La sede della Pro loco in vendita per 400 mila euro? Le opposizioni chiedono al Comune di Chivasso di comprarla


C’è un balcone che a Chivasso non è semplicemente un balcone. È quello da cui, da qualche anno a questa parte, l’Abbà legge il suo proclama affacciandosi su piazza Carletti. Un luogo che appartiene all’immaginario del Carnevale, alla memoria e alla storia della Pro Loco L’Agricola.

Adesso quel balcone, insieme alle stanze che gli stanno alle spalle, potrebbe cambiare proprietario.

Da qualche giorno, infatti, sotto i portici di via Torino circola con insistenza una voce: la storica sede dell’Agricola, al primo piano di Palazzo Rubatto, sarebbe sul mercato.

Nessun cartello affisso all’ingresso, nessuna inserzione immobiliare pubblica, almeno per il momento. Si parla piuttosto di contatti riservati e passaparola, con una valutazione che si aggirerebbe attorno ai 400 mila euro.

Rumors, dunque. Ma rumors abbastanza concreti da provocare immediatamente una reazione politica e da aprire una discussione che va ben oltre il semplice valore commerciale di un appartamento nel centro storico.

La prima a mettere nero su bianco una proposta è stata la consigliera Clara Marta, insieme a Emanuela Tappero, entrambe di Forza Italia.

«La storica sede della Pro Loco “L’Agricola”, al primo piano del settecentesco Palazzo Rubatto, sarebbe sul mercato per una cifra intorno ai 400 mila euro. Nessuna agenzia, nessun cartello alla porta: un passaparola», inforcano Marta e Tappero nella nota stampa. «E, dall’altra parte della piazza, il silenzio di sempre».

Il riferimento è evidentemente a Palazzo Santa Chiara e ai rapporti, ormai da tempo complicati, tra l’Amministrazione guidata dal sindaco Claudio Castello e l’Agricola.

Rapporti che nell’ultimo periodo hanno attraversato una fase particolarmente difficile.

«Da oltre un anno l’amministrazione Castello assiste allo sgretolarsi del rapporto con una delle associazioni più identitarie della Città. Ha congelato i contributi, ha avocato a sé la Patronale, ha lasciato che il Carnevale Storico si riducesse all’osso», scrivono Marta e Tappero.

Le due consigliere riconoscono che ogni singola scelta amministrativa possa essere discussa e motivata, ma contestano quella che definiscono una sostanziale immobilità sul futuro di Palazzo Rubatto.

«Legittimo discutere di ogni singola scelta. Non è legittimo che, davanti alla possibile vendita di un pezzo di patrimonio storico chivassese, la Giunta non abbia prodotto un atto, una verifica, una telefonata alla Soprintendenza».

Il tema inevitabilmente incrocia anche l’inchiesta della Procura di Ivrea che dal marzo 2025 interessa l’Agricola e i contributi pubblici ottenuti dall’associazione.

Su questo punto Marta sceglie però di tracciare una linea netta.

«Non entro nel merito dell’inchiesta in corso: seguirà il suo corso e non spetta a un consigliere comunale anticiparne l’esito. Ma i procedimenti giudiziari riguardano le persone e le gestioni. Il patrimonio storico di una città riguarda tutti, e non può essere ostaggio di una resa dei conti politica».

Una distinzione tutt’altro che secondaria.

Al momento, infatti, non esistono elementi pubblici che permettano di collegare direttamente la possibile vendita dell’immobile all’inchiesta giudiziaria, a eventuali restituzioni di contributi, a debiti o ad altre conseguenze economiche derivanti dal procedimento.

La vendita e il fascicolo della Procura restano, allo stato attuale, due vicende distinte.

Ma è altrettanto evidente che la possibile cessione della sede arriva nel momento più delicato della storia recente dell’Agricola.

Marta e Tappero sollevano poi un secondo tema, quello dei vincoli culturali che potrebbero riguardare l’immobile.

