La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il provvedimento con cui, a fine luglio, è stato disposto il blocco dell’area a caldo dello stabilimento dell’ex Ilva di Taranto che dovrà essere messo in atto entro il 28 ottobre. I giudici hanno respinto l’istanza di sospensiva dello stop delle attività presentata dai legali di AdI e dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria.
“Il bilanciamento tra i contrapposti interessi” costituzionali “non può che far propendere a favore delle ragioni di tutela della salute“. E’ il cuore del provvedimento con cui la Corte d’Appello di Milano ha rigettato l’istanza di sospensiva del provvedimento con cui a luglio era stato disposto il blocco dell’area a caldo. Per i giudici “nel conflitto fra il diritto all’esercizio dell’attività di impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest’ultimo”.
Meloni: ‘Le decisioni non dipendono da noi, il tavolo verrà riconvocato subito. Continuiamo a fare il massimo, è uno dei dossier su cui stiamo lavorando di più’
“Lavoriamo con il materiale che abbiamo e con decisioni che non dipendono da noi. Però sicuramente continuiamo a fare del nostro meglio, c’era un tavolo già aperto che verrà riconvocato, presumo, immediatamente per andare avanti a capire. È uno dei file sui quali stiamo spendendo il maggior numero di ore“. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni a Vercelli, commentando la decisione della Corte d’Appello di Milano che ha confermato il blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva.
Il sindaco di Taranto: ‘Il tavolo interministeriale sia insediato subito’
“Rispettiamo la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Milano, decisione che non ci sorprende”. Così il sindaco di Taranto Piero Bitetti commenta la conferma dello stop dell’area a caldo dell’ex Ilva. “Abbiamo avuto modo di dire a Roma, al Governo, cose chiare: il futuro della città va tutelato con misure che preservino economia e sviluppo, i lavoratori vanno tutelati con misure di compensazione affinché non si perda un solo posto”, afferma Bitetti. “L’accelerazione imposta da questo provvedimento – continua – ne rende ancora più urgente la loro attuazione”. Il sindaco indica quindi la necessità di puntare sul rilancio economico. “Puntiamo a investimenti che favoriscano la ripresa. Perché – ribadisce – senza interventi adeguati dovremo scontrarci con l’impoverimento del territorio, con un abbassamento della qualità della vita, con una comunità che rischia di ammalarsi“. Bitetti guarda infine alle prossime scadenze. “Il 16 settembre sarà il punto di non ritorno per lo spegnimento degli impianti. Il tavolo interministeriale che abbiamo chiesto a Palazzo Chigi – conclude – dovrà insediarsi in tempi utili e dare risposte”.
Sindacati: ‘Il governo salvaguardi lavoratori, subito tavolo su ex Ilva’
“I giudici della Corte di Appello di Milano hanno confermato il blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva respingendo la richiesta di sospensiva di Acciaierie d’Italia. A seguito di questa decisione, riteniamo sia fondamentale che il governo risponda alle richieste contenute nel piano nazionale straordinario di messa in sicurezza sociale e di rilancio dell’ex Ilva e convochi immediatamente il tavolo permanente a Palazzo Chigi”. Lo fanno sapere Fim, Fiom e Uilm in una nota congiunta. “I lavoratori pretendono risposte e il sistema manifatturiero attende di conoscere il destino della produzione di acciaio nel nostro Paese – hanno spiegato -. Non accetteremo passivamente un piano che risolva con anni di cassa integrazione e licenziamenti già annunciati. Bisogna evitare l’esplosione della bomba sociale con interventi ordinari e straordinari.
Il legale dei cittadini: ‘Felici perché Taranto può tornare a respirare’
“La salute umana viene prima delle esigenze della produzione. Perciò gli impianti devono essere fermati se sono pericolosi per la salute e per l’ambiente. Questo verdetto ha riempito di gioia i miei assistiti, che si sentono liberati da un incubo, ma tutta la città di Taranto da fine ottobre potrà respirare un’aria diversa, priva delle emissioni nocive e di sostanze inquinanti”. E’ il commento dell’avvocato Ascanio Amenduni, uno dei legali degli undici cittadini di Taranto, tra cui un bambino di 12 anni gravemente malato, che hanno ottenuto lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva con un procedimento civile avviato a Milano nel 2021 e passato finora per una decisione del Tribunale, una della Corte Ue e due della Corte d’Appello, tutte favorevoli al ricorso dei residenti. “Si potrebbe dire ‘miracolo a Milano’ – aggiunge il legale – però questo verdetto finale della Corte d’Appello milanese rappresenta il coronamento di un percorso, che ha visto già la Corte di giustizia dell’Ue aderire alla tesi che la salute umana viene prima delle esigenze della produzione”.
