prepariamoci a una Manovra con vista sulle elezioni


Sono già cominciate le trattative tra governo, partiti, sindacati e associazioni di categoria per l’approvazione della prossima Manovra. Il 31 dicembre è ancora lontano, ma sono numerosi i nodi da sciogliere e le richieste “elettorali”. Visto che il prossimo anno si vota.  Prima di approntare la legge di Bilancio 2027, resta ancora da risolvere la questione del caro carburanti e del taglio delle accise. Dopo la proroga dell’attuale misura in vigore, il governo infatti intende passare ad aiuti selettivi basati sul reddito e mirati alle categorie più colpite, come l’autotrasporto. Interventi che però richiedono coperture non di così facile reperimento.  L’anno scorso la Manovra ammontava a circa 22 miliardi di euro. Mentre l’Unione Europea ha concesso all’Italia circa 14 miliardi di euro di flessibilità di bilancio sull’energia, pari allo 0,6% del Pil, nel triennio 2026-2028. Un’opportunità che il nostro Paese è chiamato a cogliere per accelerare su rinnovabili, mini-nucleare, elettrificazione dei consumi e abbandono delle fonti fossili. Infatti, secondo un documento di raccomandazioni indirizzato da Bruxelles al nostro Paese, il Governo dovrebbe «affrontare gli alti prezzi dell’elettricità causati dalla dipendenza strutturale dal gas accelerando lo sviluppo dell’energia rinnovabile e dello storage, implementando pienamente le riforme del permitting a livello locale e riequilibrando la tassazione energetica alleggerendola sull’elettricità, in particolare per le imprese». Inoltre l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni attende il verdetto dell’Istat previsto per il 22 settembre, quando si capirà se l’Italia è riuscita a restare sotto la fatidica soglia del 3% nel rapporto tra deficit e Pil.

Le ipotesi a confronto

Taglio dell’Irpef, detassazione delle 13esime, flat tax incrementale, incentivi per aiutare le famiglie contro il caro-energia. I partiti di maggioranza hanno iniziato a produrre idee e proposte. E il menù della Manovra ha cominciato a prendere forma sul tavolo del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che ha già ricevuto dai ministri la lista delle richieste. Il ministro della Salute Orazio Schillaci punta ad almeno cinque miliardi per la sanità, per aumentare le assunzioni e gli stipendi. Sul fronte del lavoro, su cui è impegnata la ministra Elvira Calderone, si va verso la riconferma della tassazione agevolata dei rinnovi contrattuali, i premi di risultato e le indennità per il lavoro faticoso: valore totale, due miliardi di euro. Il sottosegretario per il Sud Luigi Sbarra chiede il rifinanziamento della Zes, con almeno quattro miliardi aggiuntivi nel triennio. Alle Infrastrutture Matteo Salvini si aspetta cinque miliardi per strade e cantieri. C’è poi da completare l’ultimo tassello del taglio dell’Irpef per il ceto medio, portando dal 43% al 33% l’aliquota per i redditi tra 50 e 60mila euro, che al momento gode di una copertura parziale da 1,2 miliardi. Mentre sul capitolo pensioni serviranno 1,1 miliardi se si vorrà evitare l’aumento di un mese dell’età pensionabile che scatta dal 2027. Contando anche le spese indifferibili (1,5-2 miliardi), il conto è quindi già salato: oltre 17 miliardi. Aggiungendo poi le risorse derivanti dallo scostamento, la prossima manovra potrebbe superare i 30 miliardi.

