è irrigidita”.
Anche sul versante ucraino le aspettative sono prudenti. Le idee che gli emissari americani potrebbero sottoporre a Mosca includerebbero formule già discusse, come una possibile zona economica franca nel Donbass. Una proposta di questo tipo non sarebbe sufficiente a superare il nodo centrale: Kiev non intende rinunciare ai territori ancora sotto il proprio controllo e chiede garanzie di sicurezza credibili per evitare una nuova offensiva russa dopo l’eventuale accordo. L’Ucraina inizialmente si aspettava che gli inviati di Trump visitassero Kiev ad aprile, ma la Casa Bianca non ha mai confermato pubblicamente una data e il viaggio è stato ripetutamente rimandato. Zelenskyy ha dichiarato a dicembre che un piano di pace era “concordato al 90%”, sebbene da allora i colloqui abbiano fatto pochissimi progressi, mentre l’Ucraina preme affinché gli alleati garantiscano garanzie di sicurezza sufficienti a scoraggiare qualsiasi futuro attacco russo.
I precedenti colloqui mediati dagli Stati Uniti, svoltisi tra gennaio e febbraio negli Emirati Arabi Uniti, si erano infatti interrotti senza un’intesa. Da allora la situazione militare è peggiorata e i contatti diplomatici si sono fermati. La guerra è entrata nel quinto anno senza che sia stato definito un quadro condiviso per una tregua stabile, un ritiro delle forze o la ricostruzione dei territori occupati.
Una pausa fragile
Il valore politico della tregua dipenderà soprattutto dalla sua applicazione. L’ordine di non colpire Kiev è limitato nel tempo e nella portata, mentre gli attacchi già segnalati durante la giornata hanno mostrato quanto sia difficile separare la diplomazia dalle operazioni militari. Se la sospensione verrà rispettata, Washington potrà presentarla come il primo risultato concreto della nuova iniziativa. Se invece si verificheranno nuovi raid, il fragile meccanismo rischierà di saltare prima ancora della visita a Kiev. Per ora, quindi, la missione di Witkoff e Kushner ha prodotto un’interruzione temporanea dei bombardamenti sulle due capitali, ma nessun accordo negoziale. Il Cremlino mantiene le sue richieste, Kiev non accetta concessioni territoriali senza garanzie di sicurezza e Washington non ha ancora chiarito pubblicamente il contenuto del piano. L’incontro con Putin riapre un canale, ma non modifica il quadro di fondo: la tregua è provvisoria, le condizioni restano lontane e il negoziato deve ancora cominciare davvero.
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