Fino a 500 euro al mese per aiutare i genitori separati o divorziati a pagare una nuova casa. Il bonus affitto 2026 entra nella fase decisiva dopo il nuovo intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La misura prevede la copertura del 50% del canone, fino a 6.000 euro l’anno, per chi rispetta determinati requisiti reddituali, familiari e abitativi.
C’è però un dettaglio fondamentale: il contributo non può ancora essere richiesto. Il MIT ha comunicato il 29 agosto di aver inviato al Ministero dell’Economia la richiesta necessaria per sbloccare i fondi e far partire la misura.
📌 Riepilogo dei punti chiave
- Il contributo: copertura del 50% dell’affitto, fino a 6.000 euro l’anno.
- Il reddito: limite annuo di 35.000 euro; il parametro indicato dal MIT è il reddito ai fini IRPEF e non l’ISEE.
- Chi può accedere: genitori separati o divorziati con almeno un figlio a carico e una nuova abitazione in affitto.
- Quando parte: la norma è pronta, ma al 31 agosto manca ancora lo sblocco delle risorse da parte del MEF.
Bonus affitto genitori separati 2026: cosa è stato deciso
Il Fondo nasce per affrontare una situazione economica molto concreta. Dopo una separazione o un divorzio, il genitore che non rimane nell’abitazione familiare può trovarsi a sostenere contemporaneamente gli obblighi di mantenimento e il costo di una nuova casa.
La Legge di Bilancio 2026 ha istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un Fondo dedicato al sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati non assegnatari dell’abitazione familiare e con figli a carico.
La dotazione prevista è di 20 milioni di euro all’anno. Per il periodo 2026-2028 significa quindi una disponibilità complessiva di 60 milioni di euro.
Secondo le indicazioni diffuse dal MIT, la misura dovrebbe interessare complessivamente circa 15.000 madri e padri nel triennio, partendo da una prima platea stimata di almeno 5.000 beneficiari.
Quanto spetta: fino a 500 euro al mese
Il meccanismo annunciato è relativamente semplice: il sostegno dovrebbe coprire il 50% delle spese sostenute per l’affitto, con un limite massimo di 6.000 euro all’anno.
Il tetto equivale a 500 euro mensili per dodici mesi, ma non significa che ogni beneficiario riceverà automaticamente 500 euro.
Se, per esempio, il canone fosse di 700 euro al mese, il 50% corrisponderebbe a 350 euro. In questo caso il contributo teorico sarebbe di 350 euro mensili. Con un affitto di 1.200 euro, invece, il 50% sarebbe 600 euro, ma entrerebbe in gioco il limite massimo previsto e il sostegno non potrebbe superare 500 euro al mese.
Gli esempi servono a spiegare il meccanismo annunciato dal MIT. L’importo effettivamente riconosciuto dipenderà dalle regole definitive e dalle risorse disponibili.
Chi può ottenere il bonus affitto per genitori separati
Le indicazioni pubblicate dal MIT permettono già di individuare diversi requisiti. Il sostegno è rivolto ai genitori separati o divorziati che, dopo la separazione, non dispongono dell’abitazione familiare e devono sostenere il costo di un’altra casa.
In base alle informazioni diffuse il 29 agosto, tra le condizioni previste figurano:
- avere almeno un figlio a carico;
- essere in regola con i versamenti di mantenimento;
- avere un reddito annuo non superiore a 35.000 euro;
- disporre di un regolare contratto di affitto;
- non possedere altri immobili entro 50 chilometri dalla precedente abitazione;
- non ricevere altri sussidi destinati all’affitto.
La normativa istitutiva individua anche come riferimento i figli a carico fino al compimento dei 21 anni.
Niente ISEE: il limite indicato è 35.000 euro
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il criterio economico scelto per individuare i beneficiari.
Secondo quanto comunicato dal MIT, non dovrebbe essere utilizzato l’ISEE. Il parametro sarà invece il reddito annuo ai fini IRPEF, con una soglia indicata in 35.000 euro.