Intanto il ministro Giorgetti, nonostante le tensioni geopolitiche internazionali, ha rassicurato sul debito italiano: «Non è più un problema come in passato: ci sono tanti altri debiti nel mondo, alcuni visibili e altri non visibili, che sono un elemento di sbilancio. Noi siamo abbastanza a posto per quanto riguarda il suo rifinanziamento. Anche nei Paesi del G7 non tutti sono messi come noi». La lista delle misure è in via di definizione e il governo punta a completarla per metà settembre. Una volta ottenuto il via libera dell’Ue alla clausola, l’Italia potrà chiedere al Parlamento l’ok allo scostamento: a quel punto si potrà ufficialmente aprire il cantiere Manovra. Ma i partiti, giocando d’anticipo, hanno già iniziato a elaborare idee. Forza Italia sta studiando «un ventaglio di proposte» da sottoporre agli alleati. Gli azzurri, che ribadiscono il loro “no” a nuove tasse, puntano sull’estensione del taglio della aliquota Irpef al 33% ai redditi fino a 60mila euro. Costa 2,6 miliardi e a sostenerla è anche Fratelli d’Italia, che ragiona poi sulla detassazione delle 13esime: l’idea, ha spiegato il responsabile economico di FdI Marco Osnato, è di portare la tassazione al «15% fino a 15mila euro» o al 10% alzando il tetto di reddito. Per FI la proposta di punta è una flat tax incrementale strutturale del 5%, per tutti i contribuenti, sulla quota di reddito prodotta in più rispetto all’anno precedente. «Una misura che premia chi lavora di più, produce di più e investe nella propria crescita», ha sottolineato il responsabile economico del partito Maurizio Casasco. Proposta destinata a essere sostenuta dalla Lega, che ricorda come la misura «è già stata attuata grazie a noi nel 2023: ben venga – ha commentato il deputato del Carroccio Alberto Gusmeroli – se si riprende». A completare la lista delle priorità degli azzurri, ci sono poi il cashback sulle spese sanitarie (anticipando il beneficio fiscale del 19% sui pagamenti tracciati), la detassazione delle 13esime, la semplificazione amministrativa e l’abolizione del bollo auto. La Lega invece punta a riproporre il bonus elettrodomestici e altri incentivi per aiutare le famiglie sul caro-energia, propone la riapertura della rottamazione quater e la flat tax al 5% per l’assunzione dei giovani.

Il nodo banche e l’ipotesi contributo

Nella maggioranza si è riaperta la contesa sul prelievo da richiedere alle banche per finanziare parte degli impegni di spesa della prossima legge di Bilancio. Da un lato, la Lega preme per tassare gli “extraprofitti” degli istituti di credito. Il contributo degli istituti di credito «deve essere definitivo e strutturale», ha incalzato il vice premier e segretario leghista Matteo Salvini. «Anche in maggioranza – ha precisato – c’è qualcuno che prova a rallentare invece che accelerare». Dall’altro lato Forza Italia fa muro contro questa ipotesi e rimanda a un eventuale dialogo con le imprese del settore. Un contributo potrebbe essere chiesto, non solo alle banche, ma anche ad altre categorie, come per esempio quelle assicurative, petrolifere ed energetiche. Fonti di governo non escludono affatto che anche quest’anno si ritorni a un confronto con gli istituti bancari come avvenuto due anni fa. La Manovra per il 2025 aveva previsto il rinvio delle deduzioni delle quote di svalutazioni e perdite dei crediti e dell’avviamento correlate alle Dta (imposte differite attive) con maggiori entrate per 3,4 miliardi di euro. Si aprirà il dialogo, la premessa però – che viene ribadita anche in FdI – è che non si intende parlare di “extraprofitti”, ma di contributi. In quale forma e modalità si vedrà tra qualche settimana in sede di stesura del testo della Manovra, l’ultima della legislatura. La Lega ha fissato le sue priorità: anticipo pensionistico a 64 anni, contributo dei primi dieci grandi istituti bancari. «Quota 64 si farà», ha rivendicato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Giorgetti ha fatto un ragionamento articolato in materia: tutela dell’equilibrio contabile, ma anche dell’equità delle misure: «La proposta della Lega dei 64 anni deve essere letta nel modo corretto. Nella riforma Fornero c’è non dico una ingiustizia, ma una distorsione tra chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, che sostanzialmente viene trattato peggio, e chi viene dopo, che viene trattato in modo diverso. Secondo me bisogna capire di cosa si sta parlando e guardare il sistema correttamente. Il sistema deve garantire un equilibrio dei conti e una equità di trattamento».

Sulle banche che la Lega vorrebbe tassare di più, il ministro dell’Economia non si è sbilanciato: «Se tu introduci elementi di concorrenza nel sistema, vedi che alcune redditi di posizione e alcune extraprofitti automaticamente si abbassano a beneficio della collettività. C’è competizione tra le banche? C’è competizione tra le banche nell’andare a offrire all’imprenditore delle condizioni di affidamento o nel trasferimento di un conto corrente di un pensionato?». Previsto un contributo del 5% da parte delle banche, a fronte di oltre 50 miliardi di utili, da cui si punta a ottenere 2-3 miliardi di euro di risorse da destinare al sostegno di famiglie e imprese di fronte al caro-energia e al rafforzamento della sicurezza. «Io penso che noi dobbiamo fare una proposta di vantaggio fiscale – ha detto il ministro – una tassazione agevolata, una sorta di flat tax per gli aumenti di stipendio, rivolta ai giovani e che si sposi con la disponibilità delle imprese. Anche per mettere un argine alla fuga dei cervelli». «C’è l’opportunità di elevare ancora il limite per quanto riguarda la flat tax, che passa attraverso un limite piuttosto astruso e a mio giudizio ingiustificato dell’Europa, con cui bisogna negoziare», ha continuato Giorgetti sull’impegno della Lega per rialzare a 100mila euro il tetto dei ricavi per la flat tax delle partite Iva oggi a 85mila euro.  Una mossa che arriverebbe nell’anno delle elezioni politiche e vede l’opposizione sollevare, anche a livello europeo, il tema dell’equità per l’aliquota molto più alta pagata dal lavoro dipendente. Rifacendosi alla detassazione, riconosciuta dalla Manovra 2026, alle imprese che rinnovavano i contratti, il titolare del Mef ha evocato poi la proposta della Lega in materia di adeguamento dei salari ora che l’inflazione è al 3,3%, ai massimi di tre anni e sta mangiando potere d’acquisto. 

