Pubblicato: 07 Settembre 2026
Il 9 settembre, dalle 9:30 alle 18:30, nell’Aula Calasso della Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, il Movimento Europeo in Italia riunirà cento rappresentanti della società civile per lanciare “Obiettivo 1000”, iniziativa che arriverà fino alle elezioni europee del 6-9 giugno 2029 – distanti dal 9 settembre esattamente 1000 giorni.
La giornata riprende e prosegue le riflessioni avviate il 21 maggio, sempre a Roma, all’Europa Experience – Sala David Sassoli, puntando ad aprire un vero e proprio processo costituente in vista del futuro appuntamento elettorale. La data arriva a meno di un mese dall’anniversario della morte di Alcide De Gasperi, datata 19 agosto 1954, e si propone esplicitamente come continuazione dell’esaltante pensiero che lo statista trentino aveva sviluppato e anticipato settant’anni fa. De Gasperi arrivò al federalismo europeo per mezzo di una visione della democrazia radicata nell’universalismo cristiano, capace però di dialogare, senza pretese egemoniche, con l’internazionalismo socialista e il cosmopolitismo liberale.
Fu questa disponibilità alla sintesi tra culture politiche diverse ma unite da orizzonti comuni, fuor di calcoli diplomatici, a permettergli di accogliere la proposta più radicale che gli venisse dalla sua sinistra, ossia quella di Altiero Spinelli, che nel 1952 chiese di attribuire all’Assemblea della CECA una missione sostanzialmente costituente, come precondizione democratica per la nascita della Comunità Europea di Difesa. Il tentativo, come è noto, naufragò l’anno dopo, quando la CED fu bocciata dall’Assemblea nazionale francese. Il principio che lo aveva animato (in una formula: un’unione tra Stati sovrani ha bisogno di una fonte di legittimazione democratica, non solo di trattati tra governi) è rimasto manchevole nella costruzione europea fino a oggi.
L’iniziativa nasce sulla base di un impianto esplicitamente pluralista: le quattro culture politiche che De Gasperi aveva provato a far dialogare (appunto, universalismo cristiano, internazionalismo socialista, cosmopolitismo liberale, a cui si aggiunge oggi l’ambientalismo transnazionale) sono chiamate a convergere su una struttura condivisa da consegnare, tra tre anni, ai programmi elettorali per le europee del 2029. In buona sostanza, elementi essenziali di progetto federale, metodo democratico e di un’agenda politica comune.
Una finalità del lavoro-manifesto è anche quella di offrire la parola, prima di tutto, alle giovani e nuove generazioni. Il programma della giornata mette a confronto voci che arrivano da tradizioni disciplinari diverse: Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo in Italia, tra le figure di riferimento del federalismo europeo; il costituzionalista Paolo Ridola; i politologi Sergio Fabbrini (tra i più netti nel sostenere che la crisi del progetto comunitario si gioca soprattutto sulla capacità dell’Unione di darsi un governo democratico all’altezza delle sue ambizioni internazionali) e Nadia Urbinati; la storica Anna Foa; il giurista Stefano Rossi e il giornalista Giampiero Gramaglia.
Accanto agli ospiti, a dare corpo all’idea che il processo costituente debba partire in primo luogo dai giovani ci sono le realtà giovanili e associative che animeranno i lavori. Oltre al Movimento Europeo, saranno presenti Gioventù Federalista Europea, gli Universitari Federalisti Europei della Sapienza, Base Italia, Europiamo ETS e L’Europeista, insieme a tutte le associazioni della rete Europa Porta Europa. Sei tavoli tematici affiancheranno la discussione generale, dal metodo costituente all’agenda politica verso il 2029, dalla pace attiva al debito comune – a comporre un impianto che tiene insieme la cornice dei princìpi e il merito delle politiche. Il confronto con Fabbrini, in particolare, arriva in un momento preciso della sua riflessione.
Nel suo ultimo libro, Nazionalismo 2.0. La sfida sovranista all’Europa integrata, il professore descrive un’Unione che negli ultimi quindici anni ha sviluppato una governance duale: da un lato un motore sovranazionale (Commissione, Parlamento, Corte di Giustizia) che presidia il mercato unico e l’integrazione normativa; dall’altro un motore intergovernativo, composto di Consiglio europeo e vertici tra capi di Stato e di governo, a cui sono affidate le grandi decisioni strategiche su difesa, esteri, fisco e sicurezza.
È quest’ultimo apparato gestionale, sostiene Fabbrini, ad aver preso il sopravvento nella stagione delle “policrisi” – dal debito sovrano alla pandemia, dalla crisi migratoria all’invasione dell’Ucraina – restituendo centralità ai governi nazionali e ai loro interessi particolari, a scapito di un interesse europeo che tende a ridursi notevolmente. Se il sovranismo continuerà a prevalere in questa dinamica, l’Unione rischia di scivolare verso una confederazione debole, dove le decisioni si prendono all’unanimità e i diritti comuni e trasversali vengono sacrificati sull’altare delle agende nazionali.
L’unica alternativa percorribile, per Fabbrini, resta il rilancio di un progetto propriamente federale. Esattamente il focus su cui si gioca “Obiettivo 1000”, che scommette sul fatto che la finestra per invertire quella dinamica non sia ancora chiusa. Il 2029 è infatti lo scenario più vicino e necessario in cui i cittadini dovranno decidere se fare e vivere l’Europa federale o subirne l’assenza, in un Continente che affronta contemporaneamente la guerra alle sue porte, la competizione tecnologica con Stati Uniti e Cina e una crisi di rappresentanza che alimenta il ritorno dei sovranismi fuori dal tempo in buona parte degli esecutivi continentali.
Se De Gasperi seppe leggere, negli anni Cinquanta, la posta in gioco dell’Europa ancora segnata dalle macerie della guerra, la domanda che il 9 settembre pone implicitamente è se le culture politiche di oggi sappiano fare lo stesso con le macerie, reali e simboliche, di un multilateralismo fortemente indebolito. La lezione della CED, cioè del fallimento più istruttivo della storia dell’integrazione europea, è che senza un processo legittimante nessuna costruzione ambiziosa regge alla prova del consenso democratico. Settant’anni dopo, il rischio che l’Europa provi a rispondere alle sue crisi con accordi “tecnici” tra governi che rimangono distanti, anziché con mandati rappresentativi espliciti, resta lo stesso identico rischio che Spinelli aveva individuato e che De Gasperi aveva saputo ascoltare e interpretare.
La conferenza si terrà il 9 settembre, dalle 9:30 alle 18:30, nell’Aula Calasso della Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, con possibilità di partecipazione anche online. I posti sono limitati: le richieste di iscrizione possono essere inviate a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
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