Nel comunicato richiamano gli articoli 10, 12 e 54 del Codice dei beni culturali e sostengono la necessità di chiarire immediatamente il regime giuridico di Palazzo Rubatto.

«La Pro Loco è una persona giuridica privata senza fine di lucro e l’immobile ha oltre settant’anni: in base agli articoli 10 e 12 del Codice dei beni culturali un bene di questo tipo resta sottoposto a tutela fino a quando non sia stata conclusa la verifica dell’interesse culturale».

Da qui la richiesta politica.

«Se quella verifica non è mai stata fatta, quella vendita oggi non si può perfezionare. È una verifica che spetta agli uffici e alla Giunta attivare: chiedo formalmente che venga fatta, e che l’esito venga portato in Consiglio e messo a disposizione di tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione».

Si tratta naturalmente di una valutazione che dovrà essere confermata dagli uffici competenti e dalla Soprintendenza. Proprio su questo terreno si è già mossa anche Autonomia Socialista di Marco Riva Cambrino, chiedendo di verificare l’esistenza di eventuali vincoli e il regime di tutela dell’immobile.

Ma Clara Marta ed Emanuela Tappero non si fermano alla verifica.

La loro proposta è molto più ambiziosa: il Comune dovrebbe acquistare Palazzo Rubatto.

«Fatte queste verifiche la mia proposta è che la Città, e quindi l’Amministrazione, metta a bilancio l’acquisto della sede oggi in vendita, destinandola poi in comodato alla Pro Loco».

Una proposta che inevitabilmente apre anche la questione delle risorse economiche.

Marta anticipa l’obiezione.

«E qui voglio essere chiara su un punto, perché so già quale sarà l’obiezione: “non ci sono i soldi”. Acquistare la sede a Palazzo Rubatto non è un costo. È un investimento nel mattone che mantiene il suo valore finanziario nelle casse del Comune».

Il ragionamento viene sviluppato in maniera molto esplicita.

«Un contributo a fondo perduto si eroga e si perde: passata la manifestazione, di quei soldi non resta nulla. L’acquisto di un immobile è l’esatto contrario. Non è denaro che esce, è denaro che cambia forma: da liquidità diventa patrimonio».

Per le consigliere, quindi, spendere circa 400 mila euro per acquisire la sede non significherebbe semplicemente sostenere economicamente l’Agricola. Significherebbe acquistare un bene.

«Ogni euro impiegato per Palazzo Rubatto resterebbe iscritto nel bilancio del Comune di Chivasso sotto forma di bene reale, di pregio, nel cuore del centro storico, destinato a mantenere e con ogni probabilità ad accrescere il proprio valore nel tempo».

E ancora: «Un Comune che acquista un alloggio in un palazzo storico non impoverisce i suoi cittadini: li rende proprietari di qualcosa che oggi rischiano di perdere per sempre».

Sul tavolo c’è già un ordine del giorno che impegna sindaco e Giunta a verificare il regime di tutela dell’immobile, acquisire una perizia di stima e valutare l’ingresso del bene nel patrimonio comunale.

Con una destinazione che, nelle intenzioni delle firmatarie, dovrebbe rimanere quella attuale.

«Non un contenitore generico da riempire con qualcosa, ma la sede della Pro Loco, che a Chivasso è da secoli una istituzione, non è un’associazione tra le tante: è quella che rappresenta la più profonda identità della Città».

«Cambiano i Presidenti, i direttivi, ma il lavoro, le iniziative, le attività, i libri prodotti restano e concorrono a mantenere ed evolvere la nostra identità».

Marta e Tappero ricordano quindi il ruolo svolto dall’associazione nel corso degli anni.

«L’Agricola ha tenuto insieme borghi, frazioni, gruppi e volontari, organizzando da sempre il Carnevale Storico, la Fiera, la Patronale del Beato Angelo Carletti, pubblicando libri sulla nostra storia e realizzando nelle prestigiose sale incontri culturali aperti a tutti».