La differenza non è secondaria. L’ISEE considera redditi, patrimoni e caratteristiche del nucleo familiare attraverso un indicatore complessivo. Il reddito fiscale segue invece una logica differente.
Per questo motivo non bisogna utilizzare automaticamente il proprio ISEE per stabilire se si avrà diritto al bonus: sarà necessario verificare le indicazioni operative definitive quando verrà aperta la procedura.
Serve un contratto di affitto regolarmente registrato
Il contributo nasce specificamente per sostenere il costo della nuova sistemazione abitativa. Per accedere alla misura sarà quindi necessario poter dimostrare l’esistenza di un regolare rapporto di locazione.
Il MIT ha indicato anche un ulteriore vincolo: il beneficiario non dovrà possedere altri immobili nel raggio di 50 chilometri dalla vecchia abitazione.
La logica è concentrare le risorse su chi, dopo la separazione, deve effettivamente sostenere un nuovo costo abitativo e non dispone nelle vicinanze di un altro immobile utilizzabile.
Il bonus non sarà cumulabile con altri aiuti per l’affitto
Un’altra condizione da considerare riguarda la cumulabilità.
Il MIT specifica che il nuovo sostegno non sarà cumulabile con altri sussidi per l’affitto. Chi beneficia già di un’agevolazione abitativa dovrà quindi verificare attentamente le incompatibilità previste dalle regole definitive.
Questo elemento potrebbe diventare particolarmente rilevante quando partiranno le richieste, perché esistono altre misure nazionali, regionali o comunali destinate al sostegno della locazione.
Come presentare domanda
La procedura prevista sarà telematica. Al momento, però, non esiste ancora una finestra attraverso la quale inviare la richiesta.
Ed è questo il punto da distinguere dai titoli che parlano di un bonus già partito.
Al 31 agosto 2026 le domande non risultano ancora aperte. Il Ministero delle Infrastrutture ha comunicato di avere predisposto la norma e di aver trasmesso al MEF una nota per ottenere lo sblocco delle risorse.
Soltanto dopo questo passaggio sarà possibile conoscere il calendario effettivo, le istruzioni operative e l’eventuale documentazione richiesta.
Quando parte davvero il bonus da 500 euro
Il MIT punta a rendere operativo il sostegno nei prossimi mesi e aveva già indicato l’obiettivo di erogare i primi contributi entro la fine del 2026.
La data esatta, però, non può ancora essere indicata.
Il passaggio decisivo è l’ok del Ministero dell’Economia per lo sblocco delle risorse. Successivamente dovranno essere rese disponibili le modalità concrete attraverso cui presentare le richieste.
Il MIT ha anticipato anche che, una volta disponibili i fondi, dovrebbe essere attribuita priorità alle Regioni caratterizzate da un maggior numero di genitori separati o divorziati e da una più forte emergenza abitativa.
Cosa conviene preparare nell’attesa
Non essendoci ancora una procedura aperta, sarebbe prematuro presentare un elenco di documenti come se fosse definitivo. Alcune informazioni, però, saranno necessariamente centrali nella verifica dei requisiti.
Chi ritiene di poter rientrare nella misura può iniziare a controllare la propria situazione reddituale, la regolarità del contratto di locazione e quella dei versamenti relativi al mantenimento.
Il punto più delicato sarà attendere le istruzioni ufficiali senza affidarsi a moduli o procedure non pubblicati dal Ministero. La presenza di un Fondo nella legge non equivale infatti all’apertura automatica delle domande.
Cosa monitorare adesso
Le variabili decisive sono tre: via libera del MEF, pubblicazione delle modalità operative e apertura della piattaforma telematica.
Solo allora sarà possibile stabilire con certezza quali documenti presentare, le scadenze, l’ordine di assegnazione delle risorse e l’importo effettivamente spettante a ciascun beneficiario.
Il bonus affitto per genitori separati è quindi una misura concreta e finanziata, ma si trova ancora nella fase precedente all’apertura delle richieste. Per chi potrebbe beneficiarne, la distinzione è essenziale: oggi conviene verificare i requisiti, non presentare una domanda che ancora non esiste.
Fonti consultate
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