Il nodo sanità

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha annunciato l’impegno del governo sulla prossima legge di Bilancio: «Vogliamo assumere più medici e professionisti e pagare meglio gli operatori sanitari. Sicuramente, come è successo negli ultimi anni, i fondi per la sanità ci saranno. Vogliamo soprattutto puntare sulla prevenzione e sul personale». Il tema del personale è tornato dunque al centro dell’agenda della sanità. Una questione che l’esecutivo ha già affrontato attraverso i rinnovi contrattuali e le misure introdotte nelle precedenti Manovre, ma che continua a rappresentare uno dei nodi strutturali del sistema. Il ministero della Salute ha ricordato recentemente come le risorse destinate al Fondo sanitario nazionale siano progressivamente aumentate negli ultimi anni, passando dai circa 126 miliardi del 2022 a quasi 143 miliardi nel 2026. La novità indicata da Schillaci riguarda soprattutto la volontà di intervenire sulle differenze di trattamento tra le diverse professioni sanitarie. «Vorrei che tutte le professioni sanitarie, quindi non solo gli infermieri, avessero lo stesso trattamento», ha detto il ministro, citando in particolare le indennità, la tassazione dello straordinario e il lavoro nei pronto soccorso. Un’apertura che potrebbe avere un peso significativo nel confronto sulla prossima Manovra, soprattutto in un momento in cui la valorizzazione delle competenze e la capacità del Ssn-Servizio sanitario nazionale di attrarre e trattenere professionisti sono diventate questioni centrali. La partita, dunque, non riguarda soltanto la quantità delle risorse disponibili, ma anche come verranno distribuite e con quali strumenti si intenderà rendere più attrattivo il lavoro nel Ssn. Il tema delle assunzioni è già stato inserito nelle politiche di rafforzamento del Ssn. La normativa vigente prevede, tra l’altro, risorse specifiche per nuove assunzioni di personale sanitario finalizzate anche alla riduzione delle liste d’attesa e al contrasto della carenza di professionisti. Anche il rinnovo del contratto del comparto Sanità 2025-2027, firmato nei mesi scorsi, è stato indicato dal ministro come un passaggio importante nella strategia di valorizzazione economica del personale. Accanto al personale, l’altra grande priorità indicata da Schillaci è la prevenzione. Il ministro ha ribadito che l’Italia, Paese caratterizzato da una popolazione sempre più longeva e anziana, non può limitarsi a intervenire quando la malattia si manifesta. «La prevenzione deve essere una priorità per il Servizio sanitario nazionale e anche a livello europeo», ha sottolineato. Per Schillaci la prevenzione dovrebbe cambiare anche il proprio status all’interno delle politiche di bilancio: non una voce di spesa tra le altre, ma un investimento strategico. Da qui la proposta di «scorporarla dalle altre spese e inserirla in un capitolo specifico anche a livello europeo».

«Abbiamo una disparità tra il contratto pubblico e il settore privato nel comparto sanità. Perché mentre il primo è stato rinnovato due volte, ci sono 150mila lavoratori nel privato che aspettano il rinnovo. Ecco, guardando alla prossima finanziaria, io credo che la Lega possa dare una risposta a questi professionisti che aspettano da tempo, cercando le risorse in manovra per trovare una soluzione concreta, dato che il ministero della Salute non è ancora riuscito a rinnovarlo». Lo ha dichiarato Emanuele Monti, presidente della commissione Welfare di Regione Lombardia e responsabile del dipartimento Sanità della Lega. «Guardiamo anche al tema della salute mentale – ha proseguito Monti -. La Lega propone di investire un miliardo di euro in questa legge di Bilancio per dare una risposta sul tema che tocca un italiano su sei. Si chiedono più posti residenziali psichiatrici dove accogliere le persone che soffrono di questa patologia. Negli ultimi cinque anni gli psichiatrici stranieri in Italia sono aumentati del 53% e tanti sono autori di reato ed è chiaro che in assenza di una soluzione adeguata possono anche diventare un pericolo per la sicurezza dei nostri cittadini. Abbiamo tre milioni di giovani con problemi di salute mentale. Social e web oggi sono una componente di questo problema e si potrebbe chiedere un contributo di solidarietà alle aziende che operano in questo settore».