E tornano ancora una volta su quel balcone.

«Il balcone dell’Abbà è il simbolo, non il contenuto: dentro quelle stanze si portano avanti le tradizioni di Chivasso, tutto l’anno e da generazioni».

Un’impostazione che nelle ultime ore ha trovato anche un sostegno politico importante.

Palazzo Rubatto a Chivasso

LiberaMENTE Democratici, il gruppo della consigliera Claudia Buo, ha infatti scelto di schierarsi a favore dell’apertura di una verifica concreta sull’acquisto.

Il tono del comunicato è meno battagliero, ma la sostanza non è molto diversa.

«La possibile vendita della storica sede della Pro Loco L’Agricola a Palazzo Rubatto pone una questione che, a nostro avviso, va affrontata senza pregiudizi e soprattutto senza trasformarla nell’ennesimo terreno di scontro politico».

LiberaMENTE Democratici riconosce innanzitutto il valore storico e simbolico dell’edificio.

«Parliamo di un immobile nel cuore del centro storico, strettamente legato alla storia e alle tradizioni di Chivasso e da decenni sede di una delle realtà associative che maggiormente ha contribuito a conservarle e tramandarle».

Da qui il sostegno esplicito alla proposta avanzata da Marta e Tappero.

«Condividiamo la richiesta avanzata dalle consigliere Clara Marta ed Emanuela Tappero affinché l’Amministrazione comunale approfondisca concretamente la possibilità di acquisire Palazzo Rubatto al patrimonio della Città».

Ma anche l’apprezzamento per l’iniziativa di Autonomia Socialista.

«Allo stesso modo riteniamo utile l’iniziativa con cui Autonomia Socialista ha interessato la Soprintendenza, chiedendo di chiarire l’eventuale presenza di vincoli e il regime di tutela cui l’immobile è sottoposto».

Prima di qualsiasi decisione, secondo il gruppo di Claudia Buo, bisogna però evitare fughe in avanti.

Servono atti, dati e numeri.

«Occorre conoscere la situazione giuridica dell’immobile, verificare l’esistenza di eventuali vincoli, acquisire una valutazione attendibile del suo valore e conoscere le condizioni alle quali ne sarebbe ipotizzata la vendita».

Solo dopo sarà possibile capire se l’operazione sia davvero sostenibile.

Ma, una volta effettuate le verifiche, LiberaMENTE Democratici non ha dubbi sulla necessità di prendere seriamente in considerazione l’acquisto.

«Se le condizioni economiche e patrimoniali lo consentissero, non si tratterebbe di erogare l’ennesimo contributo a fondo perduto, ma di trasformare risorse finanziarie in patrimonio pubblico, acquisendo un immobile storico e di pregio nel centro della città e garantendone nel tempo una funzione legata alla collettività».

È sostanzialmente lo stesso principio sostenuto da Marta: non un contributo all’associazione, ma l’acquisto di un bene destinato a rimanere di proprietà pubblica.

Buo e i suoi invitano comunque alla prudenza.

«Naturalmente un’operazione del genere dovrà essere valutata con tutti gli approfondimenti tecnici, economici e amministrativi necessari. Ma proprio per questo riteniamo sbagliato escluderla a priori».

Anche sulla destinazione futura c’è una sostanziale convergenza.

«La destinazione naturale, per noi, dovrebbe continuare ad essere quella che Palazzo Rubatto ha assunto nella storia recente di Chivasso: la sede della Pro Loco e un luogo dedicato alle tradizioni, alla cultura e alla memoria cittadina».

Poi il passaggio che richiama, senza citarla direttamente, la lunga stagione di tensioni attorno all’Agricola.

«Le vicende che hanno interessato persone o singole gestioni devono restare distinte dalla tutela di un patrimonio che appartiene alla storia collettiva della città. Presidenti e amministratori cambiano; le associazioni, le tradizioni e i luoghi che le custodiscono rimangono».