Da fine ottobre, prosegue l’avvocato Amenduni, a Taranto si potrà “respirare un’aria che potrà restituire ai cittadini e a chi vive nelle zone limitrofe la sicurezza della propria vita e della propria salute e questo grazie al coraggio dei cittadini di Taranto che hanno sfidato il gigante dell’acciaio e alla fine l’hanno piegato alle esigenze della salute”. “In questo momento di grande gioia per il verdetto – aggiunge Amenduni – il pensiero va ai lavoratori nella speranza, anzi nella certezza, che la Regione e il governo sapranno insieme salvare la posizione di chi dovesse perdere il lavoro a causa di questo verdetto”. Ad ogni modo, spiega ancora, “non si poteva continuare a salvaguardare il lavoro a prezzo della salute, che è stata sacrificata per troppo tempo e ora finalmente vive il suo riscatto”.
Ex Ilva, ‘Il diritto alla salute prevale sull’attività di impresa
L’istanza di sospensione in via d’urgenza dell’esecuzione del decreto dello scorso 9 luglio con cui è stato disposto il blocco dell’area a caldo, è stata presentata da Acciaierie d’Italia e Ilva in Amministrazione Straordinaria che hanno addotto che lo spegnimento avrebbe comportato un “grave e irreparabile danno” agli impianti e ai “livelli occupazionali”. Operazioni già in corso ma che a partire dal 16 settembre sarebbero diventate “irreversibili, raggiungendo il cosiddetto punto di ‘non ritorno'”. Da ciò la “distruzione” dell’impianto e il ricorso alla cassa integrazione per i lavoratori e, non hanno escluso, anche per il personale impiegato in altri reparti produttivi. A ciò si aggiungerebbe “la vanificazione delle decisioni assunte dal legislatore e dal Governo, nonchè la dispersione di ingentissime risorse pubbliche investite nel corso degli anni al fine di garantire la continuità produttiva e la salvaguardia” dell’occupazione.
Ma la sezione specializzata in materia di impresa della Corte d’Appello – in linea con il parere della Procura generale che ha proposto il rigetto – dopo aver chiarito che è stato già presentato un ricorso per Cassazione, ha precisato innanzitutto che lo spegnimento dell’area a caldo è stata disposta al fine di rimuovere l’amianto, “tuttora pacificamente presente” e “ricondurre le polveri sottili entro i limiti di sicurezza“. In base al reclamo dei cittadini, quindi accolto, per la corte “a fronte del grave danno, di natura economica da compromissione degli impianti, si pone, nel caso, l’esigenza di apprestare tutela al diritto alla vita e alla salute” seguendo pure la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea.
Inoltre, replicando alla richiesta di sospensiva e precisando che “in questa sede” è impossibile rivalutare le ragioni che hanno indotto il precedente collegio a ordinare il blocco dell’attività, i giudici hanno evidenziato, come emerge dalla memoria dei Cittadini, che gli altoforni hanno 60 anni, “vengono rattoppati senza soluzione di continuità alla meno peggio” e sono stati “più volte fermati per interventi di adeguamento e poi regolarmente riavviati”. Infine, riguardo ai danni che lo stop all’attività arrecherebbe alle scelte di politica industriale si tratta di elementi generici che non consentono di esprimersi.
Avs/Verdi Taranto e Puglia: ‘Ora una vera transizione. Bonifiche subito e lavoro senza più produrre malattia’
“Come Europa Verde esprimiamo soddisfazione per la decisione della Corte d’Appello civile di Milano che ha respinto la richiesta di sospensiva di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, confermando lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro il 28 ottobre”. Lo affermano i rappresentanti di Avs/Verdi, che ringraziano “l’associazione Genitori Tarantini e gli avvocati per il risultato raggiunto”. “Questa decisione certifica il fallimento politico di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni. Che nessuno si permetta di scaricare responsabilità sulla magistratura, che ha solo fatto il proprio dovere, ovvero applicare le leggi”, sostengono. “Il diritto alla salute, alla vita e a un ambiente salubre non può essere subordinato alle esigenze della produzione industriale”, sottolineano, chiarendo: “Non esultiamo per le difficoltà che lo spegnimento può comportare per lavoratori e famiglie”. La richiesta è di avviare “una vera transizione, capace di superare definitivamente la falsa contrapposizione tra salute e lavoro“.
“Le bonifiche devono partire subito e diventare il primo grande cantiere della nuova Taranto”, affermano, chiedendo che lo smantellamento degli impianti garantisca il reimpiego dei lavoratori e continuità occupazionale, insieme a prepensionamenti per chi ha svolto lavori usuranti o a contatto con l’amianto e incentivi all’esodo. “Taranto deve diversificare la propria economia, valorizzando il territorio e creando una no tax area per attrarre nuovi investimenti produttivi”, aggiungono. Infine, la proposta di “un tavolo interministeriale di tecnici finanziati dal Governo“, con la cabina di regia a Taranto e il coinvolgimento di lavoratori, sindacati, cittadini, imprese, istituzioni, università e ricerca. “Taranto non può più essere il luogo dove altri decidono e la comunità paga le conseguenze”. La nota è firmata da Giovanni Carbotti, coportavoce AVS/Verdi Taranto; Gregorio Mariggió, coportavoce provinciale AVS/Verdi; Rosa D’Amato e Riccardo Rossi Commissari regionali AVS/Verdi; e Antonio Lenti, consigliere comunale AVS/Verdi Taranto.
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