Le priorità dei sindacati

Le pensioni si preannunciano come uno dei temi caldi della prossima Manovra. Mentre si scaldano i motori per la definizione delle proposte, infatti, quella dell’uscita dal lavoro tiene banco. Ed è bocciata dalla Cgil, che calcola come l’uscita a 64 anni con il ricalcolo col sistema contributivo ridurrebbe l’assegno di oltre il 10%. L’ultima Manovra della legislatura del resto è particolarmente attenzionata non solo dalle parti sociali, ma anche dalle varie componenti della maggioranza come ultimo caposaldo identitario prima di tornare al voto. «La Cgil assieme a tutte le associazioni che in questi anni insieme con noi hanno lavorato e che hanno portato anche a delle campagne referendarie, sia sui diritti sia per sconfiggere l’idea di cambiare la Costituzione nel nostro Paese, si riuniranno a Roma, perché stiamo ragionando e pensando che è il momento di tornare a mobilitarci per scendere di nuovo insieme in piazza prima che venga fatta la legge di Bilancio». Lo ha detto il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. «Discuteremo e valuteremo se ci sono le condizioni per continuare la mobilitazione e arrivare anche a una giornata di mobilitazione nazionale – ha proseguito -. Ne discuteremo modalità e contenuti e naturalmente questo perché pensiamo che la legge di Bilancio che il governo si appresta a fare non deve essere una legge di Bilancio fatta a scopi elettorali, ma deve risolvere i problemi delle persone. E oggi noi vediamo tre priorità: una si chiama salario, una si chiama sanità pubblica, una si chiama sicurezza nella vita e nei luoghi di lavoro».

«Negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso quasi sei punti di produzione industriale. Bisogna fare di più per invertire la rotta. Nella manovra economica di bilancio vanno fatte scelte selettive. Anche se ci sono margini stretti, bisogna dare risposte adeguate». Lo ha dichiarato la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola. «Quando le risorse sono limitate, sbagliare una scelta costa il doppio e la qualità delle decisioni dipende ancor di più da chi le prende e da quanto sono radicate nei bisogni dei territori e dei diversi comparti», ha aggiunto la numero uno di via Po, ricordando i nodi sul tappeto. «Si chiude la stagione del Pnrr e nessuno ha chiarito quali investimenti proseguiranno con risorse ordinarie. Il Piano tra il 2021 e il 2025 ha contribuito in modo determinante alla tenuta: senza di esso l’Italia sarebbe finita quasi certamente in stagnazione o recessione. Dove invece non ha inciso abbastanza, è sul nodo strutturale della produttività, su cui l’Italia continua a essere indietro rispetto agli altri grandi Paesi europei. Il quadro è aggravato dall’instabilità internazionale, che scarica sui mercati energetici e delle materie prime costi che arrivano puntuali sulle bollette, sulle imprese e sui salari reali». Spostando poi l’attenzione sul versante delle relazioni industriali, la leader Cisl ha richiamato il confronto in corso tra le parti sociali sul fronte contrattuale: «Con Cgil e Uil abbiamo costruito una piattaforma unitaria e l’abbiamo consegnata a 14 associazioni datoriali. L’obiettivo è un accordo quadro su rappresentanza, contrattazione, partecipazione, formazione, salute e sicurezza: un testo che, già nei titoli, parla orgogliosamente il linguaggio della Cisl. Conta anzitutto la premessa: l’autonomia delle parti nel regolare assetti contrattuali e rappresentanza, senza attendere che la politica si sostituisca a noi». «Un passaggio cruciale – ha evidenziato – riguarda la risposta all’emergenza salariale e la centralità dei contratti nazionali. Le regole servono a raggiungere obiettivi e il primo traguardo oggi è alzare le retribuzioni. La nostra piattaforma incrocia un provvedimento di assoluto valore conquistato prima dell’estate: il salario giusto di natura contrattuale entrato nel decreto Primo Maggio, con la soglia di decenza fissata dalla retribuzione del contratto nazionale firmato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Dobbiamo passare dal salario giusto al contratto giusto, con una competizione verso l’alto che espanda, e non comprima, la parte economica e normativa. Un buon contratto non si misura solo sul minimo orario: servono Tec che comprendano anche il welfare, dalla previdenza complementare alla sanità integrativa, dalla formazione ai permessi».