Una posizione che rafforza il tentativo di separare il futuro di Palazzo Rubatto dal giudizio sull’attuale o sulle precedenti gestioni della Pro Loco.

Il contesto, però, resta inevitabilmente pesante.

Nel marzo 2025, la Guardia di Finanza aveva effettuato acquisizioni e perquisizioni nella sede dell’Agricola e negli uffici comunali nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Ivrea sui contributi pubblici ottenuti dall’associazione.

Gli accertamenti avevano riguardato, tra le altre cose, i finanziamenti ministeriali legati al Carnevale Storico, la documentazione presentata per ottenerli, i requisiti previsti dai bandi e più in generale i rapporti economici tra l’Agricola e gli enti pubblici.

Erano stati acquisiti bilanci, verbali, documenti contabili e materiale informatico.

Da quel momento il rapporto tra la Pro Loco e l’Amministrazione comunale è entrato in una fase sempre più difficile.

I contributi sono diventati terreno di scontro. La gestione della Patronale del Beato Angelo Carletti è passata direttamente al Comune. Il Carnevale ha vissuto mesi di fortissima incertezza e l’edizione 2026 si è presentata profondamente ridimensionata rispetto al passato.

È dentro questo scenario che oggi arriva la voce della possibile vendita di Palazzo Rubatto.

Non esistono, è bene ribadirlo, elementi pubblici che permettano di affermare che l’immobile venga ceduto a causa dell’inchiesta o per reperire denaro necessario a far fronte a eventuali conseguenze del procedimento giudiziario.

Sostenere questo collegamento, oggi, significherebbe andare oltre i fatti conosciuti.

Ma che le due vicende si collochino nello stesso, difficilissimo momento storico dell’Agricola è altrettanto evidente.

Ed è proprio qui che il caso smette di essere semplicemente immobiliare.

LiberaMENTE Democratici chiude il proprio intervento con una valutazione politica molto chiara.

«Su una questione come questa crediamo che le opposizioni abbiano fatto bene a muoversi e auspichiamo che possa esserci una posizione il più possibile condivisa anche in Consiglio comunale».

E ancora:

«Se esiste concretamente la possibilità di conservare Palazzo Rubatto alla città, il dovere dell’Amministrazione è almeno quello di verificarla fino in fondo».

Marta e Tappero spingono ancora più avanti la questione.

«Mi auguro che su questo il Consiglio comunale sappia ritrovarsi unito, al di là degli schieramenti. Palazzo Rubatto non è di una parte politica: è di Chivasso».

La proprietà, tecnicamente, è tutt’altra cosa.

Ma il senso politico della frase è evidente.

Perché Palazzo Rubatto, almeno nella memoria cittadina degli ultimi decenni, non è mai stato soltanto un immobile.

È stato la casa dell’Agricola. Il luogo in cui si sono organizzati Carnevali, Patronali e iniziative culturali. Il posto dove si sono riuniti borghi, volontari e personaggi storici della città.

E poi c’è sempre lui, quel balcone.

Marta chiude il proprio comunicato citando una frase diventata ormai proverbiale: «La tradizione non è il culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco».

E aggiunge: «Chivasso il suo fuoco ce l’ha ancora. Quello che le manca, da anni, è qualcuno disposto a custodirlo». Adesso spetterà alla maggioranza decidere se raccogliere la sfida.

Prima ancora di parlare di acquisto, però, ci sono alcune domande a cui sarà necessario rispondere: Palazzo Rubatto è davvero in vendita? A quali condizioni? Esiste già una trattativa? Qual è il valore reale dell’immobile? Quali vincoli gravano sulla proprietà? E soprattutto, il Comune ritiene davvero strategico spendere centinaia di migliaia di euro per acquistarlo?

Le opposizioni, intanto, una posizione l’hanno presa. Ora la palla passa a Palazzo Santa Chiara.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l'articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.