«Flat tax per giovani in Manovra? Io vorrei che di Manovra si parlasse complessivamente. Non so se le proposte del ministro sono le proposte che fa il suo partito, le proposte che fa il governo, quindi penso che prima di dare un giudizio per quello che ci riguarda sarà necessario capire come la Manovra sarà articolata, quante risorse sono disponibili, come queste risorse sono e saranno divise. È chiaro che se si tratta di abbattere l’Irpef per i giovani, noi siamo d’accordo. C’è, però, da mettere in considerazione un percorso che riguarda tutti i salari». Così il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri. «Noi abbiamo fatto una richiesta in continuità con questi anni, che è quella della riduzione della tassazione sugli aumenti contrattuali», ha sottolinea il segretario, che ha ribadito che «l’idea di abbassare l’Irpef è sempre una buona idea, soprattutto se va per i giovani». «Però, vorremmo che in qualche modo si parlasse anche di lavoro stabile, perché continuiamo a parlare di numeri, ma continua a diminuire la qualità del lavoro, quindi il dramma è che in questo Paese di lavoro si parla a spizzichi e bocconi, soltanto trattando alcuni pezzi. Il ragionamento sul lavoro andrebbe fatto in modo più complesso, che tenga in considerazione la situazione dei giovani che vanno via, dei giovani che guadagnano poco, dei giovani che sono precari», ha concluso. 

Le priorità di Confindustria

«Nella Manovra servono misure strutturali: basta attacca e stacca, non possiamo ogni volta cambiare la misura perché arriva un governo di diverso colore». Lo ha detto il presidente di Confindustria Emanuele Orsini.  «Se vogliamo rafforzare la competitività dell’Italia che produce, dobbiamo intervenire sui costi e sulle condizioni che determinano le scelte di investimento delle imprese», ha aggiunto Angelo Camilli, vice presidente di Confindustria per il Credito la Finanza e il Fisco. In primo piano il tema dell’energia: «A settembre il prezzo dell’elettricità all’ingrosso è di circa 109 euro/MWh, contro 78 in Francia, 77 in Germania e 69 in Spagna». Per ridurre «questo divario strutturale abbiamo a disposizione i 14,4 miliardi di flessibilità europea nei prossimi tre anni per garantire alle imprese energia più competitiva e maggiore sicurezza e prevedibilità degli approvvigionamenti». Accanto ai costi energetici, l’altro tassello fondamentale è la certezza delle regole, l’incertezza è definita «una tassa occulta sugli investimenti». Per questo, nella prossima legge di Bilancio, Confindustria ha chiesto «stabilità e rafforzamento degli incentivi, dal credito d’imposta per la ricerca e sviluppo all’iperammortamento, includendo i software in cloud, fino alla conferma della copertura del Fondo di Garanzia pmi all’80% per importi fino a cinque milioni». Sulla Transizione 5.0 Camilli ha richiesto di estendere l’uso del credito d’imposta oltre il 31 dicembre per i ritardi burocratici e sollecita dotazioni adeguate per i contratti di sviluppo. Richiamata infine la priorità di trattenere i giovani nel Paese potenziando il Piano Casa: «La competitività serve su regole stabili e costi minori, solo così le imprese crescono».

Il calendario della Manovra

  • 22 settembre 2026: Pubblicazione da parte dell’Istat delle revisioni ufficiali dei conti italiani del 2025, utili a definire il perimetro economico.
  • Inizio ottobre 2026: Approvazione del Dpfp-Documento programmatico di finanza pubblica (che sostituisce la vecchia Nadef).
  • Entro il 15 ottobre 2026: Trasmissione del Dpb-Documento programmatico di bilancio alla Commissione Europea.
  • Entro il 20 ottobre 2026: Presentazione ufficiale del disegno di legge di Bilancio in Parlamento dopo l’ok del Consiglio dei ministri.
  • Novembre-Dicembre 2026: Audizioni parlamentari, esame degli emendamenti e votazioni nelle Commissioni e in Aula.
  • Entro il 31 dicembre 2026: Approvazione definitiva ed entrata in vigore della manovra prevista per il 1° gennaio 2027.


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